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mercoledì, settembre 14, 2022

Come Non Detto

Strada provinciale 17
Parco Nazionale dell'Abruzzo
Lunedì 25 aprile del 2016, questa è la data dell’ultimo post che avevo pubblicato su questo mio blog. Ora torno qui a scrivere dopo tutto questo tempo, e… sì non è un errore. C’è stata una pausa di oltre 6 anni dall’ultima volta che ho pubblicato qualcosa di significativo su internet.

Ci sono stati dei labili tentativi, ma come avevo scritto non ero più ispirato, non avevo più stimoli interessanti che mi portassero a scrivere. Ora, invece, le cose sono un po’ cambiate. In questi anni di assenza ci sono stati diversi eventi che da un lato mi hanno tenuto lontano, e dall’altro, mi hanno riportano qui.

Nonostante abbia raggiunto una maggior serenità “logistica”, non dovendo più rincorrere il lavoro in giro per l’Italia, d’altro canto oggi a quasi 50 non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo. Non è che mi stia lamentando della mia vita, anzi ne sono soddisfatto, ma ancora non ho trovato quella condizione che mi faccia godere appieno della mia esistenza. La mancanza di una famiglia mia si fa sentire: una componente della vita di un uomo o di una donna che ha un suo peso e che dà un contributo all’esistenza di un individuo, ma con i tempi che viviamo oggi per inverso non è poi una mancanza così profonda e segnante, questo è quello che mi dico forse solo per darmi un po’ di sollievo. Qualcuno di voi che leggeranno queste parole si potrebbero risentire, ma non vogliatemene. Da uomo solo quale sono, qualche alibi mi sarà pur concesso. Se vi state domandando del perché di questo sproloquio, la risposta è nella seconda riga di questo paragrafo: “non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo”. Con l’età che mi ritrovo, ancora oggi divento irrequieto quando non sono in qualche modo ascoltato e compreso, ma non solo, mi intristisco anche un po’ più del dovuto quando ritengo di non ricevere il giusto rispetto.

Ma facciamo un po’ d’ordine. Questo blog nasce nel 2007 per due motivi: il primo, come forse ho già scritto in altre occasioni, per sperimentare uno dei tanti mezzi di condivisione e comunicazione che il mondo di internet metteva a disposizione in quegli anni, quando i social erano ancora troppo giovani per essere il fulcro della vita delle persone come lo sono distortamente oggi; il secondo motivo, quello più intimo e forse mai condiviso esplicitamente, è quello di trovare un modo per dare spazio alla mia comunicazione in modo unidirezionale, senza interruzioni, sovrapposizioni e contraddittori immediati. In quel periodo sentivo la forte necessità di avere uno spazio tutto mio in cui poter mettere a terra pensieri più o meno seri, più o meno trasparenti, senza che un ipotetico interlocutore potesse intervenire. Ed è così che nei 10 anni successivi questo mio diario digitale ha preso forma per poi arrivare a quel 25 aprile 2016 in cui tutto sembrava essersi esaurito o per meglio dire risolto. In quel periodo avevo raggiunto dei risultati, avevo ri-messo radici a casa mia e lasciato il vagabondare archiviando le valige in cantina. Ora però è tornato, non il vagabondo, quel “tormento” intimo, quello dell’anima che non si sente ascoltata. Ho nuovamente bisogno di creare uno spazio in cui lasciar scorrere i pensieri, metterli in fila o in qualunque altro modo, purché vengano espressi e lasciati liberi di non tornare più o, almeno, non affollino più la mia mente.

Anche ora vorrei scrivere ancora molte altre cose… ma come sempre ho cercato di fare non vi annoierò oltre con questo post, rimandandovi al prossimo in cui racconterò un po’ di questi 6 anni passati nel silenzio.

sabato, novembre 21, 2015

11 Anni = 390.618





Dopo 11 anni solo un numero: 390.618!
Questi sono i chilometri percorsi dal sotto scritto in poco più di un decennio in giro per il Paese.
Per dare un senso a questo numero devo ovviamente fare anche un breve excursus per far comprendere meglio cosa possa rappresentare o meno questo numero. In quel di ottobre del 2004 sono stato, per certi versi, obbligato a intraprendere un percorso lavorativo e personale in cui a seguito di un precetto non ho avuto modo di restare a lavorare nella mia città ritrovandomi così così catapultato nella città capitale d'Italia. Da quel momento un solo pensiero mi ha accompagnato: tornare a casa. In un primo momento i ritorni a casa erano estemporaneamente periodici per ricongiungermi con i familiari, sfruttando ferie e fine settimane in modo tale da non restare mai troppo tempo lontano da casa. Ma più passava il tempo e più facevo i conti con me stesso, con la città capitolina, con la famiglia e più cresceva e prendeva forma il pensiero originale: volevo tornare a tutti i costi a casa. E' stato così che nel maggio 2007 ho colto la prima occasione decente che mi si è presentata per ritornare nella città natale. Così per poco più di due anni ho avuto modo di tornare a respirare l'aria sabauda oltre che riempirmi gli occhi del favoloso panorama che stagionalmente l'arco alpino che circonda la città taurinense offriva di volta volta in volta. Ma questa opportunità non è potuta durare, perché in definitiva l'opportunità lavorativa non era così decente come mi ero augurato. Ritorno dunque sui miei passi e nell'ottobre 2009 mi ritrovo nelle terre pontine in provincia della capitale, dove rimango relegato in limbo che dura 3 anni con poche occasioni per tornare alla mia tanto amata residenza torinese. Situazioni mutevoli che non posso controllare, fanno sì che si crei un'opportunità per avvicinarmi ed è così che a gennaio 2013 approdo nella metropoli ambrosiana, dove però in questo caso non resto a viverci ma dove invece quotidianamente raggiungo ed abbandono per via del lavoro. Giungiamo quindi ad uno degli ultimi atti di questo peregrinare per mantenere un posto di lavoro: a novembre di quest'anno abbandono definitivamente la città meneghina per tornare ad approdare nella città metropolitana piemontese.
Vien da se quindi che il numero 390.618 siano la sommatoria dei chilometri che ho percorso in 11 anni per andare e tornare da casa verso i vari siti lavorativi a cui ero destinato. La maggior parte sono stati percorsi con i treni, di ogni categoria e classe, per un totale di 301.328 km, mentre i restanti 89.290 k sono stati percorsi in automobile. Solo negli ultimi 3 anni per  raggiungere ed abbandonare la metropoli meneghina ho percorso più di 260.000 km di strada ferrata. Per completezza  e chiarezza va tenuto presente che i numeri sono ricavati dai biglietti ferroviari e della mappe stradali, sono precisi al 96% in quanto di alcuni viaggi non ho tenuto traccia dei biglietti e/o dei pedaggi, ma sostanza i numeri sono realistici tanto da poter palesare anche il costo sostenuto per tutti questi viaggi che ammontano ad un totale di 17.637, 32 euro in cui di nuovo la fa da padrone nuovamente la strada ferrata con 13.313,15 euro spesi in oltre due lustri  contro i 4.322,17 euro spesi con l'automobile tra benzina e pedaggi. 
Trovate tutto ciò maniacalmente inutile? Forse potrebbe esserlo ma non per uno come me che ha la tendenza ad avere un'elevata coscienza e consapevolezza delle proprie esperienze. Ovvero con il senno di poi se avessi avuto maggiori mezzi economici il numero sarebbe stato ben più elevato, soprattutto quello relativo ad i viaggi in automobile, perché l'istinto in primis, ma anche esigenze familiari piuttosto oggettive mi avrebbero portato a rientrare verso le colline torinese il maggior numero di volte possibile. 
Comunque sia ben conscio che nella vita ci sono stati e ci saranno sempre i veri  "Grandi Viaggiatori", io non mi ritengo tale, bensì un modesto viaggiatore, a cui questo numero resta di fatto significativo ed impressionante al punto da poter e voler considerare concluso questo ciclo e di no dover riprendere a vagabondare per il Paese per inseguire un lavoro o chissà quale altra chimera, ed incrementare così questo numero.

