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lunedì, settembre 15, 2014

Sono 10... ma Lui ancora c'é!

Se devo essere sincero ancora non riesco a crederci... oggi 15 settembre saranno 10 anni che è mancato mio padre. A me sembra solo ieri. Non vivo le stesse emozioni di 6 anni prima (Ricorrenze - 4 Anni).
Nel mio andirivieni tra Torino, Roma, Torino, Milano, Torino mi sembra sempre che solo qualche settimana fa sia mancato mio padre. Il tempo quel giorno si è fermato. Sono rimasto un uomo di 31 anni che ancora cerca la sua strada e nel farlo si affida ancor di più agli insegnamenti del padre. Non riesco a dare una spiegazione a questa cosa. In 10 anni sono successe un sacco di cose, ma è come se appartenessero ad una realtà diversa dalla mia, come se da un momento all'altro mi dovessi svegliare e ritrovarmi a luglio del 2004 e vedere mio padre in piena salute senza alcun problema. Possibile che si possa fare un viaggio onirico lungo 10 anni, in cui compaiono i capelli bianchi, in cui si fa a "botte" con la vita di tutti i giorni per sopravvivere, sputando veleno ad ogni criticità per poi risvegliarsi così e trovarsi in una vita oramai dimenticata?

Il tema è certamente ostico, quindi mi scuso se in alcuni pensieri divento illeggibile ed incomprensibile, ma veramente non c'è giorno in cui ho mio padre in mente in uno qualsiasi dei momenti che trascorro. Per spiegarvi meglio traggo spunto da un episodio di qualche settimana durante il viaggio di rientro da Milano a Torino in compagnia di Valter, compagni di viaggio quotidiano oramai, che seduto comodamente a fianco a me mi si mette a parlare di cibo, frutta, verdura, piatti, ecc. Così come nulla fosse non considerando per nulla la mia "pelle da leopardo" (di cui vi ho raccontato in un post precedente) così come se tutto fosse normale. A questo si aggiunga il fatto che mentre parlava di dove andava a prendere questo ortaggio piuttosto che quell'altro, per qualche istante io mi sono allontanato mentalmente ritrovandomi ad immaginare che in quel momento al mio fianco ci fosse mio padre che amava la campagna, la genuinità dei prodotti (proprio come Valter) e che fosse lui che mi diceva che sarebbe andato a Trötin a prendere fagiolini e melanzane, mentre sarebbe passato poi da Giuanin a prendere patate e carote, a da li a breve da Cesare per andare ad assaggiare il vino novello per poi decidere quante damigiane prendere... poi un cambio di tono della voce di Valter mi ha riportato alla realtà ed ai suoi commenti sulle bancarelle di Porta Palazzo.

Qualcuno mi sa dire se questo è normale o se sia un sogno e tornerò presto alla realtà e troverò mio padre in piena salute, o se sono impazzito?

Nonostante le emozioni contrastanti, passo la ricorrenza nel rispetto delle tradizioni ed a fine della giornata, faccio spallucce e torno alla solita routine, sapendo comunque che non mi serve un giorno ben preciso, perché essendo Ugo il figlio di Sergio, sono parte della sua essenza e vivo con i suoi preziosi insegnamenti, fiero che sia stato mio padre.

giovedì, agosto 14, 2014

... è solo rabbia!

Al contrario di molte altre volte, inizio a scrivere questo post non sapendo ancora che titolo dare. Sono parecchi mesi che non scrivo di me, di quello che ho dentro; mi sono limitato a condividere alcuni degli eventi che ho avuto il piacere di vivere e passare insieme agli amici oltre a lasciare qualche piccola traccia dei miei pensieri, ma niente di veramente personale. Questo post, quindi in controtendenza alla norma sarà una delle tante mie fotografie in cui trasporrò gli stati d'animo in parole, sarà dunque normale non capire il senso logico e semantico di quanto scriverò.
Per quanto mi sia sforzato di conoscermi a fondo, come spesso ho sostenuto, sono ben lontano dall'avere coscienza di me stesso, sarò si e no all'inizio del mio percorso di autocoscienza, per questo ancora non ho capito perché da  mesi ormai sono insofferente verso tutto, sono pervaso da sentimenti altalenanti e contrastanti, che però temo derivino tutti da una unica forza motrice: la rabbia.
Seppure mi sia avvicinato a casa, abbia trovato un equilibrio ed una routine al pendolarismo "di lusso" che faccio tutti i giorni, e che tra breve ricomincerò, sono oltre 10 mesi che il senso di inquietudine e di insoddisfazione non mi abbandonano; sensazioni che reprimo costantemente settimana dopo settimana, accumulando tutto quello che è il mio vissuto di questi 20 mesi dal mio ritorno a casa.
Raccolgo la bile del lavoro e la reprimo, raccolgo il senso di solitudine nei viaggi quotidiani e la reprimo, raccolgo l'apatia di troppe sere passate senza stimoli e la reprimo, raccolgo l'indifferenza a quanto accade intorno a me e la reprimo, raccolgo la noia della routine personale e lavorativa e la reprimo. Giorno dopo giorno ho compresso tutto, sempre più in basso, sempre più schiacciato e sempre più compattato, e non ho ancora smesso di raccoglie e "sopprimere" tutto in qualche angolo remoto di me stesso.
Ora a distanza di mesi sento che non ci sta più tutto dentro, ogni sforzo profuso per trovare la soluzione all'equazione della mia esistenza si sta rivelando vano. Il risultato non compare, anzi, appaiono sempre e soltanto altre variabili che si aggiungono e complicano ed allungano i tempi per arrivare ad un risultato.
Al momento non mi interesserebbe neanche sapere se il risultato fosse giusto o meno, mi basterebbe giungere ad una conclusione, ma non accadrà a breve; inoltre temo anche che la rabbia che mi percorre tutte le nervature sia tale da offuscare la lucidità mentale, obbligandomi a controllarmi a non esplodere a non lasciar trapelare dalle mie parole e dal mio linguaggio fisico, tutta la bile, il veleno, il tormento e l'agitazione che mi porto appresso.
Sento l'istinto primordiale che spinge, scalcia e si agita per emergere , per spegnere la ragione e sfogarsi in tutto il suo essere scevro dalle regole sociali. Ho solo una enorme voglia di imprecare, insultare, odiare, spaccare, distruggere, sfidare, affrontare, gridare, urlare, correre a perdifiato, prevaricare, schiacciare, dominare, prendere avidamente ogni cosa, buttare ogni cosa, riempire sino a superare il colmo,  affogare, rovesciare, schiaffeggiare, bruciare... lasciarmi andare e non controllarmi più sino al raggiungimento dello sfinimento ed abbandonarmi ad un sonno eterno senza fine, senza ristoro, senza risveglio.

