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mercoledì, novembre 14, 2012

Di Famiglia

Stavo cercando di guardare qualcosa in tv ma non c'era niente che attraesse e mantenesse la mia attenzione; forse il fatto di non essere riuscito a rispondere ad una telefonata questa sera mi ha messo un po' in agitazione e nel vagare annoiato per i diversi canali ad un certo punto mi è tornato in mente che grazie ad un sms delle persona a cui qualche ora prima non avevo risposto, mi era venuta l'ispirazione per il tema di questo post: la famiglia.

Leggendo quel messaggio sul telefono mi sono trovato nella strana situazione di essere assalito da una serie innumerevole di ricordi legati alla famiglia, rapidi e bervi flashback di momenti diversi in anni diversi. Riflettendoci nei giorni a seguire mi sono accorto che molte cose sono cambiate e probabilmente non torneranno ad essere come erano prima, già solo per il fatto che passano gli anni alcuni componenti della famiglia, nel senso più ampio della parola e della parentela, vengono a mancare per raggiunti limiti di età piuttosto perché è terminato il loro il tempo a disposizione, inoltre cambiano e si modificano le composizioni dei nuclei familiari: chi si sposa, chi si lascia, chi nasce, chi cresce,  chi cambia città e/o vita, ecc.
I miei ricordi sono legati per lo più a due posti fondamentali: la casa in cui sono nato e cresciuto per 18 anni e la casa della nonna materna. In questi due luoghi si sono concentrati la maggior parte dei raduni familiari, dove nella prima ci si ritrovava tutti quelli da parte di mio padre (25 tra nonni, padri madri e cugini) e nella seconda quelli da parte di mia madre (10 1nonna, padri madri e cugini). Una cosa fondamentale che ancora non avevo focalizzato a dovere è quella che i raduni di famiglia erano possibili e si sono fatti grazie proprio ai "grandi papà ed alle grandi mamme", ovvero quelli che per me erano i nonni, mancando loro le cose lentamente sono cambiate sino a ridursi a poco e niente. Loro sono cresciuti con una idea ed una concretezza di famiglia tale per cui era impossibile non stare tutti insieme, ma questa cosa nel corso degli anni si sta lentamente perdendo. Non fraintendetemi non sto dicendo che non esiste più il senso di famiglia, anzi, credo che sia uno dei pochi valori che ancora tengono duro, ma sono cambiati gli scenari e il modo di interpretarla e viverla. Per spiegarmi meglio, un tempo le famiglie per quanto si allargassero erano raccolte in pochi chilometri e come istituzione patriarcale o matriarcale, tutti contribuivano al benessere di tutti nella famiglia (contesto rurale); con l'avvento  della medio borghesia, dell'industria, della tecnologia e di un diffuso e sopravvalutato benessere la concezione di famiglia, almeno secondo me, ha subito progressivamente una disgregazione e una dilatazione nello spazio e nella condivisione. L'essere più indipendenti, andare all'università, entrare nei programmi di scambi culturali, trovare occasioni di lavoro più o meno importanti e lontano da casa, ha fatto sì che il nucleo familiare si disgreghi pian piano. Seppur consapevoli e coscienti di tutto ciò, ci si consola e giustifica adducendo alla possibilità, già da qualche decennio, di poter comunicare a distanza con i telefoni mobili con internet e tutto quello che può tornar utile. Ciononostante ho notato che resta la costante del "luogo sicuro", ovvero quando le cose non vanno bene, quando la vita si fa difficile, quando ci sono le questioni importanti bene o male, la famiglia si ricompatta e riprende la sua forma. Si ritorna sempre volentieri a casa da mamma e papà, da fratelli e sorelle e chi più ne ha e più ne metta; solo loro sanno dare quel senso di accoglienza di serenità e di appagamento, niente altro. Ovviamente non è sempre tutta rosa e fiori, ci saranno stati a volte più a volte meno momento di attrito e contrasto, ma ciò non toglie che si è della famiglia. Escludendo quindi quelle storie familiari tragiche, tristi in cui invece si vive una realtà troppo dura, violenta e sacrificata all'estremo, la famiglia è l'unica cosa che ci fa sentire protetti e mai rifiutati. Sarà anche per questo motivo che socialmente siamo portati all'aggregazione e ricostruire questo habitat che ci fa sentire meno nudi ed esposti verso il mondo, ma non sempre tutti sono all'altezza, e si torna così a cercare le persone di famiglia.
Concludo infine dicendo che oggi visti i chiari di luna nell'economia sociale e del lavoro, credo che la famiglia tornerà di moda ed a fortificarsi e consolidarsi nuovamente; non sarà come 30 anni fa e magari all'inizio il riavvicinarsi sarà dettato da questioni di risparmio, quindi per esigenze economiche, ma sono convinto che in breve tempo ricostruito il nucleo allargato della famiglia, l'aspetto venale passerà in secondo piano, perché riscoprire quel mondo di unità e sostegno permetterà a tutti noi di dare una svolta alla vita, ridimensionando gli sprechi di energia a tempo in altri contesti, per farci tornare ad apprezzare quell'aria di comunanza e condivisione disinteressata e confortevole.

