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mercoledì, novembre 09, 2022

Totem Rilevanti

Raccontare delle persone non è mai semplice, quando lo si fa è sulla base delle proprie percezioni, del proprio punto vita ed anche in virtù delle proprie esperienze. Se si ha la fortuna di fare la conoscenza di molte persone in molteplici occasioni e fare numerose esperienze, forse allora si potrà avere un giusto parametro con cui valutare con diligenza coloro con cui ci si è relazionati. 

Tutti noi abbiamo incontrato nelle nostra vita persona che hanno lasciato il segno nel bene e nel male. In questo post, voglio raccontarvi brevemente alcuni degli incontri che per me si sono rivelati i più significativi; se ci penso fortunatamente sono stati tutti positivi, più mi sforzo e più non trovo persone che mi abbiano segnato in negativo; ma forse sarà dovuto al fatto che cerco sempre il lato positivo delle cose e non quello negativo. Persone sgradevoli ovviamente ne ho incontrate e le ho dovute anche frequentare, ma tutto sommato non hanno fatto danni degni di nota sul mio percorso. 

Ma torniamo invece a quelle persone che a modo loro hanno lasciano una segno. Non sempre ce ne accorgiamo subito, anzi,  può passare del tempo prima di realizzare che quelle persone sono state rilevanti nel nostro percorso; il più delle volte ce ne rendiamo conto solo dopo che le rispettive strade si sono separate e ci troviamo nella condizione di doverci relazionare con altre persone, oppure quando realizziamo che "quella cosa che ci disse" si è avverata o meglio corrispondeva al vero e lo comprendiamo solo perché finalmente abbiamo raggiunto una nuova consapevolezza. Trovo tutto questo alquanto particolare, voi no?

Queste presenza rilevanti che hanno attraversato il cammino, o forse dove io ho attraversato il loro, per quanto mi riguarda sono meno di 10 ma più di 5. Ve li presento:

  • Il Maestro delle elementari l'uomo buono che amava la cultura: colui che con la sua serafica compassatezza ti insegnava ad amare la cultura e le persone intorno a te perché sono una ricchezza.
  • Il Don dei campi estivi dove faceva l'animatore: colui che trovava sempre il modo di essere amico e confidente di tutti con il suo fare gentile, accogliente e ti faceva fare sempre pace con te stesso.
  • L'allenatore di basket che al posto delle mani aveva delle morse, se ti prendeva un braccio o una gamba con quelle mani ti poteva rompere le ossa: colui che sapeva farti vedere come le tue incertezze e le tue debolezze erano in realtà una forza travolgente ed inesauribile.
  • Il docente di fisica all'università, quello che ti bullizava durante le lezioni: colui che ti insegnava che nella vita non serve la "nozionistica", serve invece sapere usare il cervello,  comprendere ed essere consapevole.
  • Il primo datore di lavoro quello che sapeva stare al mondo e che sfruttava i giovani in cerca di lavoro e di due soldi: colui che riconosceva pregi e difetti delle persone e con rispetto e schiettezza te lo dice in faccia anche quando non ti va di sentire. 
  • La Manager tutta d'un pezzo: colei che coltivava il talento di tutti i suoi collaboratori, per ognuno il giusto posto per permettergli di dare il miglior contributo nel lavoro di squadra, ma che non dimentica mai di avere davanti a se delle "anime", di cui alcune più fragili di altre, che a modo suo coltiva e fa crescere.

Bene questi in breve sono i "totem" che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio cammino sino a qui: persone rilevanti che nostro malgrado ci segnano, ci fanno crescere non solo come studente, sportivo, professionista ma soprattutto come individuo. 

Pensando a loro mi sento grato di averli conosciuti e in qualche modo frequentato, ed alcuni in certi momenti mi mancano, ma non posso fare altro che proseguire ed augurarmi di trovare altri totem con cui confrontarmi e crescere ancora. 

giovedì, agosto 13, 2015

Il Lungo Viaggio con R.

Non saprei nemmeno da dove iniziare tanto è particolare il modo con cui alla fine ho stretto amicizia con Lei. Seppure abbia iniziato a fare il pendolare dal 2 gennaio 2013, credo di aver intravisto quella particolare chioma forse solo qualche mese dopo. Il modo di viaggiare prima era diverso rispetto ad ora perché il regolamento di viaggio e l'affluenza erano tali per cui era più probabile essere in carrozze diverse e posti diversi, ma soprattutto le esigenze di come viaggiare erano diverse. Quindi solo qualche mese dopo ho intravisto la sua particolare chioma, di quelle che si distinguono ovunque e che a me oltretutto piace molto, attirando così la mia attenzione. Ma non ci fu mai occasione di incrociare gli sguardi tanto da poterci permettere un accenno di saluto.

Ho viaggiato in ogni modo sul treno ad alta velocità che quotidianamente prendo: seduto in standard, ossia quella che un tempo si definiva seconda classe, seduto sui gradini, in piedi tra le carrozze, in executive (cioè la vecchia prima classe); ma solo quando sono tornato nella standard, iniziando a prenotare il posto a sedere ho avuto occasioni sempre più frequenti di incrociare la "simpatica" testa riccia che mi aveva colpito tempo prima.
Devo ringraziare i ladri che si rubarono il rame in quel caldo ed anomalo ottobre: sì perché mi hanno dato l'opportunità di poter sfruttare 3 ore di stop sui binari per chiacchierare un po' con Lei, la chioma riccioluta! Occasione nella quale sono quasi certo di non averle fatto un bella impressione, forse colpa del mio sguardo insistente nel scrutare il suo volto, i suoi capelli, ma non potevo resistere, confesso che ne sono rimasto affascinato e non solo per il suo aspetto più che gradevole, ma anche dalla personalità che emanava; fin da allora c'è stato sempre qualcosa in Lei che mi attraeva, che andava oltre l'aspetto estetico del suo volto e dei suoi infiniti ricci. I suoi occhi sostenevano lo sguardo di ogni interlocutore con cui aveva a che fare anche in quella grottesca situazione. Comunque sia dopo quel episodio alquanto particolare, le cose in sostanza non cambiarono di molto. Ogni mattina ed ogni sera poteva capitare che ci incrociassimo sul binario in attesa del treno ed a stento riuscivo a salutarla, più per la mia timidezza, penso, che per altri motivi.
Le settimane ed i mesi si sono susseguiti e nello scorrere del tempo, confidando nella familiarità dei volti che si vedono di giorno in giorno, ogni volta che intravedevo i suoi riccioli ho cercato di rendermi sempre più visibile, anche solo per un cenno di saluto, silente il più delle volte, temendo che non sentisse visto che le cuffie sono sue buone compagne di viaggio. Così, un giorno, non so bene quando, mentre Lei risaliva le carrozze del treno, ho buttato lì un ciao sia con la voce sia con un cenno della mano e sorpreso sono stato ricambiato, per cui immediatamente ho realizzato che c'era spazio per socializzare. Da quel momento ogni volta che riuscivo ad incrociare il suo sguardo un cenno di saluto ed un sorriso non mancavano mai, rito che negli ultimi mesi è diventato talmente naturale da diventare quasi quotidiano. Pur cercando di non essere invadente, una mattina in cui si è fermata a scambiare due chiacchiere, ho trovato modo di fare le presentazioni di base scoprendo finalmente il suo nome che per rispetto alla sua privacy, come fanno i giornalisti (quale non sono) userò solo una fittizzia iniziale: R(iccia). Dopo le presentazioni di quella mattina la confidenza ed i momenti di ritrovo ai binari sono sempre stati in crescendo, mai forzatamente cercati.