... è solo rabbia!

Non ho più parole, spero di non passare ai fatti ma di riuscire a passare oltre senza violentare me stesso.

sabato, luglio 14, 2012

I Gatti Son Tornati

immagine prelevata dal web
Era un po' di tempo che non si facevano vedere, ed in effetti mi ero domandato che fine avessero fatto! Di norma non lo dico ma per la verità ho un rapporto tutto mio con i felini domestici. Sin dall'infanzia e da quel che ricordo li ho avuti sempre in torno per cui la loro presenza per me è una costante se non addirittura una necessità. In effetti non saprei se mi piacerebbe una vita senza qualche gatto nei dintorni, non deve essere necessariamente mio, ma se mi sforzo con la memoria, questi animali alquanto riservati e particolarmente sofisticati transitano e stazionano nella mia vita con una ricorrenza direi quasi strana. Si perché per ovunque vada non manca occasione che il mio sguardo incroci quello di un felino, fosse anche solo di passaggio. Non sono un maniaco degli animali, e quindi non sto a fotografare ed annotate ogni gatto che vedo, ma certamente completano la mia vita. Anche in queste terre pontine sono stato circondato da queste bestiole, tanto che nel mio giardino, come già scritto in passato ci si è accomodato un gattone, che ha fatto suo il giardino; oltre al coinquilino abusivo, si era affacciate la gattina dei vicini e non dimentichiamo i vari gatti di passaggio sul muretto sul quale di tanto stazionano sia di notte che di giorno.
Ebbene da qualche mese erano scomparsi e inconsciamente ho accusato il colpo ed ero arrivato anche al punto di pensare che il mese e mezzo di sfiga completa che mi aveva colpito e non mi abbandonava, fosse conseguenza della fuga dei felini. E guarda caso se voglio estremizzare questo concetto, la sfortuna è sparita nel momento che si sono riaffacciati i gatti nel mio domicilio. Ma sono consapevole che non è così che funziona.
Se devo essere sincero credo sia l'esatto opposto, ovvero che i gatti sono con me quando io sono in equilibrio con me stesso e questi animali, a cui come nell'antichità ed ancora oggi credo, sono associati particolari aspetti spirituali e sensoriali, si sono allontanati e/o avvicinati in conseguenza del stato della mia "aura". Forse esagero, ma resta il fatto che se intorno a me ci sono i gatti io vivo meglio, nel senso che la mia vita è meno tormentata.
Non mi interessa fare un trattato sui felini, non ne sono in grado ne tanto meno voglio farmene una cultura così profonda, mi basta che ci siano e che di tanto tanto si affaccino. Tanto come spesso accade vista la loro enorme indipendenza, loro non voglio niente da me e io non voglio niente da loro, mi è sufficiente questa specie di coabitazione in questa vita.
Sarà che in questi giorni sto raggiungendo nuove consapevolezze, buone e cattive, ma per esempio oggi i gatti sono 3 che mi stanno intorno: l'abusivo sdraiato nel giardino, e due sul muretto di cinta che separa il mio perimetro da quello di una piccola fabbrica dall'altro lato.
Ogni tanto però mi chiedo se mai questi felini apriranno una porta per un mondo parallelo nel quale potrei sparire per intraprendere un nuovo e diverso cammino... chissà!???

martedì, luglio 03, 2012

Senza Un Domani

Non riuscirò mai a fare pace con quell'entità, con il fato, il destino o qualunque nome possa avere!
Ci sono paesi, piuttosto che zone geografiche particolari nelle quali si intrecciano fili invisibili ma tanto taglienti da togliere le speranze ad anime troppo giovani, togliere loro il domani. Non venitemi a dire che alcuni di loro se la sono cercata, non venitemi a dire che sono i migliori che se ne vanno, non c'è niente da dire. Quello che fa strano e che spesso sono tutti concentrati in pochi luoghi, od almeno così mi sembra, non sia mai che il senso della realtà sia così limitato, quando invece accade così troppo spesso ovunque.
Non accetterò mai che ragazze come Giuliana, Sonia, Sara o ragazzi come Riccardo, Stefano, Igor, Alessandro, Daniele e tutti gli altri di cui ora mi sfuggono i nomi, non abbiano avuto occasione di avere un domani. Una seconda possibilità dovevano poterla avere, ed invece niente. Restiamo noi, che si spera non ci si scordi i loro nomi od i loro volti perché altrimenti sarebbe ancor più triste, perché starebbe a significare che non hanno lasciato nulla; invece non è così, qualcosa lasciano sempre e se sembra di no è colpa nostra che non siamo stati capaci di vedere ed ascoltare quello che avevano da dire.
Mi capita da solo, o sull'impulso di notizie stronze  della perdita di qualche giovane vita che mi ritornano tutti in mente, almeno i loro volti (non me ne vogliano se non rammento tutti i loro nomi), ma sono lì ognuno nel suo miglior giorno di un tempo che non c'è più. Chi per fatalità, chi perché ha superato impropriamente dei limiti, chi senza un vero perché... sono lì nella mie mente ed alcuni di loro anche nel mio cuore.

