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martedì, ottobre 27, 2015

La Mia Personale Expo 2015

Personale Locandina dell'Expo 2015
Sin dalla conferma che Milano avrebbe ospitato l'Esposizione Universale nel 2015, mi sono domandato cosa rappresentasse questo evento, a cui non sempre si può partecipare ad ogni sua edizione essendo svolta sempre in paesi diversi e spesso lontani. Non mi soffermerò sulle vicissitudini politiche (sponsor globalizzatori) ed economiche (scandali appalti) che hanno accompagnato la costruzione ed il completamento del sito espositivo, ma condividerò quella che è stata la mia personale esperienza di un'evento come questo. Da quanto veniva detto e spiegato per promuovere questo evento globale mi ero fatto un'idea che di per sè mi affascinava dove già lo slogan era accattivante: "Nutrire il pianeta, energia per la vita". Ed anche le presentazioni pre-apertura sottolineavano la volontà di focalizzarsi su quanto era necessario fare per salvaguardare il pianeta e le sue zone meno ricche. Bene se questi erano i presupposti, di certo poteva essere una grande occasione per partecipare e poter così dire "Io c'ero!". Quindi già a partire da marzo/aprile ho iniziato a cercare informazioni e spiegazioni di come sarebbe stata questa esposizione universale: risultato nulla di soddisfacente! Il sito ufficiale era poco più di una vetrina generica la cui sezione operativa era solo quella per l'acquisto e gestione dei biglietti di ingresso. Nessuna informazione su come erano distribuiti le possibile aree a tema o un ipotetico raggruppamento dei padiglioni per argomento sul tema dell'expo. Sino a quando non è stato aperto ufficialmente l'Expo il sito ufficiale non ha preso vita. Le altre informazioni che ho potuto rintracciare erano tutte "promozioni" dell'evento stesso, piuttosto che "promozione" di eventi correlati in giro per la città di Milano o di quelli che si sarebbero estesi sino a Torino.
Comunque sia, nonostante il crescente disinteresse, vista l'opportunità di avere un biglietto ad un costo scontato prima dell'apertura ufficiale ne ho preso uno ed ho atteso che giungessero le prima informazioni, i primi commenti, i primi servizi esplicativi dell'evento, ma la confusione regnava sovrana; sfruttando la possibilità di sentire i commenti sul treno, in quanto io pendolare, i commenti erano discordanti tra coloro a cui era piaciuto e coloro a cui non era piaciuto. I servizi televisivi relativi a tale evento sembravano tutti istituzionalizzati e poco espliciti (almeno così erano quelli che ho potuto vedere io). Dunque, non mi è restato altro che decidere una data ed andare scegliendo settembre, con la speranza che tutto fosse ormai rodato ed a solo un mese dalla chiusura.
Bruciando così un giorno di ferie il 10 settembre ho dedicato la giornata all'Expo, ed una volta arrivato lì, con le poche informazioni di cui disponevo, mi sono catapultato in "un mondo alieno e sovrappopolato" in cui si doveva fare code (a volte estenuanti) per ogni cosa già sin dall'ingresso alla struttura per non parlare dell'accesso ai padiglioni (tutti), dei bagni, dei ristoranti/bar. Alla alla fine l'unico posto in cui non c'erano code è stato al Museo temporaneo in cui Sgarbi aveva selezionato le 200 rappresentative dell'Italia (dal suo punto di vista e stile di critica). Quindi con non pochi preconcetti e viste le code chilometriche da fare mi sono focalizzato su quello che speravo fossero i temi veri dell'Expo, ossia i cluster: Riso, Cioccolata e Caffè, Spezie, Frutta e Legumi, Bio-Mediterraneo, Isole, Mare e Cibo, Cereali e Tuberi, Zone Aride. Non starò certo qui a fare una pedestre descrizione di ognuno, ma vi condivido invece la mia grande delusione. Se il tema era nutrire il pianeta, questo tema era per lo più il messaggio subliminale in cui si annidava il richiamo a tale evento come luogo in cui riempirsi la pancia di ogni sorta di cibo.
I cluster su cui mi ero focalizzato e che dovevano dare l'impulso a farci prendere coscienza su quali siano le nostre risorse alimentari ed energetiche, di come siano distribuite e come possano essere sfruttate al meglio o di come poterle condividere con gli altri, si sono ridotti a pochi cartelloni, più o meno leggibili e spesso anche poco accessibili; un esempio i cartelloni del cluster delle spezie erano perennemente coperti dalla gente che vi si sedeva sopra per riposare le proprie stanche membra piuttosto che per mangiarci sopra. Col senno di poi, questi cluster male allestiti sono risultati solo delle didascalie a corredo di un evento che si è concentrato solo sul consumismo. Poche erano le persone che ho visto concedersi alla lettura dei contenuti dei cluster. La maggior parte si è concentrata sui padiglioni, particolarmente ricercati nella loro architettura esterna, sulle opportunità di ingurgitare cibi di vario genere oltre che poter fare un po' di shopping, mentre altri frenetici come formiche correvano da un padiglione all'altro per avere il timbro sulla mappa o su un fac-simile di un passaporto.
Per questo ad un certo punto mi sono ritrovato fermo in mezzo al passaggio continuo di persone e guardandomi intorno per capire dove diavolo fossi finito ho raggiunto la conclusione che l'Expo 2015 mi rappresentava solo centro commerciale universale, trovando conferma anche dopo esserci stato scoprendo gli sconti di fine stagione nelle ultime tre settimane di ottobre sulle tariffe dei biglietti.

Oggettivamente però devo dire che questo evento era da vivere in modo diverso: non con ingressi serali per poche ore, non per un giorno come ho fatto io, ne con un carnet da tre giorni. Sarebbe stato necessario, come per ogni evento di grandi dimensioni, dedicare almeno dieci giorni consecutivi. Prendere un pass stagionale (conveniente per la verità) e ogni giorno dedicarsi ad un tema/cluster e visitare e vivere gli eventi nei padiglioni. Questo approccio però tolto il pass stagionale, sarebbe stato dispendioso in termini di tempo e denaro (si vorrà pur mangiare tutti i giorni e viaggiare per raggiungere l'esposizione?) che non tutti si possono permettere, quanto meno per il tempo che avrebbe richiesto. Preso così in una giornata o in qualche ora, non se ne poteva cogliere il valore vero, ma risulta essere solo una enorme accozzaglia di culture brulicanti.

Conclusione, sono rimasto deluso perché non ho potuto vivere nel modo giusto questo evento, perché non sono stato supportato dalle informazioni necessarie a comprenderlo.

giovedì, agosto 14, 2014

... è solo rabbia!