martedì, agosto 02, 2011

Evidenza Dei Fatti

Il mercato del lavoro è allo sfascio, molte città, le cui realtà economiche non hanno saputo essere lungimiranti e parsimoniose al tempo in cui occorreva, sono stagnanti se non in remissione come opportunità e tenuta dei posti di lavoro, ed una di queste temo fortemente sia Torino. Se pensavo ancora una volta di riuscire a tornare nella mia città, questa volta mi devo arrendere all'evidenza dei fatti: non è più possibile.
Posso solo sperare un domani, remoto domani (non prima di 36 mesi), di chiedere un trasferimento ma che difficilmente mi concederanno. Le oppotunità di lavoro si assottigliano (se come penso prima di 18 mesi non ci sarà un rinvigoimento delle opportunità), e non a caso altre persone a me care stanno considerando un cambio radicale di piazza per la ricerca di lavoro. Attualmente, senza ipocrisia, ho un posto di lavoro che molti sognano, per tanto non posso pensare di fare la solita testa di capitone e mollare tutto, solo perché voglio tornare a casa. Sarebbe una scelta irresponsabile e indignitosa, oltre che irrispettosa verso coloro che fanno fatica a trovare lavoro. Non sarebbe bello dire "me ne fotto e mollo tutto" solo per un capriccio personale.
E poi devo anche essere onesto con me stesso, la scusa di essere ancora da solo perché mi definisco zingaro ed apolide, non regge più; sento la mancanza di una compagna di viaggio (forse l'avevo scritto anche un paio di anni fa) e se non metto radici da qualche parte sarà ben difficile che possa pensare di farmi avanti con qualcuna, sereno e consapevole di non fuggire da lì a qualche mese per chissà quale colpo di testa lavorativo.


L'evidenza dei fatti è che devo mettere la testa a posto e iniziare una nuova vita, vera e diversa da quella del ragazzo sempre in fuga; devo ricalibrare esigenze e doveri da qualche parte nel mondo. Un mezza intenzione già ce l'ho, impegnativa economicamente e moralmente, ma sta maturando con una certa velocità e consistenza, per cui la trasmutazione da gitano a stanziale sta avvenendo in un modo o nell'altro.

Saranno i 40 che si avvicinano e il senso della solitudine aumentando ma comincio a sentir voglia di pantofole!

[aiuto no... vi prego non fatemi diventare un pantofolaio... aiuto]


mr.zugo

domenica, marzo 06, 2011

Un Tempo Lontano

Leggendo il post di Romins su Milton mi sono soffermato sulla sua definizione delle gatte in cui le rappresentava "poco affettuose e isteriche" e senza volre si è aperta finestra temporale da qualle potevo vedere dall'altra parte come se fosse un film:


"35 anni fa... un cascinale vecchio quasi di 200 anni in stavano il ragazzino e i suoi animali. Erano tanti per quelli che oggi si possono tenere in una casa: c'erano i conigli nelle gabbie quasi una dozzina, le galline nel pollaio poco meno di 10 e poi c'erano loro i compagni di tutti i giorni: i cani e i gatti. Alcuni di loro non si sono incrociati nel corso del tempo altri si. Erano i compagni di gioco del ragazzino, fedeli, affettuosi ed in alcuni casi anche riservati.
Roll era uno dei due senatori, il bastardino dal pelo nero lucido corto con il suo musetto allungato e gli occhietti neri vispi e vigili; stava legato alla sua catena lunga quanto gli bastava per muoversi agevolemnte nel cortine e nel sottotetto del capanno di fronte a casa; faceva sempre le feste al ragazzino ed a tutti i componenti della famiglia e poi amichevolmente si lasciava stuzzicare da Micia la senatrice. La gatta padrona di casa, pelo liscio anche lei corto bianca pezzata di nero e di grigio che girovagava per tutta casa dentro e fuori controllando tutto e tutti, il ragazzino e la sua famiglia, Roll e  quando era c'erano controllava soprattutto i suoi micini. Silenziosa con passo andatura compassata non stava mai nello stesso posto troppo tempo, ma bastava un richiamo e compariva in un attivo da dietro l'angolo più vicino.
Il successore di Roll fu Toby che libero dal guinzaglio e catene ha recepito tutti gli insegnamenti di Roll che si faceva rispettare per la sua anzianità e saggezza canina. Toby era un pastore tedesco settimino che difendeva tutti i ragazzini del circondario come fossero suoi e con cui giocava instancabile ad ogni occasione. Mentre l'erede di  Micia fu Lince, così chiamata per i baffi sulle sue orecchie che facevano ricordare proprio il felino di montagna. Il suo fasciono era per il portamento nobile che aveva, ovviamente non aveva pedigree, ma era di razza felina pura nel suo essere; il suo pelo era lungo, nero con rifelssi rossastri ed i suoi occhi giallo oro che si vedevano raramente considerato che stava per la maggior parte in riflessione ad occhi chiusi, ascoltando tutto quanto intorno a lei accadeva; si muoveva solo quando necessario, mai una mossa di troppo, mai un miagolio fuori posto, mai in mezzo alle scatole senza motivo. Il suo posto era quello al piano più basso della libreria porta TV dove si posizionava come una statuetta egizia, seduta poggiata sulla zampe stese anteirori con le orecchie alzate, gli occhi chiusi e la coda raccolta. Composta ed elegante come una vera signora insomma. Nella casa non mancarano due gatti maschi ognuno dei quali aveva un carattere ben distinto. Tigre il cui nome dice tutto e Poldo ed anche qui si può ben immaginare che tipo di gatto fosse. Mentre il primo era pura energia, ribelle sin dalla nascita, il secono era tonto e compassato sempre pronto a mangiare come il personaggio dei fumetti di Braccio di Ferrro. I due cani ed i 4 gatti sono stati i più presenti nella casa, mentre il resto degli animali pian piano scomparvero con il tempo specie dopo la dipartita del "vecchio". Nessuno di loro cambio mai casa, solo il ragazzino e la sua famiglia migrarono in altro loco, lasciandosi alle spalle solo il vecchio Poldo donandolo alle cure delle famiglie del circondario che non gli negarono mai cibo e cure..."

