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domenica, settembre 06, 2015

La Torino Emigrata

Foto prelevata da https://espress451.wordpress.com
La mia città quasi natia, quale è Torino, ha subito grandi trasformazioni negli ultimi 10 anni. Questa decade per me è significativa perché è l'arco di tempo nel quale mi sono dovuto allontanare da questa città, oggi metropolitana, che ho visto trasformarsi più o meno lentamente nel corso degli anni. Ci sono stati eventi importanti anche internazionali che hanno dato i primi impulsi a questi cambiamenti, ma ce ne sono stati anche altri, più in ombra e per certi versi subdoli che hanno trasformato la città.
Le olimpiadi invernali del 2006, hanno smosso l'immobilità della cultura piemontese di questa città obbligandola ad aprirsi al mondo, ritrovandosi così a dover rifare il trucco per rendersi presentabile, accogliente, moderna ed accattivante. Tutto ciò quindi ha creato un lento movimento di ristrutturazione non solo dell'aspetto architettonico creando mille cantieri per rifare pavimentazioni e sistemare edifici, che oramai erano impresentabili, ma anche ad iniziare opere di grandi rilevanza quale è stata la metropolitana sotterranea che sino al 2004 sembrava impensabile se non addirittura irrealizzabile. Unitamente a questo in un momento di maggior sviluppo sui servizi e sul turismo è coinciso anche l'oscuro momento di declino economico,  sì perché di questo si è trattato, un declino che si è nascosto dietro l'incremento dei lavori di miglioramento della città per gli eventi internazionali più o meno grandi che hanno sostenuto una economia fantasma la cui scia positiva è praticamente terminata nel 2008 anno della ormai palesata crisi economica che ha piegato le ginocchia a Torino come a tutto il Paese. Da questo momento in poi, nonostante lo sforzo di mantenere vivo l'interesse turistico o religioso della città, ci sono state oscure e malcelate azioni di riorganizzazione economica che hanno portato grandi ed importanti  gruppi del polo torinese, di cui non farò il nome, ma che per farvi capire riguardano il comparto automobilistico, quello bancario e quello assicurativo (e tutto il loro indotto), a scegliere nuovi percorsi per consolidarsi e tenere il passo con la globalizzazione italiana prima poi europea ed infine mondiale. Così una grande città provinciale quale era Torino si è mano a mano trasformata in una città sì più moderna e metropolitana, ma a conti fatti risultando più una città fantasma, subendo di anno in anno un emigrazione della popolazione lavorativa e credo anche studentesca, non a caso infatti il Politecnico di Torino con la sorella Facoltà di Architettura non è più così ambita come un tempo.
Questa è la convinzione che ho raggiunto da migrante del lavoro quale sono stato nell'ultimo decennio e soprattutto negli ultimi tre in cui giornalmente "pendolavo" tra Torino e Milano, vivendo così in prima persona il crescente esodo dei lavoratori torinesi. In questo decennio, dunque, ogni qualvolta rientravo nella città sabauda la ritrovavo ogni volta sempre meno vitale, sempre più silente e sempre più stanca. Partendo da Roma e arrivando nella mia amata Torino, anno dopo anno l'ho ritrova si rinfrescata nel suo aspetto e per certi versi migliorata, ma priva di energie, di partecipazione, meno vissuta e coinvolta nel suo intimo quotidiano. Solo nei punti turisticamente e culturalmente più caldi si poteva e  si può trovare un po' di vitalità, ma oltre questi luoghi il nulla. L'economia stantia e morente che è stata vittima dell'esodo "dei grandi motori economici" ha procurato una progressiva fuga verso città economicamente più vantaggiose quali Milano, Roma e Bologna, luoghi che i torinesi quotidianamente o settimanalmente sono obbligati a raggiungere per avere modo di lavorare e sbarcare il lunario; un sistema di vita imposto dalla scelta delle aziende che hanno ridotto i costi abbandonando Torino per concentrarsi nelle altre città economicamente più riconosciute e frequentate. Certamente c'è ancora chi resiste ed ha la fortuna di lavorare in questa città di lavoratori emigrati, ma sono poche eccellenze che rischiano tutti i giorni di emettere l'ultimo respiro. Il mio vagare per il Paese è figlio della ricerca della stabilità lavorativa quindi io per primo sono un emigrante del lavoro e nei miei viaggio ho avuto modo di confrontarmi con la realtà altrui, a volte più faticosa della mia, scoprendo così persone di una forza e determinazione interiore davvero notevoli.
Proprio per aver conosciuto la forza dei torinesi, che mi duole vedere questa città agonizzare e non trovare il proprio orgoglio nell'avere più "cuore" per essere più accogliente ed accattivante ed ottenere così il medesimo riconoscimento socioculturale ed economico come le altre città che ho menzionato; sembra che qui ormai si sopravviva stancamente agli eventi, sperando che le cose non peggiorino. Evito però di fare delle domande retoricamente scontate e lascio solo questo mio rammarico in queste parole sperando di vedere un domani una Torino più dominante e presente nell'economia del Paese.

martedì, novembre 25, 2014

Under Pressure

No non è il titolo della più che famosa canzone dei Queen, è' la condizione in cui negli ultimi 10 mesi mi sono trovato.
In più di un occasione ho denotato che il lavoro a volte disumanizza troppo le persone specie di questi tempi in cui il lavoro scarseggia sia nella sua accezione di chi è impiegato e ancor di più nell'accezione di chi lo cerca. Cerco sempre di non lamentarmi e di non lasciar trapelare troppo di quelli che sono gli eventuali disagi, fastidi, difficoltà che vivo durante le mie giornate lavorative, ciò non toglie che ci siano e che abbiano un peso anche per me.
Nel corso degli ultimi 2 anni mi ero posto un obbiettivo minimo e che solo in parte sono riuscito a raggiungere. Non amo vivere alla giornata ne tanto meno lavorare senza un lietmotiv comune ai colleghi, ma ultimamente è stato davvero difficile destreggiarsi in mezzo all'apparente confusione che contraddistingue le mie giornate. I motivi sono i più disparati e non certo per colpa dei colleghi incompetenti o dei colleghi cosiddetti antipatici, bensì per via di una troppo mutevole instabilità che contraddistingue tutti gli ambienti di lavoro in cui tutti si annaspa e si tira il carretto (anche se la maggior parte delle volte in direzioni diverse gli uni dagli altri). Si viene così travolti da un ambiente di lavoro che appare sempre più difficile, competitivo e convulso creando distanza tra le persone. Così ogni giorno che passa ci si isola sempre più sulle proprie posizioni, sulle poche convinzioni, sulle minime aspettative e su quelle che si credere essere le "procedure aziendali".
Ho tirato per 16 mesi buoni a testa bassa per contribuire a trovare e indirizzare determinate situazioni al loro efficientamento e consolidamento; insomma ho affrontato diversi "cantieri" di una certa rilevanza per migliorare il mio lavoro e quello dei colleghi per non dire dell'azienda, ma la frustrazione negli ultimi 40 giorni ha avuto il sopravvento. Quattro erano questi cantieri e tali sono rimasti: "cantieri a cielo aperto". In quasi due anni non si è arrivati alla conclusione di nulla. Nonostante l'impegno, la flessibilità, l'apertura più che trasparente al confronto e coinvolgimento nulla si è mosso, tutto è rimasto com'era se non addirittura è peggiorato non avendo più riferimenti adeguati e solidi né in un verso né nell'altro.

Sedici mesi, sotto pressione, tenendo le fila di più situazioni, traccheggiando e puntellando giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese ogni piccola traballante situazione sulla quale non si aveva il debito "controllo" ne tanto meno gli strumenti adatti per la gestione della "cosa". A testa china a tenere botta ad ogni tentativo di istigazione, di polemica su questioni neanche così fondamentalmente significative, prese in considerazione solo perché utili a creare il pretesto a divenire il momento scatenante a rappresentare la pietra dello scandalo. Un lavoro di mediazione continuo, spronando in un verso e calmierando da un altro. Sollecitare da un lato e raffreddare da un altro. Quel che più è stato intenso da sostenere è stato ed è ancora, regolamentare e coadiuvare gli stati d'animo delle persone, sì perché sul posto di lavoro ci sono le persone con i loro pregi ed i loro difetti, i loro problemi dentro e fuori l'ufficio, le loro aspettative e le loro preoccupazioni. Se qualcuno lo sta pensando, sono concorde: non tocca certo a me salvare il mondo! Ciò non toglie che per il "mio" quieto vivere, tra pendolarismo (mannaggia a frenitalia ed i suoi frecciarotta), lavoro e questioni di famiglia, mi prodigo in ogni frangente affinché riesca a cavarmela con la minor rottura di scatole, in senso assoluto parlando, ovvero meglio spendere energie per mediare i rapporti che subirli e farmi frantumare i gioielli di famiglia.

Concludendo tanto ho fatto girare la ruota che tanto si è rotta. Frustrazione a mille per obiettivi mancati e non totalmente raggiunti, insoddisfazione quanto basta per gli scarsi risultati e poco voglia di relazioni. Fortunatamente per me si avvicina sempre più il periodo natalizio, momento nel quale tirerò un po' il fiato per poi chiudere l'anno con gli effettivi consuntivi, che prevedo non saranno dei più rosei e soddisfacenti: vi saprò dire.

domenica, novembre 10, 2013

Regime di Austerity

Il sistema Italia è collassato, lo si vede ogni giorno nell'economia, nella politica, nella società.
Ognuno di noi guarda alla propria sopravvivenza senza badare più tanto agli altri. Le regole del buon senso e del senso comune paiono scomparse, tanto che tutti si sentono in diritto di avere ragione sempre e comunque, qualsiasi sia l'ambito, il contesto, il momento, il luogo e gli astanti con i quali si possano trovare a dover far da conto. A questo aggiungici la crisi ed ecco che il peggio di ognuno viene a galla per permettere a tutti di cercare quel minimo di sopravvivenza.

