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sabato, luglio 14, 2012

I Gatti Son Tornati

immagine prelevata dal web
Era un po' di tempo che non si facevano vedere, ed in effetti mi ero domandato che fine avessero fatto! Di norma non lo dico ma per la verità ho un rapporto tutto mio con i felini domestici. Sin dall'infanzia e da quel che ricordo li ho avuti sempre in torno per cui la loro presenza per me è una costante se non addirittura una necessità. In effetti non saprei se mi piacerebbe una vita senza qualche gatto nei dintorni, non deve essere necessariamente mio, ma se mi sforzo con la memoria, questi animali alquanto riservati e particolarmente sofisticati transitano e stazionano nella mia vita con una ricorrenza direi quasi strana. Si perché per ovunque vada non manca occasione che il mio sguardo incroci quello di un felino, fosse anche solo di passaggio. Non sono un maniaco degli animali, e quindi non sto a fotografare ed annotate ogni gatto che vedo, ma certamente completano la mia vita. Anche in queste terre pontine sono stato circondato da queste bestiole, tanto che nel mio giardino, come già scritto in passato ci si è accomodato un gattone, che ha fatto suo il giardino; oltre al coinquilino abusivo, si era affacciate la gattina dei vicini e non dimentichiamo i vari gatti di passaggio sul muretto sul quale di tanto stazionano sia di notte che di giorno.
Ebbene da qualche mese erano scomparsi e inconsciamente ho accusato il colpo ed ero arrivato anche al punto di pensare che il mese e mezzo di sfiga completa che mi aveva colpito e non mi abbandonava, fosse conseguenza della fuga dei felini. E guarda caso se voglio estremizzare questo concetto, la sfortuna è sparita nel momento che si sono riaffacciati i gatti nel mio domicilio. Ma sono consapevole che non è così che funziona.
Se devo essere sincero credo sia l'esatto opposto, ovvero che i gatti sono con me quando io sono in equilibrio con me stesso e questi animali, a cui come nell'antichità ed ancora oggi credo, sono associati particolari aspetti spirituali e sensoriali, si sono allontanati e/o avvicinati in conseguenza del stato della mia "aura". Forse esagero, ma resta il fatto che se intorno a me ci sono i gatti io vivo meglio, nel senso che la mia vita è meno tormentata.
Non mi interessa fare un trattato sui felini, non ne sono in grado ne tanto meno voglio farmene una cultura così profonda, mi basta che ci siano e che di tanto tanto si affaccino. Tanto come spesso accade vista la loro enorme indipendenza, loro non voglio niente da me e io non voglio niente da loro, mi è sufficiente questa specie di coabitazione in questa vita.
Sarà che in questi giorni sto raggiungendo nuove consapevolezze, buone e cattive, ma per esempio oggi i gatti sono 3 che mi stanno intorno: l'abusivo sdraiato nel giardino, e due sul muretto di cinta che separa il mio perimetro da quello di una piccola fabbrica dall'altro lato.
Ogni tanto però mi chiedo se mai questi felini apriranno una porta per un mondo parallelo nel quale potrei sparire per intraprendere un nuovo e diverso cammino... chissà!???

martedì, luglio 10, 2012

La Nottola Svampi Sotto Il Balcone

Non posso resistere, da un anno a questa parte sono messo a dura prova. Io cerco di essere serio e tutto di un pezzo, ma ormai ho un generatore di sana follia che mi provoca. Non ho ancora capito bene quale sia la sua fonte generativa, ma chissà com'è di tanto in tanto se esce con qualche nuova idea strampasimpatica e accende quella parte del mio cervello bacato che come un motorino a pedali, dagli una volta dagli un'altra ecco che parte con la fantasia senza freni.

Così partendo dalla pecora nel giardino, si sono susseguiti eventi adottivi tali per cui ora nel giardino, e non solo lì, mi ritrovo con 4 ovini matti furiosi che come ragazzini simpaticamente molesti popolano la giornata, creando sempre nuove situazioni e storie. Ebbene sì sono ammattito del tutto oramai e me ne compiaccio. Ma la famigliola di pecore scapestrate e belanti non si poteva fermare così ora Oves, Mouton, Rella e Feija hanno un nuovo coinquilino nella dimensione parallela della mia fantasia (e forse non solo nella mia): è arrivato Svampi! Chi è Svampi???

