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domenica, gennaio 29, 2023

Progetto 50

Ad ogni inizio anno, solitamente, si tende a fare la lista dei buoni propositi. Pratica assai comune che a volte assume la forma di atto scaramantico per esorcizzare il passato oppure come rituale di buon auspicio per il nuovo anno che ci si avvia ad affrontare. Per quanto mi riguarda questo 2023 può rappresentare un anno di svolta. Di sicuro non grazie alla lista dei buoni propositi, ma di certo grazie agli intenti e le future azioni che cercherò di mettere in campo.

La premessa da tenere in considerazione è che caratterialmente sono un tipo riflessivo, quindi difficilmente le mie azioni sono dettate dell'impulsività; per ogni decisione presa dietro c'è sempre un periodo di "decantazione" in cui rifletto per vagliare, valutare, considerare ogni possibile aspetto e dettaglio. Sono comunque consapevole che è pressocché impossibile prevedere e considerare tutto, ma per me avere lo scenario più ampio possibile è un modo per mettere in atto le mie scelte nella misura più sicura e proficua possibile, pur aspettandomi l'imprevisto.  Premesso questo la mia lista dei buoni propositi si può considerare a tutti gli effetti un lista di intenti, che potranno sicuramente essere disattesi per qualunque motivo: una mia debolezza o mancanza, un imprevisto o condizioni a me aliene che potranno limitare o impedire le mie azioni.

Dunque iniziamo: quale potranno mai essere i miei intenti per questo 2023?

Per la verità più che di intenti dovrei parlare di un solo intento per quest'anno: imparare a condurre una vita migliore attraverso diverse attività e diversi aspetti che sono certo influiranno positivamente sul mio benessere complessivo. Giusto per dare una forma a questo unico intento gli ambiti su cui mi dovrò concentrare a livello macro si possono riassumere in tre:

  1. Salute
  2. Cultura
  3. Progetti
Con salute si può intendere anche benessere ed equilibrio "fisico": in questo caso ho diversi micro obbiettivi che non sono stati scelti in modo generico o superficiale, ma per lo più dettati da alcune situazioni personali. Per l'età che traguarderò quest'anno si sta rendendo necessario riprendere la forma fisica, quindi tornare a praticare un po' di attività fisica che comporterà sia un miglioramento del tono muscolare (necessario per le articolazioni ed in particolare per la spalla destra e per le ginocchia) sia un miglioramento del peso, meglio distribuito tra massa grassa e massa magra, infatti non credo di poter parlare di perdita di peso vera e propria: per la mia costituzione non accadrà mai o meglio non accadrà in modo convenzionale. Sempre per una miglior stato di salute è giunto il momento anche di migliorare la masticazione per cui dovrò affrontare alcuni interventi che sono ormai d'obbligo; la masticazione è elemento essenziale anche per un altro obiettivo, imparare a mangiare meglio per una corretta alimentazione. 

Negli ultimi anni tra la pandemia e le nuove modalità di lavoro, si sono instaurate delle dinamiche che progressivamente mi hanno portato ad un torpore mentale che ad oggi creano un peso insostenibile per non dire insopportabile. Se in precedenza di tanto in tanto si creavano delle dinamiche utili a mantenere una certa vitalità mentale, ora il perdurare di condizioni di immobilità sono tali per cui la mia mente è in fermento perché necessita di stimoli più dinamici, diversi e per certi versi più alti. Tornare a coltivare la cultura sarà quindi una via stimolante per ravvivare interessi e l'apprendimento, gli obiettivi saranno sicuramente scegliere intrattenimenti più educativi, di per se semplici, il difficile sarà rompere le cattive abitudini per riuscire a tornare alla lettura, allo studio strutturato e non meno importante riuscire ad allargare le relazioni sociali fuori dai social e da internet o dal solo ambito lavorativo.

Anche se li ho indicati per ultimi, i progetti sono in realtà il primo passo per attuare gli altri due, infatti non è sufficiente stilare una lista di cose da fare perché si arrivi ad attuarle, come detto nella premessa, fare delle scelte e di conseguenza agire, per me è frutto di considerazioni e valutazioni che sfociano in micro o macro progetti da raggiungere via via con traguardi intermedi, con consapevolezza e forza di intenti, altrimenti ogni piccolo intoppo, imprevisto o cambio di condizione potrebbe diventare un facile pretesto per non agire i singoli obiettivi. Come detto l'intento è uno e creare progetti come fondamenta dell'intento principale è un mezzo per me molto efficace per traguardare non solo i singoli risultati ma anche quello principale. Imparare a condurre una vita migliore si rappresenta nell'instaurare nuove routine, diverse e migliori dalle precedenti, per intraprendere un nuovo cammino più stimolante, soddisfacente e più ricco. Sia chiaro che la mia vita precedente (o attuale che dir si voglia), non è così disastrosa, ma è giunto il momento di fare un ulteriore passo avanti e migliorare ancora un po', tenendo anche in considerazione gli scenari personali, lavorativi e familiari che col passare degli anni si trasformano. Ma in conclusione i progetti di questo 2023 quali sono? Riprendere e mantenere una "Mens sana in corpore sano", ovvero prendermi cura di me stesso a tutto tondo: stimolare la mente ricominciando a studiare, non tornado all'università, ma più facilmente iscrivendomi a qualche corso di studio strutturato per cimentarmi con materie che mi hanno sempre in qualche modo affascinato, e dall'altro lato iscrivendomi in palestra, cercando così di avviare un percorso di wellness per una nuova e migliore condizione psico-fisica.