Con R. mi sono trovato subito a mio agio, anche se sono sicuro di aver dato un impressione diversa forse per colpa della fatica che facevo dal trattenere l'interesse per Lei e per la sua personalità ed il suo carisma. Contrariamente ad altre conoscenze che ho fatto in passato, questa non è stata né di quelle mordi e fuggi dove ti racconti un sacco di cose addosso ma che non ti lasciano granché, né di quelle di conviviale socialità davanti ad un aperitivo o in qualche locale da dove poi potrebbe partire un'amicizia. Questa è una storia diversa, cresciuta in tempi lunghi fatti di attimi sfuggevoli e circoscritti ad un momento della giornata particolare sia che suo; fuori dai normali tempi scanditi dalla vita. Entrambi come pendolari concediamo al lavoro dalle 4 alle 6 ore di viaggio tutti i giorni: ore sottratte invece ai nostri affetti ed alle nostre passioni od ai nostri impegni personali. Rispetto ad altre conoscenze più immediate e coltivate ogni giorno sui treni della mattina e della sera, quella con R. è stato un percorso accrescitivo. L'interazione è andata talmente in crescendo che per scelte comuni, anche se per motivazioni diverse, ho avuto il piacere e sì anche l'onore di viaggiare con R. per ben 5 settimane con  almeno 1 viaggio su 2, quasi ogni giorno. In questo modo ho potuto scoprire che con Lei è facile parlare, confrontarsi ed anche quando capita di dare un'impressione forse sbagliata non ci si sente "giudicati". Gli argomenti che abbiamo trattato sono stati molteplici, da quelli faceti a quelli più seri ed in alcuni casi anche grevi, però ogni volta trattati con gentilezza e rispetto. Discorsi spontanei e fluenti, in rari casi forse ci sono stati degli imbarazzanti silenzi, discorsi nei quali ho scoperto che seppur diversi, entrambi abbiamo fatto dei percorsi che ci hanno arricchito l'animo al punto da poter comprendere meglio non solo gli altri ma anche noi stessi, dove R. è un bel po' avanti a me perché alcune delle sue esperienze, che  a me mancano e che posso solo immaginare, sono state davvero importanti anche se non piacevoli. Da tempo non trovavo qualcuno con cui mi sento a mio agio potendo esprimere pensieri e  parei, talvolta anche dei giudizi, il tutto senza avere il timore di essere considerato "sciroccato o mal sopportato". La riprova di questa idea del fatto che non le sono "avverso" o  "molesto" sta nel fatto che non ha mai rifiutato la mia compagnia con chissà quali scuse né tanto meno mi ha evitato in modo palese come si fa si solito con le persone meno gradite; anche il linguaggio del corpo è tale per cui non percepisco disagio o fastidio da parte sua nel sopportare la mia presenza o le mie parole anche quando non siamo concordi.

Il lungo viaggio, 2 anni o poco meno, con R. si è interrotto in questo periodo estivo per via delle vacanze e forse difficilmente riprenderà considerato che molto probabilmente prenderà treni diversi dai miei. Mi auguro di poterla ritrovare e rivedere di quando in quando per godere ancora della piacevole compagnia della sua chioma riccioluta.

