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mercoledì, settembre 14, 2022

Come Non Detto

Strada provinciale 17
Parco Nazionale dell'Abruzzo
Lunedì 25 aprile del 2016, questa è la data dell’ultimo post che avevo pubblicato su questo mio blog. Ora torno qui a scrivere dopo tutto questo tempo, e… sì non è un errore. C’è stata una pausa di oltre 6 anni dall’ultima volta che ho pubblicato qualcosa di significativo su internet.

Ci sono stati dei labili tentativi, ma come avevo scritto non ero più ispirato, non avevo più stimoli interessanti che mi portassero a scrivere. Ora, invece, le cose sono un po’ cambiate. In questi anni di assenza ci sono stati diversi eventi che da un lato mi hanno tenuto lontano, e dall’altro, mi hanno riportano qui.

Nonostante abbia raggiunto una maggior serenità “logistica”, non dovendo più rincorrere il lavoro in giro per l’Italia, d’altro canto oggi a quasi 50 non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo. Non è che mi stia lamentando della mia vita, anzi ne sono soddisfatto, ma ancora non ho trovato quella condizione che mi faccia godere appieno della mia esistenza. La mancanza di una famiglia mia si fa sentire: una componente della vita di un uomo o di una donna che ha un suo peso e che dà un contributo all’esistenza di un individuo, ma con i tempi che viviamo oggi per inverso non è poi una mancanza così profonda e segnante, questo è quello che mi dico forse solo per darmi un po’ di sollievo. Qualcuno di voi che leggeranno queste parole si potrebbero risentire, ma non vogliatemene. Da uomo solo quale sono, qualche alibi mi sarà pur concesso. Se vi state domandando del perché di questo sproloquio, la risposta è nella seconda riga di questo paragrafo: “non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo”. Con l’età che mi ritrovo, ancora oggi divento irrequieto quando non sono in qualche modo ascoltato e compreso, ma non solo, mi intristisco anche un po’ più del dovuto quando ritengo di non ricevere il giusto rispetto.

Ma facciamo un po’ d’ordine. Questo blog nasce nel 2007 per due motivi: il primo, come forse ho già scritto in altre occasioni, per sperimentare uno dei tanti mezzi di condivisione e comunicazione che il mondo di internet metteva a disposizione in quegli anni, quando i social erano ancora troppo giovani per essere il fulcro della vita delle persone come lo sono distortamente oggi; il secondo motivo, quello più intimo e forse mai condiviso esplicitamente, è quello di trovare un modo per dare spazio alla mia comunicazione in modo unidirezionale, senza interruzioni, sovrapposizioni e contraddittori immediati. In quel periodo sentivo la forte necessità di avere uno spazio tutto mio in cui poter mettere a terra pensieri più o meno seri, più o meno trasparenti, senza che un ipotetico interlocutore potesse intervenire. Ed è così che nei 10 anni successivi questo mio diario digitale ha preso forma per poi arrivare a quel 25 aprile 2016 in cui tutto sembrava essersi esaurito o per meglio dire risolto. In quel periodo avevo raggiunto dei risultati, avevo ri-messo radici a casa mia e lasciato il vagabondare archiviando le valige in cantina. Ora però è tornato, non il vagabondo, quel “tormento” intimo, quello dell’anima che non si sente ascoltata. Ho nuovamente bisogno di creare uno spazio in cui lasciar scorrere i pensieri, metterli in fila o in qualunque altro modo, purché vengano espressi e lasciati liberi di non tornare più o, almeno, non affollino più la mia mente.

Anche ora vorrei scrivere ancora molte altre cose… ma come sempre ho cercato di fare non vi annoierò oltre con questo post, rimandandovi al prossimo in cui racconterò un po’ di questi 6 anni passati nel silenzio.

mercoledì, luglio 08, 2015

Parole Evocate - "mamante"

L'Amante di Marco Amore - fonte www.ioarte.org
Qualche tempo fa, facendo un po' di pulizia nei vari miei "cofanetti dei ricordi" mi sono imbattuto in una quaderno: al suo interno ho trovato con mia sorpresa anche una busta, vuota ma sulla quale avevo scritto alcuni miei pensieri. Non ricordo bene quando ho scritto queste parole, ed è strano per me non poter individuare un periodo perché solitamente, oltre a firmare ogni pezzo di carta su cui scarabocchio un disegno o delle parole, metto sempre una data data, fosse anche solo l'anno. L'unico indizio è la busta che riporta una intestazione di una azienda per la quale ho lavorato tempo addietro e dal modo di scrivere e dal contenuto e dalla firma, non posso che pensare ad un unico periodo che va tra il 2007 ed il 2010.
Dunque per non lasciare che la carta sbiadisca ulteriormente e che quelle parole vadano perse, ve le ripropongo qui nella loro versione originale:

Fin dal primo mattino non aspetto che te, penso come potresti essere, d'umore, come sarai vestita e come ti sarai acconciata i capelli. Non sei mai banale qualunque sia il modo in cui ti presenti. Ognuno che ti conosce non può fare a meno di te, che tu voglia o no. La tua voce, il tuo sorriso e tutto il tuo corpo sono una fonte inesauribile dalla quale voglio dissetarmi. Difficilmente ti neghi, ma al contempo sei più generosa con chi ti aggrada.Illumini la giornata di tutti accogliendoli come una mamma premurosa e gentile ma il tuo essere donna va oltre a questo, il tuo sguardo caldo e suadente incorniciato dal sorriso che splendente e radioso ammalia chiunque, come il tuo corpo leggero e flessuoso accende la passione di chi ti può osservare e godere della tua solarità.Tu sei la "mamante" che chiunque vorrebbe: accogliente e gentile come una mamma, eccitante ed invogliante come un'amante. Tu non lo sai ma ti amano tutti perché racchiudi l'amore e la passione in un'unica anima. Pochi leggono il tuo corpo ed il tuo sguardo ed ancor meno ascoltano fino in fondo la tua voce, lasciandosi solo irretire dal tuo splendore.Non sei la perfezione ma sei la sua migliore espressione, con i tuoi piccoli difetti ti rendi umana e raggiungibile, vera ed unica. Ti cerco dal primo istante che posso, da quando sei entrata nella mia anima e ti ho vista per la prima volta... anzi no, dalla prima volta che ti ho sentita parlare, quando ancora eri lontana.Una fonte, una fonte dell'immortalità, ogni istante con te non è banale, non scontato (almeno per me). Sei entrata nel mio cuore e nella mia anima e come un seme nella terra sei cresciuta più di quel che mi aspettavo, portandomi al conflitto di ogni uomo: mamma o amante? Ma con te non si può scegliere sei la la "mamante" calda e rassicurante come una casa, invitante ed appetitosa come un frutto di stagione, di ogni stagione!Piango ora all'idea di non poterti più vedere, di non poterti ascoltare di persona, di dissetarmi nella tua anima.Mi consola solo che esisti e che sei entrata in me e che anche altre anime meritevoli potranno gioire come ho potuto avere l'onore io!Sono grato al destino di avermi condotto sino a te.