Al contrario di molte altre volte, inizio a scrivere questo post non sapendo ancora che titolo dare. Sono parecchi mesi che non scrivo di me, di quello che ho dentro; mi sono limitato a condividere alcuni degli eventi che ho avuto il piacere di vivere e passare insieme agli amici oltre a lasciare qualche piccola traccia dei miei pensieri, ma niente di veramente personale. Questo post, quindi in controtendenza alla norma sarà una delle tante mie fotografie in cui trasporrò gli stati d'animo in parole, sarà dunque normale non capire il senso logico e semantico di quanto scriverò.
Per quanto mi sia sforzato di conoscermi a fondo, come spesso ho sostenuto, sono ben lontano dall'avere coscienza di me stesso, sarò si e no all'inizio del mio percorso di autocoscienza, per questo ancora non ho capito perché da  mesi ormai sono insofferente verso tutto, sono pervaso da sentimenti altalenanti e contrastanti, che però temo derivino tutti da una unica forza motrice: la rabbia.
Seppure mi sia avvicinato a casa, abbia trovato un equilibrio ed una routine al pendolarismo "di lusso" che faccio tutti i giorni, e che tra breve ricomincerò, sono oltre 10 mesi che il senso di inquietudine e di insoddisfazione non mi abbandonano; sensazioni che reprimo costantemente settimana dopo settimana, accumulando tutto quello che è il mio vissuto di questi 20 mesi dal mio ritorno a casa.
Raccolgo la bile del lavoro e la reprimo, raccolgo il senso di solitudine nei viaggi quotidiani e la reprimo, raccolgo l'apatia di troppe sere passate senza stimoli e la reprimo, raccolgo l'indifferenza a quanto accade intorno a me e la reprimo, raccolgo la noia della routine personale e lavorativa e la reprimo. Giorno dopo giorno ho compresso tutto, sempre più in basso, sempre più schiacciato e sempre più compattato, e non ho ancora smesso di raccoglie e "sopprimere" tutto in qualche angolo remoto di me stesso.
Ora a distanza di mesi sento che non ci sta più tutto dentro, ogni sforzo profuso per trovare la soluzione all'equazione della mia esistenza si sta rivelando vano. Il risultato non compare, anzi, appaiono sempre e soltanto altre variabili che si aggiungono e complicano ed allungano i tempi per arrivare ad un risultato.
Al momento non mi interesserebbe neanche sapere se il risultato fosse giusto o meno, mi basterebbe giungere ad una conclusione, ma non accadrà a breve; inoltre temo anche che la rabbia che mi percorre tutte le nervature sia tale da offuscare la lucidità mentale, obbligandomi a controllarmi a non esplodere a non lasciar trapelare dalle mie parole e dal mio linguaggio fisico, tutta la bile, il veleno, il tormento e l'agitazione che mi porto appresso.
Sento l'istinto primordiale che spinge, scalcia e si agita per emergere , per spegnere la ragione e sfogarsi in tutto il suo essere scevro dalle regole sociali. Ho solo una enorme voglia di imprecare, insultare, odiare, spaccare, distruggere, sfidare, affrontare, gridare, urlare, correre a perdifiato, prevaricare, schiacciare, dominare, prendere avidamente ogni cosa, buttare ogni cosa, riempire sino a superare il colmo,  affogare, rovesciare, schiaffeggiare, bruciare... lasciarmi andare e non controllarmi più sino al raggiungimento dello sfinimento ed abbandonarmi ad un sonno eterno senza fine, senza ristoro, senza risveglio.

... è solo rabbia!

Non ho più parole, spero di non passare ai fatti ma di riuscire a passare oltre senza violentare me stesso.

venerdì, agosto 16, 2013

Disaspettato

Pur non volendo di nuovo sono caduto. Forse troppa solitudine, forse troppa apatia, forse la mancanza di interessi attivi, forse, forse... Forse tutto e forse niente. Come spesso dico è la presenza di aspettative che da come risultato la delusione e la disillusione. Anche io in questo caso ci ho voluto credere, ho provato a coltivare qualcosa, ma non sono stato all'altezza e non ho fatto le giuste scelte per raggiungere il mio traguardo. Per questo motivo è arrivata la negativa sensazione di essermi illuso, ed ovviamente non ho niente e nessuno da incolpare se non me stesso. Me l'ero ripromesso tante e tante volte di non creare castelli in aria, di non lasciarmi affascinare dalle sirene, ma non ce l'ho fatta, ci sono ricascato.
In quanto persona anche io ho bisogno di relazionarmi, di sperare, di sognare e tutto questo a volte crea delle aspettative e non sempre tutte vengono confortate da un riscontro positivo ed è così che si creano le disattese.E' in questi momenti però che ogni tanto posso sentirmi un po' come gli altri e non sempre troppo distaccato, lontano ed apatico come spesso posso sembrare. Per quanto in questi giorni mi senta realmente disaspettato (e scusate il termine ma è quello che sento più prossimo al mio stato d'animo) sono sicuro che passerà seppur lasciando una piccola cicatrice, non sarà l'ultima volta che mi sentirò in questo modo anche perché non è la prima volta. Per ora resto e mi mantengo disaspettato.

domenica, settembre 09, 2012

Se Non Ti Riguarda...

Che dire... sono rimasto senza parole, o quasi... Per carità sono stato al telefono per oltre 20 minuti per darle sostegno, per cercare di dare un senso a certe emozioni e per affrontare quelle notizie, ma non è facile.
Da sempre mi ritrovo ad ascoltare le emozioni, i pensieri, le paure, le angosce e le ansie degli altri ed ogni volta cerco di trovare le parole giuste per tenere la conversazione nella giusta direzione e nella giusta prospettiva; non mi sento un prete o un profeta o un santone , non ho le risposte giuste, ma ci provo ad alleviare il peso che sento negli altri. Sarà la mia indole protettiva e di ottimista, anche se non si vede mai, con l'aggiunta di una buona dose di razionalità che mi permetto di analizzare con i miei interlocutori del momento le situazioni che mi raccontano. L'educazione che ho ricevuto mi permette anche un livello di riservatezza non indifferente, tale da potermi gestire anche nelle situazioni più impensate. A volte penso che sia facile per me fare, come dico spesso, il fratello maggiore, e comportarmi così da confidente e supporter: in fondo non riguarda me, non mi tocca in prima persona; posso essere più lucido ed oggettivo e non lasciarmi coinvolgere dalle passioni e dalle pulsioni emotive. Ma giornate come questa che stanno diventando un po' troppo frequenti, mi rendo conto che non è così come ho scritto. Mi riguarda, eccome se mi riguarda. Non serve andare a guardare lontano, e molto a vicino a me sono accadute cose di ogni tipo, e involontariamente le ho vissute quasi in prima persona. Sin dai tempi dell'oratorio ero quello che ascoltava le confidenze di amanti tormentati dai loro amori giovanili, delle gelosie, antipatie invidie tra amici e amiche; anche più avanti nelle scuole mi sono ritrovato a sentirmi fare confidenze sulla famiglia o su qualche parente, arrivando sino a oltre la maggiore età in cui ho amato, odiato e vissuto le storie mie e degli altri, ma non mancavano le occasioni in cui mi si veniva a raccontare, sfogare, gridare, piangere il dolore, la sofferenza e la paura che ognuno viveva. 