giovedì, luglio 23, 2015

Parole Evocate - "Cronaca di Un Viaggio"

immagine prelevata da laReplubblica.it
Ecco per voi un altro post recuperato dalla memoria del quaderno trovato nel "cofanetto dei ricordi". In questo occasione vi trascrivo la cronaca di uno dei tanti viaggio che ho intrapreso per tornare da Roma a Torino. Forse uno dei più rocamboleschi visto il modo in cui si è dipanato il percorso, ad ogni buon conto, la costante anche in questo viaggio è la presenza dei soliti pensieri che mi hanno sempre accompagnato in questi 10 anni.
Bigliettaio: «Prego mi dica...»
Io: «Buon giorno vorrei un biglietto per Torino Porta Nuova»

Bigliettaio: «vediamo, per quando?»

Io: «a partire da questa sera, se è possibile»

Bigliettaio: « bene, il primo disponibile è alle...»

Io: «c'è posto su quello delle 23.10... l'intercity notte?»

Bigliettaio: «No! Guardi... purtroppo è già tutto pieno»

Io: «come... tutto prenotato, già da questo pomeriggio?»

Bigliettaio: «ehh sì. In questo periodo di festività... ci sarebbe...»

Io: «si? Mi dica...»

Bigliettaio: «l'espresso delle 22.30, ma... è a suo rischio e pericolo, non c'è da prenotare ma rischia di trovare tutto pieno pure il portabagagli ed i corridoi...»

Eccomi di nuovo in stazione! Come d'abitudine non mi organizzo mai ed ora che voglio partire non trovo il treno che vorrei; mi devo di nuovo inventare qualcosa. Sono le 14.15 del pomeriggio di venerdì. Saluto cordialmente il bigliettaio e mi allontano dalla biglietteria. 
Prendo il telefono e chiamo: «Pronto... Ciao Giancarlo, sei già partito per Bologna? »Giancarlo: «Ciao Ugo, no penso che partirò tra un'oretta, hai bisogno di qualcosa? Quando parti con il treno tu? »Io: «Ecco appunto, il treno è tutto pieno e stavo pensando...»Giancarlo: «Dimmi...»Io: «Se non è troppo disturbo, mi chiedevo se potevi darmi un passaggio sino a Bologna»Giancarlo: «Ma certo che problemi ti fai, mi fa piacere, anzi così mi fai compagnia per il viaggio se non addirittura mi sostituisci alla guida»Io: «Come vuoi Giancarlo, per è già tanto il passaggio, ci vediamo al solito bar tra un'ora?»Giancarlo: «Certamente, a dopo allora».
Bene anche questa volta un'alternativa me la sono inventata, sapendo che il mio capoufficio tornava a Bologna sono riuscito a farmi dare un passaggio, così non pago neppure non mi "scasso" sul treno per più di 8 ore! Così dopo poco più di un ora mi faccio trovare al bar vicino all'ufficio e carico le valige sull'auto di Giancarlo e si parte. Unico piccolo problema è che in qualche modo dovrò reggere alla fiumana di parole di lamentela sui problemi di lavoro e delle relazioni di ufficio... Ed infatti a neanche due ore dalla partenza, appena usciti dal raccordo anulare di Roma, già sull'autostrada A1 in direzione di Bologna, sono già pentito della scelta fatta: Giancarlo ha attaccato un pistone che non finisce più, roba da far perdere la pazienza ad un morto; spero solo che si arrivi a Bologna per le 20.00 altrimenti le alternative per arrivare a Torino mi si abbassano parecchio.Dopo poco più di una ventina di km sull'autostrada Giancarlo si ferma ad una stazione per fare il pieno e per fortuna mia, preso dalla stanchezza mi chiede di sostituirlo alla guida. Meno male in questo modo posso concentrarmi sulla guida e tenere meglio i tempi di viaggio e lasciare che Giancarlo si assopisca quel tanto da smettere di ciarlare. Purtroppo però le informazioni sul traffico non sono confortanti al punto che mi rassegno ed evito di guidare troppo forte e mi metto ad una velocità di crociera, guida meno impegnativa e più rilassante; anche Giancarlo dopo una pausa si riprende ma fortunatamente cambia argomento di intrattenimento e passa a parlare delle sua tanto amata vela e della figlia adolescente o poco più grande, non ricordo. Come da aspettative il traffico si è intensificato obbligando così l'arrivo alla stazione di Bologna alle 20.35, quindi con una mezz'ora di ritardo rispetto alle mie aspettative. Saluto Giancarlo che riparte finalmente per lui verso casa mentre io mi addentro alla stazione. Questa volta evito la biglietteria e mi dirigo alle self-service e mi metto alla ricerca del primo treno per Torino, ma ormai è tardi: sono già tutti passati. Allora decido di allungare il tragitto e cerco un treno per Milano. Il primo treno che trovo è delle 20.50 ed arriva a Milano Centrale alle 23.30, nemmeno è un intercity; me lo faccio andar bene sperando che non arrivi troppo tardi per prendere uno degli ultimi treni regionali per Torino alle 23.50. Il tempo è poco e mi decido per questa soluzione, pago e stampo il biglietto e mi dirigo quasi di corsa al binario, mancano soltanto 10 minuti ciò nonostante mi accendo una sigaretta visto che è dalla 15.00 che non ne tocco una. Mi guardo intorno: ci sono altre persone che aspettano, persone che stanno cambiando binario per proseguire il loro viaggio o che semplicemente si dirigono al bar o verso i bagni. Sono donne, uomini, ragazzi, famiglie intere che si ritrovano in una stazione, un luogo che accentra in se diverse vite, lingue ma anche sogni e speranze a volte simili a volte completamente diversi. Ed io? Io sono un 32enne lavoratore lontano da casa, infatti sono già 8 mesi che faccio su e giù tra Torino e Roma; ad ogni viaggio ho nuove aspettative per riuscire a trovare un nuovo equilibrio dopo aver perso quello precario precedente... sono sempre più combattuto sul da farsi. Sta arrivando il treno e mi porto a ridosso della "fantomatica" linea gialla" camminando in direzione della testa del treno per avere meno tempo da perdere nel cambio del treno. Salgo sulla carrozza che mi si ferma davanti e fortunatamente trovo un posto dove buttarmi a sedere. Quando parte il treno partono anche i  miei pensieri, ormai sempre più confusi e conflittuali tra trovare una sistemazione stabile e possibilmente duratura a Roma piuttosto che restare in una situazione di precariato domiciliare con l'intenzione di trovar modo di tornare a casa? Quindi confidare nella fibra caratteriale di mia madre e tenare di costruirmi una vita nella città millenaria o farmi carico della quelle responsabilità non totalmente mie? Non mi sembra neanche vero, per tutto il tempo passato all'università non ho fatto che desiderare di abbandonare la mia città, Torino, per fare fortuna altrove, ed ora invece che ne avrei la possibilità non ho più questa aspettativa.Il paesaggio fuori dal finestrino scorre, si vedono le luci in lontananza scivolare via veloci, le sagome delle case e dei fabbricati si fondono con il resto che li circonda creando disegni confusi ma omogenei nella luce della sera che cala rapidamente nonostante il sole calante si intraveda a tratti sospirando gli ultimi raggi rossastri dietro le colline. Io ogni tanto mi distraggo dai miei pensieri al passaggio di qualche altro viaggiatore sul treno o per cercare di leggere le insegne delle stazioni che attraversiamo. Ora ad esempio siamo a Piacenza e dal finestrino mi gusto la vista di una bella ragazza bruna, ne sono quasi ipnotizzato, trovo i suoi occhi scuri estremamente rilassanti e confortevoli; ora lei sorride a qualcuno, non io, ma colui che stava attendendo e finalmente la sta raggiungendo. Il treno riparte, tra un'oretta saremo a Milano, ma casa è ancora lontana. Comincio a sentirmi stanco, non tanto per il viaggio ma per i quei pensieri che ancora mi assillano. La stanchezza mi assale e gli occhi mi si chiudono, ed anche i sogni prendono, per fortuna, il posto dei pensieri grevi che mi tormentavano. L'ora che resta di viaggio scivola via tra sogni di campo di basket e partite vibranti, divertenti... La motrice rallenta ed i freni fischiano. Finalmente siamo a Milano, mi do una mossa e mi preparo perché ho solo 15 minuti per fare l'ultimo biglietto e ripartire. Maledizione! La prima self-service non prende i contanti... Neanche la seconda! Mi guardo intorno e non sono il solo con questo problema: ecco siamo alle solite, dopo le 22 niente contanti solo carte. Ne trovo una al volo e faccio il biglietto e via al binario a prendere il treno che parte tra sette minuti. Con un po' di affanno ma salgo sul treno e stancamente, dopo 8 ore di viaggio, di nuovo mi porto in testa al treno o quasi finché non trovo un posto a sedere. Ne trovo uno e mi ci accascio sfinito e mi lascio andare di nuovo alle braccia di Morfeo. Due ore di viaggio con il vuoto nella testa, niente pensieri e niente sogni di basket, solo il dondolio del treno che mi culla. La motrice di nuovo rallenta e di nuovo i freni fischiano rumorosamente avvisandomi che sono arrivato a Torino. Sono le 02.55 treni od autobus per casa non c'è ne più... unica alternativa un taxi.Esco dalla stazione, salgo sul primo disponibile ed in 20 minuti sono a casa con una spesa di 40 euro, così dopo 11 ore di viaggio complessivi tra auto, treni regionali e taxi sono finalmente a casa!