Ed ovviamente in tutto ciò non mancheranno, alla mia maniera, sano svago ed i viaggi di quelli belli come dico io.

Rompere le routine non sarà facile, tendo ad essere pigramente lento ad agire, ma sono certo che il "Progetto 50", così l'ho voluto battezzare, per questo 2023 avrà buone possibilità di partire concretamente e di proseguire sino al raggiungimento dell'intento primario.


domenica, novembre 27, 2022

Una Sera a Teatro

immagini prelevate dal web e rielaborate

Un nuova esperienza è stata fatta! Ebbene sì lo ammetto sono stato a teatro seppure io non sia un amante e/o un cultore del teatro. Non sono e non mi sento abbastanza "formato" per apprezzare e comprendere questa forma d'arte che raccoglie in se molte sfumature e molte peculiarità, che a mio modesto parere non trovo in altre tipologie di espressioni artistiche. Per quanto ne possa capire io, non si tratta solo di rappresentare una scena, raccontare una storia o dare una dimostrazione delle abilità interpretative degli attori. E' tutto un insieme che si concentra su un palco e si dilata grazie alla presenza della platea. Dalle rappresentazioni più classiche a quelle più estreme di libera interpretazione ed espressione sono tutte occasione in cui si viene a creare un mondo nuovo, un luogo senza tempo e senza spazio nel quale gli attori e gli spettatori si ritrovano per allineare pensieri, emozioni, sensazioni e stati d'animo; una moltitudine di "energie" umane che vivono per tutta la durata della rappresentazione un momento delle vita lontano e diverso dalla vita di tutti i giorni. Tutto questo da comprendere e goderne per me è molto difficile. La mia natura razionale non mi facilità l'estraniazione della realtà soprattutto quando non ho la giusta contezza del tema della rappresentazione che mi aiuterebbe a coglierne le sfumature.

Grazie all'interessamento di una amica, mi si è prospettata la possibilità di agevolarmi di un biglietto che altrimenti non sarebbe stato utilizzato. Così grazie anche alla curiosità ed allo spirito di sperimentazione, nonostante non ci capisca nulla di teatro, mi sono lasciato accompagnare in questo breve viaggio di circa 90 minuti. In uno dei teatri storici di Torino il Gobetti che si rappresenta un po' come un salotto per pochi intimi, la scenografia scarna è stata sufficiente a dare quella giusta dinamicità ed atmosfera del periodo oggetto della rappresentazione: la vita di Dante Alighieri nell'età comunale che va dal XI secolo al XII secolo dopo Cristo. Il racconto goliardico, giullaresco e vivace, messo in scena da Matthias Martelli, della vita del poeta da una prospettiva diversa dal consueto è stato accompagnato dalle note del violoncello suonato da Lucia Sacerdoni, un equilibrato dualismo che ha restituito una atmosfera magnetica e dinamica come poteva essere quel periodo. Una rappresentazione intensa e ricca di momenti grevi contrapposti e momenti buffi. Un modo di raccontare il divin poeta ed il suo periodo storico che permette a tutti, anche a quelli meno preparati come me, di comprendere il momento storico del dolce stil novo e la natura della Divina Commedia. Non sono ovviamente mancati i riferimenti socio-politici, forse i più difficili da digerire per il sottoscritto, ma che in un certo qual modo rappresentano il perdurare delle ingerenze dei poteri forti e delle lotte sociali alla ricerca di un appannaggio da tali condizioni.

La serata è scivolata via veloce, nonostante lo spessore del tema e del suo contesto, non si può considerare un "mattone", al contrario è sicuramente un momento di evasione e di conforto; un'ora e poco più in cui si viene catapultati in una "Italia" di una vita precedente che non è molto differente da quella di oggi, contesto che personalmente in una certa misura è rinfrancante, perché se alcune cose non sono cambiate, di certo oggi non si muore più così facilmente per qualche "fregola" di qualche signorotto della nobiltà. Un serata piacevole, per la quale devo ringraziare colei che ha lasciato il biglietto libero e colei che mi ha stimolato questa nuova esperienza. Chissà che non ricapiti.

mercoledì, novembre 09, 2022

Totem Rilevanti

Raccontare delle persone non è mai semplice, quando lo si fa è sulla base delle proprie percezioni, del proprio punto vita ed anche in virtù delle proprie esperienze. Se si ha la fortuna di fare la conoscenza di molte persone in molteplici occasioni e fare numerose esperienze, forse allora si potrà avere un giusto parametro con cui valutare con diligenza coloro con cui ci si è relazionati. 