Siamo diventati troppo longevi, e non abbiamo più la pietà di lasciare il giusto spazio ai giovani, siamo diventati egoisti e non lasciamo più alla gioventù di essere tale, permettendo loro di essere più grandi di quanto non siano e concedendo troppo quando non hanno le forze per camminare da soli in questo mondo enorme e troppo complicato ormai. Leggere in un sms della prematura scomparsa di 3 ragazzi, mi ha fatto sentire insignificante.Il futuro erano loro.
Ora tocca a noi che siamo restati fare anche la parte di quelli che non ci sono più.

"Fanculo anche all'inevitabile!!!"

mercoledì, aprile 25, 2012

Antichi Tepori

Giallo come il sole nel mattino
Appare sulla porta
Il fiato si ferma... per un attimo

Sinuoso come un gatto siamese in posa
Riempie lo spazio circostante
Gli occhi la seguono ipnotizzati

Luminoso come un diamante sull'anello 

Brilla in mezzo a mille volti
Il cuore sussulta e si risveglia

Elegante come airone sull'acqua
Lascia l'immobilità muovendo il passo
Il corpo lentamente l'accompagna

Bianca e soffice come nuvole nel cielo
Cammina tra le vie della città
Il calore scorre e scalda il sangue

Fresca come l'acqua corrente
Ti parla e ti ascolta
La fantasia scorre libera al suo suono

Calda come coperta di un tempo
Ti si avvolge addosso con delicatezza
Una seconda pelle ti veste


Il corpo e la mente corrono ad antichi tepori
La mente si svuota
Il corpo si rilassa
Il passato arriva ed apre la porta sul futuro

mercoledì, aprile 11, 2012

Speriamo Non Sia Così

Sono alcuni giorni che sono tormentato, e rispetto a qualche giorno fa, non c'è un motivo ben preciso. Non so bene a cosa sia dovuto, ma quando sono pervaso da questo tipo di sensazioni non marca bene. Aleggiano troppi pensieri oscuri, come dei flash di vita futura che non prospettano nulla di buono. Un solo pensiero mi gironzola per la capoccia vuota: "saranno tempi duri" e non solo limitatamente al lavoro, anche nella vita di tutti i giorni comincia a diventar pesante l'aria; le spese aumentano, gli imprevisti si accastatano uni sugli altri, stravolgimenti lavorativi (e ringrazio di averne uno!!) che ti lasciano nel limbo per giorni se non settimane. Un nervosismo di base serpeggia nelle mie giornate, anche perché partecipando, seppur indirettamente, alla vita di altri, è palpabile l'umore grigio e mesto che si condivide e si vive da un po' di tempo a questa parte. Alcuni cercano di trovare modo di impegnare le proprie giornate, chi con attività di formazione, chi di educazione fisica, chi scomparendo nelle letture preferite, chi nella musica suonata od ascoltata, chi sul non tanto più fantastico mondo virtuale di internet; ciononostante al ritorno alla realtà le cose non sono cambiate, anzi è ancor più forte il senso di frustrazione per la netta differenza tra le realtà ricercate e quelle vissute.
Spesso l'ho detto, ed ancora lo ripeto, mi sento una persona fortunata, ma la mia empatia sta arrivando agli sgoccioli. Mentre un tempo mi rasserenava la miglior vita deglia altri, vedendola come un possibile traguardo da raggiungere, ora mi rendo conto che forse non era tutto così bello e affascinante come poteva sembrare. Le brutte notizie si susseguono, e nemmeno nei giorni di festa i media ci danno tregua. Fuggire, evadere, svicolare diviene sempre più complicato: spegni la TV per non sentire brutte notizie, e l'amico ti racconta della disgrazia propria o di qualcuno vicino; accendi la radio per sentire un po' di musica per dimenticare per qualche momento lo schifo della giornata, e passa la notizia/commento di qualcuno su nuove tasse o di qualche incidente; vai in palestra per sfogare la tensione e cercare di svuotare la mente e senza volere senti negli spogliatoio dire di qualcuno che nenache 50enne è passato a miglior esistenza. Esci di casa e gente litiga per la fila, discute per l'ultimo pezzo di pizza o chissa che altro.
Le sensazioni non sono per niente buone (che per caso già l'ho detto??), e per di più ci si sente impotenti anche nelle piccole cose, viene a mancare la fantasia per sollevare il malumore di qualcuno, o ancor peggio ci si prova ma gli scarsi risultati demoralizzano ancor di più. Al momento sto attendendo solo che passino i prossimi 13 giorni, così da poter scappare al 14mo e prendere il cammino di casa, augurandomi che le potenziali tappe lungo il viaggio si rivelino migliori delle sensazioni di queati giorni. Ma per ora, quel pensiero resta, me lo devo tenere, come sempre piangere dentro, per non farsi vedere deboli, fare buon viso a cattivo gioco per non dare adito a strane supposizioni. Questa aria grigiomesta speriamo non duri troppo.
Siamo in pieno aprile, il mio mese, e quest'anno non mi sta dando nessuna soddisfazione!
Che dire non resta che sperare che non sia così come me sento addosso, come un vestito troppo corto e stretto, scomodo e fastidioso... già speriamo non sia così.

giovedì, aprile 05, 2012

Svanire, Divenire. Essere!