E' un piccolo pipistrello che viaggia sempre a testa in giù, poteva essere diverso? Guai ad avere un animale normale, certo che no. Quindi oltre dormire a testa in giù, ci svolazza anche al contrario. Non ho ancora ben capito se ha il radar sottosopra o smagnetizzato o se è stonato di suo; mi hanno detto che appena nato cadeva sempre e batteva la capoccia. In effetti a vederlo svolazzare tutto storto e un po' ondeggiante è stato praticamente immediato battezzarlo Svampi, è una nottola troppo svampita. Direi che con le "4 pecorozze matte" ci sta pure bene un topastro volante un po' toccato. Per lo più sta lì appeso a testa in giù sotto il balcone, nel suo angoletto riparato, che ti guarda con quell'espressione un po' sciroccata con un mezzo sorriso, a volte penso sia una paresi facciale dalle troppe botte prese cadendo. Capita poi che scatta qualcosa e comincia a sbattere le ali da batman e prende il volo, ma come detto, fa tenerezza vedere che dondola qua e la con la capoccia sempre sottosopra e fa anche un po' impressione con quella bocca aperta nel tentativo di prendere qualche insetto; spero che qualcosa ci entri lì dentro perché non mi sembra molto efficace come volo... mah! Prima ho detto sbattere le ali da batman non a caso, sembra che vada fuori di senno quando sente parlare del personaggio dei fumetti che in qualche modo lo rappresenta, l'ho pure beccato a cercare di tatuarsi il simbolo sul dorso per assomigliargli, per fortuna la tinta era lavabile e non è restato: era venuto male! Ehhh ci mancava solo il fan numero uno di un personaggio dei fumetti, spero solo che non inizi a costruirsi un megacomputer e mezzi di trasporto supertecnologici, altrimenti le 4 pecorozze non si farebbero scappare l'occasione di provare tutto.

La famiglia della fantasia aumenta dunque a 5 elementi... dove forse il più equilibrato è Feija, sarà per via delle corna che gli permettono di trattenere meglio i pensieri?

P.S. qualcuno ha il numero della "neuro"????

mercoledì, maggio 16, 2012

La Pecora nel Giardino

E' proprio una fortuna avere ancora quella briciola di infantilità geniale dove basta un nonnulla per accendere le fantasie più divertenti e spassose; la giornata è volta al termine e come di consueto mi ritrovo alle porte della notte a scrivere sulla spinta di un ridanciano pensiero. Attraversa come un lampo la mia mente quella frase sentita qualche ora prima: "... dai ti regalo una bella pecorella, così la metti nel tuo giardino! Sai che bello averla lì che ti fa beeeee, beeeee!!!!".
Non smetto di ridere a questo pensiero. Mi sto immaginando questo fantastica scena come fosse reale: nonostante magari invece sia in preda ad ironica ed iridiscente follia in cui vedo questa pecora multi colori, con la lana conciata a dreads come in una versione rasta di una pecora giamaicana con il cappellino all'uncinetto sulla capoccia.

Uscire nel giardino per fumare una sigaretta e vedere lì, nel giardino, il "pecorozzo" che mi osserva mentre rumina la sua erbetta e mi bela come per salutare. Oppure ancora, al mattino, sollevare le tapparelle ed aprire le finestre per cambiare aria e vedere l'ovino sempre lì nel giardino che cammina lento avanti a e indietro, per fermarsi a guardarmi e belarmi addosso.

Da una semplice battuta mi si apre un mondo di fantasia

La pecora che scorrazza nel giardino, tutta gioiosa e belante che si ferma mi osserva e poi riprende  il suo trotto nel piccolo giardino di casa mia. Già mi ci vedo lì a cercare di istruire la bestiola a riportarmi un bastoncino di legno, manco fosse un cane, ma è divertente l'immagine di questa pecora che corre in preda alla follia ovina a prendere il rametto e riportarmelo e lasciarlo ai miei piedi guardami in volto e belando "beeeee... beeeee!!!"  Non sarebbe poi così male avere quest'animale nel giardino che inebetita si muove su e giù e bela in modo randomico a ricordare che è lì e non altrove.

Un ospite alquanto strampalato e divertente vive nel giardino della mia mente, che bruca le idee più assurde e me li ripropone nei momenti meno attesi, strappandomi un sorriso talmente assurdo da riempire tutta la mia faccia, facendomi appare come un idiota patentato. Ma d'altronde come non lasciarsi affascinare da questa idea strampalata quanto inaspettatamente salutare? Un altro valico è stato affrontato e sto per oltrepassarlo con un pizzico di follia in più rispetto ad altre volte. Molti ancora sono i passi da fare per tornare a casa, ma l'idea di farli in compagnia di una pecora, di per sé, mi da quel quid tonificante che basta a buttarsi alle spalle la fatica fatta per arrivare sin qui.