Tutti noi abbiamo incontrato nelle nostra vita persona che hanno lasciato il segno nel bene e nel male. In questo post, voglio raccontarvi brevemente alcuni degli incontri che per me si sono rivelati i più significativi; se ci penso fortunatamente sono stati tutti positivi, più mi sforzo e più non trovo persone che mi abbiano segnato in negativo; ma forse sarà dovuto al fatto che cerco sempre il lato positivo delle cose e non quello negativo. Persone sgradevoli ovviamente ne ho incontrate e le ho dovute anche frequentare, ma tutto sommato non hanno fatto danni degni di nota sul mio percorso. 

Ma torniamo invece a quelle persone che a modo loro hanno lasciano una segno. Non sempre ce ne accorgiamo subito, anzi,  può passare del tempo prima di realizzare che quelle persone sono state rilevanti nel nostro percorso; il più delle volte ce ne rendiamo conto solo dopo che le rispettive strade si sono separate e ci troviamo nella condizione di doverci relazionare con altre persone, oppure quando realizziamo che "quella cosa che ci disse" si è avverata o meglio corrispondeva al vero e lo comprendiamo solo perché finalmente abbiamo raggiunto una nuova consapevolezza. Trovo tutto questo alquanto particolare, voi no?

Queste presenza rilevanti che hanno attraversato il cammino, o forse dove io ho attraversato il loro, per quanto mi riguarda sono meno di 10 ma più di 5. Ve li presento:

  • Il Maestro delle elementari l'uomo buono che amava la cultura: colui che con la sua serafica compassatezza ti insegnava ad amare la cultura e le persone intorno a te perché sono una ricchezza.
  • Il Don dei campi estivi dove faceva l'animatore: colui che trovava sempre il modo di essere amico e confidente di tutti con il suo fare gentile, accogliente e ti faceva fare sempre pace con te stesso.
  • L'allenatore di basket che al posto delle mani aveva delle morse, se ti prendeva un braccio o una gamba con quelle mani ti poteva rompere le ossa: colui che sapeva farti vedere come le tue incertezze e le tue debolezze erano in realtà una forza travolgente ed inesauribile.
  • Il docente di fisica all'università, quello che ti bullizava durante le lezioni: colui che ti insegnava che nella vita non serve la "nozionistica", serve invece sapere usare il cervello,  comprendere ed essere consapevole.
  • Il primo datore di lavoro quello che sapeva stare al mondo e che sfruttava i giovani in cerca di lavoro e di due soldi: colui che riconosceva pregi e difetti delle persone e con rispetto e schiettezza te lo dice in faccia anche quando non ti va di sentire. 
  • La Manager tutta d'un pezzo: colei che coltivava il talento di tutti i suoi collaboratori, per ognuno il giusto posto per permettergli di dare il miglior contributo nel lavoro di squadra, ma che non dimentica mai di avere davanti a se delle "anime", di cui alcune più fragili di altre, che a modo suo coltiva e fa crescere.

Bene questi in breve sono i "totem" che ho avuto la fortuna di incontrare lungo il mio cammino sino a qui: persone rilevanti che nostro malgrado ci segnano, ci fanno crescere non solo come studente, sportivo, professionista ma soprattutto come individuo. 

Pensando a loro mi sento grato di averli conosciuti e in qualche modo frequentato, ed alcuni in certi momenti mi mancano, ma non posso fare altro che proseguire ed augurarmi di trovare altri totem con cui confrontarmi e crescere ancora. 