La forma di certo non è stata della migliori: è certamente una delle mie espressioni "analogiche", parole scritte di pancia mentre ero in uno dei tanti viaggi tra Roma e Torino, quasi sicuramente dettate da un ricordo di un passato precedente con il quale ancora non avevo tirato le somme. Se volete la potete considerare come una lettera di accomiato da una amante.

domenica, febbraio 08, 2015

Prae Mortis Vacuitate, et ad Oblivionem

A leggere i miei ultimi post è evidente che non è un buon periodo; molte sono le cose che non vanno o, quanto meno, che io non percepisco e non vivo positivamente. Non mi sto giustificando, questo blog è lo specchio e limbo dei miei pensieri in cui rifletto ed abbandono la mia razionalità e la mia emotività. In queste ultime settimane vado ripetendo che siamo solo persone e non robot, quindi soggetti a variazioni di stati d'umore e discontinuità nelle nostre azioni, quindi non mi vergogno di ammettere che, con non poca fatica celo il mio malumore, la mia tristezza ed il mio scoramento. Tutto questo non è dovuto purtroppo a cose di poco conto, quindi non sto prendendo superficialmente la mia vita e tutto quello che le gravita attorno anzi sto riflettendo su quella che è quasi la metà della mia esistenza e delimitando i nuovi perimetri in cui mi devo muovere.
Non di rado il mio pensiero torna a chi non c'è più (Ricorrenze - 4 anni, Sogno: Musica in Paradiso, Son 10... ma Lui ancora C'è!) ed ancor di più in queste ultime settimane, viste le tristi notizie che mi hanno raggiunto, rendendomi partecipe delle dipartita dei familiari di alcuni miei conoscenti. Anche nel mio menage familiare non tira buona aria, le notizie non sono confortanti, ma non disperiamo. Come non pensare quindi al "Prae Mortis Vacuitate, et ad Oblivionem (il vuoto della morte... e dell'oblio)". A soli 42 ancora non compiuti, troppe sono le presone che non sono più sul mio cammino: sì, per me sono troppe. Questa volta non ne farò l'elenco come su una stele commemorativa, ricordo i loro volti, i loro nomi, come le loro esistenze si intrecciavano più o meno profondamente nella mia e conosco il vuoto che è arrivato ed ha preso il posto della loro esistenza. Sembra facile non pensarci, trovare delle scuse per non dare importanza ai segni che hanno lasciato accompagnandomi nei diversi momenti della mia esistenza; ma per me non lo è mai stato. Ognuno di loro ha contribuito a rendermi quello che sono, le loro parole, il loro modo di considerarmi e di relazionarsi con me, ha fatto si che io crescessi con loro ed anche grazie a loro. Il vuoto che li ha sostituiti è inerte, inutile ed in certi momenti soffocante, anche troppo, sino al punto da togliermi ogni vitalità di pensiero e di azione. Sia chiaro non parlo di depressione o di un enorme sconforto, ma solo di un senso amplificato di solitudine e di senso di incapacità verso la vita; brevi istanti in cui si riflette sulla poco gratitudine che abbiamo verso la nostra esistenza per quanto possa sembrare misera o poco entusiasmante, ma è di gran lunga meglio così, che non essere sostituiti da un vuoto oblio dei ricordi. Mi mancano quelle persone, quegli amici con cui ogni giorno potevo mettermi alla prova e guadagnarmi il loro rispetto, il loro affetto e la loro amicizia, ma di loro è restato solo il vuoto con il rischio anche dell'oblio.
Forse sto invecchiando più di quanto credo e forse è meglio che mi abitui all'idea che d'ora in avanti saranno sempre più frequenti questi tristi notizie e che i vuoti potrebbero aumentare: ma come abituarsi? Conosco la morte, so che effetti da alle persone persone ed a me, ma non mi è ancora familiare l'abitudine a questo evento; ancora credo che ognuno di noi sia interminabile, anche se non vedo più la persona, non la sento e ne perdo i contatti, per me è sempre in buona saluta da qualche parte a condurre la propria esistenza, non riesco a pensare che possa non esserci più. Saranno settimane e mesi complessi e difficili i prossimi, ma non voglio assolutamente considerare i possibili vuoti che potrebbero assommarsi a quelli già presenti. Penserò ai nuovi vuoti solo quando sarà il caso. Per un mi crogiolo nei ricordi di coloro che ho conosciuto e che non ci sono più per non lasciarli all'oblio. La morte si sconfigge solo se non si dimentica.

domenica, giugno 08, 2014

Arte vs Tecnologia - (Questione di Carattere)

Per chi mi sta vicino non è un mistero che nelle ultime settimane sono pervaso dalla noia; non trovo più nulla ti sufficientemente attraente, coinvolgente e stimolante al punto giusto. In momenti come questi che mi ritrovo a vagare in giro per il web alla ricerca di qualche notizia, evento che colpiscano la mi attenzione con la speranza di trovare qualcosa di diverso da fare. Nelle ultime settimane di maggio per mia fortuna ho avuto modo di sfruttare due occasioni: una personale andando al XXVII Salone del Libro a Torino dove ho avuto modo di partecipando ad una tavola rotonda molto appassionante; la seconda occasione di distrarmi e rinfrescare un po' d'interesse è stato invece professionale, andando al 20mo Digital Printing Forum incentrato sulla tecnologia Ink-Jet (l'ultimo forum a cui partecipai fu 10 anni prima circa). Ebbene senza volere mi sono messo nella condizione di crearmi una momento stimolante ed accattivante come da tempo non mi capitava. Credo sia opportuno che faccia un passo indietro per far meglio comprendere l'entusiasmo per quanto ho appena finito di scrivere.

Devo tornare a qualche anno prima quando passando casualmente in una libreria di Pomezia, mi sono soffermato su uno scaffale dove i libri non costavano più di 2 euro, ed è lì che presi 2 libri per i quali, solo dal titolo, mi ero fatto l'idea che fossero incentrati sulla psicologia o qualcosa del genere, invece con mia parziale delusione scoprii che erano uno rivolto alla comunicazione e sviluppo sociale e l'altro invece era un trattato sull'editoria nel corso di un secolo (dal 1861 al 1977 circa). Il secondo  libro l'ho letto qualche mese fa, finito con un po' di fatica in quanto in troppi passaggi  era troppo didascalico e costellato di date su diverse pubblicazioni; ciò nonostante la lettura è stata per certi versi illuminante e per altri confortante, scoprendo come l'editoria sia rimasta sempre un po' in disparte dagli sviluppi economici /industriali dei massimi interessi, ma restando sempre un punto fisso come mezzo di comunicazione, espressione e rappresentazione dei tempi, della cultura  sociopolitica del nostro paese.

Ed è così quindi che mettendo insieme questi tre eventi diverse, ho fatto un viaggio emozionale e culturale di quasi 2 secoli oramai. Partendo dal libro letto qualche mese fa che si intitola "Questione di Carattere", passando per la partecipazione alla tavola rotonda all'interno del Salone del Libro potendo ascoltare di persona Enrico Tallone argomentare su " Belle lettere e Bei Caratteri - Officina, editoria di progetto. Il design del libro tipografico moderno", arrivando sino alla partecipazione al 20mo Digital Printing Forum in cui si è parlato di "Production Inkjet Printing in un disegno che coinvolge tutta l’industria grafica e della comunicazione" . Seppur in modi e tempi un po' dilatati ho avuto l'occasione di studiare il libro e poi toccarne con mano le conclusioni ascoltando la passione per l'editoria e la stampa tradizionale di un "Tipografo" come Tallone (la sua famiglia è da sempre in questo mondo) contro le aspettative dei cultori della New Generation dell'era digitale che nonostante i grandi passi avanti e la diversa capillarità che ha raggiunto non dimostra avere un "carattere" ma solo un istinto vorace di espansione.