La pecora dispettosa che dal giardino passa in casa e prende posto nel letto mentre con il suo verso ti ammonisce dal spodestarla dal suo nuovo giaciglio. Ma non ancora contenta ti segue la mattina e ti sale in auto mettendosi seduta al posto del passeggero a fianco a te cercando di mettere la testa fuori dal finestrino a sentire l'aria come un cagnolino, con la lingua a penzoloni emettendo il suo verso di gioia e di partecipazione nel breve viaggio sino al lavoro. Folle questa pecora, non si accontenta e sale in ufficio e si siede al mio posto di lavoro e comincia a zampettare con i suoi zoccoli sulla tastiera del computer svolgendo il mio lavoro, mentre io me la rido a vedere che fa anche meglio di me.

Buffa questa folle idea di una pecora che vive la vita insieme a me per non dire quasi  che vive la vita al posto mio, uscendo da quel giardino dove me l'hanno mollata la prima volta; buffa e significativa quanto il senso che assume nella realtà questa strana fantasia che si forma nella mia mente. Che dire, sono un eletto ad avere questa pecora nel giardino, credo che nessuno ce l'abbia una animale domestico di questo genere, mi manca solo di darle un nome!

martedì, aprile 24, 2012

Sognando Arale

Dopo un periodo di tormento, comincio a vedere la luce in fondo al tunnel e ne approfitto per lasciare spazio ai sogni ad occhi aperti che qualche volta aiutano a disegnare qualcosa del domani, un po' come mi è successo qualche sera fa. In giro per Roma , mi ritrovo di fronte ad una delle fontane più famose al mondo, e lì tutto sembra iniziare.


Al suono dello scorre dell'acqua della fontana di Trevi mi sono ritrovato catapultato in un mondo che ancora non esiste, un po' come nel cartone animato di Arale, la bambina tutta matta dei cartoon che vive su di un isola tutta strampalata, colorata, ricca di assurdi personaggi. Catapultato in una realtà senza tempo senza spazio. Ero lì a bordo della fontana, ad occhi chiusi ascoltavo il rumore dello scrosciare dell'acqua, accompagnato dalla voce di una ragazza, poco distante da me, che pian piano si trasforma in quella Arale, che attraversa la mie orecchie mescolandosi al suono dell'acqua trasportandomi altrove. Come una nuvola sospinta dal vento mi sollevo e seguo quella voce che calda e calma mi dice di essere pesce ed io lo divento, mi lascio portare dalla corrente delle parole che delicatamente mi catapultano in una realtà dove nulla è più come prima, dove i problemi hanno sempre una soluzione, dove non manca una abbraccio o una parola di conforto che ti sollevano dalla mestizia. Le tossine della mente mano a mano sbiadiscono e lasciano spazio solo al torpore di una realtà che mi si stringe addosso e mi si infila sotto la pelle. Forse una nuova droga si impossesserà di me, ma credo che non sia per niente nuova, bensì al contrario una delle più antiche e potenti. Si perché una volta che la provi quella non la molli più, ne senti sempre il bisogno e se ti manca ci stai male, ma ora è tutta per me quella sensazione che ti si impregna addosso. Come la luce in fondo al tunnel ti fa trovare le energie per arrivare fuori, così questa cosa, ti carica, ti energizza e non puoi esimerti dal farti riempire. Il futuro è questo! Drogarsi di quello che ti fa rialzare la testa ogni volta, che ti fa scoprire ogni cosa come fosse nuova e vista per la prima volta. Questa è lei. La mia nuova droga, capace di esaltare l'immaginazione e di stupirsi piacevolmente di ogni cosa, di appassionarsi a tutto quello che non si conosce e se lo si conosce scoprirlo attraverso gli occhi di altri. Bel mondo questo di Arale che con la sua ingenua e stupefacente innocenza affronta qualsiasi cosa ma non le manca la forza di difendersi dalle intrusioni di quanto invece vorrebbe ingrigire tutto quanto. Il sogno si interrompe. Ma basta poco perché riprenda senza preavviso grazie ad uno dei gesti che spesso non si considerano più (quanto tempo da quando ho tenuto la mano di un altra persona), e così il sogno ricomincia e più colorato di prima mi scalda dentro, tanto non sopportare quasi tanto calore, ma non voglio smettere di appagare la mia fame di benessere, e prendo questa droga nella mano, la stringo tanto basta per farmi permeare sino al midollo: per troppo tempo sono stato senza questa adrenalina in corpo, ed ora voglio tenerla tutta per me. Si sono geloso, questa dopamina deve essere solo mia!