mercoledì, marzo 04, 2015

Un Pomeriggio in Archivio

Non manca mai nel giro delle proprie conoscenze qualcuno che faccia un lavoro interessante, o affascinante, o che lavori in qualche sede particolare: ebbene tra le mie ultime conoscenze di questi anni c'è Silvy che risponde ad almeno un paio dei requisiti sopra esposti ovvero fa un lavoro interessante e lo fa in uno degli edifici con il contenuto, più affascinante almeno per me: l'Archivio Storico della Città di Torino. Non vi annoierò facendovi l'elenco dei metri quadri di archivio, delle centinaia di miglia di documenti che raccoglie, vi basterà cliccare sul link precedente o andare alla omonima pagina facebook.
In questa sede volevo solo condividere con voi, quelle poche ore che ho trascorso all'interno dell'Archivio qualche mese fa, accompagnato per l'appunto dalla mia amica, che ha saputo anche trasmettere il proprio orgoglio ed entusiasmo per questa istituzione. 
Già il fatto di scoprire che è un archivio accessibile e che molti dei documenti sono consultabili, ha dato uno schiaffo bello sonoro alla mia ignoranza, già perché ero convinto che non fosse aperto al pubblico, inoltre visto quanto mi raccontava la mia amica, l'esitenza di questo archivio conferma di fatto che i documenti, di qualsiasi genere, non devono andare persi né dimenticati; è quindi grazie al lavoro degli archivisti e degli appassionati (con le loro collezioni) che può esistere un posto della memoria come questo. In quel breve lasso di tempo che ho trascorso in quegli ambienti, devo confessare che ero elettrizzato ed eccitato al solo pensiero della presenza di documenti, libri, codici e qualsiasi altro mezzo di mantenimento delle parole e delle immagini conservati da anni, per non dire secoli e che erano lì all'interno. Il piccolo tour personale mi ha permesso di farmi un'idea ben definita del fatto che la storia non solo insegna ma è il mezzo per la memoria di mettere a disposizione il passato, il presente ed il futuro di una città, di una società e di una cultura intera.
Così mi sono goduto parte dell'esposizione della collezione Simeom, la farmacia omeopatica, ma non ho potuto invece mettere piede nel gabinetto di legatoria e restauro che mi avrebbero certamente entusiasmato oltre che riacceso un po' di malinconica, vista la mia passione per l'editoria, riportandomi al periodo del mio percorso scolastico e soprattutto della stage alla legatoria comunale di Torino che era sita  tra via Milano e via Garibaldi. L'atmosfera di ogni ambiente era immobile, silente come fossero senza tempo a riprova del fatto che là i documenti storici più o meno recenti, fissano e determinano eventi, edifici, culture, usi e costumi di ogni tempo non considerando lo scorrere dei secondi, dei giorni, degli anni...
Per quanto possa sembrare banale, e per me non lo è stato, questa visita occasionale per il momento unica è stata ricca di fascino e interesse, specie perché condivisa con la passione della mia amica per il suo lavoro; esperienza che potrebbe dunque ripetersi, magari per qualche ricerca futura sulla mia città o qualche zona limitrofa.
Consiglio vivamente a chi è interessato alla storia della città di Torino di passare anche fosse solo per trovare le migliori pubblicazioni al book shop che c'è all'interno e farsi trasportare nella storia della Città.

lunedì, febbraio 02, 2015

Che Dire...? Scomunicato!!

scollegato? scomunicato? disconnesso?
Più passa il tempo e meno trovo tempo. Fu una scommessa oltre che una delle tante sperimentazioni sul web quella di approdare su un blog, scelta che mi coinvolse ben oltre le mie aspettative; però col passare degli anni ed il cambiare delle piattaforme, molto di quell'entusiasmo è andato perdendosi.
Sono combattuto nella mie sensazioni e nelle mie necessità: mi manca venire qui a scrivere quel che mi passa per la testa, ma il poco tempo che mi rimane delle mie giornate tipo il più delle volte non mi invoglia a scrivere. Ma a ben pensarci la cosa potrebbe essere anche più complessa che non solo la mancanza di tempo. Nei momenti più disparati mi vengono in mente titoli e contenuti per dei post, spesso simpatici ed accattivanti, ma quando poi arrivo a casa, mi trovo svuotato e senza energie comunicative, come se il semplice fatto di aver pensato al titolo ed al contenuto del post equivale ad averlo scritto, tanto da non aver più voglia di cimentarmi a digitare sulla tastiera; sembra quasi che mi stia facendo il mio blog personalissimo in testa e non mi serva più venire qui a trascrivere i pensieri in parole di senso più o meno compiuto. Ma non è tutto, come ho scritto ultimamente, mi manca la volontà di "scambiare" di condividere e mettere in vetrina i mie pensieri; il senso di delusione che mi accompagna ultimamente dalla manca di relazioni "fisiche" tra le persone mi trascina nello sconforto e nell'ottusa convinzione che gli strumenti "social" allontanano le persone anziché avvicinarle; se un tempo internet accorciava le distanza, avvicinava le culture ed i pensieri, oggi internet con tutti i suoi strumenti allontana, tiene le persone a quel giusto distacco per  imperdire di approfondire il rapporto, mantiene quella diplomatica distanza per non farsi "leggere" dentro, evitando così il rischio di rivelare la propria intima natura con i suoi pregi ed i suoi difetti.

Quasi 2 anni fa abbisognavo di un telefonino e controtendenza me ne sono procurato uno che non era quello che tutti oggi hanno per le mani. Un semplice telefono con una videocamera di bassa qualità, nessuna uscita/ingresso usb, niente infrarossi, niente di niente: un telefono portatile come quelli degli anni '90. Ebbene senza uno straccio di applicativo che viaggi su internet sono quasi completamente fuori da ogni comunicazione di massa. La scelta fu ponderata: non volevo diventare uno schiavo di uno strumento. Ed ecco che 2 anni dopo vedo la maggior parte della genete che ad ogni occasione è a capo chino su questi marchingegni infernali a watsappare, a facebookkare, a twitteggiare, passando instancambilmente da una applicazione all'altra; io d'altro canto sono invece a testa alta a guardare tutti gli altri che a testa bassa pare si stiano guardando tutti i piedi; camminano a testa bassa, parlano al telefono mentre a testa bassa smanettano su queste virtuali tastiere qwerty a digitare millemila caratteri che riempiono internet di chissà quale saggezza popolare. Non riesco quasi più a vedere il volto delle persone, specie quello delle ragazze: sigh!