Oggi è accaduto di nuovo!

Avrei dovuto concentrarmi sul lavoro che mi ero portato a casa, ma ho dovuto prendere tutta la mia esperienza e sostenere chi mi ha chiamato e non di meno sostenere anche me stessp. Ed è così che non sono più riuscito a concentrarmi. E' un bel dire: "non ci pensare vedrai che le cose si sistemano", oppure "tanto noi non possiamo fare nulla se non essere presenti come e quando si riesce", o ancora "non lasciarti sopraffare dall'angoscia o dall'ansia o dalla paura che sia, cerca di di essere positivo"... Anche in questo caso non è toccato a me, ma non è andata per niente lontana. Sono mesi che rimbalzo da un'amicizia a un parente più o meno vicino, a qualcuno conosciuto da qualche mia amicizia per tornare vicino alla famiglia, come 8 anni fa, come 4 anni fa...

Ancora una volta di più cercherò di non dare per scontato che se qualcuno fa vita dissoluta e sempre improntata al divertimento, lo faccia perché è solo superficiale... potrebbe farlo per evadere da una vita meno gioiosa e cercare rifugio nel disimpegno. Già perché non tutti affrontano le brutte notizie e le brutte situazioni allo stesso modo. Per quanto mi riguarda oggi apparentemente ho tenuto botta, ma un dettaglio mi ha spaventato a morte e in pochi millesimi di secondo ho pensato le cose peggiori, ma dovevo stare calmo e dare sostegno alla controparte della telefonata. In parte mi ero già preparato, e mi auguro che molte situazioni si risolvano per il verso giusto, altrimenti dovrò iniziare nuovamente a cercare le vie giuste per raggiungere una delle mie destinazioni. E' facile parlare e dare l'impressione che le soluzioni sono a portata di mano o che sembra un gioco da ragazzi modificare il proprio carattere per far fronte agli imprevisti della vita, ma in realtà siamo bravi a dire e fare così solo perché non ci riguarda... ma a ben vedere ci riguarda sempre, siamo noi che non vogliamo credere che "il male" è sempre troppo vicino a noi... facciamo finta di niente, tanto non è a noi che tocca direttamente... e se così fosse invece? Sapremmo cosa fare e sapremmo ascoltare quello che ci dicono gli altri? Che effetto ci farebbe? Penseremmo a quel punto che parlano facile solo perché non li riguarda?

Io comincio a sentire il peso delle cavolate, la mia vita si sta inspessendo sempre di più e non di facezie, ma di responsabilità dirette e indirette: e pesano. Quindi perdonatemi se non sono stato troppo lineare in questo post, ma i pensieri, tutti, si sono affollati e non riuscivo più a trattenerli e tanto meno a dargli un ordine ben preciso. Son qui a scrivere e ancora sto pensando da che parte cominciare e come fare a trovare soluzione e sollievo per tutti... ma non ho questo potere: già è difficile sostenere se stessi, figuriamoci a sostenere tutti coloro a cui siamo affezionati. Eppure al prossimo sfogo, lo so già, rimetterò la camicia del fratello maggiore e cercherò le parole "salvagente" anche se per pochi istanti, mi auguro avranno quell'effetto. Ma ora non ne ho, quanto meno non ne ho per me e ne conosco anche il motivo: perché mi riguarda! Mi riguarda sempre!

martedì, maggio 29, 2012

Negazione dell'Ovvio

Non accetto
Inapplicabile l'utopia

Non condivido
Incontrovertibile la posizione

Non ammetto
Insindacabile la ritrosia

Non tollero
Iniqua la differenza

Non digerisco
Inscindibile l'unità del tutto

Non comprendo
Imprescindibile il concetto

Non vedo
Inguardabile la tracotanza

Non odo
Inascoltabile l'arroganza

Non parlo
Incomprensibile lo sproloquio

Non agisco
Inoperosa l'allucinazione

Pencolo senza meta e senza missione
Frenetico affanno travolge la calma dell'io

mercoledì, aprile 11, 2012

Speriamo Non Sia Così

Sono alcuni giorni che sono tormentato, e rispetto a qualche giorno fa, non c'è un motivo ben preciso. Non so bene a cosa sia dovuto, ma quando sono pervaso da questo tipo di sensazioni non marca bene. Aleggiano troppi pensieri oscuri, come dei flash di vita futura che non prospettano nulla di buono. Un solo pensiero mi gironzola per la capoccia vuota: "saranno tempi duri" e non solo limitatamente al lavoro, anche nella vita di tutti i giorni comincia a diventar pesante l'aria; le spese aumentano, gli imprevisti si accastatano uni sugli altri, stravolgimenti lavorativi (e ringrazio di averne uno!!) che ti lasciano nel limbo per giorni se non settimane. Un nervosismo di base serpeggia nelle mie giornate, anche perché partecipando, seppur indirettamente, alla vita di altri, è palpabile l'umore grigio e mesto che si condivide e si vive da un po' di tempo a questa parte. Alcuni cercano di trovare modo di impegnare le proprie giornate, chi con attività di formazione, chi di educazione fisica, chi scomparendo nelle letture preferite, chi nella musica suonata od ascoltata, chi sul non tanto più fantastico mondo virtuale di internet; ciononostante al ritorno alla realtà le cose non sono cambiate, anzi è ancor più forte il senso di frustrazione per la netta differenza tra le realtà ricercate e quelle vissute.
Spesso l'ho detto, ed ancora lo ripeto, mi sento una persona fortunata, ma la mia empatia sta arrivando agli sgoccioli. Mentre un tempo mi rasserenava la miglior vita deglia altri, vedendola come un possibile traguardo da raggiungere, ora mi rendo conto che forse non era tutto così bello e affascinante come poteva sembrare. Le brutte notizie si susseguono, e nemmeno nei giorni di festa i media ci danno tregua. Fuggire, evadere, svicolare diviene sempre più complicato: spegni la TV per non sentire brutte notizie, e l'amico ti racconta della disgrazia propria o di qualcuno vicino; accendi la radio per sentire un po' di musica per dimenticare per qualche momento lo schifo della giornata, e passa la notizia/commento di qualcuno su nuove tasse o di qualche incidente; vai in palestra per sfogare la tensione e cercare di svuotare la mente e senza volere senti negli spogliatoio dire di qualcuno che nenache 50enne è passato a miglior esistenza. Esci di casa e gente litiga per la fila, discute per l'ultimo pezzo di pizza o chissa che altro.
Le sensazioni non sono per niente buone (che per caso già l'ho detto??), e per di più ci si sente impotenti anche nelle piccole cose, viene a mancare la fantasia per sollevare il malumore di qualcuno, o ancor peggio ci si prova ma gli scarsi risultati demoralizzano ancor di più. Al momento sto attendendo solo che passino i prossimi 13 giorni, così da poter scappare al 14mo e prendere il cammino di casa, augurandomi che le potenziali tappe lungo il viaggio si rivelino migliori delle sensazioni di queati giorni. Ma per ora, quel pensiero resta, me lo devo tenere, come sempre piangere dentro, per non farsi vedere deboli, fare buon viso a cattivo gioco per non dare adito a strane supposizioni. Questa aria grigiomesta speriamo non duri troppo.
Siamo in pieno aprile, il mio mese, e quest'anno non mi sta dando nessuna soddisfazione!
Che dire non resta che sperare che non sia così come me sento addosso, come un vestito troppo corto e stretto, scomodo e fastidioso... già speriamo non sia così.