Io. Ed è così che ci risiamo, come poteva mai essere diverso, quando ti sembra che le cose stiano tutto sommato funzionando o procedendo, ecco che arriva il solito bambinetto molesto a rovinare il tutto. Si perché viene proprio lì a mettere il ditino e rovinare l'ingranaggio.
Me. No, non è vero non è così!
Io.Si certo il tempo passa dunque le cose è normale che cambino, in meglio o in peggio è sempre difficile dirlo, ma come conseguenza naturale dello scorrere del tempo, le cose cambiano.
Me. Si questo sì!
Io.Siamo concordi dunque è normale che ad oggi i cambiamenti sostanziali sono circa su per giù 5 forse 6 o anche 4 ma insomma, è normale che la morfologia venga stravolta, sottoposta a interventi chirurgi più o meno rilevanti tali da cambiare la percezione futura oltre che il percorso da intraprendere.
Me. Beh, si certo si può concordare con questo, ma...
Io. Niente ma, suvvia che vuoi che sia? Cambiare fa bene, tanto se ci rimettono le solite persone, tanto danno non si fa... no? E poi dai che è diverte ricominciare da capo, ogni volta, portando in alto nuovi volti, per nascondere quelli vecchi (per non dire nefasti), così da avere l'idea che sia sempre tutto una novità, dando modo a qualcuno (forse i soliti) di gongolare per la creatura creata.
Me. Ma, non direi che...
Io.Va bene, va bene. Te lo concedo non è sempre tutto oro quello che luccica, ma d'altronde che si poteva fare di diverso, insomma... dai. Certe cose non si potevano più lasciare così, un po' più di stress e un po' più di pressione cosa vuoi che siano per gente come noi che sa sempre riqualificarsi, rinnovarsi e soprattutto reinventarsi? Sono bazzecole, in fondo ne abbiamo passate tante altre. Dai che andrà tutto bene.
Me. Eh no! Ora ti dico io, come la penso! Concesso che i cambiamenti siano fisiologici, ma non così frequentemente e per certi versi radicali, come quest'ultimo. Vero certe situazioni erano insostenibili, ma perché oggi noi dobbiamo perdere la nostra identità. No. Non parlare, lasciami dire ed ascolta. Forse non vuoi accettare l'idea che stiamo svanendo, perdendo quell'identità che ci rendeva di sostanza e cocnreti, stiamo divenendo solo ombre più o meno scure, con la tendenza ad essere trasparenti ed impalpabili, che nessuno più vedrà, perché ci perderemo nelle molte altre ombre che riempiono gli scaffali dell'oblio. Si, te lo concedo, lo leggo nei tuoi occhi, sono forse troppo disfattista e pessimista, ma non puoi negare che tutto quello che è stato costruito, andrà perso e forse nessuno avrà tempo di rendersene conto e di rammaricarsene. Te lo ripeto rischiamo di svanire e divenire un qualcosa di meno pregiato e meno nobile. Non mi bastano più tutte le giustificazioni di questo mondo. Ma non abbiamo i mezzi per impedire questo declino, siamo stati troppo bravi a dissolvere matasse, togliere maschere, illuminare angoli bui e questo ha spaventato il mostro che oggi chiede l'obolo per la nostra sopravvivenza. Il tuo volto parla da solo, anche tu sai e concordi che è così, ma ti volevi illudere, ma la tua coscienza come la mia non ci stanno a questi compromessi.
Io. Si è come dici. Ma cosa possiamo fare allora?
Me. Cosa? Semplice quello che abbiamo sempre fatto. L'esperienza e la malizia non ci mancano per fare quello che sappiamo fare meglio. Ripartiamo da qui: ci rimbocchiamo le maniche e secondo le regole del Sun Tzu proseguiremo per il cammino che ci si para davanti. Tanto nessuno può corrompere quelle che siamo, mai, abbiamo troppo rispetto per noi stessi e come sempre non ci portiamo in collo nessuno. Fosse anche tra qualche anno, ma ritroveremo l'ordine delle cose ed il loro senso, i modi per combattere sono innumerevoli, troveremo anche in questo frangente la giusta chiave di volta.

domenica, aprile 01, 2012

Corpo Nero


Senza luminosità assorbo luce
Con infinitesimo spiraglio
Non restituisco nulla
Ingurgito brillantezza
Non vivo, immobile resto
Maggiori sono gli stimoli
Ancor più resto indifferente
Di energia mi alimento
Sono sì quello: il Corpo Nero
Dunque non stimolarmi
Perché non ti darò nulla
Nella teoria esisto
Ma nella realtà sono ben diverso
Non stuzzicarmi
Potrei stupirti e bruciarti
Insomma in quanto Nero
Lasciami stare
Potresti farti male.
Nero sono e Nero resto
Non chiedermi di essere altro
Corpo Nero io sono.

martedì, dicembre 06, 2011

Dipinto Notturno

Sto qui fuori, nel giardino, a fumare una sigaretta. Il vento soffia con forza, forse è il libeccio... forse no. E' tutto il giorno che non smette di spazzare il cielo, ma questa notte è diverso. Non so per quale motivo, ma sento che è diverso come se portasse via con se ogni nube, non solo quelle in cielo, anche quelle che porto dentro di me. Lo spirito si fa più leggero, le preoccupazioni si dissolvono, la rabbia affievolisce, la mente si libera. La luna ai tre quarti della sua crescita risplende forte quasi come un pallido sole. La notte si fa chiaro scura al passare delle nubi nel cielo trasportate da questo vento. Ma anche quando la luna viene coperta la sua intensità è tale per cui il chiarore traspare, come un faro lontano su una scogliera.

Alzo lo sguardo ed ai miei occhi si presenta questo dipinto notturno: la notte si staglia dietro le fronde degli alberi che ondeggiano tanto quanto soffia il vento, le nuvole scorrono, grigio bianche, in cielo come a voler giocare a nascondino con la luna, quasi piena che risplende insieme alle stelle che appaiono e scompaiono nel gioco tra vento e nubi. Uno splendido dipinto notturno autunnale, irreale nella sua luminosità e nel suo atipico calore.
Quasi come fosse un sogno gioiosamente cangiante questo dipinto si disegna e ridisegna davanti ai miei occhi. Saranno le nuove speranze, o forse nuove aspettative, non saprei dire con certezza... ma guardo in alto verso il cielo e vedo questo dipinto nella notte: favoloso che stupisce e magnetizza lo sguardo, e si fa osservare compiaciuto della sua unicità nell'essere un disegno della natura mai più replicabile.