(scritto su un treno a dicembre 2005)

giovedì, luglio 09, 2015

Parole Evocate - "I Viaggianti"

Immagine prelevata da
http://archiviodelverbanocusioossola.com/tag/pella
Questo è il secondo post che edito qui su internet ripresentando le parole scritte a mano una vita fa e mi rendo conto che a distanza di tempo scrivo di cose diverse, le scrivo in modo diverso; negli anni addietro ancora mi appassionavo per viaggi che facevo perché avevo modo di toccare con mano l'umanità con la quale potevo anche interagire. Oggi come oggi, invece, quanto posso scrivere sui viaggi e sulle persone che viaggiano con me è dettato invece dal rammarico di aver perso quei "viaggianti" di un tempo con cui avevo un senso di appartenenza a volte anche solidale, anche se limitatamente al tempo che si trascorreva insieme. Dal quaderno ritrovato nel "cofanetto dei ricordi" vi voglio dunque riproporre le parole scritte oltre dieci anni fa sul tema dei viaggi, e come per "mamante" oltre che per condividere i miei pensieri e le mie emozioni, le trascrivo qui per evitare che la carta ingiallisca e l'inchiostro sbiadisca,  quindi siate clementi nel giudicare la forma e la scelta delle parole di una vita precedente.

Nonostante le ultime disgrazie, ancora molta gente usa il treno per spostarsi. Sono vite in cammino che si incrociano nei corridoi, negli scompartimenti, sulle banchine per accedere le alle carrozze.

Una vita parallela nasce, cresce e muore in ogni viaggio, si vede il meglio ed il peggio della vita e la multi etnia ormai è arrivata.
Lavoratori indefessi, prostitute, immigrati famiglie, studenti, raccolti in poche carrozze, che si guardano, si parlano e si ascoltano senza barriere, lì sul treno è un altro mondo è una piccola enorme società che si fonde si unisce in un unica anima migratrice che viaggia verso un mondo migliore; un affare importante, un amore, un lutto, una vacanza e comunque per lo più ti consente di essere te stesso senza timore di essere giudicato per la vita, stai lì a viaggiare con altri che probabilmente non rivederai più ma che resteranno con te in parte come tu rimarrai in loro.
Molti non partecipano a questo mondo itinerante ma inconsapevoli ne fanno parte e contribuiscono a alimentare un'anima viaggiante fatta di tante anime con le loro storie, le loro passioni ed emozioni.
Questi pochi che ne faranno tesoro probabilmente vederanno il "mondo fermo" con altri occhi ed un altro spirito, tutti gli altri scenderanno e torneranno alla loro vita di sempre inconsapevoli di aver lasciato qualcosa. 
(scritto su un treno 12/03/2005)

Seppure oggi siano cambiati in melgio i treni e si siano trasformate le stazioni, i "viagginati" ci sono ancora e sono forse anche più di prima, sfruttando nuovi e maggiori collegamenti e tempi di percorrenza più brevi. Una cosa però è cambiata: la fretta e l'introversione sono talmente aumentate che non c'è più quel contatto umano come quello di un tempo, vuoi anche perché il layout dei mezzi è diverso e meno concilia la condivisione e l'intimità che nel secolo precedente invece si potevano trovare negli scomparti delle carrozze dei treni. La multimedialità di cui oggi si dispone isola più di dieci anni fa rendendo i "viaggianti" soli ed isolati.

lunedì, dicembre 30, 2013

Trovarsi e Perdersi - Senza un Ragione

Lettera Aperta
Sono mesi che ho questa specie "lettera aperta" che gira per la testa, ma non mi sono ancora deciso a pubblicarla. Non riesco a capire se devo pazientare o meno, per avere delle risposte che forse non arriveranno mai. Oggi mi sono nuovamente ritrovato a pormi delle domande e fare delle supposizioni su come sono andate o non sono andate delle cose. Non posso più aspettare e devo mettere nero su bianco quanto mi passa per la testa così da non dovermi portare oltre questi pensieri.