Che tristezza.

In quelle rare occasioni in cui riesco a scambiare due parole, mi accorgo che mentre io potrei abbondantemente superare i 140 caratteri il resto del mondo è fermo a 139. Non trovo più stimoli di conversazione che siano ritmati, continuativi e interettivi al punto giusto... mi si sta atrofizzando il cervello. Quindi che dire...? Mi domando se ha ancora senso venire qui a scrivere più di 139 caratteri, quando già al 50mo tutti smettono di leggere? Mi rammarico di avere un blog di oltre 100 post all'anno nella mia testa e non riuscire quasi a scriverne 1 al mese come nell'anno appena trascorso.

Per ora, mi accontento di essere qui questa sera a "lamentarmi" del fatto che non più molto da dire: mi sento "scomunicato e disconesso".

domenica, giugno 08, 2014

Arte vs Tecnologia - (Questione di Carattere)

Per chi mi sta vicino non è un mistero che nelle ultime settimane sono pervaso dalla noia; non trovo più nulla ti sufficientemente attraente, coinvolgente e stimolante al punto giusto. In momenti come questi che mi ritrovo a vagare in giro per il web alla ricerca di qualche notizia, evento che colpiscano la mi attenzione con la speranza di trovare qualcosa di diverso da fare. Nelle ultime settimane di maggio per mia fortuna ho avuto modo di sfruttare due occasioni: una personale andando al XXVII Salone del Libro a Torino dove ho avuto modo di partecipando ad una tavola rotonda molto appassionante; la seconda occasione di distrarmi e rinfrescare un po' d'interesse è stato invece professionale, andando al 20mo Digital Printing Forum incentrato sulla tecnologia Ink-Jet (l'ultimo forum a cui partecipai fu 10 anni prima circa). Ebbene senza volere mi sono messo nella condizione di crearmi una momento stimolante ed accattivante come da tempo non mi capitava. Credo sia opportuno che faccia un passo indietro per far meglio comprendere l'entusiasmo per quanto ho appena finito di scrivere.

Devo tornare a qualche anno prima quando passando casualmente in una libreria di Pomezia, mi sono soffermato su uno scaffale dove i libri non costavano più di 2 euro, ed è lì che presi 2 libri per i quali, solo dal titolo, mi ero fatto l'idea che fossero incentrati sulla psicologia o qualcosa del genere, invece con mia parziale delusione scoprii che erano uno rivolto alla comunicazione e sviluppo sociale e l'altro invece era un trattato sull'editoria nel corso di un secolo (dal 1861 al 1977 circa). Il secondo  libro l'ho letto qualche mese fa, finito con un po' di fatica in quanto in troppi passaggi  era troppo didascalico e costellato di date su diverse pubblicazioni; ciò nonostante la lettura è stata per certi versi illuminante e per altri confortante, scoprendo come l'editoria sia rimasta sempre un po' in disparte dagli sviluppi economici /industriali dei massimi interessi, ma restando sempre un punto fisso come mezzo di comunicazione, espressione e rappresentazione dei tempi, della cultura  sociopolitica del nostro paese.

Ed è così quindi che mettendo insieme questi tre eventi diverse, ho fatto un viaggio emozionale e culturale di quasi 2 secoli oramai. Partendo dal libro letto qualche mese fa che si intitola "Questione di Carattere", passando per la partecipazione alla tavola rotonda all'interno del Salone del Libro potendo ascoltare di persona Enrico Tallone argomentare su " Belle lettere e Bei Caratteri - Officina, editoria di progetto. Il design del libro tipografico moderno", arrivando sino alla partecipazione al 20mo Digital Printing Forum in cui si è parlato di "Production Inkjet Printing in un disegno che coinvolge tutta l’industria grafica e della comunicazione" . Seppur in modi e tempi un po' dilatati ho avuto l'occasione di studiare il libro e poi toccarne con mano le conclusioni ascoltando la passione per l'editoria e la stampa tradizionale di un "Tipografo" come Tallone (la sua famiglia è da sempre in questo mondo) contro le aspettative dei cultori della New Generation dell'era digitale che nonostante i grandi passi avanti e la diversa capillarità che ha raggiunto non dimostra avere un "carattere" ma solo un istinto vorace di espansione.