In più occasioni ho scritto di essere una persona fortunata, ed anche in questo periodo confuso e complesso non smetto di pensarlo. Ho un lavoro regolare, che molti altri non hanno, ho una famiglia su cui poter far conto, e non tutti potrebbero dire la medesima cosa. Quindi tutto sommato me la cavo bene, ciò non toglie che ci sono momenti più difficili ai quali dover far fronte, e per me sta per iniziarne uno abbastanza lungo.

Prima di proseguire a scrivere e condividere le ragioni che danno origine al titolo di questo post, ci tengo a dire (e proverò a scriverlo) che non mi sto lamentando perché devo iniziare a tirare "la cinghia", anzi proprio perché sono in una condizione di stabilità ritengo importante non sperperare le risorse economiche e di tempo in questioni, diciamo, accessorie. Insomma cerco di seguire la morale della formica e della cicala.

Quindi venendo al sodo, la questione è che per i prossimi 6 mesi, almeno, mi attendono delle spese accessorie (=leggi oltre alle spese fisse già onerose) di vario genere, talune di tipo personale legate alla salutate o al benessere in generale dicendo, tal'altre invece mi si rendono necessarie per una mia scelta perché ritenute rilevanti più altre. Mentre in passato ho moderato enormemente la spesa sul telefonino, oggi non posso non spendere per la sicurezza di guida dell'auto. Mentre in passato ho lesinato sugli acquisti di abbigliamento ed accessori vari, oggi non posso più attendere troppo nel cambiare gli occhiali da vista per garantirmi un benessere migliore ed evitare maggiori complicazioni in futuro. Mentre in passato mi sono negato qualche viaggio estivo per il mio piacere personale e culturale oggi non posso esimermi dal spendere per fare dei controlli per garantire la mia continuità di salute, specie a fronte di patologie che fino a 2 mesi erano a me sconosciute.
A queste si sommano quelle già precedentemente messe in conto ma significativamente importanti e necessarie parlando in termini economici: per risparmiare a volte occorre investire prima somme significative e qui stiamo parlando di abbonamenti annuali di vario genere. Insomma non che siano somme stratosferiche, ma proprio perché non voglio fare la fine della cicala ritengo opportuno sin da ora assoggettarmi autonomamente all'austerity per poter far fronte alle future spese con maggior serenità e tranquillità. Di conseguenza ogni uscita sarà ben calibrata e contenuta nella spesa, sfruttando appieno tutte le manleve economiche del caso di cui posso già disporre: meno cene fuori, meno birre da bere, meno colazioni al bar, meno sigarette (sperando di farcela), tariffe più basse possibili per i telefonini, meno di tutto insomma.

Come già spiegato nella premessa, mi ripeto, questo post non vuol essere uno sterile piagnisteo ma una condivisione del fatto che anche chi se la passa meglio è bene che abbia la coscienza di sapere distinguere dalla spese necessarie da quelle effimere e inutili, anche in rispetto a chi non può nemmeno fare questa scelta in quanto non può far fronte neanche alle necessità più significative come riuscire a comprare da mangiare.

domenica, gennaio 13, 2013

Facendo i Conti

L'anno nuovo è iniziato e con lui anche la mia avventura da pendolare con viaggi che si attestano su una media di 2 ore ciascuno per andare e venire dal lavoro. Questa scelta si compone di due motivi che possono essere più o meno condivisibili, ma per me hanno una valenza entrambi.
Premesso che ho sempre trovato difficoltoso trovare delle sistemazioni gestendole a distanza, alla conferma del mio trasferimento di sede visto la vicinanza tra Torino e Milano mi sono documento un po' ed ho trovato economicamente accettabile fare il pendolare anziché trovare una sistemazione nell'hinterland milanese; in questo modo oltre ad evitarmi lo sbattimento della ricerca, dei controlli vari per la stipula di un contratto di locazione (che fosse da remoto o in loco), ho potuto decidere di risparmiare qualche euro e di avere la possibilità di essere a casa tutte le sere. Quest'ultima possibilità oltre a permettermi di tornare a fare il "bamboccione di mammà!" quindi essere servito, riverito, lavato, stirato e mangiato che son tutte cose che mi fanno un gran comodo e piacere, mi permette, però, anche  di essere un po' più presente in famiglia, cosa che negli ultimi anni mi era un po' difficile visti il maggior numero di km di ci separavano. Per qualcuno potrebbe essere un motivo poco valido, ma per me che vi sto scrivendo ha una valenza molto alta, non ha caso è stato il motivo principale della mia richiesta al lavoro di potermi avvicinare a casa. Seppure non sia così presente come qualcuno di voi potrebbe aver già considerato, vi garantisco che la sola idea che io sia a casa tutte le sere ha rasserenato tutti noi, sapendo che con una telefonata si è tutti disponibili avendo un impatto minimo sul lavoro e sui trasporti; può sembrare inverosimile quanto sto scrivendo ma vi garantisco che minori distanze e la possibilità di essere a casa tutte le sere è una gran cosa quando serve essere disponibili per qualcuno.Quindi per me è stato una gran sospiro di sollievo ottenere questo trasferimento e poter essere qui a raccontare del mio pendolarismo.
Ma parliamo appunto del viaggiare tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro: dalle mie prime stime in cui pensavo di potere risparmiare sino a a quasi 180 euro al mese, rispetto al solo costo di un affitto medio di 500 euro, dopo questi primi giorni mi sono ritrovato a dover ridimensionare l'importo risparmiato viste le spese che devo sostenere per i collegamenti da casa alla stazione e dalla stazione al lavoro. Non volendo dunque prendere in considerazione una casa in affitto, l'alternativa poteva essere l'automobile. Premesso che pur non pesandomi guidare, il confronto di tempo e soldi tra auto e treno era improponibile andando a favore del treno sia per l'aspetto economico che per, chiamiamoli, gli aspetti funzionali del viaggio: con l'auto oltre alla tensione della viaggio in autostrada si sarebbero aggiunte le tensioni del guidare nel traffico della tangenziale e di in una città impegnativa come Milano oltre a dover trovare ogni giorno un parcheggio (tormento di tutti gli automobilisti cittadini). Con il treno invece una volta fatto il biglietto, sali sulla carrozza e qualcuno ti porta a destinazione, quindi preoccupazioni minime ma fino ad un certo punto.

Ma andiamo con ordine, provo a fare un confronto tra le varie soluzioni e vediamo la mi scelta finale risponde alla positivamente alla mia scelta di fare il pendolare:

Auto
Distanza: 159 km
Tempo: 1h47 circa
Costo carburante: 600 euro/mese circa
Costo autostrada: 488 euro/mese
Pro: autonomia nell'orario, no scioperi, posto a sedere garantito
Contro: intemperie, rischi di viaggio, traffico, parcheggio
Totale: 1.088 euro mese
Treno
Distanza: 168 km circa
Tempo: 2h circa
Costo abbonamento AV: 295 euro/mese
Costo abbonamento GTT: 36,50 euro/mese
Costo abbonamento ATM: 26,50 euro/mese
Pro: economicità, nessun rischio diretto, ridotto impatto ambientale
Contro: dipendenza dagli orari e coincidenze, scioperi, posto e sedere non garantito, ritardi
Totale: 358 euro mese 
Casa in affitto
Distanza: tra i 10 ed i 50 km approssimativi
Tempo stimato: 1h
Costo affitto: 500 euro/mese (ipotesi migliore)
Costo spese varie: 450 euro/mese (condominio, utenze, mezzi pubblici/carburante, viaggi di rientro)
Pro: vicinanza, indipendenza negli orari, quotidianità più regolare
Contro: gestione casa, spese di mantenimento
Totale: 950 euro mese  

Considerando le approssimazioni e le stime parlando, dunque, solo dell'aspetto economico mensilmente è più conveniente fare il pendolare che mi permette di risparmiare circa 730 euro rispetto all'automobile e circa 590 euro rispetto a vivere in Milano, che limitando il confronto al solo affitto scenderebbe a soli 140 euro. Comunque sembrerebbe che la convenienza economica del viaggiare ci sia, seppur di contro ci sono le comodità e l'indipendenza delle altre due soluzioni che si contrappongono ai vincoli del pendolarismo, come gli orari e/o gli scioperi dei mezzi pubblici.Anche il tempo perso oscilla da un minimo di mezz'ora sino ad un massimo di 2 ore rispetto alle altre soluzioni riducendo il tempo libero da dedicare ad altre attività delle quali potrò recuperare solo per la lettura (che oltretutto avevo un po' tralasciato).
Per il momento l'aspetto economico è quello che mi preme di più quindi terrò fede a questa scelta di fare il pendolare almeno per un anno, perché a conti fatti dovrebbe permettermi di risparmiare almeno 1.500 euro come minimo che tutto sommato in tasca a me non fanno schifo.
Nelle prossime settimane vi condividerò magari come e quale sarà la mia esperienza nel viaggiare sui treni in questo terzo millennio, visto che sono ormai 6 anni che non ne facevo più uso.