sabato, agosto 06, 2011

Questa Volta...

... posso raccontarla!


Quando:  giovedì 4 agosto 2011
Dove: sulla strada pronvicianele per Bra SP661


Erano da poco passate le 19.00 quando stavo percorrendo una delle solite strade provinciali piemontesi per incontrarmi con amici per una serata tranquilla a chiacchierare, l'a velkocità non era per nulla sostenuta, in quanto davanti a me a fare l'andatura c'era un auto articolato che trasportava un mezzo di movimentazione terra subito seguita da un altra auto. Il tratto di strada era in quel momento un rettifilo con due sensi di marcia ad unica carreggiata. Avevo preso anche distanza, oltre quella di sicurezza, dai veicoli che mi precedevano, e mi stavo acoltando la radio, tranquillamente, guardando quanto c'era intorno, per vedere se riconoscevo ancora qualcosa di quei posti che non attraversavo già da un po'. Ad un certo punto però la mia attenzione si è concentrata sulla strada di fronte a me, come se avessi avuto la sensazione di qualcosa fuori posto. Ed era così! L'auto davanti a mesi era fermata a centro strada pre svoltare a destra, con tanto di indicatore direzionale regolarmente in funzione. Nonostante non stessi andando veloce, 53 km orari circa (gran cosa il tachimetro digitale) mi stavo avvicinando troppo velocemente e pericolosamente al mezzo che mi precedeva ora fermo per eseguire la svolta, che ovviamente non poteva fare per il traffico nel senso di marcia opposto al nostro.


E' stato un attimo: rimesso le due mani sul volante, guardato velocemente specchietti retrovisori e spazi attorno al veicolo in attesa di svoltare, tempo di decidere, una frazione di secondo ed ero a ridosso dell'auto, frenato bruscamente, procedendo dritto, perché nel franttempo ho anche pigiato la frizione (mai farlo in questi casi) scalato 2 marce dalla 5 alla terza rilasciato la frizione scarto a destra passando con le ruote di destra fuori oltre il ciglio della strada sulla terra battuta, sconnessa, accelerando per non perdere trazione e direzionalità, chiuso per un nanosecondo gli occhi, e riaperti per completare la manovra di rientro nella carreggiata, controllando gli specchietti, per assicurarmi di non aver lasciato danni o peggio alle mie spalle. E solo in quell'istante mi sono reso conto che l'auto in attesa di  svoltare suonava a rotto di collo il clacson per lo spavento che gli avevo procurato, al ché meccanicamente ho tirato fuori il braccio per chiedere scusa, continunando ad allontanarmi con il fiato rotto; incredulo allo scampato pericolo, non ho toccato neanche gli specchietti esterni mio o dell'altro veicolo, domandandomi come era possibile non aver fatto distrastri all'altra auto od alla mia; la mente bloccata su due pensieri: " sono un delinquente..."(=traducibile in grandissima testa di cazzo) e "ancora una volta il mio angelo custode della guida me la fatta sfangare"...

Dopo qualche km mi sono fermato, con ancora il cervello inceppato, su quei due pensieri. Sono sceso dall'auto ho controllato che non ci fossero danni, accendendomi meccanicamente una sigaretta e cercando di ripercorre al rallentatore, come in un film, l'accaduto cercando di capire dove mi ero perso in quel tratto di strada, per non accorgermi cosa stava accadendo davanti a me... come era possibile che dopo più di 250.000 km precorsi possa ancora incappare in queste distrazioni "banali quanto fatali". L'auto era integra, i semi assi e la ruote sembravano a posto... Ho terminato di fumare la sigaretta osservando le auto scorrermi a fianco e chiedendomi ancora come era stato possibile, come diamine mi è passato per l'anticamera del cervello, chiudere gli occhi anche solo per quel brevissimo, infinetesimale istante... era l'unica cosa di cui mi sono effettivamente e stranamente terrorizzato. Tutta la manovra in emergenza per colpa della mia distrazione è stata fatta nel modo giusto per evitare il tamponamento e chissà cos'altro, ma non mi perdonavo la chiusura degli occhi, in quel momento in cui non avrei visto cosa sarebbe potuto accadere...

Ora che ne sto scrivendo è già il giorno dopo, son passate più di 24 ore, ed ancora sto rivivendo tutta la scena accomapagnato da un solo pensiero: un istante è tanto breve quanto fondamentale, e non posso più sprecare i miei istanti vanamente. Domani la chiamo e le chiedo di venire a prendere un aperitivo, un caffè o un gelato, per non avere rimpianti e sperando di fare i prossimi 700 km indenne.

mr.zugo

lunedì, luglio 25, 2011

Mi Perplimo

E' da qualche settimana che manco su queste pagine. A parte una connessione UMTS con chiavetta della compagnia telefonica "arancione" che mi da parecchi problemi, è un momento in cui avrei molte cose da scrivere: del lavoro, di gatti che mi assediano pacificamente a casa, delle aspettative di una casa a vivibilità migliore e molto altro ancora, ma è un dato di fatto che non riesco a mettermi davanti al PC a mettermi a scrivere. Ho ri-passato i soliti stati d'animo di chi vive da solo cavalcando strane euforie per poi fasi sommergere dal lievi depressioni. Una cosa però si è consolidata nella mia mente: comincio ad essere allergico ad internet. Ho provato a fare un elenco di quante registrazioni ho al momento sulla rete e di quante ne ho già cancellate: mi sono spaventato; non fosse per una moderata memoria e le liste scritte da qualche parte con tanto di pasword ci si perde in tutte queste "vite" moltiplicate sulla rete web. Dalla banca all'assicurazione dell'auto, dalla carta di credito alle prepagate telefoniche,d alle mailinglist private alle newsletter professionali, dai blog ai socialnetwork.