Lontani ricordi, di quel ragazzino che ero in una vita diversa più serena e meno frenitica. Di certo oggi sono poche le realtà simili a questa, di certo nei contesti rurali perchè impossibili, o quasi, nella realtà cittadina dove gli animali domestici vivono una vita diversa, come i loro padroni...

mr.zugo

giovedì, novembre 25, 2010

Giardino Con Casa

Dopo qualche settimana di latitanza torno a scrivere finalmente in questo mio spazio. Da quando mi sono assentato sono successe diverse cose tra cui anche molte spese, ahimè alcune necessarie altre obbligate, ma tra queste quelle più cospicue sono anche quelle che in definitiva mi hanno portato un po' di serenità. Ebbene ora posso dire di essere a casa... o meglio di essere nel mio giardino. Già perché per poter continuare a fare una vita mediamente decorosa, ho dovuto definire la scelta della mia dimora su un budget di sicurezza, ed ecco dunque che per le capacità del mio portafoglio mi sono ritrovato a scegliere il mio “giardino con casa”: monolocale sito al piano terra di un condominio; l'appartamento è composto da 50 metri quadri di giardino e 38 di casa. Insomma ho più spazio all'esterno che all'interno. Tutto l'insieme ammetto che mi lascia un po' interdetto, ma è pur vero che sto ancora terminando la fase dell'itinerante zingaro, del viandante. Ma tralasciamo per il momento questo aspetto più introspettivo e proseguiamo col parlare della mia nuova dimora. Per una cifra che ritengo sufficientemente adeguata e non troppo onerosa dispongo, dunque, di un parcheggio numerato scoperto nel piazzale del condominio, essendo al piano terra non devo fare ne scale ne temere di rimanere bloccato in qualche ascensore sgangherato e mal manutenuto, come poteva essere quello che dovevo utilizzare nella precedente dimora, devo solo percorrere 5 metri di corridoio. Dopo qualche settimana di attesa, dopo aver stressato a dovere il padrone di casa e di piccole ansie alla fine sono riuscito ad avere la mia serratura nuova per la porta di ingresso di casa; si perché quella precedente era un po' sfasata per non dire quasi rotta, infatti ogni volta per entrare in casa dovevo quasi scassinarla per trovare il giro giusto della chiave con il meccanismo della serratura, ma ora questo è risolto, grazie anche all'aiuto del fabbro Giuseppe. Così ora posso entrare nel mio monolocale da 38 mq nel quale ho tutto quanto mi occorre anche se in un ambiente limitato ma quanto meno non mi sento soffocare e non ho troppi vani da pulire. Entrando sulla destra si trova subito il frigorifero e poi diciamo la cucina, circa 2 metri che comprendono lavello, sgocciolatoio e piano cottura a 4 fuochi. Sotto questi ci sono 4 ante che danno accesso al solito ampio vano sotto il lavello da un lato e dall'altro a due ripiani. Sopra al lavello ovviamente lo scolapiatti, mentre sopra al piano cottura la ventola e un piccolo pemsile dove poter riporre un po' di cose. Superata l'area cucina si apre la stanza dove subito difronte alla porta è posta la strana ma particolare tavola: stretta e lunga (che si può ancora allungare ma non allargare), con le solite 4 sedie di corredo. Tra la tavola e l'ingresso al momento c'è un mobiletto dotato di ruote che provvisoriamente sto adoperando come scarpiera mentre di fianco alla tavola attaccato al muro si trova una mensola. Subito dopo la tavola proseguendo dritto e a ridosso della parete un mobile armadio alto e stretto con 3 ante, 3 cassetti e un vano dove già ho posizionato la mia radiolettorecdmangianastri, ed infine al fondo un calorifero posto sotto alla finestra. Sulla destra della tavola invece rimane lo spazio per il resto della casa ovvero il letto pseudo-matrimoniale... si pseudo perché io ci sto giusto giusto dalla testa senza cuscino sino ai piedi, ma solo se li tengo a martello, altrimenti esco dal letto, mentre per la larghezza, diciamo che una persona di media costituzione potrebbe starmi a fianco, ma certamente correrebbe il rischio di venire schiacciata o inavvertitamente menata dal sottoscritto... (ops sarà forse per questo che nessuna vuole dormire con me????). E il bagno direte voi? Ebbene c'è anche quello, a fianco del letto intorno al quale il passaggio è davvero risicato, ma quanto meno permette di accedere al bagno di una dimensione sufficiente a contente quanto necessario lavandino, tazza, bidet e doccia. A fianco del letto dalla parte opposta al bagno (che poi sta praticamente dietro la cucina) c'è una finestra che si apre solo per metà a compasso mentre l'altra metà è fissa. Sopra al letto due pensili enormi che fungono da armadio, che sono accessibili a malapena per me, infatti mi domando gli altri come potessero sfruttarlo, misteri della vita.... mah. Infine al termine della stanza tra le due finestre, c'è anche la porta finestra, che guarda caso da accesso al pezzo pregiato della casa, ovvero il giardino, che è preceduto da una parte piastrellata che sta al riparo del balcone del primo piano, per poi avere accesso al prato incolto che non è in buone condizioni, ma per il momento visto il periodo autunnale e invernale che stiamo affrontando, non considererò per niente; ci tornerò questa primavera e questa estate per renderlo più carino e accogliente. Insomma ecco descritta la mia nuova dimora che come recita il titolo del post è più di giardino che non di casa, ma in fondo è quanto mi serve per fare la mia vita, considerato poi che ci sto dentro solo il 40% del mio tempo, è davvero più che sufficiente. Non mi resta altro che personalizzarla e sistemarla nel modo che mi permetta di sentirmi il più a mio agio possibile e considerato il contratto 4+4 il tempo non mi manca. Per ora mi sto cimentando con le volture delle utenze e nel fare revisionare la caldaia, sperando di non sentirmi dire: “è da sostituire”, se così fosse mi dovrei rimettere alla caviglie del padrone di casa, come ho già fatto per la serratura, e sinceramente non mi piace essere insistente, ma da queste parti o tieni il tempo alle persone o altrimenti non faranno mai quanto è necessario nei tempi più consoni. Oltretutto ora che scrivo di queste cose mi sovviene che ancora non so come si faccia a far suonare il videocitofono di casa, è uno di quelli a codice e non so quale sia il mio... ohibò! Devo ricordarmi di chiamare l'amministratore.


