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domenica, giugno 08, 2014

Arte vs Tecnologia - (Questione di Carattere)

Per chi mi sta vicino non è un mistero che nelle ultime settimane sono pervaso dalla noia; non trovo più nulla ti sufficientemente attraente, coinvolgente e stimolante al punto giusto. In momenti come questi che mi ritrovo a vagare in giro per il web alla ricerca di qualche notizia, evento che colpiscano la mi attenzione con la speranza di trovare qualcosa di diverso da fare. Nelle ultime settimane di maggio per mia fortuna ho avuto modo di sfruttare due occasioni: una personale andando al XXVII Salone del Libro a Torino dove ho avuto modo di partecipando ad una tavola rotonda molto appassionante; la seconda occasione di distrarmi e rinfrescare un po' d'interesse è stato invece professionale, andando al 20mo Digital Printing Forum incentrato sulla tecnologia Ink-Jet (l'ultimo forum a cui partecipai fu 10 anni prima circa). Ebbene senza volere mi sono messo nella condizione di crearmi una momento stimolante ed accattivante come da tempo non mi capitava. Credo sia opportuno che faccia un passo indietro per far meglio comprendere l'entusiasmo per quanto ho appena finito di scrivere.

Devo tornare a qualche anno prima quando passando casualmente in una libreria di Pomezia, mi sono soffermato su uno scaffale dove i libri non costavano più di 2 euro, ed è lì che presi 2 libri per i quali, solo dal titolo, mi ero fatto l'idea che fossero incentrati sulla psicologia o qualcosa del genere, invece con mia parziale delusione scoprii che erano uno rivolto alla comunicazione e sviluppo sociale e l'altro invece era un trattato sull'editoria nel corso di un secolo (dal 1861 al 1977 circa). Il secondo  libro l'ho letto qualche mese fa, finito con un po' di fatica in quanto in troppi passaggi  era troppo didascalico e costellato di date su diverse pubblicazioni; ciò nonostante la lettura è stata per certi versi illuminante e per altri confortante, scoprendo come l'editoria sia rimasta sempre un po' in disparte dagli sviluppi economici /industriali dei massimi interessi, ma restando sempre un punto fisso come mezzo di comunicazione, espressione e rappresentazione dei tempi, della cultura  sociopolitica del nostro paese.

Ed è così quindi che mettendo insieme questi tre eventi diverse, ho fatto un viaggio emozionale e culturale di quasi 2 secoli oramai. Partendo dal libro letto qualche mese fa che si intitola "Questione di Carattere", passando per la partecipazione alla tavola rotonda all'interno del Salone del Libro potendo ascoltare di persona Enrico Tallone argomentare su " Belle lettere e Bei Caratteri - Officina, editoria di progetto. Il design del libro tipografico moderno", arrivando sino alla partecipazione al 20mo Digital Printing Forum in cui si è parlato di "Production Inkjet Printing in un disegno che coinvolge tutta l’industria grafica e della comunicazione" . Seppur in modi e tempi un po' dilatati ho avuto l'occasione di studiare il libro e poi toccarne con mano le conclusioni ascoltando la passione per l'editoria e la stampa tradizionale di un "Tipografo" come Tallone (la sua famiglia è da sempre in questo mondo) contro le aspettative dei cultori della New Generation dell'era digitale che nonostante i grandi passi avanti e la diversa capillarità che ha raggiunto non dimostra avere un "carattere" ma solo un istinto vorace di espansione.