Più ci penso più l'idiosincrasia sale e sto attuando a spizzichi e bocconi una lenta pulizia sulla rete, riducendo al minimo ed essenziale. Poco fa ho fatto richiesta al supporto tecnico di questa piattaforma di cancellare il terzo account che avevo (il secondo era già stato soppresso qualche me se fa), e giusto 2 giorni fa è scaduto il domino sul quale avevo il mio sito amatoriale con cui ogni tanto giocavo. Tenetevi dunque pronti a ricevere qualche messaggio da qualche parte in cui vi do' nuovi ed ultimi recapiti del mondo web, sto invecchiando e non riesco più a stare su troppo e diverse piattaforme, duplicando e reinventando "stati", "fotoalbum", gruppi di amicizie, ecc. Ero arrivato al punto di sopendere e/o chiudere anche questo blog, ma mi è venuto il magone, per cui si è salvato. Seppur non scriva più con una certa frequenza qui ci sono gli ultimi 4 anni di pensieri e parole della mia vita, sarebbe un peccato dare un colpo di spugna così.
Non sto ad annoiarvi con altri pensieri più o meno sensati, concludo dicendovi che mi perplimo di come odiernamente i mezzi che ci consentono ci portano a stare a testa china o diretta ad un monitor piuttosto che tenere la testa alta e vedere chi o coa abbiamo di fronte.

Bene dopo questo piccolo delirio, mi riassento sino alla prossima occasione in tornerà una vena scrittoria più o meno lucida.

mr.zugo

martedì, giugno 01, 2010

Malcomune Mezzo Gaudio

E' già da qualche giorno che voglio scrivere ma non trovavo l'ispirazione, così come ogni volta mi affido alla buona musica che mi ispira, così ora in questo periodo alquanto desolante mi ritrovo a condividere lo sconforto che attanaglia, a vedere una passione per non dire forse di un'amore che desolatamente si affievolisce. Ognuno di noi si affezziona, si appassiona a cose intangibili e per lo più difficili da spiegare, sono quegli amori mai dichiarati ma che a ben osservare sono assai visibili e quasi piacevoli da vedere. Sono incoscie a volte ma altre volte sono sentite nel profondo e sono il motore della nostra esistenza anche se non vogliamo ammetterlo. Io spesso scherzando dico che il mio grande amore è il basket, ma non faccio altro che dire la verità, ma non è questo l'oggetto dello sconforto non è questa la mia passione che si affievolisce, per mia fortuna oserei dire, bensì è un'altra che pochissimi conoscono e la custodisco gelosamente perché insieme al basket è uno degli amori che mai perderò nonostante questi periodi. Sarà che sono recidivo, sarà che sono testardo, sarà che sono tenace ma a certe cose non rinuncio; ci sono sempre dei momenti in cui vengono a mancare le energie, le forze per contrastare gli imprevisti e le difficoltà e questo periodo è uno di quelli. Quello che mi dispiace che non sono l'unico a viverlo questo momento, altre persone, ed in particolare una, che condividono con me l'amore per questa cosa stiamo facendo grande fatica a trovare nuove risorse dentro di noi. Non sono le doti a mancare, ne tanto meno le capacità, anzi ne abbiamo da vendere ma ciò nonostante quello in cui ci stiamo imbattendo mette a dura prova il nostro spirito. Pur avendo tutte le carte in regola per amare e soddisfare questa passione, al momento siamo attorniati da troppi bari, avidi e scorretti. Da questa passione potevamo costruire un bel sogno da tramutare in realtà ma le carte che ci stanno servendo sono assai ardue da giocare, rischiamo di sbagliare la giocata in ogni momento e questo ci fa titubare. Una situazione complicata, un amore contrastato che non vuole saperne di farsi corteggiare e accudire. Oggi poi è stata una delle giornate più impegnative sotto l'aspetto emotivo, al punto da dover sfruculiare nel sacchetto della memoria per ricordarci da dove siamo arrivati e come ci siamo arrivati, come a fare un'esame di coscenza per capire cosa possiamo aver sbagliato o perché ci meriatiamo questo amore non contraccambiato. Fosse solo la solita competizione in amore, beh sarebbe più semplice, una stretta di mano e ognuno può giocarsi le proprie carte al meglio per conquistare il "desiderata", ma non è così, purtroppo è una amore pulito e incorruttibile che abbiamo e che vogliamo mantenere tale, nostante le carte facciano davvero schifo. Non manca occasione per spalleggiare coloro che provano la stessa passione, ma non basta, non basta più. Nemmeno l'odio può essere d'aiuto a tramutare energie negative in proattive. Sarà anche vero che malcomune mezzo gaudio ma in questa occasione il malcomune sta minando un sentimento, un'ambizione, un sogno di almeno un paio di persone... persone che si rispettano e che nonostante i difetti e diversi punti di vista si mettono entrambe in gioco per coltivare un'amore, ognuino portando il meglio di quello che può portare ad appannaggio del risultato finale. Io ora mi prenderò una pausa, era già prevista ma capita a fagiolo per rigenerare lo spirto del dio combattente, per rispolverare le antiche tecniche dell'arte della guerra e affianre quelle del negoziato con un nuovo approccio sul tempo. Questa volta non devo, voglio fare l'orologiaio: smontare ogni componente ed ogni meccanismo di questa passione; ripulire ogni singola parte e rimontarla per assaporare nuovamente quel ticchetio dolce che muoveva l'amore per una passione e godere di nuovo di questo! Non è egoismo, bensì è altuismo perché sono certo che se tutto ritorna al giusto posto, non solo io ma anche qualcun'altro ritroverà una serinità persa ormai da qualche mese. La vita è già difficile e se ci si fa privare delle piccole gioie e delle passioni allora possiamo anche stare a letto tutto il giorno, ma non è quello che mi aspetto ne da me stesso ne da altri gladiatori come me; troppo avvezzi a stare in prima linea in questo momento siamo smarriti perché non c'è nessuno dietro di noi e l'amore non basta a sostenerci. Non che io possa salvare qualcosa o qualcuno, ma di certo posso inziare a provarci consapevole che sarò seguito ed aiutato a rinverdire e rinfrescare questa passione, Come accadeva nel basket anche in questo caso devo mettermi nell'ombra e fare il lavoro sporco, ho imparato che stare defilato e costruire le basi per la soddisfazioni di altri pocura anche la mia soddisfazione, senza aver bisogno di riconoscimenti: mi basta godere appieno della passione che ho e non solo io.