Queste parole sono per te E.,
                  per te che, un giorno, hai incrociato il mio cammino inconsapevole di percorrere un sentiero diverso da altri; non a caso all'inizio ti sembrò più un strada impraticabile, in salita senza luce e senza una meta, piena di rabbia gratuita, trovandoti oggetto di attenzioni, non volute, per niente piacevoli.
Ciò nonostante hai insistito per quel sentiero, forse immaginando che al fondo ci potesse essere una meta piacevolmente inaspettata. Quel cammino l'hai percorso per molto tempo, per qualche anno direi, trovando mi auguro un compagno di viaggio all'altezza delle tue aspettative, avendo così modo di godere del viaggio che avevi intrapreso.

C'è stato un tempo in cui non volevo che tu fossi sul mio cammino, temevo per te e per me, potevamo non essere i compagni di viaggio giusti uno per l'altra. Il "Signor Destino" però ha preferito riavvicinare i sentieri e così ci siamo incamminati per una comune via ricca di giochi, confronti, supporto reciproco dove nessuno chiedeva niente di più che essere se stesso/a ed essere accettati per quello che si era nel bene e nel male. Il tempo trascorreva arricchendo il percorso di ognuno di noi anche se rare sono state le occasioni in cui si è potuto godere della compagnia reciproca dal vivo, ma questo non ha mai limitato un rapporto in crescita quale poteva essere il nostro.

Personalmente posso dire che hai riempito il vuoto che molte altre persone hanno creato in quegli anni, allontanandosi da me, ma quel che più conta mi hai fatto riscoprire la gioia del gioco: quello semplice, quello che nasce come espressione della sola fantasia; anche se erano più le occasioni e la voglia di evadere dalle responsabilità quotidiane, non ci si dimenticava mai della concretezza della vita quotidiana.

Poi... Poi qualcosa è cambiato!

Contrariamente a quanto facevo di solito, mi sono creato delle aspettative. Aspettative disattese. Violentemente disattese. Mi sono smarrito per un po' di tempo, non abituato alla delusione delle aspettative disattese. Ma come sempre ho ripreso il cammino... tu non c'eri più. Per un po' ti ho aspettato, ma non arrivavi più. Non sono mai stato molto paziente per certe cose, quindi non ho indugiato oltre ed ho proseguito senza la tua piacevole compagnia. Quel che più mi ha disorientato è stata la mancanza di una ragione, di un motivo, della tua assenza. Posso solo immaginare che tu abbia deciso di prendere una direzione diversa, augurandomi ed augurandoti che sia un cammino avvincente e che ti faccia provare emozioni e vivere esperienze che possano arricchirti ancor di più.


Non posso attardare oltremodo il passo, devo riprendere il mio cammino ringraziando per la fortuna di aver condiviso con te un tratto di strada ricco ed emozionate.

                                                                             Buena Suerte y Buena Vida Querida


Non era il modo in cui volevo condividere queste parole, ma non potendo recapitare di persona o con missiva, una lettera scritta di mio pugno, utilizzo questo spazio per condividere questi pensieri.

sabato, dicembre 01, 2012

-20 & -33

Non sono delle temperature ma il conteggio dei giorni che restano del conto alla rovescia dei due traguardi che devo raggiungere. Ormai è tutto di dominio pubblico, o quasi, visto che sono poche le persone che ancora non lo sanno. Ora vi spiego meglio cosa rappresentano questi conteggi:

-20 è il primo conto alla rovescia e facendo banalmente due conti si capisce che arriviamo a 21 di dicembre, ora non cominciate a pensare alla fine del mondo come predetto o meglio detto nel calendario Maya; più banalmente si tratta dell'ultimo giorno che passerò nella mia dimora pomentina. Ebbe sì il giorno successivo sarò in viaggio per tornare a casa con tutte, e dico tutte, le mie cose. Con l'occasione del rientro per le festività natalizie, ne approfitto per traslocare e ritornare nella mia città o meglio nella mia terra di appartenenza, ovvero il Piemonte e più precisamente Torino. Come spesso detto di casa ce ne una sola ed è sempre dove sono gli affetti e le memorie di chi siamo. Questa ulteriore parentesi di 3 anni e 2 mesi abbondanti sta per volgere al termine. Mai come negli ultimi 7 anni questo è un natale che comincio a sentire e che voglio vivere nello spirito giusto, per questo motivo sto facendo il conto alla rovescia, non vedo l'ora di essere a casa, stare con la famiglia, con quelle poche amicizie che mi sono rimaste dopo 10 anni da vagabondo del lavoro. Cavoli sono passati 2 lustri da quando inseritomi nel mondo del lavoro degli adulti ho iniziato questa odissea. Dopo i primi 5 anni passati a lavorare mediocremente, dopo mi sono buttato a capofitto in un mondo complesso ed esigente; talmente esigente che sono 10 anni che per periodi più o meno lunghi sto lontano dalla mia casa e dai mie affetti per cercare di trovare e raggiungere una posizione professionale ed economica per il futuro; i risultati non sono stati dei migliori, ma visti i tempi odierni, credo di aver raggiunto dei bei traguardi. Ora finalmente ho l'opportunità di tornare nelle terre a cui appartengo e spero di restarci il più possibile ed abbandonarle solo per nuovi e maggiori interessi personali verso altre località e non più per esigenze professionali.

-33 è il secondo conto alla rovescia ed è per la verità l'origine del primo conteggio. Mi spiego meglio. Dal 25 ottobre ultimo scorso ho un foglio firmato dal responsabile del personale che avvalla il mio trasferimento di sede lavorativa, spostandomi da quella di Pomezia a quella di Milano. Quindi 33 sono i giorni che mancano al mio primo giorno di lavoro nella nuova sede. Per diversi motivi che non sto qui ad elencare 2 mesi prima della lettera di trasferimento avevo richiesto di rientrare nelle sedi più appropriate di appartenenza per me ma anche per altre 2 colleghe visto il cambio di mansione. In quest'occasione il mio responsabile memore di alcune segnalazioni che gli avevo fatto, con l'occasione della definizione della riorganizzazione avvenuta nei mesi precedente delle strutture lavorative, è divenuto un momento per me propizi, e vista la richiesta, mi ha collocato sulla sede di Milano dove sono presenti altri colleghi di struttura. Bene questa configurazione è stata avvallata ed ha portato come risultato il foglio di via per Milano. Mi spiace solo che le colleghe invece ancora non hanno notizie... Quindi con l'anno nuovo, nuova sede di lavoro e nuovi colleghi d'ufficio. Non nego che mi serviva in questo momento un cambiamento d'aria visto che alcune situazioni si stanno complicando non poco. I cambiamenti nell'azienda, i cambiamenti nell'economia nazionale ed internazionale stanno modificando non solo i massimi sistemi ma anche la quotidianità lavorativa che ognuno di noi deve vivere; ci si sta allontanando progressivamente dalla misura umana per sconfinare e sfociare nella mera valutazione di benefici e perdite che va a discapito delle persone, non a caso oggi mestamente chiamate risorse. Quindi anche da noi si è soggetti a queste variazioni ambientali e comportamentali, e quest'opportunità di poter virtualmente cambiare scenario lavorativo, mi permetterà di essere mentalmente proiettato alla novità e al ricominciare a costruire relazioni e rapporti.