Leggendo il libro se ne ricava che la comunicazione è sempre stata un fondamento per la divulgazione e la condivisione di ogni tipo di messaggio, ma anche uno strumento visivo importante che col passare del tempo si è trasformato ed adeguato alle esigenze della platea che raggiungeva; i caratteri tipografici assumevano forme e caratteristiche di volta in volta sempre diverse per incontrare i gusti dei lettori e dei divulgatori dei contenuti, non tralasciando anche gli aspetti visivi degli spazi e della disposizione, portando anche la tecnologia ad innovarsi e adeguarsi alle esigenze derivanti: industrializzazione, velocità, grande numerosità sono stati gli elementi centrali sui quali i "tecnologhi" hanno posto la loro attenzione per recepire le nuove forme di espressione ponendole al servizio degli stampatori recependo comunque sempre le aspettative degli editori. Ed in questo modo che dopo aver letto il libro ho colto la passione e l'entusiasmo di un editore come Tallone che nonostante la tecnologia sia arrivata quasi a sostituire l'umanità dell'arte della stampa, non gli si arrende ed ancora cerca i migliori caratteri da stampa, ancora cura le forme tipografiche, ancora abbina un andamento di un carattere tipografico al contenuto del libro che deve realizzare, studiandone tutti gli aspetti come anche quelli della supporto sul quale stampare ovvero la carta, e valutandone tutte le alchimie per fa sì che il prodotto editoriale finale sia una opera completa e che possa assolvere al proprio ruolo al meglio, attirando, trattenendo, coinvolgendo e facendo sognare il lettore. La tecnologia dal canto suo ha pochi aspetti significativi dalla propria parte: tolto lo sviluppo e il consolidamento dell'affidabilità, della velocità e della ripetibilità non può sostituire quello che sta dietro ossia l'uomo che sceglie che pondera che abbina e crea qualcosa. Lasciare spazio a chi costruisce e sviluppa tecnologie e comunicazione digitale, ci ritroveremmo con un appiattimento della comunicazione con pochi set di caratteri, con poche impostazioni di pagina; a questo inoltre si aggiunge il fatto che la dematerializzazione di un prodotto editoriale consente anche la frammentarietà della comunicazione ponendosi come obbiettivo la variabilità e la personalizzazione per raggiungere molti gruppi diversi tra loro in modo diverso e divulgando contenuti proprietari che non danno più un senso di collettivo e comunitario.

Ovviamente sono semplificazioni di un pensiero molto più elaborato sul quale mi dilungherei ancora senza fine, ma rischierei di diventare noioso, quindi, concludo questo post sintetizzando un po' i contenuti dell'altro libro che presi a Pomezia: siamo la comunicazione che rappresentiamo, ogni epoca ha la proprie caratteristiche e peculiarità ma quello che importa è che quanto si comunica abbia sempre un'anima, un carattere propri che possano fare i conti con le generazioni future per lasciare un segno tangibile di un senso di coscienza. Lasciare le le parole, i pensieri, le immagini passino e ripassino senza un senso di appartenenza ad una generazione sarebbe come scrivere nell'aria in modo invisibile lasciando che scompaia il tutto senza raggiungere nessuno. Così grazie ad eventi un po' casuali ho trovato un filo conduttore di mio interesse scrollandomi un po' di dosso la noia che mi pervadeva e ricominciando a guardare il mondo intorno a me con occhi rinfrescati.

martedì, marzo 05, 2013

SMS (mai spedito)

Che dire? Ei fù un breve messaggio scritto sul un telefonino mai inviato, scritto in un momento malinconico e rimasto a decantare nella cartella delle bozze per una settimana circa. Marinato a dovere, non venne completato ne spedito, bensì eliminato senza pena e senza rimorsi. Ciò nonostante il pensiero intrinseco di quel sms è restato permanente nella mente e nell'animo continuando a maturare lentamente seppure in modo latente.
In effetti poche parole, per quanto scelte a dovere, mai sarebbero state in grado di spiegare, definire e  rendere al meglio il concetto che, vilmente forse, vi si nascondeva.
Sebbene il titolo del post possa paventare la possibilità di riproporre qui quanto era concentrato in quel messaggio, con buona probabilità così non sarà; a ben vedere sarebbe un momento significativo di "outing" ma non è assolutamente il caso che accada. Non che ci sia chissà ché da nascondere, ma è sicuro che non è il momento ne tanto meno il luogo adatto, che poi in realtà potrebbe anche andar bene, ma solo dopo aver condiviso personalmente e faccia a faccia quanto avrei voluto scrivere ed esprimere in quel momento. Ho comunque già imparato a mie spese che non è la cosa migliore condividere certi stati d'animo quando son preda della malinconia, specie se mista a solitudine. Non so se vi sia mai successo, ma a me capita spesso di iniziare a scrivere un post o un sms o una e-mail, e quasi al termine scoprirmi inopportuno obbligandomi così a non concludere e non spedire il contenuto per timore delle conseguenze. Troppo vulnerabile in quel momento potrei non essere in grado di sostenere la risposta o la reazione: già mi successe qualche anno fa, e non fu per niente piacevole.

L'animo umano è strano, ho la sensazione che a volte si corrompe facilmente alla goticità dei momenti di debolezza, indotta o intrinseca che possa essere, ed è in alcune di queste occasioni che si può scoprire la propria vulnerabilità nel suo senso più ampio: da un solo momento di cedimento si aprano gli scenari più svariati che esulano dal momento scatenante e ti lasciano un'impronta che a fatica scopare, sbiadisce solo un po', ti resta sempre un segno. Almeno su di me è così.

Forse un domani comparirà su questo blog un SMS XXL che raccoglierà i pensieri di quella sera e dei giorni che son seguiti, o forse no, per ora ho deciso che lascerò agli eventi futuri la decisione se concedere un nuovo momento di liberazione, per ora mi tengo queste sensazioni contrastanti e contraddittorie addosso aspettato che i tempi maturino e facciano fuoriuscire quanto ancora è nascosto dentro di me.