Leggendo il libro se ne ricava che la comunicazione è sempre stata un fondamento per la divulgazione e la condivisione di ogni tipo di messaggio, ma anche uno strumento visivo importante che col passare del tempo si è trasformato ed adeguato alle esigenze della platea che raggiungeva; i caratteri tipografici assumevano forme e caratteristiche di volta in volta sempre diverse per incontrare i gusti dei lettori e dei divulgatori dei contenuti, non tralasciando anche gli aspetti visivi degli spazi e della disposizione, portando anche la tecnologia ad innovarsi e adeguarsi alle esigenze derivanti: industrializzazione, velocità, grande numerosità sono stati gli elementi centrali sui quali i "tecnologhi" hanno posto la loro attenzione per recepire le nuove forme di espressione ponendole al servizio degli stampatori recependo comunque sempre le aspettative degli editori. Ed in questo modo che dopo aver letto il libro ho colto la passione e l'entusiasmo di un editore come Tallone che nonostante la tecnologia sia arrivata quasi a sostituire l'umanità dell'arte della stampa, non gli si arrende ed ancora cerca i migliori caratteri da stampa, ancora cura le forme tipografiche, ancora abbina un andamento di un carattere tipografico al contenuto del libro che deve realizzare, studiandone tutti gli aspetti come anche quelli della supporto sul quale stampare ovvero la carta, e valutandone tutte le alchimie per fa sì che il prodotto editoriale finale sia una opera completa e che possa assolvere al proprio ruolo al meglio, attirando, trattenendo, coinvolgendo e facendo sognare il lettore. La tecnologia dal canto suo ha pochi aspetti significativi dalla propria parte: tolto lo sviluppo e il consolidamento dell'affidabilità, della velocità e della ripetibilità non può sostituire quello che sta dietro ossia l'uomo che sceglie che pondera che abbina e crea qualcosa. Lasciare spazio a chi costruisce e sviluppa tecnologie e comunicazione digitale, ci ritroveremmo con un appiattimento della comunicazione con pochi set di caratteri, con poche impostazioni di pagina; a questo inoltre si aggiunge il fatto che la dematerializzazione di un prodotto editoriale consente anche la frammentarietà della comunicazione ponendosi come obbiettivo la variabilità e la personalizzazione per raggiungere molti gruppi diversi tra loro in modo diverso e divulgando contenuti proprietari che non danno più un senso di collettivo e comunitario.

Ovviamente sono semplificazioni di un pensiero molto più elaborato sul quale mi dilungherei ancora senza fine, ma rischierei di diventare noioso, quindi, concludo questo post sintetizzando un po' i contenuti dell'altro libro che presi a Pomezia: siamo la comunicazione che rappresentiamo, ogni epoca ha la proprie caratteristiche e peculiarità ma quello che importa è che quanto si comunica abbia sempre un'anima, un carattere propri che possano fare i conti con le generazioni future per lasciare un segno tangibile di un senso di coscienza. Lasciare le le parole, i pensieri, le immagini passino e ripassino senza un senso di appartenenza ad una generazione sarebbe come scrivere nell'aria in modo invisibile lasciando che scompaia il tutto senza raggiungere nessuno. Così grazie ad eventi un po' casuali ho trovato un filo conduttore di mio interesse scrollandomi un po' di dosso la noia che mi pervadeva e ricominciando a guardare il mondo intorno a me con occhi rinfrescati.

martedì, luglio 17, 2012

Internet - I Miei 15 anni -

Oggi sono 15 anni che sono sulla rete. Inizia i primi timidi passi aprendo la mia prima casella di posta elettronica su una delle piattaforme più in voga all'epoca che non aveva ancora la sua versione europea ne tanto meno italiana. Con la prime esperienza lavorativa (quindi guarda caso sono 15 anni che sto lavorando mese più, mese meno) ho avuto accesso alla rete di internet. Sono cambiate davvero molte cose da allora e di strade cybernetiche ne ho percorse parecchie, non sono mai stati un genio del computer, ma come in molte cose più le fai più prendi dimestichezza, così da semplici messaggi di posta elettronica inziò il mio vagabondare per il web che era molto più essenziale e molto più umano di quello che oggi si può trovare.
Sono transitato attraverso diverse chat collettive o punto punto, ho partecipato ad alcune delle comunità virtuali più o meno normali, ho sfogliato diverse pagine culturali e/o ludiche, ho aperto pagine personali, condiviso testi e immagini con gli strumenti che negli anni si rendevano disponibili. Ho visto cambiare il mondo della rete e soprattutto ho visto cambiare la popolazione di questo mondo di interconnessioni e il modo di comunicare.

Quando iniziai ad usare i primi programmi di navigazione il mondo in cui venni catapultato era decisamente più innocente e umano di quello che è oggi. Partendo dal fatto che gli strumenti erano decisamente più limitati, le aspettative erano più genuine: si sentiva e si leggeva nelle parole la voglia di scambiare, di condividere di trovare similitudini o scoprire diversità geografiche, culturali e generazionali. Esisteva veramente una etichetta cybernetica, esistevano regole non scritte a cui tutti si accomunavano per trovare i tempi ed i modi di comunicazione, anche perché le velocità erano 100 volte inferiori rispetto ad oggi, come anche la quantità di dati erano 1.000 volte di meno di quelle odierne. Nelle chat comuni si scriveva e si leggeva per spiegarsi, comprendersi e scambiare ogni sorta di pensiero, emozione, sensazione ritrovandole o scoprendone di nuove negli altri avventori di quel mondo che accorciava distanze e azzerava le discrepanze di età, culture, religioni, ideali politici ed esistenziali. Le differenze erano il valore aggiunto di quelle comunità che si creavano e scomparivano nell'arco di poche ore, per poi ritrovarsi nei giorni a seguire.
Nascevano amicizie, amori, incontri occasioni ma con lo stesso spirito di coloro che si trovavano nei vari luoghi di aggregazione.