sabato, novembre 24, 2012

Felini in Viaggio

Tresor
Garfield
Un viaggio in compagnia di felini, mai mi è capitato, in quanto per me l'animale deve avere il suo spazio e governarselo nel limiti della convivenza con l'uomo.
Ma essendo amico di alcune "gattofile" sono stato  arruolato
simpaticamente per fare da trasportino motorizzato per due felini. Ovviamente non mi sono opposto, anzi mi sono prontamente messo a disposizione, anche se devo ammette con qualche timore vista la mia inesperienza, ma mi faceva piacere rendermi utile ed aiutare la famiglia naturale come quella adottiva di queste due bestiole pelose.
Il viaggio in automobile è durato circa 8 ore anche per via della pioggia che non ha praticamente mai smesso, da quando sono partito da Roma sino al mio arrivo a Torino.
I due ospiti come garantitomi dalla padrona uscente, non hanno dato alcun problema, al punto che non li ho mai sentiti ne muoversi ne miagolare, mai una volta in 8 ore. Non hanno avuto problemi con il cambiare dell'illuminazione, dei rumori di sottofondo, dove tra l'altro gli ho fatto ascoltare per tutta la durata del viaggio la musica anni 60,70, 80 che spero abbiano gradito. La loro docilità è stata poi simpaticamente dimostrata con due posizioni essenziali che tenevano all'interno del trasportino: appallottolati uno a fianco all'altra a veicolo fermo o lento e stesi uno sopra l'altro con uno di loro che sporgeva le zampe fuori dallo sportellino quando ero a velocità di crociera, davvero buffa questa cosa. Non sono mancate le telefonate di controllo durante il tragitto, ovviamente per sapere come stavano le due bestiole oltre che per capire anche i tempi di percorrenza e un ipotesi di orario di arrivo, giusto per tenere aggiornata anche la padrona adottiva che era in trepidante attesa insieme a suo figlio.
Bene se non era per il fatto che parlassi io ai due ospiti in auto, me li avessero messi di nascosto in auto, mai mi sarei accorto della loro presenza praticamente due soprammobili con la pelliccia dal muso simpatico e sparuto che dove venivano messi stavano senza emettere un fiato.
Spero di non averli scossi troppo e di aver fatto fare loro un viaggio non troppo faticoso. Una esperinza particolare da ricordare soprattutto confrontando lo stato emotivo di chi lasciava e di chi prendeva. Ho visto in presa diretta le due facce degli stessi gatti e per certi versi non ho potuto evitare di sentirmi in parte coinvolto, condividendo in silenzio la tristezza ed il dolore della separazione, come allo stesso modo gioire nel vedere l'espressione di felicità ripagata dall'attesa dell'arrivo dei due giovani felini. Due momenti distinti solo poche ore ma forti, pregni di umanità che visti i tempi odierni faccio sempre più fatica a trovare e vedere nelle persone. Che dire: bella esperienza!

mercoledì, novembre 14, 2012

Di Famiglia

Stavo cercando di guardare qualcosa in tv ma non c'era niente che attraesse e mantenesse la mia attenzione; forse il fatto di non essere riuscito a rispondere ad una telefonata questa sera mi ha messo un po' in agitazione e nel vagare annoiato per i diversi canali ad un certo punto mi è tornato in mente che grazie ad un sms delle persona a cui qualche ora prima non avevo risposto, mi era venuta l'ispirazione per il tema di questo post: la famiglia.

Leggendo quel messaggio sul telefono mi sono trovato nella strana situazione di essere assalito da una serie innumerevole di ricordi legati alla famiglia, rapidi e bervi flashback di momenti diversi in anni diversi. Riflettendoci nei giorni a seguire mi sono accorto che molte cose sono cambiate e probabilmente non torneranno ad essere come erano prima, già solo per il fatto che passano gli anni alcuni componenti della famiglia, nel senso più ampio della parola e della parentela, vengono a mancare per raggiunti limiti di età piuttosto perché è terminato il loro il tempo a disposizione, inoltre cambiano e si modificano le composizioni dei nuclei familiari: chi si sposa, chi si lascia, chi nasce, chi cresce,  chi cambia città e/o vita, ecc.
I miei ricordi sono legati per lo più a due posti fondamentali: la casa in cui sono nato e cresciuto per 18 anni e la casa della nonna materna. In questi due luoghi si sono concentrati la maggior parte dei raduni familiari, dove nella prima ci si ritrovava tutti quelli da parte di mio padre (25 tra nonni, padri madri e cugini) e nella seconda quelli da parte di mia madre (10 1nonna, padri madri e cugini). Una cosa fondamentale che ancora non avevo focalizzato a dovere è quella che i raduni di famiglia erano possibili e si sono fatti grazie proprio ai "grandi papà ed alle grandi mamme", ovvero quelli che per me erano i nonni, mancando loro le cose lentamente sono cambiate sino a ridursi a poco e niente. Loro sono cresciuti con una idea ed una concretezza di famiglia tale per cui era impossibile non stare tutti insieme, ma questa cosa nel corso degli anni si sta lentamente perdendo. Non fraintendetemi non sto dicendo che non esiste più il senso di famiglia, anzi, credo che sia uno dei pochi valori che ancora tengono duro, ma sono cambiati gli scenari e il modo di interpretarla e viverla. Per spiegarmi meglio, un tempo le famiglie per quanto si allargassero erano raccolte in pochi chilometri e come istituzione patriarcale o matriarcale, tutti contribuivano al benessere di tutti nella famiglia (contesto rurale); con l'avvento  della medio borghesia, dell'industria, della tecnologia e di un diffuso e sopravvalutato benessere la concezione di famiglia, almeno secondo me, ha subito progressivamente una disgregazione e una dilatazione nello spazio e nella condivisione. L'essere più indipendenti, andare all'università, entrare nei programmi di scambi culturali, trovare occasioni di lavoro più o meno importanti e lontano da casa, ha fatto sì che il nucleo familiare si disgreghi pian piano. Seppur consapevoli e coscienti di tutto ciò, ci si consola e giustifica adducendo alla possibilità, già da qualche decennio, di poter comunicare a distanza con i telefoni mobili con internet e tutto quello che può tornar utile. Ciononostante ho notato che resta la costante del "luogo sicuro", ovvero quando le cose non vanno bene, quando la vita si fa difficile, quando ci sono le questioni importanti bene o male, la famiglia si ricompatta e riprende la sua forma. Si ritorna sempre volentieri a casa da mamma e papà, da fratelli e sorelle e chi più ne ha e più ne metta; solo loro sanno dare quel senso di accoglienza di serenità e di appagamento, niente altro. Ovviamente non è sempre tutta rosa e fiori, ci saranno stati a volte più a volte meno momento di attrito e contrasto, ma ciò non toglie che si è della famiglia. Escludendo quindi quelle storie familiari tragiche, tristi in cui invece si vive una realtà troppo dura, violenta e sacrificata all'estremo, la famiglia è l'unica cosa che ci fa sentire protetti e mai rifiutati. Sarà anche per questo motivo che socialmente siamo portati all'aggregazione e ricostruire questo habitat che ci fa sentire meno nudi ed esposti verso il mondo, ma non sempre tutti sono all'altezza, e si torna così a cercare le persone di famiglia.
Concludo infine dicendo che oggi visti i chiari di luna nell'economia sociale e del lavoro, credo che la famiglia tornerà di moda ed a fortificarsi e consolidarsi nuovamente; non sarà come 30 anni fa e magari all'inizio il riavvicinarsi sarà dettato da questioni di risparmio, quindi per esigenze economiche, ma sono convinto che in breve tempo ricostruito il nucleo allargato della famiglia, l'aspetto venale passerà in secondo piano, perché riscoprire quel mondo di unità e sostegno permetterà a tutti noi di dare una svolta alla vita, ridimensionando gli sprechi di energia a tempo in altri contesti, per farci tornare ad apprezzare quell'aria di comunanza e condivisione disinteressata e confortevole.

lunedì, agosto 27, 2012

Carpooling

Quando di dice che le coincidenze non esistono, concordo. Curioso quanto è successo in questi ultimi giorni, chiacchierando a caso con alcuni colleghi salta fuori che uno di questi è innamorato della mia città di origine, ed è così che parlando parlando ti spunta la proposta inattesa quanto colta di buon grado.

Gabriele "E se la prossima volta che sali a Torino vengo anche io e faccio a mezzi per le spese di viaggio?" 
Io "Certo, nessun problema. Ho in programma di risalite l'ultimo fine settimana di settembre".

Figuriamoci se mi faccio scappare l'occasione di fare un viaggio di 7 ore in compagnia spendendo la metà del solito, visto soprattutto i costi dei carburanti odierni e futuri... le promozioni finiscono prima o poi. Ed è così che confermo le date ed il numero di ore di ferie che sarebbero da fruire per agevolare la valutazione ed il possibile viaggio in condivisione.
Passa neanche qualche giorno e che articolo ti trovo su "La Stampa" online? 
Letto è incuriosito comincio a guardare qua e la su internet e contemporaneamente crescere una stramba idea in testa... Neanche una settimana dopo l'auto-invito del collega trovo questo articolo e comincio a pensare che tra il dilettevole, ovvero avere compagnia in auto e sia mai una ragazza, e l'utile cioè il risparmio dei costi di viaggio, potrei anche riuscire ad aumentare la frequenza dei viaggi e fare nuove conoscenze. Dal titolo avrete capito che stiamo parlando dunque del Car pooling ossia la condivisione dell'uso della stessa auto privata da parte di più persone che fanno lo stesso percorso o conosciuto anche come Car sharing ma in questo secondo caso più rivolto al noleggio anche a ore; in genere accade nei tratti medio brevi in città, ma navigando qua è la scopro che cercano ed offrono carpooling anche su tratti lunghi tipo quelli che devo affrontate io.