domenica, gennaio 26, 2014

Fuori dal Comune

Anna "la pazza" Torino - Dancer @ Torino
Un sabato sera non troppo diverso da altri, dopo cena con gli amici a bere qualcosa.
Ci si ritrova in uno dei tanti locali storici e caratteristici di Torino collocato nella zona più viva, grazie alla presenza del mercato più caratteristico della città dove vi si colloca anche in alcuni sabati pomeriggio il mercato delle pulci più variegato ovvero il "Balon".
La serata che trascorreva piacevole è stata comunque caratterizzata da un paio di personaggi che mi hanno fatto ripensare a come rendere migliore ed unica la mia vita. Tutti noi abbiamo delle ambizioni, dei sogni, qualcuno anche delle aspettative, altri forse più zelanti rischiano di più e cercano di distinguersi e di eccellere, ma i due personaggi che sono piombati nella mia serata devo ammettere sono veramente fuori dal comune. Il primo mi si è parato davanti mentre uscivo a fumare una sigaretta e neanche il tempo di guardarci in volto già mi salutava come un vecchio compagno di gioco; lì per lì sono rimasto un po' interdetto in quanto ad onor del vero non il suo volto non mi era del tutto sconosciuto, e nei pochi istanti precedenti al dialogo ho cercato di trovare nei ricordi dove potevo effettivamente averlo conosciuto... ma niente, non mi ricordavo il suo nome, quindi mi sono trovato nell'imbarazzante situazione di dovergli chiedere scoprendo che si chiama Alessandro! A sua detta la nostra conoscenza era pluriennale ed eravamo entrambi giocatori di "football americano"! Curiosa questa cosa visto e considerato che non ho mai giocato a questo sport ne tanto meno con lui, ma per pace di tutti sono stato al gioco e così dopo un breve scambio di convenevoli me ne esco definitivamente a fumare la sigaretta che tenevo in mano. La seconda persona fuori dal comune, la conoscevo solo di fama ma non ho mai avuto occasione di incontrarla in giro per la città. Ed è così che ad una certa ora ti entra nel locale Anna, salutata calorosamente da tutti i ragazzi che lavorano nel locale, essendo lei oramai una abituè! Anna è conosciutissima in città perché è la ballerina da strada forse più anziane e certamente la più dinamica con i suoi 67 anni, ed è forse anche per questo unitamente alla sua eccentricità viene chiamata affettuosamente Anna la Pazza (video1). Finiti i saluti Anna inizia a boffonchiare a suo modo qualche discorso, ed essendo io vicino alla porta d'ingresso (proprietà di Anna che ci avventa per chiuderla ogniqualvolta qualcuno la lascia aperta) spesso mi si avvicina per condividere il suo pensiero sulla vita degli avventori del locale o della propria storia di vita, oltre comunque ad accertarsi ed assicurarsi del fatto che io non sia un giornalista o cameraman della rai.
Ed eccoti servito il sabato fuori dal comune, l'ebbro e troppo gioviale Alessandro che ha parole buone per tutti coloro che gli danno sufficientemente retta ed Anna la Pazza (video2) che se ne sta al caldo a chiacchierare con i baristi ed alcuni di noi nel locale, ed all'occorrenza mostrando anche la sua sua mise più intima e caratteristica come fosse in una delle sue scatenante danze. Questi sono solo due dei molti soggetti fuori dal comune che vivono in mezzo a noi; sono persone che io ritengo essere fuori dal comune non per la loro follia, ma per il loro coraggio di essere come sono a scapito dei conformismi odierni e dei soliti retaggi sociali. Mi è venuto anche il sospetto che in fondo sono persone come tutti che però hanno scelto di ribellarsi a loro modo e di esprimere a modo loro la propria indipendenza dalle schiavitù intellettuali, sociali e culturali della vita che li circonda comportandosi fuori dagli schemi convenzionali per non sentirsi ingabbiati e prendere in giro tutti i conformati: se questo fosse vero, hanno tutta la mia invidia ed ammirazione per la dimostrazione di coraggio e intraprendenza verso i più.
In fondo oltre ad apparire oltremodo eccentrici se non rasenti la pazzia, non fanno del male a nessuno e non chiedo molto di più di chiunque altro; giusto per rendere l'idea Alessandro per quanto alterato, e stato sufficientemente lucido e corretto di pagare al birra alla cassa prima di ordinarla per non avere nessun tipo di lamentela e se l'è bevuta all'interno del locane e non fuori, quindi sapendo di restare sotto controllo. Allo stesso modo Anna (video3) pur con la sua età non ha dato motivo alcuno di dare preoccupazioni, ne tanto meno è andata cercando chissà cosa da nessuno se non un po' di ascolto e di attenzione, quindi nessuno dei due si è dimostrato parassita o molesto ma al contrario trasmettendo un po' di sana "insostenibile leggerezza dell'essere" rendendo il sabato diverso, firmato da queste due persone fuori dal comune che, come in altre occasioni simili, mi fanno fare pace con il mondo!

martedì, settembre 04, 2012

Essere Rock

E' da qualche settimana che sto ascoltando una nuova, almeno per me, emittente radio, in precedenza ero stereotipato su una delle solite qualche anno fa non lo era, ora è come tutte le altre si è riportata sullo schema commerciale. Ma tornando alla mia recente scoperta, questa che mi allieta al mattino nel tragitto che percorro per andare al lavoro ed al ritorno a casa tutte le sere è prettamente rock. Per carità passano anche canzoni da classifica di notorietà commerciale, ma per lo più passa canzoni che vanno a proporre anche musiche che fanno parte del mio bagaglio storico anche grazie ad un fratello maggiore di 9 anni che mi ha fatto ascoltare generazioni musicali diverse dalla mia contemporaneità giovanile. Sono sempre stato affascinato ed attratto dal rock per la carica e la filosofia dei suoi interpreti e di conseguenza delle storie ed esperienze che i testi e le musiche interpretano portano con se. Probabilmente dopo aver esaurito il ciclo delle convenzioni sociali sto tornando progressivamente alla mia indole più indipendente e ribelle (inteso come anticonvenzionalità) riesumando quella irriverenza verso il consueto, gli stereotipi, il così fan tutti.

Il rock, nelle sue diverse sfumature e categorie, ha sempre rappresentato per me quella libertà di espressione che a volte nella vita sembra negata o non appropriata. E' un genere che viene cantato quasi gridando se non urlato per davvero, in contrasto a momenti di delicatezza e sottovoce, accompagnata dalla musica ricavata nel percuotere tutti gli strumenti per farli vibrare a più non posso e mettere in fila quelle note tanto grezze e decise quanto a volte armoniose e ordinate per trasmette il loro messaggio di sfida e rivalsa verso il mondo.

Nei vari promo che passano alla radio quello che mi fa "spaccare" e quell'atteggiamento confortante in cui ti ricordano che seppure padre di famiglia a cambiare pannolini, piuttosto che animalista convito, piuttosto persona educata e civile o all'apparenza un modesto impiegato o casalinga o qualunque altra persona di tutti i giorni ti tranquillizzano confermandoti che tutto ciò che sei  è rock! Non serve apparire ma essere rock! Vien da se che non servono necessariamente i capelli lunghi le giacchette di jeans strappate o di pelle, od i pantaloni attillati e lisi o le le catene o anelli, tatuaggi per essere un rocker: basta pensare come un rocker, agire come un rocker vivere come un rocker. Se volete sapere da me cose è un rocker, ammetto la mia colpa, non ve lo so dire, so solo che vivere per quello che sono per me fa tanto rock, mentre per qualcun altro potrebbe sembrare new age o zen... Non che abbia una valenza il mio pensiero, ma di certo non me ne preoccupo (che mi da tanto l'idea di rock), fin quando rispetto e sono rispettato, il mondo per me può andare avanti. Ma se qualcosa mi sembra che sia fuori posto o che stona un po' troppo, anche qui per me è molto rock alzare la testa e chiedere spiegazioni o cercare di rimettere tutto al suo giusto posto. Insomma il rock è segno di identità e consapevolezza, che arrivano talvolta anche da momenti non propriamente felici e di discutibili valori, ciononostante se uno ha imparato qualcosa in più da se stesso e su se stesso e non lascia spazio alla vergogna e ne fa tesoro questo è rock.