domenica, febbraio 10, 2013

Daiquiri Malinconico

Ho qualcosa dentro che vorrei buttar fuori, ma già non mi viene il titolo per questo post, quindi mi sembra che si dimostri complicato fin dall'inizio arrivare in fondo tutti i miei pensieri.
Già da ieri pomeriggio mi è salita una sorta di malinconia mista ad irrequietudine, che poi è andata crescendo sino a toccare il suo apice al termine del Daiquiri froozen al limone (unico coktail) che mi sono bevuto nel corso della serata; appena terminato di bere quel misto di 6/10 di rum bianco, 1/10 di zucchero liquido di canna e 3/10 di succo di lime sheckerato e frullato con ghiaccio, la tristezza e il senso di solitudine sono arrivati al loro apice grazie anche forse alla complicità della musica degli anni 90 di Ligabue che la sua Cover Band ufficiale stava suonando a più non posso.
Senza neanche riflette ho preso il telefonino e volevo mandare via non so quanti sms tutti insieme ma alla fine ne ho scritti due: il primo senza destinatario, in chi vomitavo tutta una serie di giudizi e giustificazioni per spiegare(mi) il motivo del mio stato emotivo del momento. Tale sms è ancora nel mio telefonino nella cartella delle bozze. L'altro sms invece aveva un destinatario ed era un messaggio breve composto da poche parole che descrivevano di nuovo il mio stato d'animo, ma in modo più conciso, dove al termine del quale c'era una domanda. Bene questa mattina questo secondo messaggio è stato prontamente cancellato per evitare di inviarlo inavvertitamente: troppa paura delle conseguenze. Paura, di un sms sì, perché nel pomeriggio e durante la sera uno scambio di rassicurazioni e di opinioni mi aveva reso vulnerabile alla mestizia che ha trovato il suo sfogo al fondo del bicchiere che conteneva il Daiquiri Froozen e quindi non volevo che l'ebrezza di quel momento vanificasse le rassicurazioni di qualche ora prima.
Insomma forse era già un po' che stavo covando qualcosa nel mio io interiore che ancora non si era espresso ma che ieri sera il mix alcoolico, i ricordi accesi dalle vecchie canzoni a me care di Ligabue e l'animo un poco sereno ha fatto si che in poche parole in due sms venisse tutto a galla. Quindi guai lasciar volare quelle parole dove non dovevano. Nelle ultime settimane mi sono caricato dell'onore di essere chiamato in causa per ascoltare e sostenere i malumori, le ansie ed i dispiaceri altrui e forse non ero riuscito a smaltire tale carico come pensavo. Io personalmente non riesco mai a condividere il nero di me stesso con gli altri, ormai sono troppo abituato a riversalo qui, un po' come in questo momento... Intanto ecco che il titolo ha preso forma Daiquiri Malinconico, che ci sta pure bene dal mio punto di vista considerato che era, è il mio cocktail preferito e che mi ha fatto trovare l'uscita da un momento di troppa introversione.
Oggi dopo qualche ora di sonno non mi alzato già con l'intenzione di cancellare almeno uno dei due sms scritti la sera prima e decidere cosa fare del secondo; intanto però la malinconia non se ne è completamente andata, mettendomi nella condizione di tornare su queste pagine a raccontare qualcosa senza dire molto però, come mio solito. Ho fatto la recensione del libro che mi era stato gentilmente prestato, sistemato qualche video nella lista preferiti di youtube ed infine scrivere questo post, tutto questo sempre con una colonna sonora che andava in sottofondo passando da Ligabue ai Queen. Domani deciderò del futuro del sm senza destinatario oggi ancora sopravvissuto. Intanto mi lascio cullare dalla mia malinconia.

martedì, settembre 04, 2012

Essere Rock

E' da qualche settimana che sto ascoltando una nuova, almeno per me, emittente radio, in precedenza ero stereotipato su una delle solite qualche anno fa non lo era, ora è come tutte le altre si è riportata sullo schema commerciale. Ma tornando alla mia recente scoperta, questa che mi allieta al mattino nel tragitto che percorro per andare al lavoro ed al ritorno a casa tutte le sere è prettamente rock. Per carità passano anche canzoni da classifica di notorietà commerciale, ma per lo più passa canzoni che vanno a proporre anche musiche che fanno parte del mio bagaglio storico anche grazie ad un fratello maggiore di 9 anni che mi ha fatto ascoltare generazioni musicali diverse dalla mia contemporaneità giovanile. Sono sempre stato affascinato ed attratto dal rock per la carica e la filosofia dei suoi interpreti e di conseguenza delle storie ed esperienze che i testi e le musiche interpretano portano con se. Probabilmente dopo aver esaurito il ciclo delle convenzioni sociali sto tornando progressivamente alla mia indole più indipendente e ribelle (inteso come anticonvenzionalità) riesumando quella irriverenza verso il consueto, gli stereotipi, il così fan tutti.

Il rock, nelle sue diverse sfumature e categorie, ha sempre rappresentato per me quella libertà di espressione che a volte nella vita sembra negata o non appropriata. E' un genere che viene cantato quasi gridando se non urlato per davvero, in contrasto a momenti di delicatezza e sottovoce, accompagnata dalla musica ricavata nel percuotere tutti gli strumenti per farli vibrare a più non posso e mettere in fila quelle note tanto grezze e decise quanto a volte armoniose e ordinate per trasmette il loro messaggio di sfida e rivalsa verso il mondo.

Nei vari promo che passano alla radio quello che mi fa "spaccare" e quell'atteggiamento confortante in cui ti ricordano che seppure padre di famiglia a cambiare pannolini, piuttosto che animalista convito, piuttosto persona educata e civile o all'apparenza un modesto impiegato o casalinga o qualunque altra persona di tutti i giorni ti tranquillizzano confermandoti che tutto ciò che sei  è rock! Non serve apparire ma essere rock! Vien da se che non servono necessariamente i capelli lunghi le giacchette di jeans strappate o di pelle, od i pantaloni attillati e lisi o le le catene o anelli, tatuaggi per essere un rocker: basta pensare come un rocker, agire come un rocker vivere come un rocker. Se volete sapere da me cose è un rocker, ammetto la mia colpa, non ve lo so dire, so solo che vivere per quello che sono per me fa tanto rock, mentre per qualcun altro potrebbe sembrare new age o zen... Non che abbia una valenza il mio pensiero, ma di certo non me ne preoccupo (che mi da tanto l'idea di rock), fin quando rispetto e sono rispettato, il mondo per me può andare avanti. Ma se qualcosa mi sembra che sia fuori posto o che stona un po' troppo, anche qui per me è molto rock alzare la testa e chiedere spiegazioni o cercare di rimettere tutto al suo giusto posto. Insomma il rock è segno di identità e consapevolezza, che arrivano talvolta anche da momenti non propriamente felici e di discutibili valori, ciononostante se uno ha imparato qualcosa in più da se stesso e su se stesso e non lascia spazio alla vergogna e ne fa tesoro questo è rock.

Questo pensiero mi è venuto dopo aver ascoltato casualmente Baba O'Reily dei The Who, scoprendo dopo ben 1 minuto che è stata utilizzata per una sigla di una delle serie CSI. Poco male mi godo i brividi che questa splendida composizione ed altre dello stesso gruppo mi danno, infondo per me è rock anche imparare qualcosa ogni giorno!