Ahimè anche questo sogno sfuma riportandomi alla realtà, ma come per gli altri lascia un segno indelebile e qualche nuova consapevolezza per il futuro. In fondo lasciare che l'immaginazione ci pervada non nuoce più di tanto, basta tornare di tanto in tanto al mondo reale a vedere se è migliorato.

domenica, aprile 01, 2012

Corpo Nero


Senza luminosità assorbo luce
Con infinitesimo spiraglio
Non restituisco nulla
Ingurgito brillantezza
Non vivo, immobile resto
Maggiori sono gli stimoli
Ancor più resto indifferente
Di energia mi alimento
Sono sì quello: il Corpo Nero
Dunque non stimolarmi
Perché non ti darò nulla
Nella teoria esisto
Ma nella realtà sono ben diverso
Non stuzzicarmi
Potrei stupirti e bruciarti
Insomma in quanto Nero
Lasciami stare
Potresti farti male.
Nero sono e Nero resto
Non chiedermi di essere altro
Corpo Nero io sono.

venerdì, marzo 23, 2012

E Tu che Cartone Animato Sei?

Sono qui oltre l'una e mezza passata che per dar pace a molteplici pensieri faccio andare il tubo ascoltando tutta la musica che mi viene in mente, ed intanto ripenso ad una telefonata e comincio a rimuginare al tema della conversazione e comincio ad immaginare un mondo tutto supercalifragilistichespiralidoso in cui come nei film dalla realtà si passa al mondo dell'immaginazione dei cartoni animati dove tutto è possibile e tutto finisce sempre nel migliore dei modi nonostante ci siano imprevisti e disastri inimmaginabili.

E in questo mondo colorato le persone si trasformano nei personaggi dei cartoni animati che hanno accompagnato la mia vita e vedo corre a razzo Arale seguita dal suo infaticabile amichetto alato, willy il coyote che si ingegna per fabbricare qualche trappola, porky pig che tartaglia e farfuglia qualcosa di importante ma incompresibile, lamù che svolazza sulle teste di tutti cercando il suo amoruccio, mentre cany candy vestita da infermiera cerca di far ragionare georgie ed i suo fratelli gemelli. Da un lato c'è capitan harlock che cerca di convincere capitan futuro a cambiare abbigliamento, mentre dietro di loro c'è spank che chiama la sua padroncina. Non può mancare don chuck castoro che nella sua falegnameria sta a segare i tronchi di legno, mentre lady oscar passa in parata con al suo seguito l'innamorato perso andrè. Non manca nenache lupin III che sul tetto di una casa osserva con il binocolo la povera margot mentre si fa la doccia. C'è anche il galaxyexpress che transita nel cielo incrociando l'astronave di cowboy bebop. Dal fondo della strada invece arriva betty boop in tutto il suo splendore facendo uscire gli occhi dalle orbite a tutti i lupacchiotti del circondario. Mentre a tutta birra passa il road runner, attraversando il campo di pallavolo dove mimi spiega la sua schiacciata segreta a mila ed holly e benji poco più in là giocano al pallone. Ma tutto si ferma quando mazinga, venus, goldrake, gordian, gundam e jig robot arrivano all'impazzata e fanno alla lotta tra di loro per dimostrare che è il più figo, mentre Daitan 3 se la ride a vedere tutti questi che si scanno per niente. Ed eccoti che spunta anche bugs bunny che fa il filo a jessica mentre roger rabbit si tira le padelle in testa dalla gelosia, con remi che suona l'organetto per rallegrare gli animi di tutti con il mago pancione etciù che fa le sue magie di contorno, con ai piedi ranatan che lo guarda sognante dove tra gli spettatori scooby doo e il suo inseparabile amico shaggy si stanno sparando un panino multistrato alto quattro palmi con dentro ogni leccornia immaginabile. Senza contare poi il rombo di tutte le fantastiche automobili superfutristiche che corrono per la strada come supergattigher, il diabolico coupe, penelope pitstop, l'insetto scoppiettante e tutti gli altri, mentre muttley come sempre se la ride mentre dirck dusterdly non sa se salire sull'auto o sull'aereo per dare la caccia al yankee doodle.