Questo pensiero mi è venuto dopo aver ascoltato casualmente Baba O'Reily dei The Who, scoprendo dopo ben 1 minuto che è stata utilizzata per una sigla di una delle serie CSI. Poco male mi godo i brividi che questa splendida composizione ed altre dello stesso gruppo mi danno, infondo per me è rock anche imparare qualcosa ogni giorno!

lunedì, dicembre 05, 2011

Diaspora

Da qualche settimana oramai è iniziata la diaspora dei blogger e dei loro diari da Splinder. Non conosco bene quali vicissitudini abbiano portato questa piattaforma a dare la notizia della sua chiusura, ma è indubbio che seppur abbia concesso qualche mese di tempo per salvare i contenuti ed esportare i dati, sta dimostrando la volubilità di internet che sta cedendo al passo alle fisionomie economiche. Anche io mi sono ritrovato costretto a recuperare oltre 4 anni di Note di Viaggio e in questi ultimi due giorni, con ben 14 ore di intenso e quasi ininterrotto lavoro sono riuscito a fare il mio trasloco qui su questa piattaforma dove avevo già aperto da qualche tempo un secondo blog... Nella casualità di cercare nuove dimore e stimoli la fortuna mi ha permesso di non perdere le parole che avevo condiviso su Splinder e con un po' di lavoro supplementare integrare il tutto su questo blog. Quindi non stupitevi se da poco meno di 20 post oggi ce ne sono quasi 200: ho riunito tutti i blog che avevo sotto quest'unico tetto, ricomponendo così in parte anche la mia anima che si era frammentata alla ricerca di chissà quali equilibri. Esiste un solo mr.zugo con tutte le sue sfumature e sfaccettature che oggi si ritrovano e riuniscono qui. Sembra quasi un segno del destino, perché oltre a voler fare pulizia delle varie registrazioni sulla rete, anche nel privato sto attraversando un momento particolare che sta iniziando a portarmi verso nuove scelte, forse importanti e decisive. Per ora non posso che concentrarmi su internet dove più rapidamente posso assestare le mie varie identità, mentre per la sfera privata serviranno ancora settimane, se non mesi...

Quello che mi dispiace che in questa diaspora, si corromperà il salotto che si era costituito su Splinder, e con qualche difficoltà in più dovremo ricostruire i contatti e riprendere i dialoghi, ahimé, anche da piattaforme diverse. Molti hanno già trovato casa su piattaforme facilmente compatibili con il blog originario, altri forse abbandoneranno la vecchia casa senza portarsi nulla con se per aprire nuovi diari, altri abbandoneranno forse definitivamente questo mondo di diari, parole, commenti... Un peccato.
Io personalmente è da pochi anni che faccio parte di questo mondo di post/commenti su diari più o meno pubblici e non voglio abbandonarlo, è l'ultimo baluardo della rete in cui le persone possono concedersi il lusso di confrontarsi con le sole parole mettendo a nudo (chi più, chi meno) il proprio carattere e pensiero di vita; in questa epoca in cui i socialnetwork spopolano e indirizzano la comunicazione, questa realtà dei blog rimane integra a se stessa, permettendo la nascita di "salotti" virtuali in cui ognuno usa il numero di parole e di immagini che vuole e non è obbligato a seguire necessariamente il modus vivendi dei nuovi socialnetwork che proliferano di input non necessariamente utili e tanto meno con valori di unicità che invece in un blog si può esprimere attraverso i propri pensieri e parole.
Per informazione di tutti su questo blog i commenti sono aperti a chiunque, ma sappiate che sono sotto moderazione, giusto per evitare brutti incontri e contenere parole per me inadeguate; ma sono certo che del popolo dei blogger sono molto pochi coloro che si dovranno preoccupare di essere moderati (non pubblicati). Come su Splinder anche qui siete tutti i benvenuti, basta avere rispetto ed educazione e troverete sempre uno scambio paritetico di pensieri. Insomma da qui si riparte!