Bene quindi svelato il mistero del conto alla rovescia che feci in un post precedente. Insomma tirando le conclusioni anche in questo frangente, rispetto la mia definizione di viandante del terzo millennio, e da gennaio ancor di più, infatti per i primi mesi con molta probabilità dovrò fare il pendolare Torino-Milano-Torino, tornando ad usufruire del servizio ferroviario. Mi domando dopo 5 anni come siano cambiati questi trasporti, all'epoca l'ultimo treno che presi io non era ancora uno di quelli ad alta velocità, ma ormai non manca molto e scoprirò la nuova vita da pendolare.

sabato, novembre 24, 2012

Felini in Viaggio

Tresor
Garfield
Un viaggio in compagnia di felini, mai mi è capitato, in quanto per me l'animale deve avere il suo spazio e governarselo nel limiti della convivenza con l'uomo.
Ma essendo amico di alcune "gattofile" sono stato  arruolato
simpaticamente per fare da trasportino motorizzato per due felini. Ovviamente non mi sono opposto, anzi mi sono prontamente messo a disposizione, anche se devo ammette con qualche timore vista la mia inesperienza, ma mi faceva piacere rendermi utile ed aiutare la famiglia naturale come quella adottiva di queste due bestiole pelose.
Il viaggio in automobile è durato circa 8 ore anche per via della pioggia che non ha praticamente mai smesso, da quando sono partito da Roma sino al mio arrivo a Torino.
I due ospiti come garantitomi dalla padrona uscente, non hanno dato alcun problema, al punto che non li ho mai sentiti ne muoversi ne miagolare, mai una volta in 8 ore. Non hanno avuto problemi con il cambiare dell'illuminazione, dei rumori di sottofondo, dove tra l'altro gli ho fatto ascoltare per tutta la durata del viaggio la musica anni 60,70, 80 che spero abbiano gradito. La loro docilità è stata poi simpaticamente dimostrata con due posizioni essenziali che tenevano all'interno del trasportino: appallottolati uno a fianco all'altra a veicolo fermo o lento e stesi uno sopra l'altro con uno di loro che sporgeva le zampe fuori dallo sportellino quando ero a velocità di crociera, davvero buffa questa cosa. Non sono mancate le telefonate di controllo durante il tragitto, ovviamente per sapere come stavano le due bestiole oltre che per capire anche i tempi di percorrenza e un ipotesi di orario di arrivo, giusto per tenere aggiornata anche la padrona adottiva che era in trepidante attesa insieme a suo figlio.
Bene se non era per il fatto che parlassi io ai due ospiti in auto, me li avessero messi di nascosto in auto, mai mi sarei accorto della loro presenza praticamente due soprammobili con la pelliccia dal muso simpatico e sparuto che dove venivano messi stavano senza emettere un fiato.
Spero di non averli scossi troppo e di aver fatto fare loro un viaggio non troppo faticoso. Una esperinza particolare da ricordare soprattutto confrontando lo stato emotivo di chi lasciava e di chi prendeva. Ho visto in presa diretta le due facce degli stessi gatti e per certi versi non ho potuto evitare di sentirmi in parte coinvolto, condividendo in silenzio la tristezza ed il dolore della separazione, come allo stesso modo gioire nel vedere l'espressione di felicità ripagata dall'attesa dell'arrivo dei due giovani felini. Due momenti distinti solo poche ore ma forti, pregni di umanità che visti i tempi odierni faccio sempre più fatica a trovare e vedere nelle persone. Che dire: bella esperienza!

lunedì, novembre 12, 2012

Restyling

E' passato poco più di un mese da quando ho scritto l'ultima volta, anche se avrei avuto molto da scrivere, un po' mi è venuta a mancare l'iniziativa ed un po' sono stato assorbito da altre incombenze che richiedevano maggiormente la mia attenzione, portandomi a trascurare quindi un po' questo spazio.
Rimetto dunque mano a questa mia finestra sul mondo del web, smaltite alcune delle incombenze, e dopo meno di un anno, ritorno alle origini ripristinando il nome originale del blog.Ritorno coal nome  storico del blog che da 5 anni sto portando avanti (tra una piattaforma e l'altra), che non me se ne voglia, ma solo con questo titolo lo sento veramente mio fino in fondo. Trasmigrant era un nome temporaneo che mi sono trascinato sino ad oggi, ma è tempo di rimettere un po' di cose a posto. Spesso mi sono definito viandante del terzo millennio e sinceramente ritengo che tutto sommato mi calzi a dovere: è pur vero che in questo blog quasi mai parlo di viaggi veri e propri, ma è altresì vero che quanto scrivo è frutto delle mie esperienze di vita che nascono dal mio continuo vagabondare per il mondo e dai rapporti che si creano con le persone che incrocio lungo il mio cammino; già solo guardando il mio curriculum lavorativo è evidente che non riesco a mettere radici in un posto, escludendo ovviamente la mia città di appartenenza dove torno ogni volta che posso, caratterialmente mi spingo sempre a ricercare nuovi stimoli e nuove realtà da vivere, e non solo parlando di lavoro ma anche nella vita privata patisco la routine delle cose che restano uguali a se stesse.
Quindi dopo questa breve pausa riparto dando una rinfrescata cambio abito al blog riportandolo a colori più chiari, per me di maggior respiro: infatti mi sento soffocare da tutta una serie di zavorre che si sono accumulate in questi ultimi mesi e seppur in modo virtuale, anche attraverso il blog mi serve per liberare la mente augurandomi ce mi dia l'impressione di una ventata di aria fresca. Mi auguro che possa soddisfare anche il vostro senso estetico come soddisfa il mio.
Sono cambiati gli orizzonti al lavoro, non per scelta mia, sono cambiati gli orizzonti in famiglia, e non per scelte volute, sono cambiati gli orizzonti professionali e personali, questi invece per mie scelte ponderate. Lasciate da parte velleità sempre meno raggiungibili, riprendo il cammino percorrendo il sentiero che altri hanno scelto per me, dove io potrò solo decidere l'andatura ed i cambi di direzione impercettibili dei bivi che mi troverò o davanti.
Il conto alla rovescia è iniziato e mi auguro non si interrompa bruscamente, consentendomi così di arrivare al giorno "zero" e da lì ripartire con nuove prospettive, seppur derivanti da scelte non completamente mie. Oltretutto il conto alla rovescia ha due traguardi, il primo ad oggi è a -41 l'altro invece è a -50. Due traguardi molto ravvicinati  dove il secondo, guarda caso corrisponde al nuovo anno, quasi a voler pensare alla solita frase "anno nuovo vita nuova", chissà che non sia così in qualche modo.
Non mi resta dunque altro da fare che sistemare quanto occorre per arrivare ai due traguardi, di cui nel corso del conto alla rovescia vi darò qualche informazione in più, abbiate fiducia.
 

lunedì, agosto 27, 2012

Carpooling

Quando di dice che le coincidenze non esistono, concordo. Curioso quanto è successo in questi ultimi giorni, chiacchierando a caso con alcuni colleghi salta fuori che uno di questi è innamorato della mia città di origine, ed è così che parlando parlando ti spunta la proposta inattesa quanto colta di buon grado.

Gabriele "E se la prossima volta che sali a Torino vengo anche io e faccio a mezzi per le spese di viaggio?" 
Io "Certo, nessun problema. Ho in programma di risalite l'ultimo fine settimana di settembre".