Peccato che la vita non possa essere con questi colori e personaggi animati, spensierati senza limiti di azione e inventiva e sopravvivenza, potendosi, che so, permettere di tirare il collo ad una papera come duffy duck sicuri di non far del male, ma liberandosi comunque da un peso e dalla rabbia momentanea.

E tu che stai leggendo che cartone animato vorresti essere?

mercoledì, marzo 14, 2012

Sbiadito Passato

E' un periodo particolare. Lo scenario economico e sociale è come in uno stato di caos tale per cui diventa sempre più complicato vivere la quotidianità. Il timore di restare senza lavoro, il dover fare i conti ogni momento per essere certi di arrivare a fine mese, dare conto all'humus sociale nel quale siamo inseriti per qual si voglia motiviazione. Non passa giorno che nel guardarmi intorno vedo un formicolante movimento, oserei dire oramai ripartito 50-50 tra realtà e virtualità telematica, in cui ognuno di noi e assorbito, per non dire fagocitato, in una quotidianità distorta in cui tutti noi non facciamo che proferire lamentele più o meno accese, più o meno convinte, più o meno ragionevoli. Un costante borbottio compensato di tanto in tanto da facezie di poca gratificazione nell'estenuante ricerca di un benessere che si sta dimenticando.
Ogni nuovo uso e costume viene preso a giustificazione per le azioni, che sempre più egoistiche, intraprendiamo per soppravvivere alla giornata. Ogni pretesto di evasione o di scarico di responsabilità viene colto immantinente per non dover troppo riflettere sulle implicazioni dirette e indirette. Non nego che ci siano situazioni tali per cui diventa  impossibile non lamentarsi o trovarsi in disagio, ma è pur vero che rispetto a 15/20 anni fa sta venendo a mancare il senso accomunamento, di partecipazione e condivisione, oltre coscienza della realtà storica che stiamo vivendo. Saranno forse ricordi sbiaditi del passato, distorti, che ho della mia vita, ma sono quasi certo che quando avevo 19 anni la vita era più vita. Le persone ancora tenevano rapporti "umani" gli uni a contatto con gli altri, c'era il piacere di stare insieme anche solo per condividere situazioni scomode comuni, oltre che quelle più gioviali; c'era la ricerca di comunanza per vivere meglio concedendosi lo scambio e l'unione di esperienze gratificanti non solo nello stomaco ma anche nello spirito.
Oggi mi pare che ognuno di noi se ne stia per proprio conto limitandosi al contatto e convivenza con gli altri solo per comune tornaconto, o per non sentirsi estromessi da occasioni che sembrano irripetibili, ma che il più delle volte vengono reiterate per mancanza di fantasia o di indipendenza di pensiero. 
Insomma se tornassi indietro con l'esperienza di oggi credo che godrei ancor di più dei vantaggi di quell'epoca; daccordo sembra un discorso legato forse ai maggiori soldi ed alla maggior stabilità, ma per il vero quello che non c'era all'epoca era la sconsiderata grettezza odierna delle persone, che hanno la mente, lo spirito rivolti solo a trovare modo di essere i più furbi anche a discapito degli altri.
E' altrsì vero che ci sono piccole sacche sociali ed economiche in cui, come paradisi antichi e perduti, si riesce a trovare quel sano equilibrio della vita quotidiana, peccato solo che siano sempre meno e sempre più ridimensionate. Non mi resta che accontentarmi e suggere della ricerca di questi piccoli paradisi. E scusate lo sfogo.

martedì, gennaio 17, 2012

Sogno: Un Buffo Futuro

Era da parecchio tempo che non accadeva, si forse c'erano stati degli accenni, dei tentavi che non si sono completati, ma questa sera finalmente un altro sogno ad occhi aperti, sempre guidando l'auto nel buio della provinciale viaggiando spedito (forse troppo) e come al solito mentre sono solo mentre ritorno a casa, fa addirittura specie che accada sempre in questo tipo frangente...