martedì, settembre 28, 2010

Immaginarsi

A quanti è capitato di sentirsi domandare da piccoli "cosa vuoi diventare da grande?" oppure "che lavoro ti piacerebbe fare?". Sono da queste domande che iniziamo a immaginare noi stessi proiettati nel futuro impersonificando qualcuno. L'immaginario da bambini è un qualcosa che mi ha sempre affascinato perché la fantasia si metteva in moto con un nonnulla e si facevano dai sogni ad occhi aperti dove in taluni frangenti si andava anche a coinvolgere la realtà del momento. Peccato però che tale capacità con il crescere diminuisce e la fantasia viene sostituita con l'ambizione dettata per lo più credo da una specie di ammirazione. Così dall'immaginarsi da piccoli a grandi nei panni di una figura che è per lo più idealizzata e dogmatizzata pian piano si va a definire una aspettativa di se stessi sempre più materiale e concreta che impatta con la realtà che ci circonda. Mentre da anime innocenti l'immaginazione ci guidava in situazioni in cui eravamo qualcuno forse si di importanti, ma di buon carattere e rivolti a essere utili e protagonisti nel fare, diciamo, del bene con il passare del tempo attraverso l'adolescenza e poi con la maggiore età ed infine entrando nel mondo degli adulti l'immaginazione si affievolisce e lascia spazio all'ambizione, non necessariamente negativa, ma certamente rivolta alla concretezza delle necessità scegliendo passo dopo passo le scuole (chi più o meno indirizzato) le attività da svolgere nel tempo libero dove crescono aspettative e ambizioni e in troppi casi forse anche delle frustrazioni che alimentano la voglia di essere qualcun altro. L'immaginario semplice e multicolore e multidentià che da bambini ci permetteva di sognare e alimentare la voglia di crescere, mano a mano scompare si spegne lasciando posto a nuove immagini di se che si riflettono naturalmente dalla realtà che ci circonda e con la quale ci si deve confrontare.
Ci sono bivi ogni volta che si devono imboccare che ci portano ad esperienze diverse o similari dagli esiti a volte buoni a volte meno buoni che formano la nostra personalità. L'immaginario non c'è più c'è la crescita e la relazione con il mondo circostante che definiscono la nostra identità sia reale che percepita. Tale identità non sempre ce la sentiamo addosso nel modo più appropriato e nascono così esigenze di auto-espressione che non sempre vengono recepite dagli altri e forse anche da noi stessi.
Dalla sensazione che abbiamo di come veniamo percepiti possiamo vivere bene la nostra identità, come male cercando così nuovi rifugi più o meno condivisi e più o meno reali. Chi si da alla musica, chi allo sport, chi alla scrittura come ancora invece attraverso nuovi strumenti di relazione andiamo ad assume nuove identità che non sempre sono debitamente trasparenti. Uno di questi casi in cui si può prendere una nuova identità è il mondo virtuale che sia un videogioco più o meno di ruolo che sia internet con la sua capacità di nascondere mentre ci si mostra. Crescono paralleli così dei personaggi più o meno nuovi e più o meno veritieri che alimentiamo in un nuovo immaginario che però è limitato al contesto in cui si è inseriti che per quanto ampio e vasto possa essere come il mondo di internet soprattutto, non sarà mai tanto vasto come l'immaginario che può creare e gestire un bambino. Mentre su internet si è legati a nickname e avatar, che volendo nel tempo cambiano, ma restano isolati nel contesto in cui si è riconosciuti e non oltre come una community o una chat o socialnetwork... al di fuori di questi contesti occorre replicarsi e non è mai detto che ci si relazioni allo stesso modo: cambiando contesto cambia l'azione di reciprocità per forza di cosa per poter essere accettati e inseriti nel "sistema ambiente" nel quale ci si è temporaneamente collocati. Queste limitazioni nell'immaginario fantastico di una mente fertile e fervida come quella di una bambino, ancora libero da pregiudizi ed esperienze castranti al punto da poter spaziare ovunque ogni possibile combinazione di ambiente, colore, lingua, scenario e relazione con i vari personaggi che possano essere immaginari quanto reali superando i limiti di strumenti e ambientazioni.
Pur non volendo ammettere la ricerca di una propria identità attraverso quanto la quotidianità ci consente; è l'istinto del bambino che è in noi che continua a cercare il proprio immaginari,o nonostante oramai da adulti abbiamo troppe responsabili e relazioni condizionate ci si ritrovi limitati e si sia obbligati ad accondiscendere a strumenti appositi per avere identità quanto più realistiche o immaginarie rasentando anche i limiti della decenza e comprensione. Schiavi di un sistema che propone una iconografia di uomini e di donne pressoché fotocopia cerchiamo a volte di liberarci dalle catene di una identità che abbiamo ma con cui conviviamo a fatica trovandoci ad ammirare ed emulare personaggi che crediamo migliori di noi come vita e come benessere.

Da qualche tempo non venivano riversate qui delle parole è il motivo di base era legato alla ricerca del giusto immaginario, ricerca nella quale immaginare una identità rappresentativa, ricercando della, forse troppo, lontana immaginazione del bambino che ancora potrebbe nascondersi dentro ognuno di noi; ricerca della libertà senza limiti, scrollandosi di dosso etichette e responsabilità, vizi e preconcetti gravose zavorre che impediscono di immaginarsi ancora una volta senza ambizioni e aspettative, ma semplicemente essere quello che si vuole. Per taluni è coltivare un sogno diventare qualcuno, per altri è ambizione, per altri ancora una vocazione, ma resta il fatto che immaginarsi in un modo è concedere a noi stessi un modo per comunicare e relazionarsi con se stessi e con il resto del mondo.