Poi le tecnologie hardware e software iniziarono a correre e rincorrere mete sempre più lontane e veloci tali per cui tutto si è trasformato, iniziando l'era del consumo smodato della comunicazione. Fu così che comunità un tempo floride vennero abbandonate, altre assorbite da società telefoniche o di servizi tali per cui la modificazione genetica del web era inarrestabile; ci fu l'avvento delle applicazioni web che permettevano maggiori velocità e maggior quantità di dati da trasmettere, creando migliaia di mondi in cui potersi muover e per certi versi nei quali doversi districare. La popolazione inizialmente disorientata ha poi ripreso confidenza con tutta questa multimedialità trovandosi anche strumenti maggiori e più sofisticati da poter utilizzare, elevando qualcuno ad una conoscenza ed un utilizzo superiore alla media, dove quella italiana è assai bassa ancora oggi.
Contestualmente sono aumentati gli strumenti di connessione alla rete e le modalità di trasmissione così da incrementare oltremodo la popolazione che nel corso di questi 5 lustri si è andata smagrendo dei navigatori diligenti a discapito dei navigatori delle 24 ore su 24 ore che non hanno perso o non hanno mai conosciuto le regole di comportamento e ancor peggio non hanno più limiti. 

Oggi la multimedialità che offre internet è tale che si può essere connessi costantemente e ininterrottamente forse prevaricando la vita quotidiana, trovandosi compulsivamente  a dover trasmettere qualcosa in ogni istante delle giornata. Io in tutto questo mi sono perso già 5 anni fa. Non trovavo più i tempi di dialogo, non trovavo più un luogo "umanamente" accessibile: dalle chat comuni, alle chat private, dalle comunità di "settore" a quelle a più ampio respiro, alle applicazioni multifunzione, mi sono quasi relegato i quest'ultimo mondo di comunicazione e condivisione che sono i blog, traccheggiando di tanto in tanto sulle piattaforme sociali odierne.

Ho conosciuto ed incontrato un sacco di gente nei primi 10 anni, grazie proprio allo spirito di novità e libertà che internet concedeva, ho partecipato a diverse pizzate fatte con altre 30 e passa persone delle quali si conosceva solo l'alterego cybernetico, oppure ho incontrato piccoli gruppetti di persone se non con una sola persona alla volta, per il solo piacere di dare un volto a delle parole lette sulla rete. Oggi ho la sensazione che sia tutto un rincorrere aspettative ormonali piuttosto che ideologiche ma che non attaccano nei rapporti, almeno non più come un tempo. Siamo nel terzo millennio e viviamo del fast food cybernetico nei rapporti al punto da sentir dire: "se non sei su faccaidilibro non esisti". Affermazione folle! Esisto è basta! Non è una piattaforma sociale a determinare la mia presenza in questo mondo.

Qualche "vecchio marinaio" di questo oceano virtuale si incrocia ancora, ma sono diventati davvero pochi. Sono curioso di vedere cosa riserva il futuro, personalmente mi aspetto una recessione di molte realtà perché sono sovrappopolate e sature. Solo il tempo giudicherà.
Intanto per ora sono a 15!