"Un giorno lontano, in un luogo non specificato catapultato in una diversa realtà. Molti colori corpi piccini con sopra i capoccioni (mi sembra quasi di essere in un manga giapponese). L'atmosfera è scherzosa, ironica, allegra ma il contesto è serio seppur piacevole. Lei di fronte a me come una bella bambola animata con i suoi occhioni sgranati e brillanti con sotto un enorme sorriso; io di fronte a lei sereno e sorridente con lo sguardo sognante. Le mani uno nell'altra ed un movimento ne lento ne veloce come una danza del girotondo, mentre intorno il panorama è mutevole passando attraverso mille e nessun luogo, sempre ricco di colori ma dai contorni non definiti... la sensazione è quella di benessere, eterno e incontenibile, guardando attraverso quegli occhi grandi lucenti in cui si aprono paesaggio montani innevati, o spiagge morbide e calde da cui guardare nell'orizzonte di oceani sconfinati blu cobalto su cui risplende il sole... di sottofondo una dolce musica malinconica ma confortante che riscalda senza tristezza. Lei guarda me ed io guardo lei, la musica suona senza fine un motivo sempre uguale e mutevole allo stesso tempo come una colonna sonora. Il tempo che immobile scorre negli anni senza mai dar tempo di invecchiare, perché in quegli occhi tutto e fermo e cangiate allo stesso tempo. la dolce danza è interminabile, inebria ma non ubriaca, riempie senza nulla se non con i sogni di lei e di lui che si srotolano negli occhi una dell'altro... dissolvenza"  
[buffo scenario]

Il viaggio è terminato ed anche il sogno purtroppo, troppo corto... peccato nonostante fosse buffo mi piaceva parecchio. Così ora sono qui a scrivere di questo sogno ad occhi aperti di un futuro che mi piacerebbe vivere nonostante infantile e utopico (ma forse neanche troppo) scaturito dal connubio di un divertente sms letto troppo tardi e della muscia di sottofondo che passava alla radio (Adele in "Turnign Tables"). Ed infatti per ricreare un po' lo scenario ora mi sto ascoltando alcune canzoni della stessa artista approfittando dell'effetto "musa ispiratrice" per scrivere questo post.

Mi mancavano questi momenti sognanti ad occhi aperti, mi mancava poter scrivere qualche post uno di seguito all'altro. Forse è giunto il momento di far pace con il cervello e con me stesso.