L'idea non mi dispiace, in fondo viaggiare in compagnia è decisamente più piacevole e meno pericoloso, in quanto non rischio di prendere colpi di sonno o distrarmi per noia, in più si crea l'opportunità per uno come me di incontrare nuove persone e fare nuove esperienze indirette magari ascoltando i racconti dei dei potenziali passeggeri; inoltre avrei anche l'opportunità di risparmiare economicamente che oggi come oggi non è per niente una cosa disprezzata. Di contro non mi vien anche da pensare che non so bene chi mi metto in auto che è ambiente piccolo e limitato rischiando magari di incappare in qualche malcapitato. Vero è che vista la mia fisicità appena mi presento potrebbe accadere che questi si ritira dall'intento e me ne parto da solo, ma vista la quantità di annunci e la possibilità di avere alcuni modi di interagire prima di confermare e/o far prenotare, potrebbe anche essere che con un po' di mestiere mi troverei a selezionare i co-viaggiatori migliori. Conoscendomi, prima di fare una cosa di questo genere cercherò di trovare notizie e riscontri sulle esperienze di altri per capire quanto è più facile trovare semplici ed onesti viaggiatori in cerca di risparmio, piuttosto che fregature e situazioni sconsigliabili.
Per certo è una cosa che per il futuro si può tenere presente e mettere in atto senza  troppo dispendio di risorse e di tempo, quindi se qualcuno di voi ha già avuto esperienze in uno dei due ruoli, proprietario del veicolo o viaggiatore sarà graditissimo ogni commento sull'esperienza fatta.

sabato, agosto 25, 2012

Colui Che Mai Fui

Quando si prende coscienza di se e di alcune realtà è cosa buona e saggia! Pur considerando la buona volontà, il tempo che ho dedicato a tutta una serie di progettazioni grafiche per vestire un sito che non sono mai riuscito a far decollare e che per fare qualcosa di decoroso, seppur limitato nella sua tecnologia non ho avuto la costanza e la fermezza di imparare nuove cose sulla programmazione web, come potete vedere ho deciso di riproporre qualcosa di simile in questo spazio sfruttando strumenti che già esistono e che devo solo collegare tra loro con poco impegno.
L'idea originaria era quella di avere un dominio tutto mio nel mondo della rete di internet e costruire pagina dopo pagina uno spazio vecchio stile, ovvero quello con l'antico e sempre efficace html statico. In quelle semplici pagine dovevano raccogliersi non solo la mia passione per la grafica vestendole e creandole una a una ma anche tutta una serie di "soggetti" editoriali, visivi, creativi che ho raccolto nel corso degli anni sulla rete incrociando altre persone che come me coltivano la passione delle arti, ognuno nella categoria che più trovava congeniale. Non so quanti di loro siano ancora naviganti di questa macroscopica rete cibernetica, ma certo è che avevano qualcosa da dire, raccontare e anche da rappresentare.
Quindi dopo aver letto dell'entusiasmo di alcuni naviganti della rete sui loro progetti, oggi mi sono fatto prendere dalla frenesia ed ho cominciato ad abbozzare e rivestire questo mio pezzo di web cercando di riproporre quel vecchio progetto editoriale. In fondo devo solo rinunciare alla parte creativa e di impaginazione che mi ha sempre affascinato, ma in fatto di funzionalità e possibilità di condividere e divulgare con questa piattaforma non mancano le occasioni e gli strumenti per mettere di nuovo sulla rete alcune delle creazioni che naviganti come PaolaClara, Cielidirlanda, Acuacheta ed altri ancora hanno condiviso con me, permettendomi ed onorandomi di ospitarli. Colui che mai fu, in qualche modo si affaccia lo stesso su questa parte di mondo, i progetti possono anche non realizzarsi in pieno, ma possono sempre prendere nuove forme e raggiungere nuovi traguardi forse insperati. Come potrete leggere nelle nuove pagine/sezioni di questo blog, la mia porta è sempre aperta.
Il progetto vero è proprio era quello di essere e rappresentare l'annuario delle persone di tutti i giorni che hanno sempre qualcosa da dire con i loro mezzi, che sia una foto, un disegno o un dipinto, piuttosto che un unico ed irripetibile racconto o poesia. Pur essendo figli del secondo millennio e pionieri del terzo, non credo cambierò mai idea: l'unicità dell'uomo e quella di non essere mai uguale a se stesso; ogni esperienza singola o collettiva è momento di arricchimento, e per questo ogni tipologia di espressione è degna di essere ascoltata, letta, osservata; solo in questo modo potremmo ampliare le nostre vedute e colmare i vuoti dell'ignoranza.
Se volete consideratemi pure falso predicatore o santone, un filosofo da due soldi, o qualsiasi altra cosa, ma credo in quello che ho scritto poche righe più su e con quel modo di vedere e agire ho potuto apprendere ed accrescere sempre meglio me stesso e ogni giorno un pochettino di più anche gli altri, mi spiace solo che collettivamente ci stiamo troppo alienando dietro a usanze poco sociali (seppur ce le vendano per tali) e ci stiamo allontanando da noi stessi e dagli altri. Così rispolvero il mio vecchio progetto, lo manipolo lo plasmo e lo riproppongo nel miglio modo che trovo oggi. Mi auguro solo che possa essere un progetto dai contenuti piacevoli non solo a me che li propongo ma anche a voi che passate di qua.

Ogni commento sul cambio di struttura di questo mio spazio web è gradito

martedì, giugno 12, 2012

Non è Solo Questo

Giornata alquanto impegnativa quella di oggi. Sveglia alla solita ora, arrivo mattiniero al lavoro, lentamente riprese le quotidiane attività che mi competono. Le energie sembrano a zero, come pervaso da un senso di svogliatezza, ma non è questo... non è solo questo. Anche le le persone che mi circondano sono allo stremo, ognuno per i propri motivi. L'atmosfera è particolarmente pesante da sostenere. Mancano forse gli stimoli? Non lo so. Non è solo questo. Poi iniziano ad arrivare segnali, tutti orientati nella stessa medesima direzione. Si concretizza un senso di sgomento, un senso di impotenza, un senso di frustrazione. Non è successo niente di particolare, ma le reazioni di chi torna dalla casa madre, una discussione la sera prima che ha lasciato un senso di inconcludenza o di incompiuto forse sarebbe meglio dire. Un riunione dell'ultimo minuto che apre molti quesiti ma che non lascia vedere risposte risolutive almeno nell'immediatezza. Qualche telefonata che ti porta a spalancare le porticine piccole degli armadi personali, che nascondono forse troppi scheletri o quanto meno troppo grandi. Nella giornata ci sono anche momenti di confronto o come mi verrebbe da chiamarli "sconfronto" che danno l'idea del comune sconforto. Poi la giornata lavorativa termina, e me ne torno a casa con quella sensazione di aver dimenticato qualcosa o di non aver fatto tutto.
Compro il pane e resto qualche minuto in attesa per pagare in attesa che la cassiera ci possa dare retta e una persona mi passa anche avanti, ma non me ne preoccupo. La testa vaga sfocatamente su pensieri lontani. Al rientro, altra telefonata anche questa strana, stanca, svogliata nei contenuti, mentre distrattamente guardo una partita di calcio degli europei. La telefonata finisce dopo 50 minuti su per giù. Ed è lì che mi assale quel senso di consapevolezza. Prende corpo quanto discutevo al telefono. Stacco la TV attivo la connessione ad internet e vengo qui a scrivere come ogni volta che troppi pensieri si addensano nella mia testa. Non ho ancora scelto il titolo quando sono a questo punto della scrittura, perché non è a fuoco il vero tema di queste righe. In coscienza lo so ma ancora non lo voglio scrivere, ancora lo sto definendo nei dettagli... si perché non è solo questo. Non voglia di contare quante volte l'ho già ripetuto, ma è tutto qui in queste quattro parole: "non è solo questo". 
La nostra quotidianità è l'insieme di molte cose, problemi lavorativi, economici, personali, sociali, storici, politici, ed ho la netta sensazione che anche se non vogliamo ammetterlo siamo tutti vittime della stessa condizione. Siamo preoccupati e non poco. L'incertezza del futuro, l'incapacità di tornare alle nostre vite di prima, la necessaria presa di responsabilità diretta o indiretta ci attanaglia. Ci preoccupa e spaventa di non essere noi i fautori del nostro futuro perché altri hanno il potere di decidere per noi, o così vogliono farci credere. Sento il senso di impotenza verso "angherie" che ci schiacciano e contro le quali non abbiamo armi e difese. Ma non voglio credere che sia così. Non è solo questo. Io ammetto di avere paura per il mio futuro, ammetto che mi sento imprigionato in una strana ed eterea gabbia che mi soffoca e dalla quale non riesco ad uscire. Poi però mi fermo un istante.
Il panico non è mai stato mio amico, quindi lo allontano. Faccio un respiro e con la mente vado a cercare nel mio passato, negli insegnamenti ricevuti in gioventù, a ricordare i ricordi dei vecchi, a ritrovare quella banale quotidianità di un tempo. Mi ritrovo con la mente a vedere il me stesso di 20 anni fa vestito con gli abiti corti di mio fratello maggiore, ad andare in giro a piedi o con una bicicletta scassata di 3 mano. A vedere mio padre che fa i conti di casa per capire se potremo permetterci le ferie o meno, o comprare un nuovo televisore con il telecomando o restare con quello a pulsanti e manopole. Vedo mia madre che lava a mano per non spendere troppo con la lavatrice che consuma troppa corrente. Vedo mio fratello che guida la sua 500 di 4 mano nonostante siano già 10 anni che  ha la patente. Mi ricordo che con meno facevamo di più. Si sta di più con la gente con poco, si stava tutti a darsi una mano, si stava tutti a contare le lire per arrivare a fine mese. Ricordo che il lusso era per altri non per noi. Ricordo che nonostante tutto, c'era dignità, rispetto e solidarietà. Prima c'erano le persone, gli affetti, le questioni importanti della vita erano la salute e qualità della vita. Oggi non è più così. Ci siamo forse smarriti? Ci siamo imborghesiti inconsapevolmente? Certo che oggi siamo terrorizzati di quanto ci si pone davanti tutti i giorni e siamo tutti struzzi: nascondiamo la testa, distogliamo lo sguardo perché non vogliamo comprendere che non sia più borghesi. Io sono sempre stato spiantato e lo resterò per tutta la vita: me ne vanto. Avrò sempre gli abiti corti, vecchi e di qualcun altro, ma non mi importa. Voglio tornare ad avere coscienza di me stesso, della mia dignità di essere umano, di ricordare che non sono il solo. Parecchie volte l'ho scritto e anche questa volta mi ripeterò. Sono un fortunato e di questo sono grato. Nonostante periodi meno buoni, non voglio dimenticare che sono non ho motivo di lamentarmi. Voglio ritrovare equilibri antichi da condividere con chi ha la medesima comunione di intenti, e lo so che non siamo pochi.
Non è solo questo, è che la vita è faticosa, ogni giorno le responsabilità e le difficoltà ci mettono alla prova, non sono da evitare, da svicolare o ingannare, sono da prendere ed affrontare, giorno per giorno, perché questa è la vita. Senza sarebbe tutto troppo noioso e non potremmo avere modo i risollevare la testa, che è la cosa che ci riempie, che ci fa sentire vivi e ci fa sentire noi stessi. Non solo io, molti si ritrovano con questo senso di impotenza, frustrazione e sconforto, per questo sarà più facile ritrovarsi e giorno giorno dopo giorno disegnare una mondo che ci piace di più, in ogni aspetto.
Non è il lavoro a nobilitare l'uomo,  affrontare la vita che ci rende nobili e signori!