mercoledì, marzo 14, 2012

Sbiadito Passato

E' un periodo particolare. Lo scenario economico e sociale è come in uno stato di caos tale per cui diventa sempre più complicato vivere la quotidianità. Il timore di restare senza lavoro, il dover fare i conti ogni momento per essere certi di arrivare a fine mese, dare conto all'humus sociale nel quale siamo inseriti per qual si voglia motiviazione. Non passa giorno che nel guardarmi intorno vedo un formicolante movimento, oserei dire oramai ripartito 50-50 tra realtà e virtualità telematica, in cui ognuno di noi e assorbito, per non dire fagocitato, in una quotidianità distorta in cui tutti noi non facciamo che proferire lamentele più o meno accese, più o meno convinte, più o meno ragionevoli. Un costante borbottio compensato di tanto in tanto da facezie di poca gratificazione nell'estenuante ricerca di un benessere che si sta dimenticando.
Ogni nuovo uso e costume viene preso a giustificazione per le azioni, che sempre più egoistiche, intraprendiamo per soppravvivere alla giornata. Ogni pretesto di evasione o di scarico di responsabilità viene colto immantinente per non dover troppo riflettere sulle implicazioni dirette e indirette. Non nego che ci siano situazioni tali per cui diventa  impossibile non lamentarsi o trovarsi in disagio, ma è pur vero che rispetto a 15/20 anni fa sta venendo a mancare il senso accomunamento, di partecipazione e condivisione, oltre coscienza della realtà storica che stiamo vivendo. Saranno forse ricordi sbiaditi del passato, distorti, che ho della mia vita, ma sono quasi certo che quando avevo 19 anni la vita era più vita. Le persone ancora tenevano rapporti "umani" gli uni a contatto con gli altri, c'era il piacere di stare insieme anche solo per condividere situazioni scomode comuni, oltre che quelle più gioviali; c'era la ricerca di comunanza per vivere meglio concedendosi lo scambio e l'unione di esperienze gratificanti non solo nello stomaco ma anche nello spirito.
Oggi mi pare che ognuno di noi se ne stia per proprio conto limitandosi al contatto e convivenza con gli altri solo per comune tornaconto, o per non sentirsi estromessi da occasioni che sembrano irripetibili, ma che il più delle volte vengono reiterate per mancanza di fantasia o di indipendenza di pensiero. 
Insomma se tornassi indietro con l'esperienza di oggi credo che godrei ancor di più dei vantaggi di quell'epoca; daccordo sembra un discorso legato forse ai maggiori soldi ed alla maggior stabilità, ma per il vero quello che non c'era all'epoca era la sconsiderata grettezza odierna delle persone, che hanno la mente, lo spirito rivolti solo a trovare modo di essere i più furbi anche a discapito degli altri.
E' altrsì vero che ci sono piccole sacche sociali ed economiche in cui, come paradisi antichi e perduti, si riesce a trovare quel sano equilibrio della vita quotidiana, peccato solo che siano sempre meno e sempre più ridimensionate. Non mi resta che accontentarmi e suggere della ricerca di questi piccoli paradisi. E scusate lo sfogo.

martedì, febbraio 01, 2011

Ecchecavolo

Sarà un po' lo stato d'animo che ho.
Sarà che qui sono rare le volte che mi sento a mio agio.
Sarà che sto troppo da solo.


A leggere certe cose mi prende il magone, mi fa ripensare allo sforzo fatto per smuovere un'inerzia che da troppo tempo mi attanagliava. Tornare in luoghi dove ho trovato il mio posto nel mondo: con fatica ma con passione e gioia, udendo di nuovo suoni familiari e che come sirene mi richiamano indietro nel tempo. Frustrare la passione della mia professionalità perché non riesco più ad applicarla nelle mie giornate di lavoro.

Quei pochi risulati buoni e significativi che avevo raggiunto ora li tengo stretti a me, con tutte le forze per non cedere allo sconforto ed alla voglia di fuga, evitando di viverli come ricordi.

Vivo una tormentata caotica ricerca di equilibrio e serenità!

mr.zugo

sabato, gennaio 29, 2011

A.A.A. Cercasi

Non so più a che santo votarmi... sento un senso di vuoto, che in certi momenti è addirittura fastidioso. Sono in compagnia di due splendide donne e questo senso di vuoto aumenta, si chiacchiera, si ride, si scherza si commenta di cantanti sia uomini che donne e cosa ne viene fuori... che passo per pedofilo. Sia chiaro nel senso buono ovvero che a ben vedere mi piacciono le ragazze giovani, sempre nel limito della legge ovviamente. Però il fatto importante e che la mancanza di una mia metà si fa sentire anche troppo a porescindere dall'età. Quindi mentre in piacevole compagnia ho deciso di scirvere questo post/annuncio per far spere che sono alla ricerca di una compagna di vita, e per stare in tema e dar ragione alle amiche di questa serata possibilmente che sia tra i 27 e i 35 anni. Forse sarà una pretesa ma ho bisogno di freschezza e dinamicità giovanile ma non così scapestrata come quella dei 20enni. Pur essendo alle porte dei 40 non ho voglia di rinunciare ai ricordi delle passioni giovanili ed alle intensità di quegli anni in cui le responsabilità non erano ancora troppo pesanti e invadenti come ora. Per cui sono qui in attesa che qualcuna si presenti e si voglia far scoprire e scoprirmi a sua volta. Ora vi saluto e torno alla p'iacevole compagnia di questa serata.


mr.zugo

mercoledì, maggio 12, 2010

Reminiscenze

Periodo alquanto strano. Non so bene cosa stia accadendo ma gli stati emotivi che sto attraversando nelle ultime settimane sono assai particolari. Una sorta di sofferenza, intransigenza mista a delusione e voglia di rivalsa, mi pervadono costantemente, facendomi sentire come su un toboga ogni momento della mia giornata, tutti i giorni, a qualunque ora. Forse sto semplicemente prendendomi un esaurimento nervoso, o ancora meglio impazzendo, ma resta il fatto che nella mia convizione credo che nulla accada per caso, ma che segua un percorso che ci disegnaniamo noi anche inconsapevolmente, e così nel seguire il mio di percorso ieri notte ho toccato anche un momento di riminiscenza se così si può chiamare.
Ero fuori casa, presso la guardiania dell'azienda per cui lavoro, a chiacchierare di tutto un po' quando intorno a mezzanotte, arriva un autoarticolato per consegnare delle pedane l'indomani mattina. Dopo un momento di ristoro, i due autisti si sono messi a chiacchierare con noi. Bene in quel momento vedendo il simpatico ed energico vecchietto, sono tornato al passato con la mente, soprattutto nel momento in cui si parlava di viaggi, guidare i mezzi pesanti, patenti, ecc.. Pur essendo in compagnia e continuando a parlare con gli astanti, la mia mente e il mio spirito erano ben altrove a vivere un momento che da tempo non provavo. Quel momento era in presenza e compagnia di chi mi ha cresciuto ed oggi non c'è più.
La tristezza non era presente, ma una quantità indefinita di emozioni mi stava travolgendo, e non sto nemmeno ad elencarvele tante erano. Mi sono reso conto che nelle ultime settimane, avevo perso  l'orientamento in molte cose, e vivere quella mezz'ora così intensa oltra far riaffiorare ricordi di attimi vissuti, ha rispolverato anche un esempio di vita che mi è sempre piaciuto, e che stavo di nuovo perdendo sopraffatto dalla negatività del luogo dove mi ritrovo a vivere circondato da persone che non sempre riesco ad apprezzare. Comunque sia in quella mezz'ora si è riacceso il radiofaro ed oggi mi sento meno smarrito, anzi più tranquillo e per certi versi anche "più grande". Non penso di aver raggiunto ancora la maturità che si confà ad un uomo di quasi 40 anni, ma certamente, mi sento meno "ragazzino ingenuo" rispetto a prima. Sinceramente pur essendo stato un periodo strampalato, in fondo un buon motivo per viverlo c'è stato, oltre a un particolare calma mi sono ritrovato per le mani anche un barattolo da 1 kg di  ottimo miele  proveniente dal bergamsco, si perché i due autisti erano proprio da Bergamo, con parecchie conoscenze tra gli apicoltori e viaggiano sempre con una scorta direi anche considerevole di barattoli di pregiato miele.  Persone genuine, piacevoli e soprattutto semplici, non a caso mi hanno fatto tornare alla mente una parte del carattere di mio padre, oltretutto autista anche lui. Che dire reminiscenza o meno che possa essere statia in quei 30 minuti, con molto poco mi sono tranquillizzato almeno ad un certo livello. Ora lascio sedimentare il tutto e mi gusto questo stato e poi preoseguirò il percorso che di giorno in giorno mi sto disegnando che ne sia senziente o meno, poco importa: come mi piace pensare meglio gustarsi il viaggio che il raggiungimento di un traguardo forse irraggiungibile.