Le nubi scorrono sopra la mia testa silenziose e fugaci. Il silenzio della notte è rotto solo dalle foglie sui rami che vibrano al turbinio dell'aria. Da lì, un angolo di un giardino, resto a guardare questo dipinto surreale e fuori dal tempo. Ma non c'è mai abbastanza tempo per queste meraviglie... ma è già tanto potersele godere!

martedì, aprile 26, 2011

Maledetta Linea di Confine

Sono di nuovo incazzato con il "destino" (sempre che esista). Sono attanagliato da un senso di disagio e non possono trattenerdi da scrivere qui dopo aver ricevuto una brutta notizia.


Una giovane ragazza è venuta a mancare a causa di un incidente d'auto: forse per una fatalità, o per mancanza di cautela o di prontezza... ma non importa il motivo, resta il fatto che domani Sonia M. non ci sarà. Per me era una collega di lavoro che conoscevo poco, ma era una figlia, una fidanzata, un'amica e altro ancora; con i suoi 30 anni o poco più aveva ancora molto da dare e da godere nella vita. Una giovane vita che non potrà più essere esuberante e sorridente nella sua presenza e che certamente mancherà a molti, ai suoi affetti più cari e più vicini.
Sono eventi che ti fanno capire che forse non viviamo abbastanza per goderci ogni giorno come si dovrebbe, ed io mi arrabbio ancora una volta perché una giovane ragazza che era parte delle mie giornate non c'è più, e non è la prima che devo lasciare nel mio cammino... troppo giovane, troppo poco tempo le è stato concesso. In poche ore sono molte le persone che hanno espresso il dolore per la sua perdita... dunque era ben voluta, dunque non mi capacito perché non ci debba più essere. Sarò retorico e banale, non so, ma ciò non toglie che mi sento un po' in colpa per essere soppravvisuto a qualcuno più giovane di me per non dire quasi coetaneo. Riccardo, Stefano Daniele, Igor, Alessandro, Giuliana sono alcuni di coloro che non ho più con me anche solo per un ciao o un sorriso, e questo mi fa incazzare. La linea di confine non si conosce e per questo dovremmo onorare ogni giorno. Ciao Sonia, è stato un piacere incrociare il tuo cammino seppur per un tempo breve e "stressato".


Perdonate lo sfogo, ma proprio non riesco a non incazzarmi per queste cose, troppo imprevedibili e troppo inattese.

mercoledì, marzo 31, 2010

Vorrei Essere Come...

... in questi giorni vorrei essere come le Alpi che si scorgono dalla città (ovviamente quella di Torino). Si vorrei essere così vecchio e così durevole da aver visto migliaia di anni di vita ed essere ancora lì grosso modo come sempre. Accumulare quell'esperienza che solo il tempo ti procura, avere la costanza di cingere in eterno qualcosa o qualcuno per proteggerlo dal dolore, dalla sofferenza e dal disagio.
Ogni volta che il tempo lo permette guardo le alpi che circondano la citta di Torino e sono impressionanti quanto sono enormi ed estese, e mi fanno un'invida enorme. Sono lì da millenni forse e non sono cambiate se non di poco per quanto gli agenti atmosferici possano aver fatto in così tanto tempo. Sono lì che si alzano e si abbassano continuamente girando intorno alla città, abbracciandola e raccogliendola sotto le sue pendici. Ci sono valli, torrenti, fiumi, alberi, pietre, ghiaccio e neve... al cambiare della stagione cambiano vestito, ma sono sempre le stesse, sempre lì, forti, immobili. Sono una garanzia ed a me danno un gran senso di pace e di saggezza. Potessero parlare potrebbero forse raccontare chissà quante storie, sanno già che loro restano mentre noi passiamo in istante in confronto. Vorrei essere come il Monviso che spicca su tutte le altre cime, le sovrasta ma come un padre sovrasta la famiglia, le osserva e le protegge. Vorrei essere una montagna per poter tenere botta alla vita e restare lì a vedere come va a finire, essere spettatore degli accadimenti e sapere già che comunque vada, tutto scorre e tutto passa lasciando più o meno il segno, ma quasi indolore: segni della memoria...
Ed invece sono qui a dannarmi la vita per un'istante nella storia eterna, per non so bene quale diavolo di motivo per questo amo le montagne che mi circoda(va)no, perchè a guardarle dimentico la dannazione di tutti i giorni e mi sento in pace con ogni cosa. Per questo motivo ambisco alla loro solidità, perché mi permetterebbe di vivere con meno astio e con meno sconforto, invidio quella silente pacatezza dei monti nonostante siano sferzati dagli eventi atmosferici, restano lì a sopportare ogni cosa, quasi indifferenti e certametne silenti.
Vorrei essere come le montagne del "mio paese", forse sarei più felice con me stesso e con gli altri!