Ora torno agli europei, i pensieri sono meno densi e posso ritornare alla routine per finire questa giornata e iniziare quella di domani che affronterò meglio di oggi o di ieri.

mercoledì, marzo 14, 2012

Sbiadito Passato

E' un periodo particolare. Lo scenario economico e sociale è come in uno stato di caos tale per cui diventa sempre più complicato vivere la quotidianità. Il timore di restare senza lavoro, il dover fare i conti ogni momento per essere certi di arrivare a fine mese, dare conto all'humus sociale nel quale siamo inseriti per qual si voglia motiviazione. Non passa giorno che nel guardarmi intorno vedo un formicolante movimento, oserei dire oramai ripartito 50-50 tra realtà e virtualità telematica, in cui ognuno di noi e assorbito, per non dire fagocitato, in una quotidianità distorta in cui tutti noi non facciamo che proferire lamentele più o meno accese, più o meno convinte, più o meno ragionevoli. Un costante borbottio compensato di tanto in tanto da facezie di poca gratificazione nell'estenuante ricerca di un benessere che si sta dimenticando.
Ogni nuovo uso e costume viene preso a giustificazione per le azioni, che sempre più egoistiche, intraprendiamo per soppravvivere alla giornata. Ogni pretesto di evasione o di scarico di responsabilità viene colto immantinente per non dover troppo riflettere sulle implicazioni dirette e indirette. Non nego che ci siano situazioni tali per cui diventa  impossibile non lamentarsi o trovarsi in disagio, ma è pur vero che rispetto a 15/20 anni fa sta venendo a mancare il senso accomunamento, di partecipazione e condivisione, oltre coscienza della realtà storica che stiamo vivendo. Saranno forse ricordi sbiaditi del passato, distorti, che ho della mia vita, ma sono quasi certo che quando avevo 19 anni la vita era più vita. Le persone ancora tenevano rapporti "umani" gli uni a contatto con gli altri, c'era il piacere di stare insieme anche solo per condividere situazioni scomode comuni, oltre che quelle più gioviali; c'era la ricerca di comunanza per vivere meglio concedendosi lo scambio e l'unione di esperienze gratificanti non solo nello stomaco ma anche nello spirito.
Oggi mi pare che ognuno di noi se ne stia per proprio conto limitandosi al contatto e convivenza con gli altri solo per comune tornaconto, o per non sentirsi estromessi da occasioni che sembrano irripetibili, ma che il più delle volte vengono reiterate per mancanza di fantasia o di indipendenza di pensiero. 
Insomma se tornassi indietro con l'esperienza di oggi credo che godrei ancor di più dei vantaggi di quell'epoca; daccordo sembra un discorso legato forse ai maggiori soldi ed alla maggior stabilità, ma per il vero quello che non c'era all'epoca era la sconsiderata grettezza odierna delle persone, che hanno la mente, lo spirito rivolti solo a trovare modo di essere i più furbi anche a discapito degli altri.
E' altrsì vero che ci sono piccole sacche sociali ed economiche in cui, come paradisi antichi e perduti, si riesce a trovare quel sano equilibrio della vita quotidiana, peccato solo che siano sempre meno e sempre più ridimensionate. Non mi resta che accontentarmi e suggere della ricerca di questi piccoli paradisi. E scusate lo sfogo.

domenica, gennaio 15, 2012

Dolenti Note & Piacevoli Incontri

Non poteva mancare la "pesata" di inizio anno al magazzino del lavoro. Piccola prassi che condividiamo tra colleghi di "peso". un piccolo rito volto a valutare stabilità o evoluzione del proprio corpo a seguito di un anno intero di sbattimenti. Non eravamo al completo ma tolto il sottoscritto tutti sono rimasti pressapoco delle stesso peso. Per quanto riguarda me invece è arrivata la prima dolente nota di questo 2012 in cui alla bilancia risulto essere 120 kg!!! Ahi ahi che brutta sorpresa, e pensare che non avevo ricevuto segnali negativi dal mio corpo.
Ormai la situazione è questa, pertanto non resta che decidere se lasciarmi prevaricare dall'opulenza o se mettere in campo azioni correttive per riprendere una forma migliore. Mi concedo ancora qualche giorno, giusto ad arrivare a fine di questo mese, giusto a fare alcuni esami di controllo per poi decidere con coscienza. Fortuna mia nello stesso giorno dopo questa dolente nota, mi si da l'opportunità per dar seguito a quanto auspicato e condiviso nel post precedente  al "2012 prossimamente", ed così che tra il senso di ospitalità mista alla curiosità  si prospetta la possibilità di dare un volto ad una voce e di concretizzare un rapporto sino a quel momento cresciuto solo attraverso il filo immaginario del telefono. Ed è così che con qualche sms viene definito e concesso un incontro convivale per la sera stessa, giusto a mantenere se non incrementare l'opulenza dichiarata dalla bilancia.

Ore 20.30 io passeggio mentre chiacchiero al telefono con un amica, in attesa del suo arrivo... lei mi passa accanto, qualcosa mi dice che è lei! E mentre sono al telefono mando con l'altro telefono un sms per dare modo di farmi riconoscere dalla voce di Bergamo che devo incontrare. Mentre l'sms viene inviato ed arriva la vedo lì seduta sulle scale del Vittoriano, con il telefono in mano, alza la testa si volta prima a sinistra poi a destra verso di me e riconosciutomi dalla descrizione si alza quasi di slancio salutandomi come fossi quasi un vecchio amico. Nel frattempo io da buon cafone (primo errore della sera) chiudo la conversazione al telefono, e ricambio il saluto con un sorriso...

Questo l'inizio che ha dato modo di passare una piacevolissima serata, potendomi pregiare dell'ottima compagnia di questa ragazza che per certi versi mi affascina grazie alla sua energia esuberante che tal volta sembrerebbe ingenua, ma non è per niente tale, e che sinceramente mi spingerebbe pure a migliorare se non approfondire la conoscenza, peccato per me che anche in questo caso ci sia una piccola nota dolente perché ella è fidanzata per non dire fidanzatissima. Ma da buon cavaliere nonché ospite anomalo nella città capitolina, mi gusto il piacere della conversazione e della compagnia di E. che fa sembrare tutto nuovo, interessante, speciale e apprezzabile e dalle sue parole di congedo anche apprezzato. Forse sono stato troppo ricco di parole, e di prosopopea (secondo errore della sera), ma ormai è fatta, andata come andata, per quanto mi riguarda nonostante l'infelice scoperta del sovrappeso (ah dimenticavo di dire che con i 120 ho battuto il recordo precedente del 2001 di 118kg!!!) non posso che essere felice ed onorato di aver avuto modo di coltivare questa nuova amicizia, anche perché E. è tra le poche che negli ultimi mesi si è dimostrata affine per alcuni aspetti alla mia visione della vita e nel viverla nella sua quotidianità, a cui si aggiunge il fatto che amo le persone costantemente curiose e vogliose di imparare, scoprire e sperimentare non adagiandosi ai piccoli traguardi già raggiunti. Ultima nota dolente della serata è stato quando durante la conversazione nel cammino di ritorno dopo cena, dove E. se esce con "...hai sviluppato di più la parte destra del cervello!" considerando che effettivamente sono una persona molto razionale, ma in quel frangente sono momentaneamente indispettito, non tanto per quanto ha detto E. ma per il fatto che mi sono sentito tradito da me stesso, non avendo coltivato a sufficienza negli ultimi mesi "il lato sinistro del cervello" ovvero non dedicandomi adeguatamente alla lettura, al disegno ed in parte anche al blog.
Termina così la serata, dopo aver preso freddo su una panchina di marmo su via dei fori imperiali, con un saluto e rimando all'incontro di lavoro per l'indomani, poi saltato per altri eventi da me non prevedibili, lasciandomi un po' di amaro in bocca per non aver avuto il piacere di rivedere E. trovandomi con una punta di gelosia per i colleghi che invece avrebbero avuto il piacere della sua compagnia.