Insomma benvenuti nella mia casa, anche se solo virtualmente e con questa sommaria descrizione, che non poteva essere diversa, vista la ridotta dimensione della mia tana! Nelle prossime occasione vi aggiornerò sullo stato di avanzamento della personalizzazione della zugohuose.


Ahhh quasi dimenticavo, delle luci non vi ho detto nulla in quanto sto al buio... in realtà si riduce tutto a una semplice plafoniera ed alcuni spot di second'ordine.


mr.zugo

mercoledì, agosto 25, 2010

Quando le Cose Non Vanno

Estate impegnativa questa, e non siamo che poco oltre la metà... Non vedo l'ora che arrivi il primo settembre per andare finalmente in vacanza. Per carità lo so che molti quest'anno non le faranno nemmeno, non sono certo il più sfortunato, ma una cosa è certa: ho bisogno di ritrovare il giusto ritmo. Da quando ho cambiato lavoro poco meno di un anno fa, ero pieno di buone intenzioni per vivere ogni giorno salvaguardando la qualità della mia vita, con l'intento di non farmi fagocitare dall spirale negativa del lavoro, ma ahimé così non è stato. Volente o nolente mi sono ritrovato nuovamente nella stessa condizione che mi fece fuggire 3 anni fa. Ho dovuto spostare ad oltranza le mie vacanze, ho dovuto riprendere a fare un lavoro che non amo più, ho dovuto sottostare a considerazioni e comportamenti che sempre mi hanno fatto male. E' un estate pesante: dover vivere in una città senza apprezzarla, dover lavorare controvoglia odiando quello che un tempo mi aveva appassionato, non poter godere della compagnia delle amicizie che ero riuscito a salvaguardare nel mio vagabondare oltre a quelle create nel mio mondo sempre troppo itinerante...
Le energie si erano talmente consumate che sono arrivato al punto di chiedere illusoriamente il cambio di mansione; pur consapevole della risposta ero talmente preso dal panico e dalla fatica che non ho trovato altra soluzione che chiedere di cambiare ufficio e ruolo, ma come al solito la mia famosa "etichetta" mi ha fregato. L'essere sempre stato considerato un polemico e utopicamente perfezionista, anche quando la mia richiesta era semplicemente dettata dal non sentirmi più adeguato ad un certo tipo di lavoro, facendolo ormai senza amore e senza riguardo per il corretto procedere delle cose, sono stato preso per il solito polemico ed utopistico perfezionista, quindi la mia richiesta non è stata accolta per nulla, direi quasi derisa. La mia salute è nuovamente peggiorata e non sto facendo nulla per salvaguardarla. Non avendo più nessun tipo di interesse a far funzioanre le cose, maltratto anche me stesso. Curato tardivamente i denti e non controllandomi a dovere ho perso 14 kg in un inverno, e seppur qualcuno lo abbia recuperato, ora combatto con gastriti e pressione alta nonostante le pasticche che già prendo. Insomma le cose non  vanno per niente ben. Non trovando più piacere nel lavoro, non potendo più passare del tempo libero con le persone che stimo e apprezzo, soppravvivo a me stesso alla meno peggio. Oggi su un altra piattaforma ho scritto una cosa che mi ha fatto riflettere:


Nel silenzio difficile è saper ascoltare la voce dell'anima
La solitudine non conosciuta porta allo smarrimento


Solo nel silenzio della solitudine
un uomo può comprendere
la forza del proprio spirito


Già come allora ancor di più oggi sono convinto che non si smette mai di scoprire un pezzetto in più di se stessi, pezzi nuovi quanto vecchi che completano parti  forse appena note di come siamo fatti. Ero consapevole di essere solo all'inizio di un cammino per conoscermi meglio, ma non pensavo di dovermi ancora conoscere per aspetti che pensavo già consolidati. Sono andato in difficoltà, ho scoperto di sapermi odiare, non potendo odiare ad oltranza altro o altri, ho scoperto che odio me stesso al punto da non salvaguardare il mio benessere. Ho lasciato che i lati oscuri ed i lati peggiori di me si rivalessero su me stesso e lentamente sto pagando questo attegiamento e questo comportamento. Quando le cose non vanno bene, è troppo facile lasciare che tutto ci sovrasti, e troppo comodo lasciare che le cose vadano per conto loro senza intervenire minimante nemmeno per il proprio benessere. Ora sono al solito bivio: mollo tutto e vado verso una discesa miserevole, oppure intraprendo la china erta e sconnessa per andare da qualche parte. Sinceramente voglio mollare tutto... sono stufo, al punto da voler addirittura accelarare il tempo per arrivare prima alla meschina conclusione.
Ma se mi guardo indietro vedo una cosa strana, davvero molto strana, per me inspiegabile... guardo meglio, forse mi sto illudendo, ed invece no, è proprio così. La mia incoscienza insieme all'instinto di sopravvivivenza forse hanno fatto si che nonostante non lo fosse razionalmente voluto per una ragione, ho disseminato il percorso di questi ultimi 10 mesi di piccole impronte, un po come Pollicino con le molliche di pane; nonostante mi stessi facendo prendere da una malsana consuetudine di lavoro, e non stessi curando la qualità della mia vita, incosciamente invence ho seminato il terreno o meglio preparato il campo per la nuova stagione che deve arrivare. Per puro istinto di sopravvivenza, per semplice abitudine a difendermi, ho già realizzato le fondamenta sulle quali costruire la casa del mio futuro. In fin dei conti ho ancora tempo per cambiare lavoro, come invece consolidare la mia posizione dove mi trovo ora, posso re-inventarmi come uomo qui come altrove; non so più dove l'ho letto o dove l'ho sentito ma fondamentalmente concordo sul fatto che la nostra "casa" è dentro noi stessi. Manca pocomeno di un mese alla fine di questa estate e come per gli anni scolastici o le stagioni sportive con l'autunno si inizia.
Da qui ripartire forse è la cosa più saggia da fare! Non so dove andrò ne tantomeno cosa accadrà ma il periodo dell'adolescenza e terminato. Ai primi di settembre mi prenderò giusto 2 o 3 giorni sabbatici dove perdermi nel limbo del nulla e trovare la mia "casa" da cui ripartire, e come l'acqua scorrere verso il futuro, incomprimibile, incontenibile e inesorabile scavando, erodendo e scivolando verso il mio futuro.