mr.zugo

mercoledì, febbraio 10, 2010

Politicamente Corretto


Cosa spinge una persona a creare una situazione di pressione psicologica? Nei rapporti tra le persone è mai esistito un codice deontologico di comportamento, oppure è sempre e solo stato demandato al buon senso dei singoli individui. Ahimè non ho una risposta perché non ho studiato sociologia, certo è che nel corso delle mie varie relazioni che ho instaurato in qualche modo con le altre persone mi sono ritrovato in scenari sempre diversi, ai quali mi sono dovuto in qualche modo parametrare, non fosse altro per trovare quel canale di comunicazione e scambio utile al relazionamento tra individui. Mi sono accorto però che non tutti fanno come me... anzi per lo più mantengono una posizione ben definita e da quella non si smuovono e questo complica tutta la dinamica di scambio e confronto, perché una tale rigidità, almeno per quello che mi riguarda, crea una disagio, una pressione che porta a dover prendere a mia volta una posizione. Ma questa condizione sinceramente non mi è mai piaciuta, perché mette nella condizione di dover sottostare alle condizioni altrui, qualunque esse siano, senza tenere conto delle esigenze altrui. In diversi saggi che ho potuto leggere, in quasi tutti ogni qualvolta si presentava una situazione di interazione tra individui questa era affrontata sul piano dell'equivalenza degli individui dove era garantita da quel sano e civile rispetto concesso reciprocamente. Oggi invece le relazioni pare si basino al massimo sul politicamente corretto, ovvero dove se per uno degli individui è legittimata una certa situazione, è ragionevole avere quella linea di pensiero, il resto di conseguenza non conta più, non ha valore pertanto gli altri individui si devono allineare, altrimenti non c'è motivo di relazione.
Il politicamente corretto forse è la cosa più geniale che si potesse inventare per giustificare l'egoismo e la mancanza di voglia di sforzarsi di ascoltare altri individui provando a comprenderne il punto di vista o le condizioni di base che lo rappresentano. Bene comunque sia, per quanto mi riguarda il politicamente corretto non piace ne come atteggiamento personale ne come arma di ricatto morale, in fin dei conti potrò scegliere chi, come dove e quando? Non ho più voglia di concedere degli spazi a coloro che solo perché ritengo, ragionevolmente o meno, di essere in una posizione privilegiata o superiore alla mia di impormi le loro condizioni di relazionamento. Esiste però una condizione quella che ti lega mani e piedi per il semplice fatto che dipendi da un contesto più ampio e più complesso di quello che si possa pensare, ecco solo in quel caso non ci si può esimere dal acconsentire alle loro condizioni politicamente (s)corrette. Poche sono le situazioni dove non posso svincolarmi da pressioni morali, fortuna mia e tolte queste ultime settimane sono riuscito a vivere tranquillo relazionandomi con il resto del mondo a parità di condizioni, senza dovermi preoccupare delle pressioni. Ovviamente però non è escluso che le ambientazioni possano cambiare a sfavore della libertà di confronto e scambio, anche perché se mi guardo attorno, sta diventando sempre più difficile trovare individui da collettività: l'individualismo sta crescendo e non solo per il carrierismo, anche solo per la semplice sopravvivenza quotidiana. Tutto parrebbe andare a discapito della personalità dei singoli per il rafforzamento di individuo uguale a se stessi, separati nonostante vivano lo stesso scenario, e quindi meno forti perché omologati al politicamente corretto, succubi di quel meccanismo che impedisce di rendere il giusto contributo con la propria libertà di posizione e gestione, comunque restando nei limi del rispetto degli spazi altrui. Io per ora mi oppongo al politicamente corretto e mi voglio confrontare apertamente.