Nel viaggio di ritorno a casa a fine serata il consuntivo è stato più che positivo, ma con due appunti personali che mi sono accollato: uno migliorare la mia salute (compreso il peso) ed il mio aspetto, due trovare una ragazza non fidanzata da poter corteggiare a dovere, che visto il punto uno dovrebbe venirmi più facile. Sia chiaro che E. non era nel mirino per la seconda notazione, ma di certo ha una buona dose di caratteristiche che rientrano nelle mie aspettative. Da questa serata che ha costituito il primo passo per smontare l'inerzia che ultimamente mi aveva troppo cementato, ne esco con il sorriso per aver avuto modo di concretizzare e di far crescere un bel rapporto personale, e mi concedo (e spero mi sia concesso dopo questo post) di poterlo coltivare ancora in futuro.

martedì, gennaio 03, 2012

2012... Prossimamente

Rieccoci ad un nuovo inizio anno. Primi giorni del 2012, oltretutto bisestile, in cui ognuno comincia a fare i conti e rendiconti dell'anno prima e confrontandosi con nuovi e vecchi propositi per questo anno entrante.
La sensazione però è che il punto di vista di ognuno di noi sia diversa, mi apre pure più greve. Lo scenario sociale/politico/economico di questi ultimi mesi sta facendo sì che l'ottica con cui si guarda al futuro non sia la stessa di sempre. L'atmosferea tra Natale e Capodanno era meno festaiola, forse più all'impronta della ricerca della vicinanza, dell'appartenenza, di una serenità comune ritrovandosi a stare insieme nella casa di qualcuno più di quanto forse succedeva qualche anno a fa, concedendosi meno al vagare per locali ed eventi; in più si aggiunge il timore degli effetti economici delle manovre ultime che stiamo vivendo che sta facendo fare scelte o quantomeno riflessioni che da molto non venivano fatte l'aria non sembra essere delle migliori. Ma nonostsante questo scenario che mi si è parato davanti, personalmente proseguo con gli intenti di qualche anno fa: non voglio vivere male per colpa dell'ambiente di lavoro, non voglio vivere male la socialità con le persone, non voglio vivere male la quotidianità che mi sovrasta con le sue scadenze e la sua pressione economica; voglio vivere quotidianamente e serenamente senza farmi prevaricare dagli eventi o dalle persone, lo so! Non è così semplice come scriverlo qui sul blog, di questo ne sono coscente, ma certamente mi sono stancato di fare lotte contro i mulini a vento contro un "sistema", troppo grande per una persona sola.
Voglio trovare e prendere il mio posto in tutto questa strana e ambigua globalizzazione  usando "il sistema" per rimetterci il meno possibile in questa giungla economica, e per riuscire anche a stare con la gente senza dovermi trovare a gestire inutili atriti che siano lavorativi o privati, magari rivalorizzando vecchie usanze e moderando nuove "tecnologiche piazze".
In fondo siamo tutti sulla stessa barca ed ognuno per le proprie cose ha pensieri, oneri, emotività con cui convivere tutti i giorni, per cui evito tutte le situazioni in cui "cane morde cane"... non serve a nessuno, certamente non a me.
Questo 2012 prossimamente mi vedrà partecipe e presente, comunque vadano le cose: non si ha il controllo di tutto, ma della propria sfera personale in buona parte si, per cui mi giocherò le migliori carte di cui dispongo per affrontare nuovi sacrifici, dove potrò cercherò di dare sostegno o un aiuto (che a far del bene ci si sente meglio). Non mi illudo che sarà uno splendido anno, ma certametne cercherò di renderlo spumeggiante e ricco di eventi positivi per contrastare "le sfighe, le rogne, le rotture, ecc." Non ci sto più a cercare scusanti o colpevoli,  mi interessa invece concludere al meglio ogni iniziativa che mi vede tra i protagonisti, che siano miei stessi propositi o che sia stato coinvolto da quelli altrui.
Prossimamente in questo 2012 ci saranno certamente novità e ritorni, esclusioni e interessamenti, coinvolgimenti e sconvolgimenti: dunque mi armo e parto.
Intato dò e ridò il benvenuto a coloro che passano e ripassano su questo blog con l'invito a non perdere le buone abitudini, tra le quali regalare un sorriso che mai male fa, specie in questi periodi in cui sembra tutto un po' troppo cupo, grigio e greve.

martedì, luglio 20, 2010

Nuovo Post

A gran richiesta eccomi a scrivre questo Nuovo Post, in cui sinceramente non so bene cosa voglio scrivre... in realtà sapre cosa scrivere ma sono anche stufo di lasciare troppo spazio alla parte meno piacevole della mia vita. Non ho voglia di analizzare e di scrivere sul fatto che sono scontento perché mi sono rimangiato una promessa fatta a me stesso; non ho voglia di scrivere come sto affrontando male una scelta obbligata come sempre dalla necessità; non ho voglia di scrivere di come sto subendo le giornate.
Mettiamo che ho voglia di scrivere del fatto che sono contento che ci sono persone a cui sono legato che hanno modo di vivere le proprie passioni e di godersi la vita con quello che gli da piacere. Ho sempre invidiato, o forse sarebbe più corretto dire, ammirato coloro che riescono a farsi coinvolgere, e seppur di riflesso ne godo anche io. Si perché tutto sommato è piacevole sentire il coinvolgimento degli altri per qualcosa, che possa essere un sogno, un concerto, un'ormone impazzito, piuttosto che un reiterare nelle solite scelte; è comunque innegabile che fa vivere delle emozioni per quanto possanno essere anche di poca entità sono comunque delle sensazioni, delle emozioni che si sentono nelle parole di chi le racconta. Sentire l'enfasi e l'entusiasmo piuttosto che quel filo di paura o tentennamento nel dire una cosa che li coinvolge, li avvolge.
Se ci penso in fin dei conti sentire il suono della voce, il modo con cui vengono racconatate le nuove piccole avventure è come leggere un libro da cui farsi affascinare, lasciarsi ammaliare e trascinare nel prosieguo del racconto. Io non sono mai stato una "raccontatore", semmai uno a cui piace lasciarsi andare in strampalati e vaneggianti filosofeggiamenti sulla vita, ma a narrare non sono per nulla bravo. Per questo mi piace ascoltare quello che gli altri hanno da raccontare, hanno sempre una punta di particolare umanità che traspare dal tono, dal volume della voce, dalla velocità o lentezza nel narrare di un evento piuttosto che di un altro. E come se mi innamorassi della passione con cui mi vengono snocciolati aneddoti su una serata, o evidenziati dei momenti di una giornata che possa essere fare lo shopping sfrenato, oppure di corse folli, piuttosto che di amori folli e mal gestiti se non anche vivere indirettamente le vite famigliari più comuni tra figli e genitori, o ancora di trasgressioni. Quello che a un certo punto conta non è nemmeno tanto la storia in se certe volte, ma quanto il modo con cui mi viene raccontato, esposto l'evento in questione. Sarà proprio perché non so raccontare che mi affascinano i narratori, ammirando la loro dote di saper coinvolgere, mi faccio predere in modo particolare, ma mai maniacale.
Non so se questo nuovo post potrà piacere, ma è certo che almeno non mi sono sofferto su quello che non volevo prendesse più spazio del necessario, però almeno ho accontentato coloro che volevano un nuovo post. La vita è una ruota ma forse anche solo una clessidra, o forse uno di quei segnatempo a moto perpetuo, resta il fatto che le storie che mi si raccontano non sono mai uguali, forse simili tra loro, ma mai uguali; cambiano le sfumature, i toni e il coinvolgimento dei narratori, ma ogni storia, ogni episodio, ogni evento è una cosa a se e per questo per me affascinanti tutte. Ora è il momento che concluda questo Nuovo Post (si sono strnz haha ahaha) e di andare a dormire, domani sarà un'altra lunga e impegnativa giornata.


mr.zugo

martedì, maggio 11, 2010

Tecnologia che corre

Ecco l'ho fatto! Ho cambiato pc portatile e sono combattuto tra il felice e il triste, si perché pur trattandosi solamente di componenti elettronici e teconologici, ammetto che mi piange il cuore a dar via il mio vecchio IMB ma al contempo sono felice del nuovo acquisto Dell. Non sono uno di quegli informati invasati che la pensano in un modo su una marca ma parlo di attaccamento ad una mia conquista: già sin da ragazzino invidiavo silenziosamente gli amici che avevano una computer, mentre io non me lo potevo permettere. 