mercoledì, giugno 09, 2010

Visual Scape & Video Scape

Può sembrare strano come libri di trent'anni fa siano ancora attuali, ma a ben pensarci non lo è poi così tanto. Se ci si riflette a dovere capita spesso di dire che si vivono dei ricorsi storici, che siano legati a fatti economici piuttosto che politici, ma vale molto di più per gli aspetti sociologici. Il libro che mi ha fatto pensare all'attualità dei suoi contenuti è una trattato sugli effetti sociali dei visual-scape piuttosto che dei video-scape ovvero di quei mezzi ad impatto audiovisivo a cui ognuno di noi è sottoposto. Pur inconsapevolmente ogni momento della nostra giornata, ed ogni giorno della settimana, mese, stagione anno siamo inseriti in un contesto sociale-visuale che già si palesava 30 anni fa. Facendo il debito confronto forse i mezzi erano diversi, o per meglio dire meno sofisticati, ma resta il fatto che a partire dalla fine degli anni '70 le società urbane  e sub-urbane hanno cominciato a riempirsi di mezzi di comunicazione prima visiva e poi anche uditiva che propongono modelli di vita sempre più globalizzanti e conformanti, portando ognuno di noi, si perché nemmeno io che ne scrivo non ne sono esente, ad assimilare costumi e abitudini sociali che ci rendono fotocopie uni degli altri. Seppur si tenti di trovare un proprio carattere e un proprio stile, i visual-scape ed i video-scape sono più potenti delle nostre identità personali. A volere essere integerrimi e mantenersi con peculiarità proprie i rischi che si corrono sono notevoli e potrebbero portare ad un invisibile isolamento sociale; a voler fare cose diverse alla lunga si potrebbe restare da soli, a volere vestire in un certo modo, ci si troverebbe in molti frangenti quotidiani a restare a disagio o creare imbarazzo per quello che si potrebbe definire eccentricità nell'abbigliarsi, e l'elenco potrebbe continuare a trovare ogni situazione, occasione di essere indipendenti rispetto a quello che socialmente va per la maggiore. Ma non c'è da preoccuparsi, in fondo sono le mode (o per meglio dire i colossi dell'abbigliamento e non solo) che ci corrono in aiuto[?] proponendo sul mercato pubblicità, riviste, film, personaggio televisivi che si vestono in un certo modo, ritrovando poi la stessa tipologia di indumenti nei vari negozi più o meno "in", così come anche nei supermercati i prodotti alimentari stanno raggiungendo un basso livello di uniformazione proponendo solo più determinate tipologie di cibo, o ancora non temete c'è sempre chi vi dice come comunicare, quando e dove senza che vi poniate voi il problema. Ed è a questo punto che inconsapevoli siamo entrati nel meccanismo che tutto ciò che vediamo sia a livello commerciale, che architettonico, che di "dressing" lo prendiamo per buono, credendo di avere delle alternative, ma che si rivelano solo palliativi di scelte condizionate ed obbligate.
Le città si sviluppano esteticamente, commercialmente, economicamente e socialmente in funzione di quelli che periodicamente i mass-mediologi propongono come miglior prospettiva ed aspettativa del momento grazie anche all'aiuto di strumenti, i video-scape, di cui ci circondano e che gli analisti di marketing studiano sulla base delle nostre reazioni e interazioni: sarebbe bene non sottovalutare più questi strumenti, mentre 30 anni fa erano dei semplici monitor-video agli angoli delle strade, o nei primi avveniristici supermercati, oggi ce li ritroviamo ovunque, nei bar, nelle sale di attesa, sulla metropolitana e non meno importante ma sicuramente non considerato oggi, anche internet con tutti i suoi socialnetwork, passatempi, siti a tema, ecc. ecc. che ci bombardano ad ogni occasione con quello che magari non ci serve, ma che ci convinceremo un domani ci servirà. E pur volendo rimanere qualche passo indietro, non lo potremo più fare altrimenti non saremo a sufficienza informati, non avremo nozioni di dialogo, per quanto superficiali possano essere i dialoghi odierni, non avremo voce in capitolo non sapendo bene di cosa si stia parlando solo perché non ci si è voluti uniformare. L'aspetto forse più triste che anche a volerlo fare a tutti i costi, si corre il pericolo di non essere nemmeno ascoltati come anticonformisti, come rivoluzionari, o come semplice voce fuori dal coro ma di essere semplicemente considerati come "pezzi da museo" e retrogradi. I mezzi persuasivi ormai sono dietro ogni angolo e sotto ogni pietra anche se non ce ne rendiamo conto; seppur abbiamo la sensazione di avere delle alternative, ho compreso a mie spese che sono alternative controllate e mediate sempre in qualche modo. Devo dare ragione al mio professore di disegno quando mi diceva: " ricordati che non esistono idee nuove, ma solo idee innovative; qualsiasi cosa pensiamo di fare come mai è stato fatto in realtà stiamo applicando solo una modifica, reinventiamo quanto abbiamo già visto, assimilato, ascoltato da cose da altri fatte, dette, suonate in precedenza". Ed è così, altrimenti saremmo tutti milionari con brevetti per ogni cosa, saremmo tutti geni matematici, fisici o massimi esperti in qualsiasi altro campo... In sostanza siamo il prodotto della società che ci circonda e nulla più, crescendo e maturando attraverso esperienze che altri possono averci messo in condizione di scegliere di fare, ma non mi dilungo su tale questione che si rischia di sconfinare sul concetto di libero arbitrio (magari tema del post successivo). Dunque concludo suggerendovi di iniziare a rivalutare ogni cosa vi si ponga davanti agli occhi e cominciare a guardare, se non addirittura osservare con mente più aperta possibile e meno conforme ai canoni della quotidianità di questo terzo millennio che stiamo vivendo e magari pensando di non essere troppo dissimili  o migliori di coloro che vivevano la quotidianità di 30/40 anni prima.

martedì, marzo 09, 2010

La Forza Del Branco

In altre sedi è stato scritto della subliminazione, ma una concetto non è stato espresso ovvero quella del titolo di questo post. Che sia chiaro non è da intendersi come avvaloramento del condizionamento negativo, bensì come rimedio, o meglio come arma, verso la normalizzazione e la globalizzazione. La forza del branco sta nella comunione delle forze, delle idee, della condivisione delle potenzialità migliorative e di resistenza a quanto ci si contrappone. Ognuno nella propria vita affronta difficoltà e dispiaceri, ed è in questi frangenti che occorre affidarsi al gruppo, ma con le debite cautele e attenzioni, ovvero non come solitamente accade nel confidarsi o cercare conforto nelle amicizie o nella famiglia tanto per non sentirsi soli, bensì fortificando i legami con le persone che sappiamo e sentiamo essere unite da un filo nei nostri confronti. Dobbiamo trovare la forza di prendere le energie da quelle persone che sappiamo fidate e che mai chiederanno nulla in cambio, perché consapevoli del loro ruolo. I branchi che possono essere riconoscibili e certamente validi sono quelli della famiglia o quelli che si avvicinano al concetto di "squadra" dove tutti contribuiscono con le proprie doti a superare gli ostacoli e raggiungere il comune obbiettivo del benessere del gruppo. In questa epoca che stiamo vivendo, troppi sono gli sprechi di energie verso individui o gruppi di individui che ci assorbono negativamente le energie perché troppo volti a condurre un'esistenza che non si sa mai quanto valore abbia alla resa dei conti. Aspetti egoistici, di convenienza, di arrivismo, di dissoluzione sono quelli che conducono oggi all'esistenza consumistica e di rivalsa di casta che tentano di inculcarci con ogni mezzo: i valori morali, etici e di dignità del singolo sono soppiantati dall'apparire ed essere non da meno di altri, quando invece sarebbe opportuno tornare ai sani insegnamenti dei nostri nonni, dove esistevano regole di vite, che per quanto semplici, avevano una forza e permettevano una sicurezza che oggi troppo spesso vengono a mancare, fatta eccezione di alcune sporadiche realtà. L'unione è data dall'assembramento e non dalla condivisione e disponibilità, i traguardi sono raggiunti con mezzi iniqui mentre un tempo erano raggiunti con l'impegno e il supporto, le richieste sono arroganti e irragionevolmente egoistiche, mentre negli anni passati erano dettate dalle necessità e dal buon senso.
Ritengo che oramai la socialità sia maldestramente condotto per mano da una serie di aspettative che vengono inculcate a suon di mezzi mediatici nella cultura di ognuno di noi, allontanandoci così dai saggi insegnamenti dei nostri predecessori; pochi sono i coraggiosi che coltivano valori antichi ma forti, alla lunga si percepirà che sarà d'obbligo fare dei passi indietro e ritrovare quella serenità di essere umili e uniti prima di soccombere alla globalizzazione di massa in ogni ambito di vita. Fortemente ogni giorno sarà necessario prendere posizione prima da soli e poi pian piano con gli altri, perché il branco una volta compatto e solidale non ha rivali, pur correndo il rischio di essere delle note stonate, il branco non temerà nulla. Ovviamente non è la soluzione dei mali ma certamente aiuta a convivere meglio con quanto la vita ci ripropone noiosamente. Le sofferenze saranno supportate e alleviate, le gioie amplificate e vividamente vissute, le difficoltà saranno sormontate con il minimo sforzo grazie al supporto ed alla spinta del gruppo. Esistereanno migliaia di libri e testi di sociologia che insegneranno a sopravvivere in questa vita del terzo millenio, ma il sapere degli antichi sono ancora i più validi perché nato dall'esperienza della vita vissuta. Tutti dovrebbero leggere l'arte della guerra, una libro che parla di tattiche belliche, ma che nasce dalle considerazioni dell'esperienza della vita vissuta, le tattiche belliche non sono altro che le azioni che ognuno di noi può intraprendere nella propria vita quotidiana ed anche in nel libro è palesata la forza del gruppo ben gestito dal suo comandante, ma non è il solo libro che parla del gruppo, nei tempi moderni possiamo trovare l'arte del negoziato, in cui è palesato che il conflitto non è necessario se si conduce la controparte a gestire il contenzioso con lo stesso metodo, ovvero unione di intenti pur per contrapposte necessità. Se la subliminizazione mediatica ci bombarda, semplicemente sarà sufficiente lasciarsi bombardare senza prestarle attenzione, trovando nel confronto all'interno del gruppo quali invece possono essere le migliori scelte per il singolo ma anche per il gruppo stesso.
In definitiva occorre avere il coraggio di fare un passo verso qualcuno per trovare l'unione, confidare nelle persone nei valori che possono esprimere, e cominciare a sminuire la simbologia globalizzata e avvalorare di più l'unicità dei singoli e creare dei gruppi amalgamati di mutiesperienze vissute e non favoleggiate! Il branco è un'opportunità per rafforzare anche il singolo che cresce in proporizione al crescere del gruppo! Un tempo bastava un fiasco di vino, un salame e un po' di pane per socializzare oggi?