mr.zugo

mercoledì, maggio 12, 2010

Reminiscenze

Periodo alquanto strano. Non so bene cosa stia accadendo ma gli stati emotivi che sto attraversando nelle ultime settimane sono assai particolari. Una sorta di sofferenza, intransigenza mista a delusione e voglia di rivalsa, mi pervadono costantemente, facendomi sentire come su un toboga ogni momento della mia giornata, tutti i giorni, a qualunque ora. Forse sto semplicemente prendendomi un esaurimento nervoso, o ancora meglio impazzendo, ma resta il fatto che nella mia convizione credo che nulla accada per caso, ma che segua un percorso che ci disegnaniamo noi anche inconsapevolmente, e così nel seguire il mio di percorso ieri notte ho toccato anche un momento di riminiscenza se così si può chiamare.
Ero fuori casa, presso la guardiania dell'azienda per cui lavoro, a chiacchierare di tutto un po' quando intorno a mezzanotte, arriva un autoarticolato per consegnare delle pedane l'indomani mattina. Dopo un momento di ristoro, i due autisti si sono messi a chiacchierare con noi. Bene in quel momento vedendo il simpatico ed energico vecchietto, sono tornato al passato con la mente, soprattutto nel momento in cui si parlava di viaggi, guidare i mezzi pesanti, patenti, ecc.. Pur essendo in compagnia e continuando a parlare con gli astanti, la mia mente e il mio spirito erano ben altrove a vivere un momento che da tempo non provavo. Quel momento era in presenza e compagnia di chi mi ha cresciuto ed oggi non c'è più.
La tristezza non era presente, ma una quantità indefinita di emozioni mi stava travolgendo, e non sto nemmeno ad elencarvele tante erano. Mi sono reso conto che nelle ultime settimane, avevo perso  l'orientamento in molte cose, e vivere quella mezz'ora così intensa oltra far riaffiorare ricordi di attimi vissuti, ha rispolverato anche un esempio di vita che mi è sempre piaciuto, e che stavo di nuovo perdendo sopraffatto dalla negatività del luogo dove mi ritrovo a vivere circondato da persone che non sempre riesco ad apprezzare. Comunque sia in quella mezz'ora si è riacceso il radiofaro ed oggi mi sento meno smarrito, anzi più tranquillo e per certi versi anche "più grande". Non penso di aver raggiunto ancora la maturità che si confà ad un uomo di quasi 40 anni, ma certamente, mi sento meno "ragazzino ingenuo" rispetto a prima. Sinceramente pur essendo stato un periodo strampalato, in fondo un buon motivo per viverlo c'è stato, oltre a un particolare calma mi sono ritrovato per le mani anche un barattolo da 1 kg di  ottimo miele  proveniente dal bergamsco, si perché i due autisti erano proprio da Bergamo, con parecchie conoscenze tra gli apicoltori e viaggiano sempre con una scorta direi anche considerevole di barattoli di pregiato miele.  Persone genuine, piacevoli e soprattutto semplici, non a caso mi hanno fatto tornare alla mente una parte del carattere di mio padre, oltretutto autista anche lui. Che dire reminiscenza o meno che possa essere statia in quei 30 minuti, con molto poco mi sono tranquillizzato almeno ad un certo livello. Ora lascio sedimentare il tutto e mi gusto questo stato e poi preoseguirò il percorso che di giorno in giorno mi sto disegnando che ne sia senziente o meno, poco importa: come mi piace pensare meglio gustarsi il viaggio che il raggiungimento di un traguardo forse irraggiungibile.


mr.zugo

giovedì, ottobre 22, 2009

Quando la Paura è...

... troppa i mostri dall'oscurità salgono e vengono a cercarmi. In silenzio, guardinghi, attenti a non farsi vedere sino all'ultimo per potermi coglie così di sorpresa e prendere il controllo su di me. Facendo tornare tutte le paure infantili, facendo crescere la disperazione, aumentanto, acuendo tutte quelle sensazioni che mi fanno stare male per un non nulla. Sono demoni oscuri che spesso ho combattuto e spesso sono riuscito a ridimensionare ma mai a vincere completamente: forse non potrò mai. Quando le cose ti vengono sbattute in faccia con freddezza, con consapevolezza, come lame ti tagliano più e ppiù volte sino a quando non senti quasi più il dolore tanto e parte di te.
I demoni salgono dal buio che mi compentra e mi avvolgono in un mantello sempre più tetro e profondo come un barato infinito. Annichilisco di fronte a loro, mi piego succube al loro volere, sottile, profondo, che infierisce sulla mia debole mente. Le più semplici delle parole accendono turbinii di pensieri contorti, perversi e suadenti che mi portanto sulla strada della perdizione, della inettitudine, della volgarità e dell'odio... non vorrei ma cedo al dolce e suadento richiamo dei miei demoni che albergano dentro e intorno a me anche se io non li vedo ci sono e non mi abbandoneranno mai. Di nero si è tinto il cielo, mentre il mondo è divenuto incolore e inodore, ma niente è come appare, tutto si esplicità al momento opportuno e questa sera è toccato a me. Mi ritrovo con i miei demoni che minano le mie poche e incerte convinzioni per impedirmi di fare le mie scelte serenamente, nonostante abbia cercato di essere un'altro, ricado nell'oblio di me stesso. Vorrei raccogliere il coraggio a due mani, ma è talemente poco, talmente frammentato che solo con le mani è impossibile trattenerlo, come acqua scivolerebbe via, e mi ritrovo così sul fiume demoniaco della paura: paura di essere, paura di scegliere, paura di vivere. La tentanzione di abbandonarmi è forte, perdere la mia dignità, lasciare che la vigliaccheria abbia il soppravvento, dimenticare le responsabilità, dimenticare, dimenticare, diment...