mr.zugo

martedì, novembre 24, 2009

La Clessidra Contraria - Fuori Programma

In questi frangenti non sono altro che una clessidra che funziona al contrario, dove ogni singolo e piccolissimo granello di sabbia, anzichè cadere sale, vola verso l'altro a svuota l'ampolla inferiore del tempo trascorso. Non posso fermare questo movimento ritroso che cerca inesorabile di riparare agli errori del passato, non posso modificare la dimensione di ogni singolo granello per farmelo piacere o per farlo piacere a qualcunaltro. Nella mia mente la sabbia composta dai suoi granelli, tutta sale ineluttabile verso il passato per insegnarci a comprendere che la vita è fatta di attimi che devono essere vissuti, devono essere goduti come ce li sentiamo addosso, dentro proprio in quell'instante, in quel granello di sabbia: unico irriproducibile, sebbene simile ad altri miliardi, ma unico a se stesso, irriproducibile in alcun modo, come il tempo che scorre avanti e non contrario come nella mia clessidra che cerca, senza dignità, senza rispetto di coprire, evitare i danni fatti in passato: ma non aiuta non succede mai di poter rimediare sino in fondo, sono solo altri attimi che trascorrono lentamente verso il futuro e non possiamo fare altro che viverli appieno perché sono i nostri e nessuno, ma proprio nessuno può intervenire, ma solo contribuire.
La mia clessidra vorrebbe fermarsi al 1994/1995 in cui la mia vita non era ancora così complicata, non avevo ancora dei granelli di sabbia sulle responsabilità, ero ancora ingenuo di credere nell'amore, ero ancora illeso dal mondo sporco che il lavoro crea attorno a se, ma la clessidra non funziona, non ha mai funzionato, ne mai funzionerà. Il sapere del futuro aiuterebbe, ma anche così i granelli di sabbia non farebbero che fare il loro corso. Paziente devo attendere che qualcuno o qualcosa arrivi a girare la clessidra per non lasciarla troppo tempo ferma. Vorrei dimenticare ma non posso, vorrei non portarlo con me ma non posso togliermi queste zavorre che mi accompagnano, ogni esperienza un sacchetto di sabbia; troppa sabbia vorrei, sentirmi più leggero, magari lasciar cadere la sabbia e vedere che sale al cielo anzichè cadere a terrà, ma non succederà mai. Ma in tutto questo ancora sogno la macchina del tempo dove mettere la mia clessidra e lasciare che vada in senso contrario a tutta la mia vità. Sognare non costa, basta non illudersi e il risveglio è meno amaro, meno triste... [fuoriprogramma]

martedì, luglio 28, 2009

Ripensandoci

Oggi mi hanno posto una domanda a cui ho risposto, ma dopo mi sono soffermato a riflettere sul significato della domanda e della mia risposta e di come effettivamente stavano le cose... Mi domando ancora se una persona con il solo suo pensiero ed i desideri inconsci riesca a condizionare gli eventi o più semplicemente  si è capaci di intuire come andranno le cose? Comunque sia tra l'impormi a dover rispondere alle responsabilità che mi competono, l'avversione ad andare in luoghi splendidi ma per me complicati da vivere, richieste di aggiornamenti che non so ancora dare, a risposte che io attendo inconsciamente con ansia, tutto è immobile.
Al contrario di altre volte nella mia vita, in questo passaggio (forse più importante di quello che immagino) sto avendo una pazienza che non riconosco come mia, sto immobile, quasi senza respirare, allontanando la mente da ogni momento di riflessione e ragionamento concreto o sconclusionato che possa essere: sto solo aspettando per la maggior parte del tempo, si perché a non pensare faccio una fatica esagerata, ma in quest'occasione proprio mi sto isolando e allontanando dalla mia mente. Dovrei fare miriadi di cose, pensare al futuro con gli occhi di chi ha vissuto un passato, ma in realtà sto nel presente in modo statico. Ripensandoci anche in questo momento non sto cogitando a quello che dovrebbe essere la mia priorità! Sto qui a scrive parole sconnesse, contorte, disomogenee, senza focalizzare nulla di significativamente rilevante. Solo una domanda persiste nella mia mente: io posso condizionare gli eventi? O semplicemente ho visto il punto di rottura degli episodi?

mercoledì, luglio 01, 2009

SettecentoTrentUno - 731

Un numero che ha un suo valore, quantificabile sia come spazio che tempo. Al suo interno un insieme di persone, eventi, paesaggi, messaggi, anime, locali, dimore... Un pezzo di vita costellato da una multitudine di sfumature che si sono inseguite, susseguite, sovrapposte, separate, avvicinate e allontanate.  731 guarda caso composto da tre numeri primi ovvero indivisibili... unici come tutti gli altri della loro categoria, un messaggio essenziale anche abbinabile alla vita: ognuno di noi è unico e indivisibile non si può accontentare tutti se non uno alla volta; dentro questo numero ho trovato, amore, felicità, tristezza, malattia, rammarico, dolore, disperazione, soddisfazione, gioia, condivisione, divisione e accomunamento; non solo virtuale. Ho toccato da vicino grazie a questo numero realtà che forse non avrei immaginato nemmeno; non è stato facile, anzi ammetto che è stato davvero difficile e forse non sono stato nemmeno all'altezza di tutto quello che ho e mi ha attraversato, incapace di stare attento nei momenti opportuni a quello che questo numero mi stava proponendo, se non sbattendoci la faccia, si perché invece di affidarmi alla mia solita percezione, se così si può chiamare, ho chiuso occhi ed orecchie ed ho insistito dove normalmente avrei ceduto il passo. Come già altre volte mi sono dato al camaleontismo, ma attenzione non verso gli altri, io sono sempre stato onesto, ho mentito a me stesso. Ho portato avanti un teatrino ogni volta nel modo più mimetizzato possibile per obbligarmi a non abbandonare. Ma abbandonare cosa poi?Questo numero è più piccolo di altri, come il 2556 oppure il 1096,eppure questo numero rispetto ad altri mi ha permesso di forzare la mia natura e mettermi in gioco in modo diverso riseptto ad altre occasioni o momenti. Dovevo, eh si dovevo proprio altrimenti non avrei mai saputo se quello che potevano rappresentare numeri come il 2556 o il 1096. Non so cosa farò, forse prenderò l'ultimo numero di 731 e da lì ricomincerò, infondo non si smette mai di iniziare, basta vedere le cose sotto aspetti e prospettive differnti: una cosa è certa, per me sarà sempre più complicato.  Troppo tempo è trascorso dalla vita ingenua e innocente che vissi anni fa, per cui ora sono vittima della mia rigidità mentale, dei miei preconcetti, della mia ottusità e della mia innata arroganza.  Troppo presuntuoso e superbo per concedermi il lusso di diventare diverso. Oggi il numero è 731, o poco di più, domani l'1, oppure 4383; non importa quello che sono,comincio ad esserne anche troppo consapevole, non posso che vivermi nel modo migliore. Aspetterò il domani con il nuovo 1.