Leggendo il libro se ne ricava che la comunicazione è sempre stata un fondamento per la divulgazione e la condivisione di ogni tipo di messaggio, ma anche uno strumento visivo importante che col passare del tempo si è trasformato ed adeguato alle esigenze della platea che raggiungeva; i caratteri tipografici assumevano forme e caratteristiche di volta in volta sempre diverse per incontrare i gusti dei lettori e dei divulgatori dei contenuti, non tralasciando anche gli aspetti visivi degli spazi e della disposizione, portando anche la tecnologia ad innovarsi e adeguarsi alle esigenze derivanti: industrializzazione, velocità, grande numerosità sono stati gli elementi centrali sui quali i "tecnologhi" hanno posto la loro attenzione per recepire le nuove forme di espressione ponendole al servizio degli stampatori recependo comunque sempre le aspettative degli editori. Ed in questo modo che dopo aver letto il libro ho colto la passione e l'entusiasmo di un editore come Tallone che nonostante la tecnologia sia arrivata quasi a sostituire l'umanità dell'arte della stampa, non gli si arrende ed ancora cerca i migliori caratteri da stampa, ancora cura le forme tipografiche, ancora abbina un andamento di un carattere tipografico al contenuto del libro che deve realizzare, studiandone tutti gli aspetti come anche quelli della supporto sul quale stampare ovvero la carta, e valutandone tutte le alchimie per fa sì che il prodotto editoriale finale sia una opera completa e che possa assolvere al proprio ruolo al meglio, attirando, trattenendo, coinvolgendo e facendo sognare il lettore. La tecnologia dal canto suo ha pochi aspetti significativi dalla propria parte: tolto lo sviluppo e il consolidamento dell'affidabilità, della velocità e della ripetibilità non può sostituire quello che sta dietro ossia l'uomo che sceglie che pondera che abbina e crea qualcosa. Lasciare spazio a chi costruisce e sviluppa tecnologie e comunicazione digitale, ci ritroveremmo con un appiattimento della comunicazione con pochi set di caratteri, con poche impostazioni di pagina; a questo inoltre si aggiunge il fatto che la dematerializzazione di un prodotto editoriale consente anche la frammentarietà della comunicazione ponendosi come obbiettivo la variabilità e la personalizzazione per raggiungere molti gruppi diversi tra loro in modo diverso e divulgando contenuti proprietari che non danno più un senso di collettivo e comunitario.

Ovviamente sono semplificazioni di un pensiero molto più elaborato sul quale mi dilungherei ancora senza fine, ma rischierei di diventare noioso, quindi, concludo questo post sintetizzando un po' i contenuti dell'altro libro che presi a Pomezia: siamo la comunicazione che rappresentiamo, ogni epoca ha la proprie caratteristiche e peculiarità ma quello che importa è che quanto si comunica abbia sempre un'anima, un carattere propri che possano fare i conti con le generazioni future per lasciare un segno tangibile di un senso di coscienza. Lasciare le le parole, i pensieri, le immagini passino e ripassino senza un senso di appartenenza ad una generazione sarebbe come scrivere nell'aria in modo invisibile lasciando che scompaia il tutto senza raggiungere nessuno. Così grazie ad eventi un po' casuali ho trovato un filo conduttore di mio interesse scrollandomi un po' di dosso la noia che mi pervadeva e ricominciando a guardare il mondo intorno a me con occhi rinfrescati.

domenica, gennaio 19, 2014

MAUTO - 150° Anniversario Martini Racing

Particolare Locandina ingresso MAUTO
Domenica scorsa dovendo rinnovare la tessera dell'Abbonamento Musei, mi sono recato al Museo dell'Automobile di Torino (MAUTO) per me più comodo da raggiungere e con l'occasione, visto che sarebbe terminata a breve, ne ho approfittato per vedere la mostra sui 150 anni della Martini Racing.

Non avendo molto tempo a disposizione ho saltato l'esposizione permanente già vista qualche mese prima così non seguendo l'itinerario corretto ho intrapreso il percorso dell'esposizione temporanea del piano terra al contrario. Così facendo sono partito dalla parte più commerciale e di marketing della mostra iniziandola visita dalla sezione del design e comunicazione. Iniziare con la nuova Porsche 911 tutta vestita con la livrea Martini Racing è stato un colpo: già di mio ho sempre avuto un debole per la 911 e vedere il nuovo restyling con tanto di colori della Martini mi ha lasciato lì a bocca aperta per qualche minuto abbondante. Leggere poi di quanto questa divisione sportiva della casa di "beverage" internazionale ci tenga all'aspetto di comunicazione mi ha fatto proseguire la visita non più come un solo appassionato di motori, ma anche come appassionato di grafica e comunicazione. Con mia sorpresa quindi mi sono trovato ancor più affascinato da questo mondo dei motori, in cui anche l'occhio vuole la sua parte e non solo nelle linee più o meno accattivanti delle sole scocche e carrozzerie ma anche attraverso le livree dove la Martini Racing con il suo settore grafico creativo e di comunicazione ha sempre saputo convivere anche con i colori delle varie case automobilistiche con cui ha stretto i propri sodalizi, ma riservandosi sempre quel tanto di spazio figurativo sufficiente a risultare presente e ben visibile.