mr.zugo

venerdì, luglio 02, 2010

Routine & News

Ci risiamo, tutto torna alla condizione iniziale di quella che è la mia esistenza. Nel lavoro tanto non è stato fatto che mi ritrovo a dover usare tutte le mie risorse per sopperire a lacune degli altri; me lo ero promesso che non sarebbe più stato così, ma per dar seguito al vecchio detto "aiutati che il cielo ti aiuta" mi sono dovuto rimangiare la promessa e tornare sui miei passi. Dopo una riunione che precorreva i tempi (nuovo organigramma di tutta l'azienda in uscita domani), per quieto vivere mio e delle persone con cui collaboro tutto il giorno a stretto contatto, ho dovuto cedere e rimettermi al servizio di strutture che non se lo meritano. Magra consolazione alcuni piccoli risultati ottenuti (che cercavo già di raggiungere ben 3 anni fa), magra consolazione essere in un guppo di lavoro molto ambito e conteso, resta solo il fatto che le fatiche saranno nuovamente moltiplicate per enne volte per sopperire alle enne carenze altrui. I miei sogni di vita tranquilla nel fare un lavoro circoscritto in una quotidianità si sono infranti, ma non posso rimproverarmi nulla però, ho comunque cercato di raggiungerli quei sogni. Ora la cosa più difficile sarà solo trovare i giusti ritmi e dimenticare i sogni e le aspettative dello scorso autunno. Ed in questa riproposizione servirà molto più impegno di quello che occorreva un tempo, anche perché non voglio negarmi i miei spazi. E proprio per avere una mia collocazione personale nella  quotidianità sto anche nuovamente cercando una nuova sistemazione come domicilio; da quando sono entrato nella casa in cui mi trovo adesso, non mi sono mai sentito sufficientemente a mio agio, mai vissuta e gestita come se la sentissima mia, ma sentita solo come una sistemazione di comodo e temporanea: insomma non mi sono mai sentito a "casa". Qualche opportunità c'è già devo solo pazientare e capire quale riuscire a concretizzare, anche perché le possibilità economiche si sono ulteriormente abbassate viste le conseguenze derivanti dalla mia dichiarazione dei redditi.
Comunque sia ora inizio il secondo semestre di questo impietoso 2010 con nuovi propositi che si innestano in quelli già in precedenza avevo: primo passo già da questa sera ho rinnovato il contratto per mantenre il dominio del mio sito, e considerato che finalmente ho di nuovo gli strumenti posso riprendere la costruzione del sito e perché no fare anche una bella rivisitazione grafica. Considerando una lunga estate lontano da casa avrò tempo di studiare e creare una nuova veste grafica, magari partendo da un progetto strutturato e impostato prima su tavole e poi riproposte con la webgraphic nel mio sito. In effetti mi manca disegnare e questa del sito è un'ottima occsione per riprendere, elaborando tutto un progetto grafico nei suoi dettagli e negli aspetti funzionali; riprendendo in mano le matite potrò anche svuotare la mente dalle tossine e rilassandomi lasciando spazio alla creatività, lato della mia personalità che ha anche trovato in questo blog un altro mezzo di espresse. Blog tra l'altro che  giusto lunedì 28 giugno ha compiuto ben 3 anni!!! Non avrei immaginato che questa sperimentazione, iniziata un po' per caso e un po' per mantenere dei contatti, si sarebbe sviluppata per così tanto tempo, con tutto quello che si porta scritto... Di certo è stata una piacevole scoperta che ha portato parecchie opportunità per conoscere nuove persone sia virtualmente ma anche e soprattutto nella vita reale.
In conclusione di tutte queste parole  e palese  un ritorno a vecchie routine che speravo di aver abbandonato, ma almeno questa volta con lo spirito di reinventarmi con piccole, e spero sempre pià frequenti, novità. Forse un giorno mi sveglierò più affamato di ambizione e meno anonimo  per costruirmi un futuro meno banale, ma per ora mi faccio bastare la mia esistenza per quello che è, puntando sulla qualità della vità. Pur essendomi rimangiato una promessa fatta a me stesso, ho già un nuovo traguardo a medio termine, dopo il quale sicuramente porterò avanti il traguardo successivo più a lungo termine, ma per ora è bene mirare ai prossimi 18 mesi!





mr.zugo


 

mercoledì, gennaio 06, 2010

Zugo Zingaro

Come volevasi dimostrare, basta un evento per accendere la memoria e far mettere in moto le dita per scrivere ancora una volta.



Sin dalla tenera età di 5 anni ho dato dimostrazione di estrema indipendenza e propensione al viaggio non programmatico. Si perché pur essendo in custodia di mio fratello più grande di 9 anni sono riuscito ad eludere la sua sorveglianza un pomeriggio in assenza dei miei genitori e dirigermi al negozio di alimentari della signora Franca, solo per avere il mio ghiacciolo alla menta; una passeggiatina di poco meno 1 km su strada senza marciapiedi in solitaria sino all'incrocio dove vengo bloccato dalla signora che mi intima di stare fermo dicendomi che veniva lei da me, ed alla quale ho obbedito prontamente per non esser sgridato e rischiare di non avere il sospirato ghiacciolo alla menta. Sembra una leggenda metropolinata, come altre ne ho raccontate a voce, ma è vera confermata da tutti, mio fratello (poveraccio lui che si prese uno spavento immane non trovandomi più e vedendomi arrivare con mamma), mia madre, dalla proprietaria dell'alimentari ricordando che a 5 anni mi presento da solo al negozio o quasi solo per avere il mio ghiacciolo alla menta. Questo breve aneddotto ve l'ho raccontato per farvi assaggiare quanto sono imprevedibile quando si tratta di ottenere qualcosa e introdurre così l'ultimo viaggio semi- improvvisato che ho affrontato TO-RM-TO in meno di 48 ore.