Figuriamoci se mi faccio scappare l'occasione di fare un viaggio di 7 ore in compagnia spendendo la metà del solito, visto soprattutto i costi dei carburanti odierni e futuri... le promozioni finiscono prima o poi. Ed è così che confermo le date ed il numero di ore di ferie che sarebbero da fruire per agevolare la valutazione ed il possibile viaggio in condivisione.
Passa neanche qualche giorno e che articolo ti trovo su "La Stampa" online? 
Letto è incuriosito comincio a guardare qua e la su internet e contemporaneamente crescere una stramba idea in testa... Neanche una settimana dopo l'auto-invito del collega trovo questo articolo e comincio a pensare che tra il dilettevole, ovvero avere compagnia in auto e sia mai una ragazza, e l'utile cioè il risparmio dei costi di viaggio, potrei anche riuscire ad aumentare la frequenza dei viaggi e fare nuove conoscenze. Dal titolo avrete capito che stiamo parlando dunque del Car pooling ossia la condivisione dell'uso della stessa auto privata da parte di più persone che fanno lo stesso percorso o conosciuto anche come Car sharing ma in questo secondo caso più rivolto al noleggio anche a ore; in genere accade nei tratti medio brevi in città, ma navigando qua è la scopro che cercano ed offrono carpooling anche su tratti lunghi tipo quelli che devo affrontate io.

L'idea non mi dispiace, in fondo viaggiare in compagnia è decisamente più piacevole e meno pericoloso, in quanto non rischio di prendere colpi di sonno o distrarmi per noia, in più si crea l'opportunità per uno come me di incontrare nuove persone e fare nuove esperienze indirette magari ascoltando i racconti dei dei potenziali passeggeri; inoltre avrei anche l'opportunità di risparmiare economicamente che oggi come oggi non è per niente una cosa disprezzata. Di contro non mi vien anche da pensare che non so bene chi mi metto in auto che è ambiente piccolo e limitato rischiando magari di incappare in qualche malcapitato. Vero è che vista la mia fisicità appena mi presento potrebbe accadere che questi si ritira dall'intento e me ne parto da solo, ma vista la quantità di annunci e la possibilità di avere alcuni modi di interagire prima di confermare e/o far prenotare, potrebbe anche essere che con un po' di mestiere mi troverei a selezionare i co-viaggiatori migliori. Conoscendomi, prima di fare una cosa di questo genere cercherò di trovare notizie e riscontri sulle esperienze di altri per capire quanto è più facile trovare semplici ed onesti viaggiatori in cerca di risparmio, piuttosto che fregature e situazioni sconsigliabili.
Per certo è una cosa che per il futuro si può tenere presente e mettere in atto senza  troppo dispendio di risorse e di tempo, quindi se qualcuno di voi ha già avuto esperienze in uno dei due ruoli, proprietario del veicolo o viaggiatore sarà graditissimo ogni commento sull'esperienza fatta.

martedì, gennaio 17, 2012

Sogno: Un Buffo Futuro

Era da parecchio tempo che non accadeva, si forse c'erano stati degli accenni, dei tentavi che non si sono completati, ma questa sera finalmente un altro sogno ad occhi aperti, sempre guidando l'auto nel buio della provinciale viaggiando spedito (forse troppo) e come al solito mentre sono solo mentre ritorno a casa, fa addirittura specie che accada sempre in questo tipo frangente...

"Un giorno lontano, in un luogo non specificato catapultato in una diversa realtà. Molti colori corpi piccini con sopra i capoccioni (mi sembra quasi di essere in un manga giapponese). L'atmosfera è scherzosa, ironica, allegra ma il contesto è serio seppur piacevole. Lei di fronte a me come una bella bambola animata con i suoi occhioni sgranati e brillanti con sotto un enorme sorriso; io di fronte a lei sereno e sorridente con lo sguardo sognante. Le mani uno nell'altra ed un movimento ne lento ne veloce come una danza del girotondo, mentre intorno il panorama è mutevole passando attraverso mille e nessun luogo, sempre ricco di colori ma dai contorni non definiti... la sensazione è quella di benessere, eterno e incontenibile, guardando attraverso quegli occhi grandi lucenti in cui si aprono paesaggio montani innevati, o spiagge morbide e calde da cui guardare nell'orizzonte di oceani sconfinati blu cobalto su cui risplende il sole... di sottofondo una dolce musica malinconica ma confortante che riscalda senza tristezza. Lei guarda me ed io guardo lei, la musica suona senza fine un motivo sempre uguale e mutevole allo stesso tempo come una colonna sonora. Il tempo che immobile scorre negli anni senza mai dar tempo di invecchiare, perché in quegli occhi tutto e fermo e cangiate allo stesso tempo. la dolce danza è interminabile, inebria ma non ubriaca, riempie senza nulla se non con i sogni di lei e di lui che si srotolano negli occhi una dell'altro... dissolvenza"  
[buffo scenario]

Il viaggio è terminato ed anche il sogno purtroppo, troppo corto... peccato nonostante fosse buffo mi piaceva parecchio. Così ora sono qui a scrivere di questo sogno ad occhi aperti di un futuro che mi piacerebbe vivere nonostante infantile e utopico (ma forse neanche troppo) scaturito dal connubio di un divertente sms letto troppo tardi e della muscia di sottofondo che passava alla radio (Adele in "Turnign Tables"). Ed infatti per ricreare un po' lo scenario ora mi sto ascoltando alcune canzoni della stessa artista approfittando dell'effetto "musa ispiratrice" per scrivere questo post.

Mi mancavano questi momenti sognanti ad occhi aperti, mi mancava poter scrivere qualche post uno di seguito all'altro. Forse è giunto il momento di far pace con il cervello e con me stesso.

martedì, dicembre 06, 2011

Dipinto Notturno

Sto qui fuori, nel giardino, a fumare una sigaretta. Il vento soffia con forza, forse è il libeccio... forse no. E' tutto il giorno che non smette di spazzare il cielo, ma questa notte è diverso. Non so per quale motivo, ma sento che è diverso come se portasse via con se ogni nube, non solo quelle in cielo, anche quelle che porto dentro di me. Lo spirito si fa più leggero, le preoccupazioni si dissolvono, la rabbia affievolisce, la mente si libera. La luna ai tre quarti della sua crescita risplende forte quasi come un pallido sole. La notte si fa chiaro scura al passare delle nubi nel cielo trasportate da questo vento. Ma anche quando la luna viene coperta la sua intensità è tale per cui il chiarore traspare, come un faro lontano su una scogliera.

Alzo lo sguardo ed ai miei occhi si presenta questo dipinto notturno: la notte si staglia dietro le fronde degli alberi che ondeggiano tanto quanto soffia il vento, le nuvole scorrono, grigio bianche, in cielo come a voler giocare a nascondino con la luna, quasi piena che risplende insieme alle stelle che appaiono e scompaiono nel gioco tra vento e nubi. Uno splendido dipinto notturno autunnale, irreale nella sua luminosità e nel suo atipico calore.
Quasi come fosse un sogno gioiosamente cangiante questo dipinto si disegna e ridisegna davanti ai miei occhi. Saranno le nuove speranze, o forse nuove aspettative, non saprei dire con certezza... ma guardo in alto verso il cielo e vedo questo dipinto nella notte: favoloso che stupisce e magnetizza lo sguardo, e si fa osservare compiaciuto della sua unicità nell'essere un disegno della natura mai più replicabile.