 

giovedì, giugno 25, 2009

Scrittura Analogica

Quella che ho fatto io probabilmente non lo è, ma ci va molto vicino:
liberi pensieri in libere parole; ogni tanto mi concedo questo lusso
oggi qui in queste pagine… e tutto insieme.

 

mercoledì, giugno 17, 2009

Reiteratamente

Mi sbagliavo, decisamente mi sbagliavo... ho sempre pensato che nella vita prima o poi ci si trova ad un punto in cui si deve crescere, passare dallo stato di eterno ragazzo ad adulto responsabile, ma che fosse uno solo o quanto meno un periodo che arriva per ognuno in momenti diversi. Ed invece? Ed invece mi sbagliavo come non mai, ho sottovalutato la vita e l'esperienza che ho fatto in questi miei 36 anni, illudendomi di aver già incontrato il mio momento, il mio punto di non ritorno passando dalla leggerezza di vivere alle responsabilità della vita; in realtà sto scoprendo o meglio realizzando che quello che ho attraversato è stato solo uno dei primi passi verso la mia maturazione verso l'uomo responsabile che dovrò diventare. Anche nelle sciocchezze più piccole che ho dovuto affrontare oggi stanno tornando a boomerang talune in bene talatre in male, obbligandomi in certi momenti a raggiungere un nuovo livello di consapevolezza o meno di quello che sono: di che uomo sono e di quale ragazzo resto. Mi fa tristezza questa cosa, speravo di aver avuto modo di stabilizzare la mia esistenza in modo tale da goderla al meglio con i nuovi equilibri che avevo trovato, ora al contrario di questo pensiero, rivelatosi solo una vana speranza, sono di nuovo di fronte a una situazione a cui devo far fronte rimettendomi nuovamente in gioco e dovendo fare dei sacrifici che avrei voluto evitare con tutto il cuore, ma che ahimé invece dovrò affrontare a testa alta, con il petto in fuori per non farmi schiacciare da tutta una serie di scelte e sciagurate azioni di altri che mi stanno portando ad un livello dimenticato da 10 anni oramai, ovvero da quando ho iniziato a lavorare: rabbiosamente dovrò fare scelte ciniche, fredde ed impopolari per certi versi, mettendo a rischio anche dei rapporti umani che mi sono costati impegno coltivare, e rinnovare o iniziare, ma cosa altro posso fare? Il ragazzo spensierato da tempo l'ho lasciato nel suo mondo, ora non posso chiedergli di sostituirsi a me e scegliere al mio posto per fuggire quello che reiteratamente mi si riproporrà nella vita. Ma quello che più  mi appesantisce e che come al solito mi ritrovo diciamo solo e non poter avere nessuno a cui confidare o da cui avere un confronto onestamente schietto e disinteressato se non al mio benessere... ma non posso piangere miserie (come dico sempre io agli altri) questa condizione me la sono ricamata da solo, come tutte le volte, non volendo espormi mai al punto di avere dei legami più profondi, ma gestendo tutto a livelli più profondi ma tali da avere qualcuno al mio finaco. Sempre troppo moderato e sempre troppo diffidente.Ora non mi resta altro che rimboccarmi le maniche e cominciare di nuovo dal gradino più basso, e rimettermi all'opera per nobilitarmi al meglio, visto che questo primo tentativo è andato fallito, peregrinamente fallito, miserrimamente fallito... Quando smetterò di reiterare gli stessi errori, mascherandoli solo da geografie ed attori diversi... quando smetterò?

martedì, maggio 12, 2009

Quando Le Parole Sono Finite

Le parole sono proprio finite, basta cambiare abitudini, luoghi e mezzi di interscambio che tutto si zittisce portando anche ad una lettura diversa, sia come collocazione che di genere… Girovagando qua e là mi sono reso conto che, molte volte, proprio per non soccombere a questo silenzio urtante ci si ingegna a riempire spazi con le peggio cose, scapicollandosi a trovare dei giochi più o meno lunghi per riempire le pagine dei blog o dei profili… o ancor meglio (per gli altri non per me) linkare video e canzoni senza neanche scriverci a volte delle frasi di accompagnamento. E questo accade anche al di fuori della comunicazione scritta, anche verbalmente sono pochi i momenti in cui ci si trova nel silenzio, qualcuno piuttosto trova qualche cavolata da dire che ascoltare il muto vuoto. Le parole sono finite e il silenzio avanza, nonostante ora sia sgradevole, credo che tornerò alle mie più lontane origini a godermi e compiacermi dei silenzi di cui posso essere capace, sepppur consapevole delle conseguenze che comporteranno, forse non piacevolissime, ma è sicuro che il risultato finale ne vale la pena. Potrei ancora scrive altro per confutare, disquire su quanto ho espresso nelle poche righe precedenti, ma in realtà non ho più voglia ne motivo di dedicarci del tempo, in fondo che io scriva o meno non è poi così rilevante, non cambierà molto il resto del mondo, ed in fondo non mi interessa più, proprio per niente, avrei voluto ritrovarmi e stupirmi ancora come un bambino alle cose più semplici, ma ormai non me lo posso più permettere vada come vada il resto della mia vita, se già non ero una persona così solare ed espansiva, ancor meno potrò esserlo con il proseguire del mio cammino, il che non mi fa tristezza ne ilarità, ne mi soddisfa ne mi lascia incompiuto, assente alle emozioni da troppo tempo non posso  che proseguire silenziosamente il mio percorso nella speranza di divenire un'ombra atona e intangibile e passare attraverso il resto del mondo senza lasciare nessuna traccia di me. 
Le parole sono finite,
e il silenzio avanza,
ma il risultato è garantito:
svanisco e passo oltre.
 