lunedì, febbraio 21, 2011

La Finestra

Tra i nuovi mezzi di comunicazione sulla rete la chat è quella che rappresenta meglio il concetto di finestra sul mondo, attraverso questo strumento è possibile raccogliere un certo numero di persone nello stesso momento e metterle in condizione di comunicare, scambiare, confrontare tutta una serie di argomenti, esperienze, emozioni e pensieri di ogni genere. Per quello che la mia esperienza permette ho visto la crescita di questo mezzo di comunicazione nonché la sua trasformazione. Pur ammettendo che il mio punto di vista è limitato, personalmente non mi ci ritrovo più con le chat moderne, non tanto per la complessità che possono presentare, bensì per i contenuti che vi leggo e l'uso che ne viene fatto.
Nel periodo del mio inizio le funzionalità erano assai ridotte ed essenziali, ma era quanto bastava a permettere di comunicare con persone di altre città sia condividendolo con tutti o solo con una persona alla volta, e l'uso era uniforme tra tutti, cioè tutti erano lì per chiacchierare con gli altri, leggere di idee diverse, contestate con toni rispettosi, scoprire nuove cose, usi costumi, ecc. Nel tempo la crescita nell'uso di internet ha necessariamente aumentando le potenzialità degli strumenti tra cui anche le chat, che hanno preso aspetti grafici più accattivanti e nuove funzionalità sia grafiche che di comunicazione e controllo, ma nel contempo è cambiato anche l'approccio allo strumento. Ancora oggi non riesco a individuare una causa unica di questa trasformazione, sono più propenso a pensare che siano molteplici e fondamentalmente figlie di un abuso di comunicazione comprese le parti meno ingenue derivanti dai nuovi usi, dalle nuove mode. Così siamo arrivati in una stanza in cui non si chatta (scrivere) solamente più, ma si può parlare e vedere  i propri interlocutori, personalizzando i famosi nickname, che invece erano peculiarità delle vecchie chat ovvero dei nomi di fantasia attraverso i quali mostrare solo alcune parti di se e solo successivamente il resto. Ora questa trasformazione delle potenzialità delle chat e le nuove abitudini sociali hanno fatto si che la socializzazione mascherata divenisse trasparente portando al fast-food dello strumento. Si determina subito se l'interlocutore ci piace o meno, se ci voglio fare una cosa piuttosto che un'altra, si arriva troppo presto e determinare simpatie e antipatie, prevaricando tutte le netiquette del caso.
Ovviamente non tutte le chat o non tutte le stanze delle chat sono uguali e rispecchiano quello che descrivevo, ma proprio per questo dilagare con temi prestabiliti nei nomi delle stanze, nella conformazione iniziale della chat ho la sensazione che si sia perso il fascino iniziale della finestra sul mondo della rete: una finestra attraverso la quale vedere qualcosa di nuovo, un opportunità di non esporsi troppo osservando e lasciarsi osservare a piccole dosi, portando le persone a scrivere i pensieri; già scrivere i pensieri che si sono tramutati in codici cifrati di parole modificate, contratte, condensate in codici fiscali, simboli convenzionali che diminuiscono la capacità di espressione e definizione dei pensieri. Oggi ogni volta che entro in chat perdo solo 15 minuti per entrare in simbiosi con le terminologie ed i ritmi di interazione per non essere escluso dopo solo due righe scritte perché abituè del antico modo di approcciare, o come spesso accade vengo letto come una lingua straniera. Poche inoltre sono le isole felici dove entrare, poter salutare ed essere ricambiati, ed essere incluso nei discorsi, per la maggior parte delle ambientazioni sono tutti personaggi che si conoscono e costruiscono microclimi di dialogo dentro i quali resta difficile entrare. A tutto questo si aggiunge un enorme aumento delle diffidenza: mentre un tempo la chat 1 a 1 erano un po' una sfida ma ancora si poteva tentare, oggi è facile trovarsi sbattuta la porta in faccia, addirittura senza replica solo per preconcetti e prevenzioni eccessive. La finestra sul mondo di internet che conoscevo io, non c'è più. Non c'è più modo di raccogliere un po' di persone dalla chat e ritrovarsi intorno ad una tavolo a mangiare una pizza chiamandosi per nickname ridendo per l'assurdità della cosa, e conoscere così nuove persone senza secondi fini, ma solo per il piacere di stare insieme... certo oggi è tutto più complicato e rischioso, ma da dove è venuta tutta questa diffidenza e superficiale indifferenza per il pensiero altrui? L'estremizzazione del iocentrismo sta portando a una estremizzazione ed allontanamento delle persone dalle persone, seduti ad una scrivania davanti ad un monitor a scrivere di leggerezze piuttosto che di sconcezze senza preoccuparsi di cosa o chi ci sia dall'altra parte, senza interessarsene veramente, solo per passare delle ore collegati in una chat dimenticando il mondo reale fuori...
Si trovano ancora persone apprezzabili con cui dialogare ma sono sempre meno e guarda caso di una generazione molto vicina alla mia; nelle nuove c'è arroganza, irriverenza, diffidenza e poca voglia di scoprire e scoprirsi (non dai vestiti) ma dei pensieri e delle emozioni; sembra che le chat oggi siano ritrovo per la fuga dalla realtà cercando conforto nel disagio che si diffonde sempre più nel vivere le nostre vite, vittime tutti di una tipologia di comunicazione che ci globalizza tutti verso modi e consuetudini stereotipanti e alienanti. Si dovrà aspettare una drastica caduta della babele cybernetica per ritrovare il gusto del dialogo?