Le nubi scorrono sopra la mia testa silenziose e fugaci. Il silenzio della notte è rotto solo dalle foglie sui rami che vibrano al turbinio dell'aria. Da lì, un angolo di un giardino, resto a guardare questo dipinto surreale e fuori dal tempo. Ma non c'è mai abbastanza tempo per queste meraviglie... ma è già tanto potersele godere!

lunedì, dicembre 05, 2011

Diaspora

Da qualche settimana oramai è iniziata la diaspora dei blogger e dei loro diari da Splinder. Non conosco bene quali vicissitudini abbiano portato questa piattaforma a dare la notizia della sua chiusura, ma è indubbio che seppur abbia concesso qualche mese di tempo per salvare i contenuti ed esportare i dati, sta dimostrando la volubilità di internet che sta cedendo al passo alle fisionomie economiche. Anche io mi sono ritrovato costretto a recuperare oltre 4 anni di Note di Viaggio e in questi ultimi due giorni, con ben 14 ore di intenso e quasi ininterrotto lavoro sono riuscito a fare il mio trasloco qui su questa piattaforma dove avevo già aperto da qualche tempo un secondo blog... Nella casualità di cercare nuove dimore e stimoli la fortuna mi ha permesso di non perdere le parole che avevo condiviso su Splinder e con un po' di lavoro supplementare integrare il tutto su questo blog. Quindi non stupitevi se da poco meno di 20 post oggi ce ne sono quasi 200: ho riunito tutti i blog che avevo sotto quest'unico tetto, ricomponendo così in parte anche la mia anima che si era frammentata alla ricerca di chissà quali equilibri. Esiste un solo mr.zugo con tutte le sue sfumature e sfaccettature che oggi si ritrovano e riuniscono qui. Sembra quasi un segno del destino, perché oltre a voler fare pulizia delle varie registrazioni sulla rete, anche nel privato sto attraversando un momento particolare che sta iniziando a portarmi verso nuove scelte, forse importanti e decisive. Per ora non posso che concentrarmi su internet dove più rapidamente posso assestare le mie varie identità, mentre per la sfera privata serviranno ancora settimane, se non mesi...

Quello che mi dispiace che in questa diaspora, si corromperà il salotto che si era costituito su Splinder, e con qualche difficoltà in più dovremo ricostruire i contatti e riprendere i dialoghi, ahimé, anche da piattaforme diverse. Molti hanno già trovato casa su piattaforme facilmente compatibili con il blog originario, altri forse abbandoneranno la vecchia casa senza portarsi nulla con se per aprire nuovi diari, altri abbandoneranno forse definitivamente questo mondo di diari, parole, commenti... Un peccato.
Io personalmente è da pochi anni che faccio parte di questo mondo di post/commenti su diari più o meno pubblici e non voglio abbandonarlo, è l'ultimo baluardo della rete in cui le persone possono concedersi il lusso di confrontarsi con le sole parole mettendo a nudo (chi più, chi meno) il proprio carattere e pensiero di vita; in questa epoca in cui i socialnetwork spopolano e indirizzano la comunicazione, questa realtà dei blog rimane integra a se stessa, permettendo la nascita di "salotti" virtuali in cui ognuno usa il numero di parole e di immagini che vuole e non è obbligato a seguire necessariamente il modus vivendi dei nuovi socialnetwork che proliferano di input non necessariamente utili e tanto meno con valori di unicità che invece in un blog si può esprimere attraverso i propri pensieri e parole.
Per informazione di tutti su questo blog i commenti sono aperti a chiunque, ma sappiate che sono sotto moderazione, giusto per evitare brutti incontri e contenere parole per me inadeguate; ma sono certo che del popolo dei blogger sono molto pochi coloro che si dovranno preoccupare di essere moderati (non pubblicati). Come su Splinder anche qui siete tutti i benvenuti, basta avere rispetto ed educazione e troverete sempre uno scambio paritetico di pensieri. Insomma da qui si riparte!

sabato, agosto 06, 2011

Questa Volta...

... posso raccontarla!


Quando:  giovedì 4 agosto 2011
Dove: sulla strada pronvicianele per Bra SP661


Erano da poco passate le 19.00 quando stavo percorrendo una delle solite strade provinciali piemontesi per incontrarmi con amici per una serata tranquilla a chiacchierare, l'a velkocità non era per nulla sostenuta, in quanto davanti a me a fare l'andatura c'era un auto articolato che trasportava un mezzo di movimentazione terra subito seguita da un altra auto. Il tratto di strada era in quel momento un rettifilo con due sensi di marcia ad unica carreggiata. Avevo preso anche distanza, oltre quella di sicurezza, dai veicoli che mi precedevano, e mi stavo acoltando la radio, tranquillamente, guardando quanto c'era intorno, per vedere se riconoscevo ancora qualcosa di quei posti che non attraversavo già da un po'. Ad un certo punto però la mia attenzione si è concentrata sulla strada di fronte a me, come se avessi avuto la sensazione di qualcosa fuori posto. Ed era così! L'auto davanti a mesi era fermata a centro strada pre svoltare a destra, con tanto di indicatore direzionale regolarmente in funzione. Nonostante non stessi andando veloce, 53 km orari circa (gran cosa il tachimetro digitale) mi stavo avvicinando troppo velocemente e pericolosamente al mezzo che mi precedeva ora fermo per eseguire la svolta, che ovviamente non poteva fare per il traffico nel senso di marcia opposto al nostro.


E' stato un attimo: rimesso le due mani sul volante, guardato velocemente specchietti retrovisori e spazi attorno al veicolo in attesa di svoltare, tempo di decidere, una frazione di secondo ed ero a ridosso dell'auto, frenato bruscamente, procedendo dritto, perché nel franttempo ho anche pigiato la frizione (mai farlo in questi casi) scalato 2 marce dalla 5 alla terza rilasciato la frizione scarto a destra passando con le ruote di destra fuori oltre il ciglio della strada sulla terra battuta, sconnessa, accelerando per non perdere trazione e direzionalità, chiuso per un nanosecondo gli occhi, e riaperti per completare la manovra di rientro nella carreggiata, controllando gli specchietti, per assicurarmi di non aver lasciato danni o peggio alle mie spalle. E solo in quell'istante mi sono reso conto che l'auto in attesa di  svoltare suonava a rotto di collo il clacson per lo spavento che gli avevo procurato, al ché meccanicamente ho tirato fuori il braccio per chiedere scusa, continunando ad allontanarmi con il fiato rotto; incredulo allo scampato pericolo, non ho toccato neanche gli specchietti esterni mio o dell'altro veicolo, domandandomi come era possibile non aver fatto distrastri all'altra auto od alla mia; la mente bloccata su due pensieri: " sono un delinquente..."(=traducibile in grandissima testa di cazzo) e "ancora una volta il mio angelo custode della guida me la fatta sfangare"...