Per quanto concerne invece l'aspetto espositivo, come da sue ultime istallazioni permanenti e non il MAUTO ha presentato anche in questo caso dei corner multimediali ed interattivi oltre che di facile comprensione anche di effetto, raccogliendo le persone davanti ai videowall anche grazie alla curiosità dei marchingegni in opera. Personalmente quello che più mi è piaciuto è stata la proiezione sul parabrezza anteriore di una della tante lancia rally esposte. Interessante connubio tra le foto esposte nel piccolo padiglione in cui era raccolta l'auto stessa e la proiezione di alcune scene di interviste e/o stralci di alcuni passaggi della stessa auto in alcuni rally.

In conclusione con la mia solita calma mi sono gustato tutta l'esposizione a piano terra dell'anniversario dei 150 della Martini Racing accolta al Museo dell'Automobile di Torino trascorrendo un paio di ore piacevoli.

mercoledì, agosto 14, 2013

Cultura - 2 Visite in 2 Giorni

Palazzo Madama - Torino - Scale dello Juvarra
Strana estate per me questa, sono pervaso da un insolito fastidio e da una forse troppo conosciuta irrequietezza. Sarà per questo che sto cercando di ingegnarmi  per trovare modo di evadere come meglio mi riesce. Così mi ritrovo a concentrare le mie attenzioni sulla cultura approfittando di ogni sorta di museo e/o attrazione da andare a visitare. Già venerdì scorso mi sono gustato il Museo del Cinema ed il Museo Egizio mentre ieri pomeriggio, mi sono pregiato di una visita che ancora non avevo mai fatto, ovvero Palazzo Madama. Situato in pieno centro della città il Palazzo architettonicamente presenta aspetti dei due periodi principali in cui ha avuto la sua maggior vita: quello medioevale e quello rinascimentale.
Come sempre mi sono lasciato affascinare dagli interni di questi ambienti che portano con se le storie di pittori e arredatori che davano alle stanze una propria identità e vivibilità, quasi a sembrare decorazioni e disposizioni dettate dal feng shui. Sin dal piano sotterraneo sino alla torre panoramica ogni stanza ed ogni ambiente è stato utilizzato per esporre opere iconografiche e non solo dei due periodi riguardanti questo castello. Ho seguito tutto il percorso attraverso i vari piani ed i vari periodi, osservando con la debita attenzioni anche l'iconografia sacra che non è tra le mie preferite. Momento particolarmente interessante che rifarò quanto prima l'ultimo piano e la torre panoramica, così da potermi gustare meglio i dettagli delle ceramiche, delle opere in vetro e metallo oltreché sperare di trovare una bella giornata limpida è godermi la mia Torino dall'alto. Ammetto che sono rimasto piacevolmente colpito da questa prima visita nel Palazzo Madama.

Non ancora soddisfatto ed appagato questa mattina mi sono invece concesso un museo un po' più tecnologico ed ingegneristico portandomi al Museo dell'Automobile. Ormai era qualche decennio che non vi entravo, ed ammetto che sono rimasto un po' disorientato dai notevoli cambiamenti rispetto alla mia ultima visita. Concepito più modernamente e internazionalmente, ho iniziato la mia visita dal secondo piano come da indicazioni ricevute all'ingresso. Su tutti e tre i livelli espositivi ho seguito un percorso guidato studiato non solo cronologicamente ma anche concettualmente passando dai vari periodi storici attraversando quindi anche sale a tema tecnologico che ben si sposa all'evoluzione dei mezzi di trasporto di questi ultimi 200 anni. In questo modo non solo ho attraversato la storia delle auto ma anche la storia tecnologica che ha portato al costante progressivo miglioramento delle componenti meccaniche e di allestimento di vari mezzi. Sono rimasto particolarmente colpito dalla "Itala" automobile del 1907 che vinse la prima corsa di lunga percorrenza, circa 16.000 km da Pechino a Parigi. Non oso immaginare le non strade percorse ma di certo onore al merito di aver realizzato un mezzo di trasporto talmente avveniristico che già allora poteva raggiungere i 90 km/h nonostante una bassa tecnologia contando solo su meccaniche robuste e concetti ingegneristici all'avanguardia rispetto al periodo. Oggi sarebbe alquanto facile e poco problematico fare una traversata di quel genere. De tre livelli espositivi il secondo è certamente quello meno motoristico ma più culturale, esponendo automobili più sull'impronta di aspetti culturali e sociali che per quelli motoristici puri; allo stesso modo al piano terra invece era più incentrato sugli aspetti di design e innovazione futuristica. Anche con questa visita fatta in poco meno di 3 ore mi sono goduto tutto quanto era esposto, e se dovessi tornarci, questa volta mi dedicherò molto di più agli strumenti multimediali ed interattivi disponibili per ampliare e meglio comprendere la mostra.