mercoledì, agosto 17, 2011

Che Fatica

Era da tempo immemore che non passavo quasi una giornata intera su internet. Devo dire che rispetto ad un tempo mi stanco molto di più e più in fretta. Mi da la sensazione che sia diventato un lavoro a tempo pieno, considerando tutte le potenziali piattaforme dove ci si può iscrivere, quanti accessi occorre fare, click di qua e di là per visionare un po' tutte le pagine, i profili dei contatti, leggere le e-mail i messaggi, le bacheche, fare manutenzione dei propri profili, verificare e aggiornare sezioni nuove o vecchie, ecc. E' vero! Era parecchio tempo che non mi dedicavo al web come ho avuto occasione oggi  e quindi magari mi si sono accumulate parecchie cose, ma è pur vero, almeno dal mio punto di vista, che ci sono troppe pagine da visionare, troppe aree da gestire, troppe registrazioni ridondanti e comunque sia troppe funzionalità/applicazioni/servizi che occorre tenere sotto controllo. Dopo una giornata come questa comincio a farmi una ragione su quale sia il motivo che porta la nostra cultura sociale a stare su internet tutto questo tempo. Vuoi per risponderre ad un commento ricevuto, vuoi per visionare il nuovo album fotografico che qualcuno ha pubblicato, vuoi perché dovevi ancora risponsere a quella persona che ti aveva scritto già qualche giorno fa, poi vuoi negarti un aggiornamento di quello che accade nel mondo, vuoi non condividerlo o commentarlo dove è concesso farlo... Insomma è una piccolo labirinto che ti fagocita e non ti lascia più uscire con i suoi meccanismi perversi, tali per cui ti fai lo smartphone per poter essere "circuito" dalla rete anche quando non hai la possibilità di stare davanti ad un computer, e per non perdere l'ultimo commento, l'ultima battuta, la foto del momento, o chissà cos'altro. Una giornata impegnativa questa che ho affrontato oggi, e dovrei ancora fare innumerevoli click qui e lì, ma come sempre ho preferito dargli un taglio e venire qui a scrivere così da svuotare un po' la capoccia e riordinare un po' i pensieri, riprendendo in considerazione le cose ancora da fare fuori dalla rete, per arrivare a fine giornata senza perdermi qualche cosa per strada. Ammetto anche che in questi mesi che non ho vissuto internet così tanto, non mi sia mancato molto, forse qualche ora di connessione "sana" per consentirmi di venire qui a scrivere i miei pensieri più o meno sconclusionati, ma che mi permettono di alleggerire magari le giornate più tese o preoccupanti, ma per il resto direi che riesco a vivere bene anche se non sto connesso costantemente. Sia chiaro non sto ne giudicando ne demonizzando, ho solo condiviso alcune mie considerazioni e sensazioni sul mondo virtuale che sempre più ci attornia e fa parte della nostra quotidianità. Mi domando ora come potrebbe evolversi tutto questo sistema di condivisione e comunicazione sempre più globalizzata e capillare nella vita di tutti i giorni...