Dopo qualche km mi sono fermato, con ancora il cervello inceppato, su quei due pensieri. Sono sceso dall'auto ho controllato che non ci fossero danni, accendendomi meccanicamente una sigaretta e cercando di ripercorre al rallentatore, come in un film, l'accaduto cercando di capire dove mi ero perso in quel tratto di strada, per non accorgermi cosa stava accadendo davanti a me... come era possibile che dopo più di 250.000 km precorsi possa ancora incappare in queste distrazioni "banali quanto fatali". L'auto era integra, i semi assi e la ruote sembravano a posto... Ho terminato di fumare la sigaretta osservando le auto scorrermi a fianco e chiedendomi ancora come era stato possibile, come diamine mi è passato per l'anticamera del cervello, chiudere gli occhi anche solo per quel brevissimo, infinetesimale istante... era l'unica cosa di cui mi sono effettivamente e stranamente terrorizzato. Tutta la manovra in emergenza per colpa della mia distrazione è stata fatta nel modo giusto per evitare il tamponamento e chissà cos'altro, ma non mi perdonavo la chiusura degli occhi, in quel momento in cui non avrei visto cosa sarebbe potuto accadere...

Ora che ne sto scrivendo è già il giorno dopo, son passate più di 24 ore, ed ancora sto rivivendo tutta la scena accomapagnato da un solo pensiero: un istante è tanto breve quanto fondamentale, e non posso più sprecare i miei istanti vanamente. Domani la chiamo e le chiedo di venire a prendere un aperitivo, un caffè o un gelato, per non avere rimpianti e sperando di fare i prossimi 700 km indenne.

mr.zugo

venerdì, aprile 08, 2011

Del Viaggiare

Da quando posso ricordare ho viaggiato molto, ma non come spesso oggi si intende. Le mie occasioni di espatriare sono state molto sporadiche e nella quasi totalità legate alle mie pratiche sportive, quindi in gioventù quando ancora ero vincolato agli adulti.
In realtà ho viaggiato molto sulla media breve distanza per lo più in italia e per motivi più disparati e mi sono reso conto nell'ultimo mio viaggio Torino-Roma-Torino che adoro viaggiare non per la meta da raggiungere, non per vivere nuove esperienze in luoghi ameni o d'interesse, ma per il panorama e le persone che ogni volta il viaggio mi propone. Si i paesaggi sono uno scenario che mi affascinano e mi portano a divagare con la mente, e le persone che si incrociano nei viaggi hanno sempre quell'aria che generalmente nella quotidianità non si trova se non nelle stazioni dei treni o delle metro: chi tra il sognante e il felice, chi affaticato ma sereno, chi addolorato e sconfortato.
In ogni stagione, in ogni orario del giorno i paesaggi che posso aver attraversato mi hanno sempre in qualche modo emozionato, mi fanno pensare a come il territorio sia mutevolmente immobile, la terra non si muove, ma noi sopra di essa si, bastano pochi kilometri per passare da verdi colline a spiaggie di mare o ancora dalla nuda campagna arrivare alle montagne. Ovviamente da questo discorso un po' si escluse il viaggio in aereo, dove se non si ha la fortuna di stare sul lato finestrino di paesaggio se ne può vedere ben poco ma quel poco che si vede in realtà è molto di più tutto insieme rispetto a quello che si può osservare dall'auto o dal treno. Nell'ultimo viaggio mi sono ritrovato a pensare che quella strada, già era stata percorsa duemila anni fa, ad una velocità oggi improponibile, con mezzi per niente confortevoli e con rischi molto più grandi di quelli odierni. Duemila anni or sono a passo d'uomo o nella migliore delle ipotesi in groppa a qualche animale, le persone passavano attraverso quei territori senza vedere anima viva, senza sapere cosa avrebbero trovato dietro la prossima curva o dopo la salita, e ad ogni fortificazione sopra un'altura o ad ogni agglomerato di case, deviavano il loro percorso per trovare modo di riposare e rifocillarsi, mentre noi oggi corriamo ai 130 km orari senza nemmeno più guardare il paesaggio che ci circonda, limitandoci a vedere i cartelli e le aree di sosta e poco più di quello che c'è a ridosso della strada; invece c'è molto di più: persone che lavorano la terra, persone che attendono l'autobus nella strada laterale a quelle che stiamo percorrendo, ci sono ragazzini che giocano nei cortili dei casolari spersi nelle campagne, oppure ancora auto piccole piccole che salgono verso i paesei arroccati a qualche kilometro di distanza da dove noi stiamo passando, ci sono panni stesi ad asciugare fuori dal balcone; il paesaggio si racconta per come viene vissuto, accudito come gli uliveti o le vigne o i campi di grano o ancora peggio maltrattata, come le cave di marmo, grandi voragini del terreno come enormi ferite a cielo aperto; ad ogni stagione poi gli stessi luoghi cambiano aspetto e cambiano magari anche storia, come sono diverse e mutevoli le storie delle persone che viaggiano. A seconda del mezzo di trasporto e degli indumenti indossati già si può intuire che tipo di viaggio sta intraprendendo ognuno di noi, ed il gioco è immaginare, indovianre quale sia diventando un bel passatempo: intuire quale sia il tipo di viaggio e l'umore delle persone che si incrociano nei viaggi... Ognuno viaggia sempre per un motivo e non sempre solo per piacere, e non in poche occasioni all'anno; c'è chi viaggia annoiatamente per lavoro, chi viaggia per riunirsi a familiari in circostanze per nulla liete, chi viaggia per tornare a casa, chi viaggia per piacere che si tratti di pochi giorni e settimane, chi viaggia per amore. Ma mentre il paesaggio escluso il cambiamento avuto con il cambiare dell'urbanizazzione vagamente è rimasto simile a se stesso, i viaggiatori sono cambiati nel tempo... saranno i mezzi di trasporto, saranno le vite diverse, sarà la frenesia del terzo millennio, ma tolti quei pochi che si ritrovano disgraziati senza mezzi e quindi si arrabattano in qualche modo e vivono il viaggio in tutto e per tutto, di tutti gli altri, me compreso, ci stiamo dimenticando a poco a poco il significato del viaggio. Facciamo in modo di partire ed arrivare ai nostri comodi, di farlo velocemente o economicamente sperando di non avere intoppi per arrivare prima, quando invece io credo che il viaggio possa essere lo spirito dell'uomo: l'esplorazione, la scoperta di quello che sta tra la partenza e l'arrivo; più ci penso e più mi riscopro ad aver guardato con occhi di bambino tutti i paesaggi che ho attraversato, arcobaleni, colline, montagne, più o meno vicine, coste di mare, città nascoste nelle insenature, vele di barche in lontanza sul mare, riflessi argentati sulla superfice di laghi protetti tra le montagne, alberi e vegetazioni che ancora oggi a forza resistono al cemento ed all'asfalto, case semiabbandonate a poche centinaia di metri da lingue di asfalto su cui corrono centinaia di migliaia di mezzi. Il viaggio oggi è solo un intermezzo della vita, quando un tempo era l'espressione del futuro, l'andare verso qualcosa di nuovo attraversando paesaggi e incontrando personaggi entrabi sconosciuti, uno spirito di avventuara che oggi forse pochi hanno, considerato che tutto e programmabile, scopribile,  noto ancora prima di partire. Oggi il massimo dell'alternativa e fare un viaggio estremo con pochi mezzi attraversando zone non particolarmente urbanizzate, ma sempre con viaggi e strutture organizzati... Poveri Marco Polo e Cristoforo Colombo che sono nati nell'epoca sbagliata? O poveri noi che non abbiamo più lo spirito della scoperta?


mr.zugo