oguz.rm

martedì, ottobre 20, 2009

Parentesi Delirante

Questo post doveva esservci ieri, ma non c sono riuscito, inoltre non è attinente al mio trasferimento, quanto meno non direttamente collegato agli eventi diretti che sto vivendo con un certo dissenso; è più che altro uno dei miei soliti post in cui do voce a quei pensieri che disordinati nella mi testa si muovono per ingenerare ancor più caos a quello già presente. Ma prima di procedere al mio solito esercizio, avviso colei che sempre cerca il senso nei miei post e suggerisco di non farlo, troppo complesso troppo contorto e troppe cose sconosciute per coglierne le sfumature più o meno nascoste, leggi e attendi il prossimo meno introspettivo.
In questi ultimi giorni mi sono messo a cofronto con non pochi aspetti personali, sia interiori sia rivolti verso le persone con cui mi relazioni in un modo o nell'altro, ed in alcuni casi mi ci sono ritrovato, in altri invece mi sono dovuto scontrare con delle piccole ma dure realtà, e un paio di queste mi hanno anche ferito. L'amicizia è davvero difficile da trovare, ottenere e donare! Mentre in questo caso sono io ad arrivare come novizio in un contesto sociale (comprendente geografia, mansioni lavorative e di soggiorno) e quindi teoricamente in difficoltà, in passato io ero uno di quelli che si rendeva disponibile per agevolare l'arrivo degli altri. Al contrario della mi seppur misera ospitalità, ma che quanto meno non faceva sentir troppo soli, nel mio caso mi ritrovo solo a me stesso, fatta una eccezzione che è stata una conferma... Ed oltre a questo si complicano anche tutta una serire di considerazioni che nei rapporti tra le persone si vanno modificando e affievolendo, ingigantendo e tracollando. Nonostante i tempi si siano dilatati e le occasioni per sentirsi e frequentarsi siano diminuiti, ci sono rapporti che restano invariati e rapporti che mutano radicalmente. Chi sta attorno a me ha delle percezioni, chi sta con me perché ha voluto condividere seppur in minima parte qualcosa ha delle certezze. Chi sembrava vicino, anche maliziosamente troppo per taluni, ora è distante nonosante ci siano a malapena 9 metri di separazione, chi sembrava distaccato oggi è ancor più accogliente. Le locuste non mancano e si sono confermate tali come in passato. Gli opportunismi non sono cessati, bensì aumentati. La superficialità regna sovrana, come anche una diffusa e veltata maleducazione. Dal canto mio ho cercato di comportarmi a dovere, con rispetto, onestà e dignità: non è bastato, i pesci in faccia sono arrivati comunque; le serpi si sono già mosse, le rivalse attuate: ma io sono diverso. In questo passaggio peccherò di presunzione e saccenza, sappiale: ma non me ne frega niente di tutto quello che mi sta attorno, sono convinto di essere un uomo per bene, onesto e schietto e tanto mi basta per deridere coloro che cercano e cercheranno di dimostrare con parole o azioni il contrario, non sono più un ingenuo, non ho più aspettative che altri possono rovinare, ragione per la quale me ne sbatto di cosa le persone possano pensare di me, o cosa pensino di controllare della vita del sottoscritto, o cosa credano di sapere dalla loro libera interpretazione delle parole che posso aver detto. Me ne sbatto e proseguo per la mia strada, assumendomi le mie responsabilità. Per il resto chi rifuta il mio affetto, solo per principio, chi rifiuta la mia professionalità per invidia, chi ama sfruttare gli ingenui, ecc. possono proseguire per la loro strada senza problemi, non amo la vendetta ne tanto meno la rivalsa. In tre anni di vita solitaria ho imparato ad apprezzare la dignità, il rispetto per me e per tutti, ma soprattutto ho imparato a selezionare finemente.
Non so bene cosa potrà dare la lettura di queste mie parole scritte senza troppi filtri ne con un filo logico ben preciso, ma serviva a me per chiarire alcuni aspetti che nei prossimi giorni dovrò affrontare e che voglio far andare nel migliore dei modi per tutte le parti concorrenti. Basta lottare, basta istigare, basta tramare, voglio solo vivere sereno e trovare la mia dimensione di uomo, che ormai sono stanco di fare lo zingaro.
 



mr.zugo

venerdì, ottobre 16, 2009

La Mia Vita Come un Replay

Che stranezze succedono nella vita di un uomo... soprattutto nella mia. Chi l'avrebbe mai detto che la mia seconda avventura a Roma sarebbe stata come rivedere un film, rivedere quel che è accaduto poco prima come in un replay. Ebbene si, caso vuole che sorvolando su alcuni dettagli, tutto sta accadendo come 5 anni fa, forse sarà il fatto di aver anticipato l'arrivo rispetto alla volta precedente, forse perché nel rivedere il replay alcuni dettagli sono più nitidi, ma resta comunque il fatto che sto facendo un'esperienza fotocopia. Sto ripercorrendo grosso modo gli stessi passi di allora, sia con il lavoro, sia con la vita dopo il lavoro. Ma andiamo con ordine.
Riprendendo il discorso della sede lavorativa, ora al termine dei primi due giorni di lavoro, mi sembra abbastanza probabile che a Pomezia ci andrò non prima di febbraio salvo anticipazioni dei tempi per fare pressione alle strutture preposte, ragion per cui dovrò trovare una sistemazione temporanea per Roma ed evitarmi così l'andirivieni tutti i giorni da Pomezia a Roma e viceversa (circa 65 km al giorno col traffico locale improponibile). Nell'ambito lavorativo dunque si diceva che dovrò restare nella sede dicamo amministrativa, dove mi sento come 5 anni fa, un po' mal visto ed un po' in disparte, ma certamente utile per essere sottoposto alla maggior quantità di mole di lavoro visto il periodo di transizione e di confusione che verrà: peccato che nessuno tenga in considerazione le mie aspettative. Ma proseguiamo dopo il lavoro ho dovuto affrontare non poche, ma piccole, difficoltà logistiche per la sistemazione quantomeno notturna, considerato che gli accordi pre-assunzione sono stati totalmente disattesi e dimenticati, ma tant'è che abituato a fare lo zingaro ho già provveduto a minimizzare la spesa per i pernottamenti, e soprattutto a trovare suoluzione ai miei problemi, contingenti sino a fine mese e poi per una sistemazione consolidata per i mesi a venire. Vorrei raccontare delle mie peripezie ma temo i commenti per cui questa volta non scenderò nel dettaglio dei pernottamenti, ma sappiate che c'è mancato poco che non andassi in un dormitorio comune per lo più popolato da indiani e pakistanti, che gentilemente mi hanno concesso di andarmene senza troppe storie (dopo tutto questa città ha i suoi vantaggi). Con questo fatto di rifiutare una stanza ho avuto modo tramite passaparola della sera precedente di rimettermi in contatto con il mio primo locatario della prima discesa nella capitale, il quale mi ha permesso di evitare di dormire sotto uno dei ponti del Tevere per questa notte e per i prossimi giorni; oltre a questa immediata disponibilità chiacchierando è uscito fuori la possibilità di prendere una stanza non molto lontano da dome vi trovo ora, per i prossimi mesi restanto nel budget che mi ero prefesso. Ovviamente non sarò indipendete, essendo dentro la città non credo di poter pretendere di spendere certe cifre ed essere totalmente autonomo e solitario, ma a seconda delle sensazioni e possibilità che avrò deciderò se approffittare dell'opportunità, si anche perchè sono in parola per altre informazioni per altre sistemazioni, e tutto questo in meno di 2 giorni. Questa parte è praticamente la condensazione dei primi 18 mesi di permanenza a Roma, che in questa occasione si contrarranno a poco più di 10 giorni termine entro il quale voglio svincolarmi dall'ospitalità, ormai forzata, che ho ottenuto dall'azienda per cui sono venuto a lavorare. Resta forse ancora un piccolo jolly per il quale potrei anche evitare per qualche settimana di sborsare mia pecunia, ma per il momento non ci spero troppo più per scaramanzia che non per impossibilità oggettiva della cosa. Concludendo dunque sto ripercorrendo gli stessi passi o quasi in tempi più brevi e un po' diversi, ma certamente la sensazione dei ricorsi di alcune situazioni mi fa pensare... e se comincio a fare questi pensieri, forse forse comincio a intravedere una luce in fondo al tunnel dell'idiosincrasia che mi è venuta. Mi auguro solo che altri pensieri, ricordi mi supportino nel affrontare e dipanare le mie future vicissitudini.