mr.zugo

venerdì, aprile 08, 2011

Disumana Tecnologia

Ognuno di noi in questo terzo millennio si troverà quanto meno a sentir parlare sia di internet che di tecnologie, e comunque ad avere un certo tipo di rapporto con queste.  Occorre una premessa:  di questi tempi chiaramente non si può eliminare ne internet ne le tecnologie che sono presenti ed ci aiutano nella vita di tutti i giorni, ma  e in questi discorsi c'è sempre un ma... Ma a ben pensarci c'è qualcosa che a me stona in tutto questo internet e nelle nuove tecnologie. Considerando che nella mia famiglia non si è mai navigato nelle agiatezze, per cui molte delle cose che per gli altri sono nella norma avere, e acquistare per me non lo è : ogni cosa ha un suo tempo ed una sua valenza economica e intrinseca. Per cui ho sviluppato una curiosità mostruosa verso tutto quello che non possiedo ed anche verso tutte quelle persone che non vivono un po' come me, ma a livelli decisamente diversi. Non potendo star al passo con gli altri e il mercato economico, mi incuriosiva ogni cosa, persona, atteggiamento, arrivando a prendere in  considerazione addirittura i dettagli più insignificanti.
Premesso questo come ho già detto e scritto altre volte in altri luoghi, sono 17 anni che posso mettere le mani sui computer, e 14 che ho la possibilità di "surfare" su internet, terreno fertile per la mia a volte insana curiosità concedendomi l'opportunità di vedere cose, luoghi di cui gli altri parlano perché le possiedono o ci sono stati, o le indossano o le mangiano. Ho navigato in lungo e in largo su ogni cosa destasse la mia curiosità, per cui sono entrato in molti portali, community, e similari. Unitamente alla mia insana curiosità ho anche un altri due difetti di cui uno spero si noti poco l'esistenza: intransigenza e impazienza. Queste due unite insieme sono in perenne conflitto con la mia curiosità che mi porta a provare ogni cosa mi sia a tiro, per poi stufarmene con una certa facilità una volta che ho raggiunto tutti gli angoli che desideravo mettere in luce. Per cui quando faccio il demonizzatore è solo un modo per levarmi l'insofferenza del soggetto in questione che negli ultimi 4 anni sono diventati: internet con annessi derivati e le tecnologie. Ovviamente non se ne può fare a meno, ed io sfogo la mia insofferenza demonizzando queste due cose, che in realtà sono assai presenti nella mia vita quotidiana dove io però cerco di stare il più indietro possibile, non foss'altro per non spendere invano quei pochi soldi che ho (ok se smetto di fumare ho 2.300 circa in più da spendere lo so). A questo si aggiunge il fatto che il resto del mondo non fa che correre dietro a internet e tecnologie ed io mi frustro per una situazione in cui mi vede in antitesi con la realtà che mi circonda. E' vero che esagero con certe riflessioni e proposizioni argomentative, ma credo di non fare male a nessuno, anche perché mi sembra di non dire mai agli altri cosa devono o non devono fare con internet o le tecnologie. Viene da se che dopo essermi levata la curiosità mi annoio e quindi cambio o modifico in continuazione determinate situazioni su internet: profili, blog, siti, ecc. o in termini di prodotti tecnologici, ho poco interesse per cose che non posso acquistare e ben che meno ho necessità di utilizzare e non enfatizzo dunque quelle in possesso di altri se non per ironia e solo in alcuni casi per invidia. Ecco qui spiegato perché ho questo atteggiamento. Se potessi permettermelo io avrei l'ultima versione tecnologica per un portatile, l'ultimo telefonino,  o l'ultimo televisore, stereo, ecc. od anche stare le ore sui maggiori social network, ma in verità mi posso permettere solo quello che funzionalmente mi è indispensabile, cosa che mi porta spesso a a rivedere molte delle registrazioni di internet, dove non occorrendomi più ora ne faccio debita pulizia ed eliminazione. Spesso mi leggerete contro le tecnologie, i media ed internet, non fosse altro perché non ho fiducia negli uomini che li usano, ma il più delle volte ne abusano. Un abuso che ultimamente mi fa vedere un allontanamento delle persone dalle persone, facendo dimenticare il rapporto diretto e schietto, ma permettendo di gestire emozioni e sentimenti da dietro strumenti e mezzi che impediscono di mettersi in gioco e poter tenere sempre un contegno ed un distacco. Questa tipo di realtà mi rattrista in un certo qual modo. Io aspetto solo il giorno dell'olocausto tecnologico in cui si tornerà a scrive con  carta e penna e ci si darà appuntamento in una piazza o in bar per parlare, discutere, giocare...

martedì, maggio 11, 2010

Tecnologia che corre

Ecco l'ho fatto! Ho cambiato pc portatile e sono combattuto tra il felice e il triste, si perché pur trattandosi solamente di componenti elettronici e teconologici, ammetto che mi piange il cuore a dar via il mio vecchio IMB ma al contempo sono felice del nuovo acquisto Dell. Non sono uno di quegli informati invasati che la pensano in un modo su una marca ma parlo di attaccamento ad una mia conquista: già sin da ragazzino invidiavo silenziosamente gli amici che avevano una computer, mentre io non me lo potevo permettere. 

IBM Thinkpad r40
A giugno del 2005 quando mi decisi a comprare un pc, ero al settimo cielo e per 5 anni mi è stato fedele, non mi ha mai deluso, nemmeno quando l'ho dovuto re-installare. Oggi a distanza di un lustro mi sono ritrovato diciamo quasi obbligato a fare il cambiamento. GIà quasi obbligato perché oramai la teconologia corre tanto veloce che nel giro di 4 mesi ogni strumento informatico o tecnologico è già superato, un tempo ricordo che si parlava almeno di 2 anni, poi si è passati ad 1 anno, poi 6 mesi ed ora non basta una stagione...
La tecnologia corre e tutto quello che la circonda non è da meno, tra comunicazione strabordante, comunicazione in movimento, mezzi di trasmissione più potenti, strumenti di gestione delle informazioni digitali sempre più performanti, io con il mio vecchio IMB con neanche un gigabyte di memoria ram, boccheggiavo in tutto... Così mi sono ritrovato a combatere con il sito della Dell perché non accettava la mia carta di credito elettronica e quando ormai ero sul punto di rinunciare all'acquisto desiderato, una soffiata mi amplia le vedute e mi sono catapultato neloo store dove vendevano questo tipo di computer per comprare il pc dal quale sto scrivendo. Si perché delle piccole fisse in realtà ce l' ho, soprattutto sui computer portatili. Premesso che ognuno sceglie in base alle proprie capacità di giudizio ed i propri criteri, non me ne vogliano i possessori di HP che ha sempre bei pc portatili, ma sempre con qualche pecca di tenuta (troppi tasti a sfioramento, e componenti un po' leggeri), non me vogliano coloro che hanno Toshiba, sempre ricchi di funzionalità e hardware ma poco durevoli; io dopo aver utilizzato Dell al lavoro per anni, non ho potuto fare altrimenti. Attenzione anche Dell ha delle pecche infatti mai prendere un Inspirion che ha sempre dei processori un po' troppo lenti e dischi rigidi delicati, se proprio si vuole spendere meno, come me d'altronde, optare almeno per uno Studio. 