Insomma anche in queste ultimi due giorni, non mi sono negato l'occasione di evadere dal mio malumore e godermi un po' di storia, di espressioni comunicative di diversi periodi storici e godermi parte della città da cui troppo negli ultimi anni ho trascurato di vivere.

domenica, agosto 11, 2013

Cultura - 2 Musei Sono Meglio di 1

Interno del Museo del Cinema - Torino - Mole Antoneliana
Forse è stato un po' esagerato, ma personalmente sono stato contento di riuscire a visitare due dei musei più rinomati di Torino nell'arco di una giornata.
Era da tempo che me l'ero ripromesso, e finalmente ci sono riuscito. Complici anche le ferie sono riuscito a utilizzare la tessera musei acquistata qualche mese prima e ancora non utilizzata. Così nella giornata di venerdì ultimo scorso mi sono messo d'accordo con alcune amiche e ci siamo dati appuntamento davanti al Museo del Cinema per iniziare la giornata culturale con l'intrattenimento per eccellenza.

Seppure l'avessi già visitato è sempre affascinante entrare in quelle stanze e osservare il cammino della comunicazione visiva dell'uomo che partendo da semplici ombre è arrivato sino a tempi odierni in cui la comunicazione visiva è in assoluto quella predominante e invasiva attraverso i molteplici strumenti e canali, specie quelli digitali veicolati anche attraverso internet. Personalmente sono rimasto a circa 10 anni fa dove la tecnologia era un mezzo di supporto per rendere meglio alcuni effetti e rendere "palpabile" l'immaginario umano e permettere di stare a sognare ad occhi aperti. L'odierna estremizzazione della scenicità nel cinema mi lascia un po' di amaro in bocca, rasentando a volte la fredda finzione e non lasciando più nulla alla emozionalità ed alla immaginazione dello spettatore a discapito a volte anche dei contenuti prevaricati dagli effetti speciali. Nel corso della visita ho potuto anche apprezzare la mostra omaggio al regista Scorsere del quale sono rimasto colpito dalla solida reiterazione nell'uso di attori e metodologia di racconto. Da quanto ho letto ed ho visto nella documentazione della mostra su questo regista ho avuto la netta sensazione che si sia sempre mantenuto fedele alle proprie origini, che abbia cercato la collaborazione di attori che gli potessero trasmettere il maggior numero di personalità che fossero affini e solidali con il suo punto di vista, svicolando di tanto in tanto rispetto al suo bagaglio storico. Meglio comunque cambiare discorso, non essendo un grande esperto cinefilo, ma solo un utente a cui piace sognare attraverso le storie raccontate attraverso le immagini. Una cosa che mi ha particolarmente colpito e la documentazione fotografica che fatta eccezione delle polaroid utilizzate per le continuità di scena, tutte le altre foto erano rigorosamente in bianco e nero anche quelle degli ultimi decenni, dettaglio alquanto affascinante e particolare, ma forse molto adatto al tipo di personaggio.
Sfinge - Museo Egizio - Torino - Palazzo dell'Accademia delle Scienze
La seconda parte della giornata, dopo un pasto leggero nelle vicinanze della Mole Antoneliana sede del Museo del Cinema, si è rivolta invece alla storia dell'uomo e più precisamente al mondo Egizio. Recuperate le ultime due compagne di viaggio sono così entrato al museo egizio che attualmente è un cantiere di lavori di rimodernamento per essere al meglio della propria forma per l'expò del 2015. Tra impalcature e zone di lavoro si entra così al museo per accedere alla nuova area al piano sotterraneo per la mostra dei migliori pezzi della collezione di questo museo intitolando questa esposizione temporanea "Immortali". Se devo essere sincero è una denominazione che ha tutte le ragioni. Oramai sono 4 millenni che sono nella storia dell'uomo e questi egizi mi hanno sempre affascinato per la loro capacità di considerare l'eternità della vita e trovare strumenti, mezzi ed ogni sorta di sistema per protrarre l'immortalità della breve vita dell'uomo. Ancora non riesco a spiegarmi come reperti così antichi siano in perfette condizioni, che abbiano ancora da raccontare molto del passato di una cultura e sopravvivano allo scorrere del tempo. Per quanto potessero essere tecnologicamente avanzati di certo non disponevano di quanto abbiamo noi oggi, eppure hanno realizzato strumenti ed opere tali da sfidare ogni condizione ed ogni cambiamento storico e culturale ed essere ancora a nostra disposizione. Se provo a pensare a quanto possa durare un PC o uno smartphone, mi vine da ridere perché di noi non resterà nulla, mentre di loro resterà ancora molto e per tanto tempo ancora. Andare al museo egizio e per me sempre fonte di riflessione della brevità della vita e della mancanza di iniziativa per lasciare un segno del mio passaggio.

In conclusione dopo 2 ore di visita al Museo del Cinema ed 1 ora e mezza al Museo Egizio, mi sono accomiatato dalle mie compagne di viaggio e me ne sono tornato a casa soddisfatto della giornata. Non mi resta a questo punto che riproporre altre giornate come queste, e magari meno intense per visitare le altre esposizioni disponibili nella mia città vista l'impossibilità di andare in vacanza.