Per agevolare la mia nuova avventura romana, occorre avere una stabile dimora che finalmente trovo e di cui divento inquilino a tutti gli effetti giusto un paio di giorni fa entrando in possesso delle chiavi obbiettivo che mi porta in viaggio da Torino a Rom in treno, sperimentando l'alta velocità TO-RM in 4 ore e 13 minuti (a cui si aggiungono 20 minuti di ritardo per l'andata) con una partenza mattutina alle ore 06.45 da casa e 07.37 dalla stazione di Porta Nuova.

Arrivato a Roma conl'aiuto di un amica e dopo un giretto di perlustrazione dei primi saldi della stagione, raggiungo il luogo dell'appuntamento dove finalmente alle ore 19.15  sono inquilino del mio nuovo appartamento, che sarà la mia dimora per i prossimi mesi. Dopo la prima nottata nella casa nuova con una coperta e un sacco a pelo, molto da accampato ma necessario avendo viaggiato leggero vista la breve permanenza ed il mezzo di trasporto, l'indomani dopo una veloce colazione al bar approfitto della mia presenza nella città di lavoro, ovvero Pomezia, e mi dirigo all'ufficio per cercare di risolvere un'emergenza sorta il 31 dicembre 2009; arrivato a destino con sorpresa mi ritrovo con i colleghi senza alcun modo di lavorare essendo stata programmata una manutenzione elettrica su tutto lo stabilimento che nessuno aveva comunicato in alcun modo; vien da se che si ritorna nella nuova dimora, dove  non contento dell'accaduto e avendo già programmato il rientro il giorno dopo il tutto viene messo in discussione non prima di aver attivato tutte le azioni necessarie ad agevolare il lavoro in emergenza di tutti quelli chiamati in causa, gestendo il problema telefonimcamente e predisponendo il tutto per il futuro intervento in telelavoro. Cosicché anticipando tutto di ben 19 ore, tutto si dipana come da nuovo programma: reperimento di un passaggio, che si trova con una certa celerità, per andare in stazione a Roma dove cambio biglietto, e conseguente approccio alla banchina per salire sul treno alta velocità, tanto veloce che la tratta RM-TO delle 17.37 con arrivo alle 21.50 accusa 30 minuti di ritardo. 

Comunque sia dalle ore 06.45 del 3 di gennaio alle ore 23.00 del 4 di gennaio tutto si è svolto come nenache  una convention preparata mesi prima... In 36 ore e 15 minuti entro in possesso della mia dimora, predispongo quanto possibile le attività del lavoro, sistemo la dimora alla meno peggio e riparto per casa... tutto per essere in casa all'arrivo della befana!!

Non male come viaggio gestito in itinere... non credete? Dimenticavo considerate che tra 5 giorni ripartirò nuovamente per la stessa destinazione. Feramte lo ZugoZingaro!

mr.zugo

domenica, ottobre 11, 2009

-1 & Giorno Zero

Eccomi qui, nella mia stanza d'albergo a poche ore dall'inizio della mia nuova avventura lavorativa che sta iniziando come un odiessea vera e propria. Dal dubbio iniziale instillatomi prima di partire, di quale sarebbe stata la mia sede lavorativa, scopro un'ora prima di partire che sarò gitano a tutti gli effetti. Inizio domani ore 08.30 presso la sede di assunzione per poi avere distaccamento presso la sede di Roma per almeno 3 mesi, giorno più, giorno meno. Cominciano le danze dunque!
Comuqnue sia, dopo un'altra risata per questa lieta novella, finsico di preparare le valige ed alle ore 16.12 sono in auto in partenza verso la mia destinazione; alle ore 17.34 passo lo svincolo di genova verso livorno in perfetto orario, procendendo verso la mia destinazione, ma haimè mi sovviene gran fame e dunque scelgo di fare una prima fermata per liberarmi dal languore. Solitamente faccio solo due fermate in questo viaggio verso la capitale, ma questa volta ne faccio ben 3, perchè voglio fare un viaggio tranquillo e sereno, per cui mi fermo ancora alle 19.45  prima di imboccare l'aurelia e ultimo stop alle 22.30 circa per l'ultimo caffè prima della tappa finale, nella quale mi trovo e da dove sto scrivendo, in fretta e male per evitare che la batteria del mio portatilino catorcioso, mi abbandoni sul più bello, ma certo è che qui h più segnale UMTS che a casa mia! Dunque sono arrivato a destinazione al giorno zero... tra qualche ore inizia tutto questo nuovo viaggio, ma faccio davvero fatica a non pensare a quello che qualche ora e fa e l'altra notte ho provato dentro di me; era da tempo che alcune esternazioni non si presentavano, era da tempo che non mi esprimevo in modo palese, ed invece tutto questo è tornato, tutto insieme, travolgente e avvolgente. E non smetterò di ringraziare chi mi ci ha fatto arrivare pur passando da Piacenza, e spero di non disattendere le aspettative di chi mi vuole già accasare in queste nuove lande, e spero di farmi perdonare da chi poeticamente condivide i suoi pensieri anche con me, o di continuare a stupirmi di come posso essere visto (omone piccolo). Il tempo è trascorso, ma non lo voglio concedere all'oblio, oggi sarà una giornata campale, da come io inizierò io proseguirò, è questa volta voglio... si voglio e non vorrei, voglio iniziare amando, voi che mi leggette, voi che di me scrivete, voi che commenterete... voglio amare la vita perché così mi è stato insegnato in questa parentesi torinese  in mezzo alle mie vite romane! Il destino o un dio non so chi ma questo ha voluto per me, è ne farò tesoro, perché solo io so quanto mi è stato donato, le parole non basterebbero, dovrei abbracciare tutti con tutta la gioia di cui un mondo possa essere fatto. Non è un addio, è solo un arrivederci, per una volta ho deciso di scegliere il mondo che mi piace e me lo voglio tenere! Ed ora prima che la batteria mi molli sul più bello buona notte!