Dell Studio1555
E così finalmente giovedì scorso faccio il mio acquisto mirato, e soddisfatto me ne sono tornato a casa. Per installarmerlo e gustarmelo al meglio ho aspettato sino a domenica per aprire la confezione. E qui è scattata la piccola tragedia... neanche l'ho acceso!! Ho dovuto rimetterlo in scatola e correre a farmelo sostituire (santa garanzia): guscio esterno e touchpad rigati e non poco, poprio come una sfregio fatto su una portiera di un auto. Dopo un'ora e mezza di socializzazione e spiegazioni con l'addetto dello store ottengo lo scambio con un modello inscatolato e controllato identico al mio, e così finalmente mi sono potuto gustare la novità teconologica. Speriamo di non avere altre sorprese. I gusti son gusti, per cui ad ognuno il suo pc senza voler fare a gara quale sia meglio o più bello. So solo che io sono bello che soddisfatto e quindi posso riprendere a lavorare sul mio sito e sui blog senza più preoccuparmi di attese infinite nell'apertura dei programmi o di connessione alla rete, pur dovendo attendere sino a giugno per aver i software che mi occorrono (compatibilità permettendo). Però l'idea di abbandonare il mio vecchio IMB mi rattrista un po' tutto sommato in 5 anni mi ha permesso di stare connesso in qualche modo al resto del mondo nostante la lentezza e qualche incompatibilità. Per non dispiacermi troppo, ho deciso di vendere il vecchio pc per non vederlo inutilizzato, e per questo motivo ci ho perso 4 ore questa sera per fare pulizia e ordine nel vecchio har disk e passare i dati su quello nuovo, cancellati tutti i miei profili e configurato un utente generico, e tra poco pure una bella pulita per presentarlo al meglio all'acquirente. Una cosa è certa se la comunicazione multimediale non richiedesse oggi tutte le risorse di cui necessita, non avrei mai cambiato computer...

Onore a ThinkPad R40 e Onore a Studio 1555

A corredo dell'acquisto del nuovo notebook (giusto a gratificarmi un po') ho aggiunto un mouse nuovo, delle cuffie con microfono che non avevo, una chiave USB per vedere la TV digitale sul pc, una multi porta usb e per finire anche uno zaino per trasportare più comodamente il notebook. Insomma rinnovato il parco tecnologico, mi manca solo più una fotocamera tenoclogicamente allineata, ma per ora mi faccio bastare la scatoletta digitale che ho vinto con i punti della benzina!

mr.zugo

giovedì, febbraio 04, 2010

Un Giorno Come Un Altro

Un tempo non era così... si scriveva poco e con fatica, gli strumenti in dotazione erano ben diversi da quelli che oggi noi maneggiamo (anche se mi vien da pensare che siamo maneggiati da questi strumenti). Un tempo era, penso, un momento intenso e particolare carico di energie strane ed affascinanti che nonostante tutto procurava quel non so che di eccitazione che permetteva di iniziare a scrive con mano tremante una lettera per qualcuno: un caro, una parente, una fidanzata o una moglie, un professionista.
 
"Il tempo si ferma, la concentrazione è tale per non macchiare nulla con l'inchiostro raccolto con la penna d'oca, i pensieri si affollano all'inizio del foglio per poi scorrere via veloci uno di seguito all'altro per non perdersi e farsi così ritrovare alla lettura successiva..."