IBM Thinkpad r40
A giugno del 2005 quando mi decisi a comprare un pc, ero al settimo cielo e per 5 anni mi è stato fedele, non mi ha mai deluso, nemmeno quando l'ho dovuto re-installare. Oggi a distanza di un lustro mi sono ritrovato diciamo quasi obbligato a fare il cambiamento. GIà quasi obbligato perché oramai la teconologia corre tanto veloce che nel giro di 4 mesi ogni strumento informatico o tecnologico è già superato, un tempo ricordo che si parlava almeno di 2 anni, poi si è passati ad 1 anno, poi 6 mesi ed ora non basta una stagione...
La tecnologia corre e tutto quello che la circonda non è da meno, tra comunicazione strabordante, comunicazione in movimento, mezzi di trasmissione più potenti, strumenti di gestione delle informazioni digitali sempre più performanti, io con il mio vecchio IMB con neanche un gigabyte di memoria ram, boccheggiavo in tutto... Così mi sono ritrovato a combatere con il sito della Dell perché non accettava la mia carta di credito elettronica e quando ormai ero sul punto di rinunciare all'acquisto desiderato, una soffiata mi amplia le vedute e mi sono catapultato neloo store dove vendevano questo tipo di computer per comprare il pc dal quale sto scrivendo. Si perché delle piccole fisse in realtà ce l' ho, soprattutto sui computer portatili. Premesso che ognuno sceglie in base alle proprie capacità di giudizio ed i propri criteri, non me ne vogliano i possessori di HP che ha sempre bei pc portatili, ma sempre con qualche pecca di tenuta (troppi tasti a sfioramento, e componenti un po' leggeri), non me vogliano coloro che hanno Toshiba, sempre ricchi di funzionalità e hardware ma poco durevoli; io dopo aver utilizzato Dell al lavoro per anni, non ho potuto fare altrimenti. Attenzione anche Dell ha delle pecche infatti mai prendere un Inspirion che ha sempre dei processori un po' troppo lenti e dischi rigidi delicati, se proprio si vuole spendere meno, come me d'altronde, optare almeno per uno Studio. 

Dell Studio1555
E così finalmente giovedì scorso faccio il mio acquisto mirato, e soddisfatto me ne sono tornato a casa. Per installarmerlo e gustarmelo al meglio ho aspettato sino a domenica per aprire la confezione. E qui è scattata la piccola tragedia... neanche l'ho acceso!! Ho dovuto rimetterlo in scatola e correre a farmelo sostituire (santa garanzia): guscio esterno e touchpad rigati e non poco, poprio come una sfregio fatto su una portiera di un auto. Dopo un'ora e mezza di socializzazione e spiegazioni con l'addetto dello store ottengo lo scambio con un modello inscatolato e controllato identico al mio, e così finalmente mi sono potuto gustare la novità teconologica. Speriamo di non avere altre sorprese. I gusti son gusti, per cui ad ognuno il suo pc senza voler fare a gara quale sia meglio o più bello. So solo che io sono bello che soddisfatto e quindi posso riprendere a lavorare sul mio sito e sui blog senza più preoccuparmi di attese infinite nell'apertura dei programmi o di connessione alla rete, pur dovendo attendere sino a giugno per aver i software che mi occorrono (compatibilità permettendo). Però l'idea di abbandonare il mio vecchio IMB mi rattrista un po' tutto sommato in 5 anni mi ha permesso di stare connesso in qualche modo al resto del mondo nostante la lentezza e qualche incompatibilità. Per non dispiacermi troppo, ho deciso di vendere il vecchio pc per non vederlo inutilizzato, e per questo motivo ci ho perso 4 ore questa sera per fare pulizia e ordine nel vecchio har disk e passare i dati su quello nuovo, cancellati tutti i miei profili e configurato un utente generico, e tra poco pure una bella pulita per presentarlo al meglio all'acquirente. Una cosa è certa se la comunicazione multimediale non richiedesse oggi tutte le risorse di cui necessita, non avrei mai cambiato computer...

Onore a ThinkPad R40 e Onore a Studio 1555

A corredo dell'acquisto del nuovo notebook (giusto a gratificarmi un po') ho aggiunto un mouse nuovo, delle cuffie con microfono che non avevo, una chiave USB per vedere la TV digitale sul pc, una multi porta usb e per finire anche uno zaino per trasportare più comodamente il notebook. Insomma rinnovato il parco tecnologico, mi manca solo più una fotocamera tenoclogicamente allineata, ma per ora mi faccio bastare la scatoletta digitale che ho vinto con i punti della benzina!

mr.zugo

martedì, marzo 09, 2010

La Forza Del Branco

In altre sedi è stato scritto della subliminazione, ma una concetto non è stato espresso ovvero quella del titolo di questo post. Che sia chiaro non è da intendersi come avvaloramento del condizionamento negativo, bensì come rimedio, o meglio come arma, verso la normalizzazione e la globalizzazione. La forza del branco sta nella comunione delle forze, delle idee, della condivisione delle potenzialità migliorative e di resistenza a quanto ci si contrappone. Ognuno nella propria vita affronta difficoltà e dispiaceri, ed è in questi frangenti che occorre affidarsi al gruppo, ma con le debite cautele e attenzioni, ovvero non come solitamente accade nel confidarsi o cercare conforto nelle amicizie o nella famiglia tanto per non sentirsi soli, bensì fortificando i legami con le persone che sappiamo e sentiamo essere unite da un filo nei nostri confronti. Dobbiamo trovare la forza di prendere le energie da quelle persone che sappiamo fidate e che mai chiederanno nulla in cambio, perché consapevoli del loro ruolo. I branchi che possono essere riconoscibili e certamente validi sono quelli della famiglia o quelli che si avvicinano al concetto di "squadra" dove tutti contribuiscono con le proprie doti a superare gli ostacoli e raggiungere il comune obbiettivo del benessere del gruppo. In questa epoca che stiamo vivendo, troppi sono gli sprechi di energie verso individui o gruppi di individui che ci assorbono negativamente le energie perché troppo volti a condurre un'esistenza che non si sa mai quanto valore abbia alla resa dei conti. Aspetti egoistici, di convenienza, di arrivismo, di dissoluzione sono quelli che conducono oggi all'esistenza consumistica e di rivalsa di casta che tentano di inculcarci con ogni mezzo: i valori morali, etici e di dignità del singolo sono soppiantati dall'apparire ed essere non da meno di altri, quando invece sarebbe opportuno tornare ai sani insegnamenti dei nostri nonni, dove esistevano regole di vite, che per quanto semplici, avevano una forza e permettevano una sicurezza che oggi troppo spesso vengono a mancare, fatta eccezione di alcune sporadiche realtà. L'unione è data dall'assembramento e non dalla condivisione e disponibilità, i traguardi sono raggiunti con mezzi iniqui mentre un tempo erano raggiunti con l'impegno e il supporto, le richieste sono arroganti e irragionevolmente egoistiche, mentre negli anni passati erano dettate dalle necessità e dal buon senso.
Ritengo che oramai la socialità sia maldestramente condotto per mano da una serie di aspettative che vengono inculcate a suon di mezzi mediatici nella cultura di ognuno di noi, allontanandoci così dai saggi insegnamenti dei nostri predecessori; pochi sono i coraggiosi che coltivano valori antichi ma forti, alla lunga si percepirà che sarà d'obbligo fare dei passi indietro e ritrovare quella serenità di essere umili e uniti prima di soccombere alla globalizzazione di massa in ogni ambito di vita. Fortemente ogni giorno sarà necessario prendere posizione prima da soli e poi pian piano con gli altri, perché il branco una volta compatto e solidale non ha rivali, pur correndo il rischio di essere delle note stonate, il branco non temerà nulla. Ovviamente non è la soluzione dei mali ma certamente aiuta a convivere meglio con quanto la vita ci ripropone noiosamente. Le sofferenze saranno supportate e alleviate, le gioie amplificate e vividamente vissute, le difficoltà saranno sormontate con il minimo sforzo grazie al supporto ed alla spinta del gruppo. Esistereanno migliaia di libri e testi di sociologia che insegneranno a sopravvivere in questa vita del terzo millenio, ma il sapere degli antichi sono ancora i più validi perché nato dall'esperienza della vita vissuta. Tutti dovrebbero leggere l'arte della guerra, una libro che parla di tattiche belliche, ma che nasce dalle considerazioni dell'esperienza della vita vissuta, le tattiche belliche non sono altro che le azioni che ognuno di noi può intraprendere nella propria vita quotidiana ed anche in nel libro è palesata la forza del gruppo ben gestito dal suo comandante, ma non è il solo libro che parla del gruppo, nei tempi moderni possiamo trovare l'arte del negoziato, in cui è palesato che il conflitto non è necessario se si conduce la controparte a gestire il contenzioso con lo stesso metodo, ovvero unione di intenti pur per contrapposte necessità. Se la subliminizazione mediatica ci bombarda, semplicemente sarà sufficiente lasciarsi bombardare senza prestarle attenzione, trovando nel confronto all'interno del gruppo quali invece possono essere le migliori scelte per il singolo ma anche per il gruppo stesso.
In definitiva occorre avere il coraggio di fare un passo verso qualcuno per trovare l'unione, confidare nelle persone nei valori che possono esprimere, e cominciare a sminuire la simbologia globalizzata e avvalorare di più l'unicità dei singoli e creare dei gruppi amalgamati di mutiesperienze vissute e non favoleggiate! Il branco è un'opportunità per rafforzare anche il singolo che cresce in proporizione al crescere del gruppo! Un tempo bastava un fiasco di vino, un salame e un po' di pane per socializzare oggi?