sabato, febbraio 06, 2010

Tutto Scorre

Già oggi tutto scorre, come dicevano agli antichi greci Panta Rei, peccato che loro facevano riferimento agli eventi della vita, ai pensieri, all'anima, al tempo. Nel terzo millennio invece quello che scorre e la visuale con cui possiamo leggere, su internet, sui telefonini, sulle applicazioni dei computer; tutto scorre verso una direzione per lo più verso il basso, come è normale che sia qualcuno potrà pensare, peccato però che in mano non abbiamo altro che qualcosa di tecnologico e non più un libro, una rivista, un giornale...
Mi sento un romantico e qualcuno potrebbe anche definirmi un delatore della tecnologia, ma che ci posso fare se  amo ed apprezzo quanto è stato creato dall'uomo con materie prime che hanno un calore e una personalità intrinseca. La tecnologia crea una distanza tra gli uomini, mette davanti una finestra spazio-temporale che fa allontanare le persone, restringe i tempi e annulla la fisicità, e personalmente non mi piace questa nuova condizione di vita. Non che io abbia 120 anni, viva su un eremo e che sia stato illuminato da chissà quale dio o filosofia, ma nella mia vita ho riscontrato che le soddisfazioni vengono dalla concretizzazione delle nostre azioni. Se penso a come mi ritrovo oggi a leggere seduto davanti ad un computer (o in alcuni casi sdraiato) rispetto alla dinamicità di potermi portare un libro in ogni angolo della casa, o in qualsiasi altro posto, direi che non c'è paragone; qualcuno mi potrà dire che con il telefonino lo si può fare altrettanto, certamente non lo nego, ma mi pongo un quesito: il computer più o meno grande che sia, un telefonino, anche di ultimissima generazione, oppure i nuovi tablet che arriveranno, sono lo strumento giusto per leggere? Dove chiaramente per leggere intendo l'attività ludico informativa che una persona può dedicare di propria iniziativa per trascorrere del tempo in santa pace e non per necessità ed obbligatorietà lavorativa. Eh già, perché le due cose, leggere per piacere o per cultura e leggere per dovere, non sono la stessa cosa, oltretutto si fanno in modi e con livelli di attenzione differenti.
Ma torniamo al confronto tra un supporto cartaceo e un supporto audio/visivo. Io do vincente il supporto cartaceo, anche per il futuro per il semplice fatto che è meno dannoso e con una storia alle spalle che non ha confronto con la tecnologia audio/visiva: per prima cosa si basano su due metodologie di visualizzazioni opposte una luminosa ed additiva e l'altra invece riflessiva e sottrattiva (vi evito la lezione di colorimetria e di spettrografia) quindi una è più invasiva dell'altra, scegliete voi quale possa essere; in secondo luogo una segue delle regole metriche ben precise, mentre l'altra invece non ha grandi regole anche perché demanda all'utilizzatore finale come visualizzare, specie considerando le dimensioni delle strumento di cui si dispone; in terzo luogo la modalità di accesso e nettamente differente, una sottostà ad una capacità di autonomia elettrica mentre l'altra e totalmente indipendente da fonti energetiche se non quelle necessarie per leggere.
Esistono certamente anche dei punti a favore del supporto non cartaceo ma non li considero appositamente perché la maggior parte riconducono ad uno stile di vita che preclude lo spazio di tempo che un uomo si deve concedere di tanto in tanto nella propria giornata o quanto meno nella propria vita. Inoltre i vantaggi della tecnologia sono spesso figli di opportunità economiche e lavorative e solo dopo ad appannaggio dell'uomo.
In sintesi un libro è un libro, ha una dimensione, una lunghezza costante delle righe, non ha bisogno di batterie e di corrente elettrica per funzionare, ho un modo di contatto che posso determinare io per mio conto e non sottostare alle regole di fruibilità ed accesso di uno strumento con i suoi limiti intrinsechi, posso portarlo ovunque e il contatto con il supporto cartaceo e familiare e confortevole, il fruscio dei fogli, il profumo della carta e della stampa hanno un fascino che non rende iperattivi, ma porta invece alla calma e concede alla mente oltretutto una livello di concentrazione estremamente elevato sulla lettura più che sul maneggiamento, in questo modo la lettura è assai più proficua permettendo l'attivazione della fantasia o una miglior comprensione di quanto si sta andando a leggere, al contrario trovo che i computer, telefonini, per prima cosa tolgano parte della concentrazione sulla lettura obbligando ad una manipolazione dello strumento che non sempre è comoda, in secondo luogo sono legato alla fonte energetica che fa funzionare un computer o un telefonino o alle fonti che la distribuiscono, mentre il libro una volta preso lo porto ovunque e senza problemi di durata (ovviamente avendone riguardo, ma come si sa anche computer e telefonini non devono essere bagnati o sporcati), ed infine come dicevo con i computer ed i telefonini non ho regole nella lettura, mai una giustificazione (distribuzione del testo) omogenea, mai una dimensione ed una tipologia di caratteri sempre costante a cui si può associare la faticosità di lettura derivante dalla luminosità emesse o impostata sullo strumento che non sempre è un vantaggio... Davanti ad un display/monitor tutto scorre per poter essere letto ogni volta con impaginazioni e impostazioni che per via dello strumento non possono essere diverse o sono forse troppo elaborate per ottenerne delle altre... Ricordo che se devo leggere per lavoro, le tecnologie sono una valido ed insostituibile strumento, ma per il mio tempo libero quando voglio leggere per divagarmi o informarmi voglio il miglior strumento e mezzo per poterlo fare, ovvero la carta che in 3.000 anni ha affinato al sua peculiarità di veicolo di testi e pensieri raggiungendo un livello di perfezione che può essere rovinato solamente dalla perdita dell'esperienza che racchiude per assoggettarsi a quanto invece altri mezzi di informazione possono offrire. Sulla base di studi ben precisi, su prove controprove l'architettura di una pagina di un libro non è casuale ma segue delle regole ben precise e rivolte anche al comfort del lettore e non solo dell'aspetto estetico o di quantizzazione delle pagine in rapporto al densità di caratteri, parole, frasi...
Se mi offrissero un iPhone o un Tablet digitale ed un libro per leggere la medesima cosa, scelgo il libro sempre e senza indugi.
Delatore della tecnologia non sono, ne sono un appassionato, ma certi limiti non amo che vengano valicati, non per altro, mi dispiacerebbe perdere quanto possa ricordarmi e permettermi di mantenere una umanità della mia vita e della mia essenza; e per farvi capire questa cosa vi suggerisco di provare a prendere un libro che avete da tempo fermo su uno scaffale e sfogliatelo e provate a sentire l'odore che ne sale dalle pagine che girano forse qualche ricordo si potrebbe affacciare solo per quell'odore e questo è umano. Annusante un computer o un telefonino... a me non fa alcun effetto come la maggior parte della fredda tecnologia.

domenica, agosto 02, 2009

Sputare Il Rospo

Capitava sempre meno nel ultimo anno che mi liberassi delle zavorre che portavo dentro di me, solo alcune brevi e non definitive eccezioni, mi sono concesso, ma ottenendo un illusorio benessere, perché effimero. Oggi dopo quasi 3 mesi ho sputato il fantomatico rospo e finalmente le zavorre sono state tolte alleggerendo il mio spirito, la coscienza e la mente. Da troppo tempo trattenevo dentro di me pensieri, malignità, tormenti e affetti, stranamente non ero ancora alla saturazione (forse l'abitudine è come un allenamento?) ma certamente era giunto il momento di togliersi i pesi di troppo e condividere e rendere partecipe alcune persone di quello che erano i miei pensieri e le mie emotività. Sono sempre stato una persona particolarmente introversa ma negli anni ho imparato mio malgrado che non si può trattenere tutto dentro: è pericoloso! Trattenere troppi pensieri, emozioni, sentimenti, disagi è logorante, corrode lentamente e costantemente lo spirito offuscando e lasciando anche la mente alla menzogna o ancor peggio all'illusione; per questo motivo negli ultimi 7 anni una parte del mio percorso personale è stato rivolto alla bonifica della mente passando attraverso lo spirito e la coscienza (ok lo so su queste due cose ci sarebbe da scriverci un manuale da oltre mille pagine, ma passatemi l'uso delle parole almeno per questa volta). Non è stato facile abbattere il muro dell'introversione e ricostruire una membrana selettiva che mi permettesse di trattenere tutto nel mio intimo, ed all'occorrenza lasciare passare alcune delle cose me mi permeavano, o come è successo oggi, avere il privilegio di aprire tale membrana e lasciare uscire tutto un mondo fatto di caos, lacrime mai piante, affetti mai dichiarati, paure mai lasciate trasparire, scheletri ormai troppo vecchi; un percorso faticoso che ha comportato, e che tuttora comporta un'alta coscienza di se stessi, nell'intimo senza remore ne filtri ne ipocrisie. Lungi da me dare la sensazione di essere maturo o saggio, ho troppa strada ancora da percorrere e non credo potrò mai raggiungere la saggezza necessaria (ancora troppi gli errori), ma sono già contento di aver trovato dei momenti in cui trovare alcuni equilibri senza i quali non potrei proseguire a vivere... noisamente sempre più mi convinco di essere stranamente fortunato nonostante non vinca mai nulla a nessun gioco a premi. 

giovedì, giugno 25, 2009

Scrittura Analogica

Quella che ho fatto io probabilmente non lo è, ma ci va molto vicino:
liberi pensieri in libere parole; ogni tanto mi concedo questo lusso
oggi qui in queste pagine… e tutto insieme.