mr.zugo

domenica, ottobre 11, 2009

-1 & Giorno Zero

Eccomi qui, nella mia stanza d'albergo a poche ore dall'inizio della mia nuova avventura lavorativa che sta iniziando come un odiessea vera e propria. Dal dubbio iniziale instillatomi prima di partire, di quale sarebbe stata la mia sede lavorativa, scopro un'ora prima di partire che sarò gitano a tutti gli effetti. Inizio domani ore 08.30 presso la sede di assunzione per poi avere distaccamento presso la sede di Roma per almeno 3 mesi, giorno più, giorno meno. Cominciano le danze dunque!
Comuqnue sia, dopo un'altra risata per questa lieta novella, finsico di preparare le valige ed alle ore 16.12 sono in auto in partenza verso la mia destinazione; alle ore 17.34 passo lo svincolo di genova verso livorno in perfetto orario, procendendo verso la mia destinazione, ma haimè mi sovviene gran fame e dunque scelgo di fare una prima fermata per liberarmi dal languore. Solitamente faccio solo due fermate in questo viaggio verso la capitale, ma questa volta ne faccio ben 3, perchè voglio fare un viaggio tranquillo e sereno, per cui mi fermo ancora alle 19.45  prima di imboccare l'aurelia e ultimo stop alle 22.30 circa per l'ultimo caffè prima della tappa finale, nella quale mi trovo e da dove sto scrivendo, in fretta e male per evitare che la batteria del mio portatilino catorcioso, mi abbandoni sul più bello, ma certo è che qui h più segnale UMTS che a casa mia! Dunque sono arrivato a destinazione al giorno zero... tra qualche ore inizia tutto questo nuovo viaggio, ma faccio davvero fatica a non pensare a quello che qualche ora e fa e l'altra notte ho provato dentro di me; era da tempo che alcune esternazioni non si presentavano, era da tempo che non mi esprimevo in modo palese, ed invece tutto questo è tornato, tutto insieme, travolgente e avvolgente. E non smetterò di ringraziare chi mi ci ha fatto arrivare pur passando da Piacenza, e spero di non disattendere le aspettative di chi mi vuole già accasare in queste nuove lande, e spero di farmi perdonare da chi poeticamente condivide i suoi pensieri anche con me, o di continuare a stupirmi di come posso essere visto (omone piccolo). Il tempo è trascorso, ma non lo voglio concedere all'oblio, oggi sarà una giornata campale, da come io inizierò io proseguirò, è questa volta voglio... si voglio e non vorrei, voglio iniziare amando, voi che mi leggette, voi che di me scrivete, voi che commenterete... voglio amare la vita perché così mi è stato insegnato in questa parentesi torinese  in mezzo alle mie vite romane! Il destino o un dio non so chi ma questo ha voluto per me, è ne farò tesoro, perché solo io so quanto mi è stato donato, le parole non basterebbero, dovrei abbracciare tutti con tutta la gioia di cui un mondo possa essere fatto. Non è un addio, è solo un arrivederci, per una volta ho deciso di scegliere il mondo che mi piace e me lo voglio tenere! Ed ora prima che la batteria mi molli sul più bello buona notte!

mr.zugo

mercoledì, luglio 01, 2009

SettecentoTrentUno - 731

Un numero che ha un suo valore, quantificabile sia come spazio che tempo. Al suo interno un insieme di persone, eventi, paesaggi, messaggi, anime, locali, dimore... Un pezzo di vita costellato da una multitudine di sfumature che si sono inseguite, susseguite, sovrapposte, separate, avvicinate e allontanate.  731 guarda caso composto da tre numeri primi ovvero indivisibili... unici come tutti gli altri della loro categoria, un messaggio essenziale anche abbinabile alla vita: ognuno di noi è unico e indivisibile non si può accontentare tutti se non uno alla volta; dentro questo numero ho trovato, amore, felicità, tristezza, malattia, rammarico, dolore, disperazione, soddisfazione, gioia, condivisione, divisione e accomunamento; non solo virtuale. Ho toccato da vicino grazie a questo numero realtà che forse non avrei immaginato nemmeno; non è stato facile, anzi ammetto che è stato davvero difficile e forse non sono stato nemmeno all'altezza di tutto quello che ho e mi ha attraversato, incapace di stare attento nei momenti opportuni a quello che questo numero mi stava proponendo, se non sbattendoci la faccia, si perché invece di affidarmi alla mia solita percezione, se così si può chiamare, ho chiuso occhi ed orecchie ed ho insistito dove normalmente avrei ceduto il passo. Come già altre volte mi sono dato al camaleontismo, ma attenzione non verso gli altri, io sono sempre stato onesto, ho mentito a me stesso. Ho portato avanti un teatrino ogni volta nel modo più mimetizzato possibile per obbligarmi a non abbandonare. Ma abbandonare cosa poi?Questo numero è più piccolo di altri, come il 2556 oppure il 1096,eppure questo numero rispetto ad altri mi ha permesso di forzare la mia natura e mettermi in gioco in modo diverso riseptto ad altre occasioni o momenti. Dovevo, eh si dovevo proprio altrimenti non avrei mai saputo se quello che potevano rappresentare numeri come il 2556 o il 1096. Non so cosa farò, forse prenderò l'ultimo numero di 731 e da lì ricomincerò, infondo non si smette mai di iniziare, basta vedere le cose sotto aspetti e prospettive differnti: una cosa è certa, per me sarà sempre più complicato.  Troppo tempo è trascorso dalla vita ingenua e innocente che vissi anni fa, per cui ora sono vittima della mia rigidità mentale, dei miei preconcetti, della mia ottusità e della mia innata arroganza.  Troppo presuntuoso e superbo per concedermi il lusso di diventare diverso. Oggi il numero è 731, o poco di più, domani l'1, oppure 4383; non importa quello che sono,comincio ad esserne anche troppo consapevole, non posso che vivermi nel modo migliore. Aspetterò il domani con il nuovo 1.

 

giovedì, giugno 25, 2009

Interrottamente…

… inizio un pensiero che non concludo, distratto da quello che dentro mi divora
non riesco più a sentire come prima, qualcosa si è spezzato.