martedì, settembre 28, 2010

Immaginarsi

A quanti è capitato di sentirsi domandare da piccoli "cosa vuoi diventare da grande?" oppure "che lavoro ti piacerebbe fare?". Sono da queste domande che iniziamo a immaginare noi stessi proiettati nel futuro impersonificando qualcuno. L'immaginario da bambini è un qualcosa che mi ha sempre affascinato perché la fantasia si metteva in moto con un nonnulla e si facevano dai sogni ad occhi aperti dove in taluni frangenti si andava anche a coinvolgere la realtà del momento. Peccato però che tale capacità con il crescere diminuisce e la fantasia viene sostituita con l'ambizione dettata per lo più credo da una specie di ammirazione. Così dall'immaginarsi da piccoli a grandi nei panni di una figura che è per lo più idealizzata e dogmatizzata pian piano si va a definire una aspettativa di se stessi sempre più materiale e concreta che impatta con la realtà che ci circonda. Mentre da anime innocenti l'immaginazione ci guidava in situazioni in cui eravamo qualcuno forse si di importanti, ma di buon carattere e rivolti a essere utili e protagonisti nel fare, diciamo, del bene con il passare del tempo attraverso l'adolescenza e poi con la maggiore età ed infine entrando nel mondo degli adulti l'immaginazione si affievolisce e lascia spazio all'ambizione, non necessariamente negativa, ma certamente rivolta alla concretezza delle necessità scegliendo passo dopo passo le scuole (chi più o meno indirizzato) le attività da svolgere nel tempo libero dove crescono aspettative e ambizioni e in troppi casi forse anche delle frustrazioni che alimentano la voglia di essere qualcun altro. L'immaginario semplice e multicolore e multidentià che da bambini ci permetteva di sognare e alimentare la voglia di crescere, mano a mano scompare si spegne lasciando posto a nuove immagini di se che si riflettono naturalmente dalla realtà che ci circonda e con la quale ci si deve confrontare.
Ci sono bivi ogni volta che si devono imboccare che ci portano ad esperienze diverse o similari dagli esiti a volte buoni a volte meno buoni che formano la nostra personalità. L'immaginario non c'è più c'è la crescita e la relazione con il mondo circostante che definiscono la nostra identità sia reale che percepita. Tale identità non sempre ce la sentiamo addosso nel modo più appropriato e nascono così esigenze di auto-espressione che non sempre vengono recepite dagli altri e forse anche da noi stessi.
Dalla sensazione che abbiamo di come veniamo percepiti possiamo vivere bene la nostra identità, come male cercando così nuovi rifugi più o meno condivisi e più o meno reali. Chi si da alla musica, chi allo sport, chi alla scrittura come ancora invece attraverso nuovi strumenti di relazione andiamo ad assume nuove identità che non sempre sono debitamente trasparenti. Uno di questi casi in cui si può prendere una nuova identità è il mondo virtuale che sia un videogioco più o meno di ruolo che sia internet con la sua capacità di nascondere mentre ci si mostra. Crescono paralleli così dei personaggi più o meno nuovi e più o meno veritieri che alimentiamo in un nuovo immaginario che però è limitato al contesto in cui si è inseriti che per quanto ampio e vasto possa essere come il mondo di internet soprattutto, non sarà mai tanto vasto come l'immaginario che può creare e gestire un bambino. Mentre su internet si è legati a nickname e avatar, che volendo nel tempo cambiano, ma restano isolati nel contesto in cui si è riconosciuti e non oltre come una community o una chat o socialnetwork... al di fuori di questi contesti occorre replicarsi e non è mai detto che ci si relazioni allo stesso modo: cambiando contesto cambia l'azione di reciprocità per forza di cosa per poter essere accettati e inseriti nel "sistema ambiente" nel quale ci si è temporaneamente collocati. Queste limitazioni nell'immaginario fantastico di una mente fertile e fervida come quella di una bambino, ancora libero da pregiudizi ed esperienze castranti al punto da poter spaziare ovunque ogni possibile combinazione di ambiente, colore, lingua, scenario e relazione con i vari personaggi che possano essere immaginari quanto reali superando i limiti di strumenti e ambientazioni.
Pur non volendo ammettere la ricerca di una propria identità attraverso quanto la quotidianità ci consente; è l'istinto del bambino che è in noi che continua a cercare il proprio immaginari,o nonostante oramai da adulti abbiamo troppe responsabili e relazioni condizionate ci si ritrovi limitati e si sia obbligati ad accondiscendere a strumenti appositi per avere identità quanto più realistiche o immaginarie rasentando anche i limiti della decenza e comprensione. Schiavi di un sistema che propone una iconografia di uomini e di donne pressoché fotocopia cerchiamo a volte di liberarci dalle catene di una identità che abbiamo ma con cui conviviamo a fatica trovandoci ad ammirare ed emulare personaggi che crediamo migliori di noi come vita e come benessere.

Da qualche tempo non venivano riversate qui delle parole è il motivo di base era legato alla ricerca del giusto immaginario, ricerca nella quale immaginare una identità rappresentativa, ricercando della, forse troppo, lontana immaginazione del bambino che ancora potrebbe nascondersi dentro ognuno di noi; ricerca della libertà senza limiti, scrollandosi di dosso etichette e responsabilità, vizi e preconcetti gravose zavorre che impediscono di immaginarsi ancora una volta senza ambizioni e aspettative, ma semplicemente essere quello che si vuole. Per taluni è coltivare un sogno diventare qualcuno, per altri è ambizione, per altri ancora una vocazione, ma resta il fatto che immaginarsi in un modo è concedere a noi stessi un modo per comunicare e relazionarsi con se stessi e con il resto del mondo.