mercoledì, febbraio 10, 2010

Politicamente Corretto


Cosa spinge una persona a creare una situazione di pressione psicologica? Nei rapporti tra le persone è mai esistito un codice deontologico di comportamento, oppure è sempre e solo stato demandato al buon senso dei singoli individui. Ahimè non ho una risposta perché non ho studiato sociologia, certo è che nel corso delle mie varie relazioni che ho instaurato in qualche modo con le altre persone mi sono ritrovato in scenari sempre diversi, ai quali mi sono dovuto in qualche modo parametrare, non fosse altro per trovare quel canale di comunicazione e scambio utile al relazionamento tra individui. Mi sono accorto però che non tutti fanno come me... anzi per lo più mantengono una posizione ben definita e da quella non si smuovono e questo complica tutta la dinamica di scambio e confronto, perché una tale rigidità, almeno per quello che mi riguarda, crea una disagio, una pressione che porta a dover prendere a mia volta una posizione. Ma questa condizione sinceramente non mi è mai piaciuta, perché mette nella condizione di dover sottostare alle condizioni altrui, qualunque esse siano, senza tenere conto delle esigenze altrui. In diversi saggi che ho potuto leggere, in quasi tutti ogni qualvolta si presentava una situazione di interazione tra individui questa era affrontata sul piano dell'equivalenza degli individui dove era garantita da quel sano e civile rispetto concesso reciprocamente. Oggi invece le relazioni pare si basino al massimo sul politicamente corretto, ovvero dove se per uno degli individui è legittimata una certa situazione, è ragionevole avere quella linea di pensiero, il resto di conseguenza non conta più, non ha valore pertanto gli altri individui si devono allineare, altrimenti non c'è motivo di relazione.
Il politicamente corretto forse è la cosa più geniale che si potesse inventare per giustificare l'egoismo e la mancanza di voglia di sforzarsi di ascoltare altri individui provando a comprenderne il punto di vista o le condizioni di base che lo rappresentano. Bene comunque sia, per quanto mi riguarda il politicamente corretto non piace ne come atteggiamento personale ne come arma di ricatto morale, in fin dei conti potrò scegliere chi, come dove e quando? Non ho più voglia di concedere degli spazi a coloro che solo perché ritengo, ragionevolmente o meno, di essere in una posizione privilegiata o superiore alla mia di impormi le loro condizioni di relazionamento. Esiste però una condizione quella che ti lega mani e piedi per il semplice fatto che dipendi da un contesto più ampio e più complesso di quello che si possa pensare, ecco solo in quel caso non ci si può esimere dal acconsentire alle loro condizioni politicamente (s)corrette. Poche sono le situazioni dove non posso svincolarmi da pressioni morali, fortuna mia e tolte queste ultime settimane sono riuscito a vivere tranquillo relazionandomi con il resto del mondo a parità di condizioni, senza dovermi preoccupare delle pressioni. Ovviamente però non è escluso che le ambientazioni possano cambiare a sfavore della libertà di confronto e scambio, anche perché se mi guardo attorno, sta diventando sempre più difficile trovare individui da collettività: l'individualismo sta crescendo e non solo per il carrierismo, anche solo per la semplice sopravvivenza quotidiana. Tutto parrebbe andare a discapito della personalità dei singoli per il rafforzamento di individuo uguale a se stessi, separati nonostante vivano lo stesso scenario, e quindi meno forti perché omologati al politicamente corretto, succubi di quel meccanismo che impedisce di rendere il giusto contributo con la propria libertà di posizione e gestione, comunque restando nei limi del rispetto degli spazi altrui. Io per ora mi oppongo al politicamente corretto e mi voglio confrontare apertamente.