Oggi sarà un giorno come un altro dove strumenti esteticamente accattivanti ti trascinano nell'oblio delle parole, io per primo che qui sto scrivendo, forse sto perdendo tempo e certamente non sono emotivamente coinvolto, non come se dovessi scrivere su un foglio di carta bianco senza righe, su cui non posso cancellare... tremano le mie mani a questo pensiero: non poter cancellare! Allora devo ammettere che sono inferiore ai miei avi, eccerto che sì! Loro la sapevano lunga in molte cose, anche nella scrittura e nella comunicazione; gli avi avevano ben presente che scrivere è una dote e che come tale va gestita a dovere e coltivata, per cui si prendevano penna e calamaio solo ed esclusivamente alla necessità, mai per frivolo passatempo o noia, sempre e solo per coltivare dei rapporti a distanza e con un certo, diciamo rigore, mai nulla di scontato, mai nulla riassunto o compresso nelle. Oggi è una giorno come un altro dove non mancheranno i tvb, dgt, lol, iga, e via dicendo (dicendo poi cosa), senza curarsi se poi coloro che leggono sappiano i vari significati, ma tanto a noi non importa, sappiamo e dunque scriviamo con le nostre dita veloci sulla tastiera di un computer, per condividere migliaia di lettere dell'alfabeto senza averne forse motivo se non per condividere proprio il nulla.
 
"Al termine della lettera, dopo aver scritto faticosamente queste tre pagine, lo sguardo va all'opera appena compiuta e terminata con successo, riempiendo l'animo di soddisfazione per aver saputo scrivere mettendo in ordine i vari pensieri, non resta che mettere nella busta e spedire..."

Oggi è un  giorno come un altro dove con pochi click, qualsiasi cosa sia uscita dalle nostre dita arriva dall'altra parte del mondo all'istante (e con i fusi orari, forse anche prima di quando l'abbiamo scritto) niente di strano, tutto nella norma della comunicazione di massa globalizzata che ci riempie la rete multimediale di messaggi, video, audio saturando le bande di trasmissione, per forse troppe inutili e vacue comunicazioni, che bada bene non è colpa degli strumenti, in certi frangenti utili e indispensabili (lavoro e affetti lontani), bensì del fruitore scrittore incallito che deve palesare la sua esistenza al mondo editando in ogni dove qualsiasi cosa possa capitargli per la testa a beneficio di altrettanti lettori confusi come colui che ha lasicato una sua vaga impronta.
"Spedita la lettera ora non resta che sperare che arrivi a destino il prima possibile, che sarà quando? Di solito ci vogliono 5/6 giorni dipende dai corrieri e dai collegamenti e nel frattempo? Nel frattempo le parole scritte si scolpiscono giorno dopo giorno nella mente segnando l'anima per quanto è stato condiviso e portato all'attenzione della controparte; già la contro parte che mi auguro possa leggere e comprendere; si perché forse non mi sono espresso bene... ma confido che si riuscirà a comprendere e condividere il messaggio scritto con tanta attenzione e dedizione."

Oggi è un giorno come un altro, se non fosse che una notizia mi ha portato a riflettere sulla caducità della tecnologia, che viene cambiata, aggiornata oramai con una rapidità tale che non consente a volte nemmeno di imparare a prende dimestichezza con lo strumento, che occorre già cimentarsi con qualcosa di nuovo...

Il fascino di certi gesti, di certe oggetti o strumenti come quelli di un tempo, oggi non c'è più: solo l'estetica accattivante che coglie l'occhio e si fa desiderare talmente tanto che ci spinge all'acquisto anche se non necessario, ma la cosa peggiore e che non dedichiamo più quel giusto tempo a scrivere, a scrivere con impegno come si faceva un tempo da soli in una stanza curando ogni minimo gesto raccogliendo e organizzando il pensiero.. Oggi è un giorno come un altro dove mi isolo per mandare un sms in pochi secondi per rispondere o comunicare qualcosa di aleatorio o importante, chissà, ma con la testa bassa in mezzo al mondo se non in mezzo ad una riunione di lavoro, dimenticando completamente il resto dell'umanità per 10 secondi; peccato che questi 10 secondi si ripetano con tanta frequenza che mi perdo troppe cose della vita che mi scorre davanti e non vedo nemmeno...

Forse tra qualche tempo lo farò, mi cimenterò nella scrittura diretta su carta, già mi vedo sudato e sconfitto dal foglio bianco!