 

domenica, giugno 21, 2009

Incontri & Confronti

Questo è un 'altro post in cui stavo scrivendo delle cose ma che non riuscivo a terminare, troppo contorto, troppo confuso, troppo diffidente per mettere a nudo certi pensieri, e dopo 10 minuti di blocco dello scrittore, se così si può definire, ho aperto un'altra scheda sul mio browser, lanciato uno di quei portali in cui sono archiviati e disponibili migliaia, se non milioni di video ed ho cercato uno dei gruppi a me noti che io ritengo più gotici: lanciata la palylist . Ed ora eccomi qui a scrivere di quello che io ritengo felici stranezze e piccole fortune. Mi sono allontanato dalle persone che frequentavo più assiduamente, mi sono estraniato ed ho cominciato una nuova ricerca, di nuovi compagni di viaggio e probabilmente nel luogo che ordinariamente demonizzo, ma l'ho fatto coscientemente per dimostrarmi che non vivo di pregiudizi e di sturbi mentali. Così ho incrociato il mio cammino con quello di nuovi viaggiatori approfittando di nuove occasioni per fare quello che mi piace, parlare ed ascoltare con le persone. Ho incrociato il cammino con maestre ma anche madri di famiglia, cantanti e suonatori, filosofi  ma anche professionisti del automotivazione; sono stato ospitato da queste persone che non sapevano nemmeno chi potessi io essere e mi rivolgevano la parola come fossi uno di loro. da tempoi.. Mi sono sentito a casa ed ho ascoltato quello che avevano da raccontare o rispondendo alle domande che mi sono state poste, senza troppi pudori senza temere di espormi ne a livello personale, ne a livello culturale.Il confronto e lo scambio mi sono necessari come l'acqua o l'aria, non poterlo fare mi fa sentire perso: si questa è la realtà del mio spirito. Non so vivere di mio senza avere uno scambio, che poi non è che  debba poi necessariamente essere organizzato, impostato, mi basta avere modo di stare con le persone. Ho avuto occasione di conoscere persone meravilgiose prescidendo dalla loro inclinazione sessuale, politica, religiosa o filosofica o ancora dal loro aspetto fisico. Tutti hanno delle ragioni per pensare in un certo modo, tutti hanno il diritto di poterlo esprimere e di convidere ma ci sono occasioni in cui diventa difficile cogliere le sfumature, od i presupposti. Si perché sarebbe troppo banale dire mi piace o non mi piace in base a quello che si ascolta o di come viene raccontato, sarebbe superbo credere di saperne di più di altri, considerando le proprie esperienze migliori ed uniche per dire buono o cattivo, vero o falso... Per questo ho bisogno continuamente di ascoltare e condividere con gli altri il più possibile, e se dovessi stilare una graduatoria oggi i migliori compagni per questo tipo di socializzazione metterei al primo posto senza dubbio alcuno i bambini  (il perché lo racconterò forse in un altra occasione).

Sono forse stato assalito da dubbi inutili in queste ultime settimane, forse ho cercato equlibri che giorno per giorno vanno aggiustati perché mi suggerirono che uno solo non ne esiste, ho cercato di non dare adito ai miei sturbi mentali, forse ho cercato verità fondamentali che non sono alla mia portata, forse... forse... Forse devo solo continuare ad essere me stesso come ho voluto fare negli ultimi due anni e non cercare di rappresentarmi per quello che non sono, per quello che si aspetta la gente. Un giorno potrei liberarmi di etichette e convenzioni e dare libero sfogo a quello che ho dentro, ho intraprendere un cammino alla ricerca di una nuova spiritualità ma per il momento non voglio essere null'altro che quello che sono, perché a dispetto di chi pensi il contrario o creda di conoscermi per chissà quali motivi, mi conoscono solo poche persone, quella che mi ha messo al mondo, mio fratello oltre a me. Saccente e presuntuoso? No solamente onesto... io so chi sono e mi conosco bene, non completamente ma è la cosa che mi rinfranca... avere ancora molto da scoprire di me e lo posso fare solo con l'aiuto degli altri.

 



sabato, aprile 25, 2009

Il Silenzio Aiuta

I silenzi aiutano... si può nel proprio interiore gridare a tutta voce
tutta la rabbia, la delusione, lo sconforto, la frustrazione che ci si porta nell'anima...
Che poi di quest'anima si ha sempre solo una sensazione, ma in cui tutti vogliono credere;
io forse smetterò di pensare alla mia anima, voglio annullare la mia essenza, la mia aura
e perdermi in uno spazio senza tempo, senza sonno e senza sogni. Divenire evanescente.

venerdì, settembre 26, 2008

Sogno: L'abbraccio Infinito

La musica classica mi fa un effetto davvero incredibile, mi sorprende nei momenti impensati e mi fa sognare ad occhi aperti: questa è la terza volta! Come ogni volta mi becca nei momenti più disparati e negli scenari più anomali.E' da poco passata la mezzanotte, strade di città che scorrono sotto la collina torinese, poche auto che sfilano con le loro luci intense e sfuggenti che si contrappongono all'illuminazione calda e flebile della città, la musica suona quasi a tutto volume nella mia auto. Note composte decenni fa che si rincorrono una dietro l'altra guidate dall'arpa che angelicamente fa vibrare le corde e l'aria diffondendo una melodia che sfuma tra il freddo e il caldo, angelicamente evanescente ed avvolgente, quella che ti lascia una sensazione strana che ti sta addosso come un vestito che c'è e non c'è! I pensieri si fermano, l'auto cammina, le immagini scorrono immobili davanti ai miei occhi mentre ascolto quelle note che mi fanno sognare un abbraccio al mondo, dal mondo che non termina mai, eterno avvolgente, caldo e soffice e confortante come quello di una madre amorevole.
Il tempo scorre 100 volte più lentamente quasi fermo, ma in cammino, i suoni esterni sono lontani coperti dall'arpa che suona e risuona e riecheggia fin fuori dalla mia auto che sento più come una poltrona viaggiante che mi porta comodamente ad incontrare uno spazio che raramente si sente. La mente si svuota, l'anima si allarga… ad ogni sguardo dei conducenti a fianco a me che incrocio rispondo con un sorriso serafico, calmo e sereno e loro rispondono altrettanto incuriositi dal mio comportamento… Strano stare in pace con il mondo perché sono in pace con me stesso. La poltrona si muove attorno alla collina, il primo freddo dell'autunno rinfresca il mio volto, i brividi si trasformano in mille carezze che immagino arrivino da ogni parte del mondo, evaporo nelle sensazioni che mi pervadono, dimentico la realtà, gli screzi della mia vita quotidiana e sogno di stare seduto in mezzo al mondo abbracciandolo completamente, il mondo è mio ma io sono suo.
Arrivo a destinazione, mi risveglio da questo sogno immaginifico, rinfrancato nell'animo abbandonando ormai sorpassati pensieri crucciati, e me ne vado a dormire, tranquillo come un bimbo, consapevole che le cose andranno per il verso giusto.mr.zugo

lunedì, settembre 08, 2008

Rinunciare

Torna sempre il momento in cui occorre rinunciare! Questo periodo che è iniziato è quello delle rinunce! Si potrebbero scrivere trattati interi sulle rinunce a cui si è soggetti in una vita… ma oggi proprio non ho energie per scriverne anche solo alcune!! Un tuffo nel passato, riprendendo a rinunciare alle cose! 


Quanto odio rinunciare,
se non dipende da me.
La rabbia sale e soffoca:
la mente, il corpo, l'anima!



mr.zugo




giovedì, luglio 24, 2008

Sospensione!

E' giunto il momento.
di una pausa di riflessione.
Il ché non fa mai male!

mr.zugo