sabato, febbraio 06, 2010

Tutto Scorre

Già oggi tutto scorre, come dicevano agli antichi greci Panta Rei, peccato che loro facevano riferimento agli eventi della vita, ai pensieri, all'anima, al tempo. Nel terzo millennio invece quello che scorre e la visuale con cui possiamo leggere, su internet, sui telefonini, sulle applicazioni dei computer; tutto scorre verso una direzione per lo più verso il basso, come è normale che sia qualcuno potrà pensare, peccato però che in mano non abbiamo altro che qualcosa di tecnologico e non più un libro, una rivista, un giornale...
Mi sento un romantico e qualcuno potrebbe anche definirmi un delatore della tecnologia, ma che ci posso fare se  amo ed apprezzo quanto è stato creato dall'uomo con materie prime che hanno un calore e una personalità intrinseca. La tecnologia crea una distanza tra gli uomini, mette davanti una finestra spazio-temporale che fa allontanare le persone, restringe i tempi e annulla la fisicità, e personalmente non mi piace questa nuova condizione di vita. Non che io abbia 120 anni, viva su un eremo e che sia stato illuminato da chissà quale dio o filosofia, ma nella mia vita ho riscontrato che le soddisfazioni vengono dalla concretizzazione delle nostre azioni. Se penso a come mi ritrovo oggi a leggere seduto davanti ad un computer (o in alcuni casi sdraiato) rispetto alla dinamicità di potermi portare un libro in ogni angolo della casa, o in qualsiasi altro posto, direi che non c'è paragone; qualcuno mi potrà dire che con il telefonino lo si può fare altrettanto, certamente non lo nego, ma mi pongo un quesito: il computer più o meno grande che sia, un telefonino, anche di ultimissima generazione, oppure i nuovi tablet che arriveranno, sono lo strumento giusto per leggere? Dove chiaramente per leggere intendo l'attività ludico informativa che una persona può dedicare di propria iniziativa per trascorrere del tempo in santa pace e non per necessità ed obbligatorietà lavorativa. Eh già, perché le due cose, leggere per piacere o per cultura e leggere per dovere, non sono la stessa cosa, oltretutto si fanno in modi e con livelli di attenzione differenti.
Ma torniamo al confronto tra un supporto cartaceo e un supporto audio/visivo. Io do vincente il supporto cartaceo, anche per il futuro per il semplice fatto che è meno dannoso e con una storia alle spalle che non ha confronto con la tecnologia audio/visiva: per prima cosa si basano su due metodologie di visualizzazioni opposte una luminosa ed additiva e l'altra invece riflessiva e sottrattiva (vi evito la lezione di colorimetria e di spettrografia) quindi una è più invasiva dell'altra, scegliete voi quale possa essere; in secondo luogo una segue delle regole metriche ben precise, mentre l'altra invece non ha grandi regole anche perché demanda all'utilizzatore finale come visualizzare, specie considerando le dimensioni delle strumento di cui si dispone; in terzo luogo la modalità di accesso e nettamente differente, una sottostà ad una capacità di autonomia elettrica mentre l'altra e totalmente indipendente da fonti energetiche se non quelle necessarie per leggere.
Esistono certamente anche dei punti a favore del supporto non cartaceo ma non li considero appositamente perché la maggior parte riconducono ad uno stile di vita che preclude lo spazio di tempo che un uomo si deve concedere di tanto in tanto nella propria giornata o quanto meno nella propria vita. Inoltre i vantaggi della tecnologia sono spesso figli di opportunità economiche e lavorative e solo dopo ad appannaggio dell'uomo.
In sintesi un libro è un libro, ha una dimensione, una lunghezza costante delle righe, non ha bisogno di batterie e di corrente elettrica per funzionare, ho un modo di contatto che posso determinare io per mio conto e non sottostare alle regole di fruibilità ed accesso di uno strumento con i suoi limiti intrinsechi, posso portarlo ovunque e il contatto con il supporto cartaceo e familiare e confortevole, il fruscio dei fogli, il profumo della carta e della stampa hanno un fascino che non rende iperattivi, ma porta invece alla calma e concede alla mente oltretutto una livello di concentrazione estremamente elevato sulla lettura più che sul maneggiamento, in questo modo la lettura è assai più proficua permettendo l'attivazione della fantasia o una miglior comprensione di quanto si sta andando a leggere, al contrario trovo che i computer, telefonini, per prima cosa tolgano parte della concentrazione sulla lettura obbligando ad una manipolazione dello strumento che non sempre è comoda, in secondo luogo sono legato alla fonte energetica che fa funzionare un computer o un telefonino o alle fonti che la distribuiscono, mentre il libro una volta preso lo porto ovunque e senza problemi di durata (ovviamente avendone riguardo, ma come si sa anche computer e telefonini non devono essere bagnati o sporcati), ed infine come dicevo con i computer ed i telefonini non ho regole nella lettura, mai una giustificazione (distribuzione del testo) omogenea, mai una dimensione ed una tipologia di caratteri sempre costante a cui si può associare la faticosità di lettura derivante dalla luminosità emesse o impostata sullo strumento che non sempre è un vantaggio... Davanti ad un display/monitor tutto scorre per poter essere letto ogni volta con impaginazioni e impostazioni che per via dello strumento non possono essere diverse o sono forse troppo elaborate per ottenerne delle altre... Ricordo che se devo leggere per lavoro, le tecnologie sono una valido ed insostituibile strumento, ma per il mio tempo libero quando voglio leggere per divagarmi o informarmi voglio il miglior strumento e mezzo per poterlo fare, ovvero la carta che in 3.000 anni ha affinato al sua peculiarità di veicolo di testi e pensieri raggiungendo un livello di perfezione che può essere rovinato solamente dalla perdita dell'esperienza che racchiude per assoggettarsi a quanto invece altri mezzi di informazione possono offrire. Sulla base di studi ben precisi, su prove controprove l'architettura di una pagina di un libro non è casuale ma segue delle regole ben precise e rivolte anche al comfort del lettore e non solo dell'aspetto estetico o di quantizzazione delle pagine in rapporto al densità di caratteri, parole, frasi...
Se mi offrissero un iPhone o un Tablet digitale ed un libro per leggere la medesima cosa, scelgo il libro sempre e senza indugi.
Delatore della tecnologia non sono, ne sono un appassionato, ma certi limiti non amo che vengano valicati, non per altro, mi dispiacerebbe perdere quanto possa ricordarmi e permettermi di mantenere una umanità della mia vita e della mia essenza; e per farvi capire questa cosa vi suggerisco di provare a prendere un libro che avete da tempo fermo su uno scaffale e sfogliatelo e provate a sentire l'odore che ne sale dalle pagine che girano forse qualche ricordo si potrebbe affacciare solo per quell'odore e questo è umano. Annusante un computer o un telefonino... a me non fa alcun effetto come la maggior parte della fredda tecnologia.