domenica, marzo 07, 2010

Confrontando&Affrontando

Dopo un mese di silenzio, torno a scrivere qualche riga qui, per lasciare un'altro segno della mia esistenza. A ben pensare l'inizio di questo post è un po' inquietante, ma resta il fatto che al momento ho il sorriso sul volto. Dovrei andare a dormire ed invece sono qui a scrivere e poco mi importa. Di cose ne sono accadute in poco più di 30 giorni ma ben poche hanno avuto un significato e lasciato qualcosa. Di quelle poche però l'impornta è stata ben impressa e gradita.
E' chiaro che faccio troppa introspezione, dietrologia, voli pindalici con la fantasia, ma è altrettanto ben definito che nel mio essere non manca mai occasione di rimettermi in discussione e a confronto con quanto mi si propone sul cammino, permettendomi di mantere il contatto con la realtà. Questo miscuglio alquanto strano dei miei tratti caratteriali sino ad oggi nel mio procedere nella quotidianità mi ha permesso di affinare istinti e valutazioni al punto di permettermi di avere attorno a me persone che hanno uno spessore; ognuno a modo proprio ovviamente ma non per questo meno valevoli rispetto ad altri. La pazienza e la voglia di confronto sono doti che dal mio punto di vista sono molto redditizie a lungo termine. Si è vero nel breve sembra tutto complicato, tutto confuso, tutto strano e inopportuno, ma l'esperienza odierna mi consente di dire invece che il tempo è il miglior giudice e compagno di vita. La fretta e l'impulsività vengono lentamente soppiantante dalla curiosità di vedere come vanno a finire le cose.
Ogni giorno mi riscopro nuovo e diverso verso le stesse persone che posso aver conosciuto anche anni prima, così accade che dal nulla dopo molti mesi risento persone di cui non avevo più notizia, dopo mesi una strana cortina di fumo si dipana nei confronti di un'altra persona, mi ritrovo con 12 kg in meno dopo 4 mesi dal mio trasferimento e conrtolli sulla salute da fare, ritrovo energie per ricostruire uno strato di me che era andato indebolendosi e assottigliandosi verso un mondo senza controllo e troppo vacuo, mi ritrovo ad essere eliso da un'organigramma aziendale e non dimostro il ben che minimo disago al contrario di altri tempi, ho voglia di innamorarmi, ho voglia di crescere, ho voglia di tornare a casa (ma non è una novità), imparo nuove cose nei rapporti con le persone e di questo sono grato, e anche se non vi interessa vi dico che fa bene affrontare gli altri!
Insomma piccole eventi in un mese che cambiano la rotta di una esitenza, anche se non ce se ne rende conto.
Alla soglia dei 40 anni, mi rendo conto di essere ancora un ragazzino con troppe cose da imparare, ma in fondo fa bene allo spirito avere sempre qualcosa da impare e scoprire, ma soprattutto non aver paura dei cambiamenti ed affrontarli a testa alta.
Torno qui a scrivere anche un po' alla rinfusa, poco male meglio averlo fatto che no!


mr.zugo

sabato, febbraio 06, 2010

Parole Mute

A mio rischio e pericolo scrivo direttamente nel form per i post, nella speranza di non perdere nulla come già altre volte è accaduto. Negli ultimi tempi mi sto trovando a combattere contro usi e consuetudini dei luoghi in cui sto vivendo, si proprio combattere, perché se faccio 100 i momenti in cui sento parlare le persone attorno a me, beh forse solo 30 volte sento parlare in italiano, mentre per il restante è una parlata con una cadenza locale a cui però si aggiungono tutta una serie di termini che con l'italiano a volte ci fanno a pugni essendo più dei modi di dire e consuetudini verbali del luogo. Ed io con il mio accento "sabuado", nel tentativo di integrarmi provo ad assimilare e riproporre questo modo di parlare, con il solo risultato di essere bonariamente deriso.
Capita così che mi rifugio nella lettura e  nella scrittura, ahimè per ora solo su internet, per cercare di trovare un minimo di italianità e senza necessariamente dover trascrivere o ripetere parole per me impronunciabili. Ma in questa momento che mi ritaglio, mi accorgo che oramai non ho più la capacità di sapermi esprimere in modo adeguato,  nonostante abbia anche fatto una certo percorso di studi che teoricamente avrebbero dovuto aiutarmi.
Si insinua così nella mia testa un dubbio atroce: starò pian piano perdendo la mia identità?

Se ripenso al post precedente forse si, se penso ai miei comportamenti nelle ultime settimane anche in quel caso trovo una possibile testimonianza di una crisi d'identità, se poi a queste cose aggiungo che ovunque possa andare a scrivere mi ritrovo a dover ogni volta dare spiegazioni di quello che intendevo... direi che sì! sto perdendo la mia identità. Posso solo considerarmi un Uomo che vaga nell'itinerario della vita parlando con parole mute, che nessuno può ascoltare o leggere perché incomprensibili e senza suono. Il senso di smarrimento che ho tentato di esprimere nel post precedente è praticamente niente al confronto di ritrovarsi ad essere isolati, incompresi: come in un film già mi vedo andare al lavoro e scrivere le e-mail dove il testo rimane bianco su fondo bianco, fare telefonate dove dall'altra parte chiedono "pronto, ma chi è? non sento nulla!" nonostante io stia parlando e gridando, passare in mezzo ai colleghi salutando e non ricevendo risposta perché la mia voce è arrivata muta alle loro orecchie, dovrei già ringraziare di essere visto... ma lo sono? Ora mi viene il dubbio di esistere addirittura.

No! Non è così come posso averla descritta sino ad ora! Già perché sono io cieco e sordo ai messaggi delle persone, sono io che continuo a voler parlare una lingua che non vogliono ascoltare, sono io che insisto a scrivere come mi dice il cervello, sono io che mi isolo, ma in vero sono io che faccio selezione naturale. Perché di parole mute ne ho sentite e dette abbastanza, ma ora mi sono anche stufato! Ammettendo imperfezioni, ignoranza e per quanto concerne lo scrivere anche la troppa fretta e la poca dimestichezza con  la tastiera, ma non ammetto più sterili osservazioni su come possa essere il mio modo di esprimermi. D'altronde ho anche altre testimonianze ed esperienze che dimostrano che la mia capacità comunicativa è quanto meno adeguata per un ascoltatore medio. Che poi in queste pagine virtuali, che siano siti, blog, profili, stati o qualsiasi altra menata di internet mi conceda la libertà di seguire i contorti labirinti dei miei pensieri mi sia data la possibilità di farlo, in fondo se non mi si vuole comprendere non lo si faccia, non ho minacciato ed obbligato nessuno a leggermi, e d'ora in avanti renderò ancor più selettiva la mia selezione naturale: non mi si comprende? no problem, le Parole Mute sono finite! Chi seleziona le proprie amicizie in funzione dell'abbigliamento, chi della squadra per cui tifa, chi per la musica che ascolta, io riprenderò a selezionare in base all'intelligenza, che non necessariamente deve essere di un certo QI bensì quella sottile e malleabile che permette di saper stare al mondo!



mr.zugo

mercoledì, agosto 26, 2009

Oltre A Noi...

... cosa c'è oppure chi c'è. Nei giorni prima e dopo ferragosto mi sono ritrovato a chiacchierare con diverse persone, uomini e donne diversi tra loro, diversi da me; si diversi perché ognuno con la propria infanzia e la propria storia giovanile, adolescenziale che ci ha portato ed essere quello che siamo. Ma in realtà abbiamo molto che ci accomuna, seppur in tempi e modi ineguali quasi tutti hanno perso amici, persone care, affrontato cambiamenti nella loro vita, provato privazioni più o meno importanti. Quello che mi stranisce e la difformità con cui sono state vissute e le conseguenze o le scelte che hanno portato ad ognuno di noi. Qualche tempo imputavo le diverse reazioni e scelte all'eduzione ricevuta ed all'ambiente in cui si è vissuto, ma oggi comincio a pensare che non siano sufficienti queste cose a giustificare... o meglio a spiegare diverse reazioni, diverse scelte e soprattutto diverse emotività. Non so bene cosa possa esserci d'altro ma certamente ognuno di noi ha una specie di motore spirituale, caratteriale che ci spinge e ci guida alle nostre scelte ed alle nostre azioni e lo stupefacente è che non siamo mai soddisfatti o convinti sino in fondo: ci resta sempre quel velo di tristezza, oppure quel senso di amaro in bocca, o al contrario una inspiegabile euforia per delle inezie, ecc. Di base però come qualcuno ha ben sottolineato in un commento del post precedente abbiamo tutti una babele dentro di noi, di parole, emozioni, sensazioni di cui dobbiamo trovare un senso, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo... forse però non è così semplice perché siamo sempre immersi in un fiume melmoso che ci impedisce di nuotare con facilità o con regolarità per seguire il senso delle nostre parole e delle nostre emozioni. Tutti siamo costantemente e disperatamente alla ricerca di equilibri che ogni volta sembrano avvicinarsi, si dimenano e danno la solita spallata e ci riportano se non al punto di partenza, almeno a tre passi prima. Oltre noi ci sono gli altri, oltre alla nostra vita c'è quella degli altri. In questo terzo millennio pretendiamo tutti la nostra fetta di felicità e per inseguirla ci perdiamo in labirinti da quali solo noi possiamo uscirne, perché nessuno guarda gli altri, forse non più con la giusta ottica e l'antica disponibilità. Quelle poche persone che ci provano, che cercano di non perdersi ed uscire dal labirinto fanno fatica sempre di più perché non c'è risposta da coloro che ci circondano, sembra che ad essere fiduciosi e disponibili si faccia la figura dei "pirla" e che si soccomberà alla negatività altrui, ed allora tutti vogliamo essere furbi, tutti vogliamo sentirci rispettati senza darlo, vogliamo essere considerati senza considerare, vogliamo stare bene senza sacrifici, vincere facile e sentirci meglio degli altri.
Dopo tante parole in merito alle amicizie di convenienza, agli affetti "fastfood", ai rapporti di "consumo" mi sono sentito svuotato di energie e di fiducia... non mi sono restati altro che i miei hobby, leggere, la grafica creativa, la scrittura, lo sport e da qui ricomincio perché oltre a me... "ci sono anche tutti gli altri" e non posso vivere come se non ci fossero o non avessero importanza ognuno per la propria parte, nel bene e nel male.