mr.zugo

mercoledì, settembre 23, 2009

[ri] - Partenze & Ritorni

Le partenze sono sempre dei momenti particolari dove si mescolano sempre emozioni contrastanti, almeno per me, in cui ci si ritrova combattuti tra la gioia e l'eccitazione della partenza e quella leggera tristezza legata all'abbandono di quel qualcosa che poi in fondo non è altro che "casa" (in tutto il suo significato). Questo è un periodo dove mi trovo ad una ripartenza importante, non assimilabile ad un viaggio di piacere ne tanto meno ad un viaggio di lavoro, questi ultimi sono circoscritti nel tempo, al termine c'è sempre il ritorno a "casa" la mi ripartenza invece riguarda un cambiamento sostanziale che ho già vissuto ed ora mi si ripropone: cambiare città per lavoro dove considerata la logistica del cambiamento non posso affrontare come un cambio circoscritto ma quasi definitivo. Dico quasi per il fatto che faccio sempre fatica a partire, in qualche modo non amo lasciare "casa", il mio luogo sicuro, il luogo in cui ritrovo me stesso e ricarico le mie energie; ora a dispetto della volta precedente dovrò, e in questo caso  voglio, creare una seconda "casa", in modo da non soffrire di una strana solitudine apatica e dissociata che la prima volta mi fecero da compagnia, cattiva compagnia ammetto. La seconda "casa" dovrà essere ricca di vita, la mia e di nuove o ritrovate amicizie che riempiano le stanze della "casa" con la loro presenza fisica e spirituale.
Ogni qualvolta qualcuno parte tutti fanno la domanda "sei contento?" oppure affermano "beato te" o ancora "come ti invidio" ma in cuor mio, dopo aver risposto in qualche modo senza urtare le aspettative e non sembrare sempre incontentabile, penso tristemente al dispiacere di lasciare ciò a cui tengo, ed in questa occasione il dispiacere è più forte rispetto a 5 anni fa. Allora ero pervaso dalla voglia di cambiare molte cose, fare una svolta su certi aspetti della mia vita, ma ad ogni modo dovevo allontanarmi da una passione sportiva e dalla famiglia che stava attraversando un momento decisamente triste e inconsolabile; oggi il cambiamento voluto è legato solo al lavoro e in minima parte ad una necessità di indipendenza come uomo, ma la partenza pesa più di allora perché dovrò allontanarmi da affetti nuovi e cresciuti nel tempo con gli amici che ho trovato al mio ritorno a Torino. Di contro non mi alletta l'idea di ritornare in centro Italia e ricominciare completamente, spero che alcune realtà virtuali intraprese qualche tempo fa possano concretizzarsi e diventare qualcosa di pregnante, proprio per evitare quelle cattive compagne di viaggio con cui ho avuto a che fare in precedenza. Mi auguro anche che al contrario delle amicizie antiche ed ormai relegate ai ricordi, queste nuove degli ultimi anni siano più partecipi e volenterose, non pretendo nulla, solo le stesse cose che mi donano qui, seppur in proporzione alle distanze che si verranno a creare: sono fiducioso di questo! Resta però il fatto che sono a tutti gli effetti un gitano, in un modo o nell'altro non sono mai stato troppo fermo e troppo legato a compagnie di amicizie, e questo ripetersi di cambio città o scelta di lavori vagabondi dimostra che dovrò sempre essere l'uomo dei nuovi inizi, l'uomo che non si deve stancare mai di reinventarsi e riproporsi agli altri... ma a dispetto di qualche anno, non voglio perdere le amicizie trovate, non voglio più relegarle ai ricordi, e personalmente l'impegno sarà intenso ma riscoperta la famiglia deglia amici non è mio desiderio lasciare che l'oblio se ne impossessi e in più allargarla anche dove costruirò la mia seconda "casa".