mercoledì, maggio 06, 2009

Prevaricazioni

Oggi ho pubblicato un post, che ora ritengo più opportuno togliere prima di incappare in qualche altra traversia involontaria per semplice superficialità e disattenzione. Troppe se ne sentono per colpa di internet  e ancor di più per improprio utilizzo degli strumenti aziendali. Chiedo scusa a coloro che hanno letto e magari intendevano commentare, ma per evitare che occhi indiscreti e troppo vicini ai "padroni" possano mettermi in difficoltà se non in imbarazzo per un semplice sfogo, preferisco censurarmi sui dettagli dell'accaduto. D'altronde ho poco da lamentarmi rispetto a molti altri che versano in condizioni peggiori delle mie e con maggiori responsabilità verso altri, mentre io fortunatamente devo rispondere solo a me stesso.
Ciò non toglie che nonostante sia il primo ad essere consapevole delle libertà e delle giustificazioni che adottano i datori di lavoro, divento comunque furibondo quando non c'è onesta ne intellettuale ne rispetto per i propri subalterni. Io sono anche stato un prevaricatore ma giusto il tempo di ottenere la debita attenzione e rispetto a forza, per poi chiarire e motivare le mie prevaricazioni scusandomi per l'eccesso usato, ma quanto meno dopo, con il giusto tempo mi sono anche guadagnato il rispetto indiscriminato e sincero dalle stesse persone che prima invece mi sottovalutavano. Con le scusanti disponibili coi tempi correnti, troppo spesso le istituzioni del lavoro abusano della loro posizione per avvantaggiarsi a discapito di coloro che gli consentono di stare sul mercato e nell'economia, dimenticando il rispetto dovuto e la correttezza nella gestione dei rapporti con i lavoratori che in primo luogo sono persone e non oggetti. Ci stanno i rimproveri, i cazziatoni, azioni correttive severe e dure ma vanno elargite con coscenza e nel pieno delle condizioni di rapporto tra persone. Io oggi ho subito una piccola ingiustizia, nel meritarmi una lavata di capo mi sono ritrovato invece punito e sanzionato come un disobbidiente per natura, è sincerametne non ho gradito ne i toni ne i modi, seppur giusti e dovuti, non sono stati per niente conformi al rispetto delle professionalità accusate. Dunque atraendomi nuovamente mando giù il boccone amaro della prevaricazione ma di certo, non mi farò mettere i piedi in testa, perché mai è successo se non per il tempo di trovare la miglior difesa e giusta restituzione della prevaricazione per la semplice legge del taglione, perché alcuni a volte se le meritano senza appello.
Chiedo scusa nuovamente per l'inconveniente, ed il cambiamento di contenuti di questo psot!

 

sabato, maggio 02, 2009

Conflitti Di Classe

Giusto l'altra sera dicevo ad un amica che in fondo noi non ci comportiamo troppo diversamente dagli animali, come si dice quello che ci rende superiori è l'intelletto, ma credo che in realtà non ci sia nessuna differenza, abbiamo una gerarchia sociale, abbiamo delle regole alimentari, abbiamo periodi di maggior attività sessuale, abbiamo movimenti migratori più o meno periodici, ci raccogliamo in gruppi, ecc. Proprio questa sera mentre ero al balcone, ho potuto vedere un documentario in diretta sulla vita degli animali e nella fattispecie dei merli a difesa del loro nido e della loro prole verso un predatore che in questo caso era un gatto rosso tigrato. Il merlo, non so dire se maschio o femmina, era un continuo mettere suoni di ogni tonalità, lunghezza d'onda e variegato nella modulazione. All'inizio non mi era chiaro perché tutto quel cantare e fischiare, oltre ad una strana danza svolazzante da un angolo all'altro dei giardini degli appartamenti del piano terra, ma poco dopo tutto è stato chiaro, dal nulla è comparso quel gatto e il merlo a fischiargli e stridergli addosso, per distrarlo e tenerlo lontano dal nido e dai piccoli che facevano i loro primi voli di prova. Il gatto sembrava incurante del merlo canterino, per dare dietro ai piccoli arrampicandosi sulle ringhiere e sulle siepi, ma il merlo non mollava, per proteggere il suo bene più prezioso, è arrivato al punto di avvicinare il gatto con un atteggiamento di sfida arrivandogli a soli 30 cm poco più poco meno, per schernirlo, attrarlo e distrarlo. Gli fischiava in faccia, a tal punto che per un attimo il gatto si è acquattato ritraendosi, non capendo se il merlo gli sarebbe volato addosso. Ma poi l'istinto ha riportato il gatto a cacciare, tentando così di agguantare il merlo li di fronte a lui, che al primo passo del gatto è naturalmente volato via... ma non contento, appena il gatto tornava sui suoi passi, il merlo nuovamente gli volava vicino fischiando ed emettendo suoni striduli come a deriderlo e sfidarlo, ma in realtà sempre con l'intendo di distoglierlo dai piccoli che svolazzavano poco più lontano. Più il gatto tentava di agguantare i piccoli più il merlo grande, si faceva ardito e aggressivo verso il gatto andandogli sempre più vicino o mettendosi poco più in alto e fischiargli contro e rintronarlo a suon di sonori fischi.
Questo gioco è andato avanti per quasi 20 minuti, sino a quando i piccoli sono volati al sicuro ed il gatto è andato ad acquattarsi sotto una siepe, orma conscio di aver perso la sua occasione. Ora mi domando, non ci comportiamo così anche noi? Nel momento in cui dobbiamo difendere i nostri averi e i nostri affetti non ci facciamo scrupoli e tentiamo ogni sorta di soluzione per raggiungere lo scopo esponendoci anche a rischi, così come nel amore facciamo le nostre esibizioni per attirare l'attenzione dell'eventuale partner, così come ci confrontiamo con i concorrenti sul lavoro, o come anche le ore perse a discutere per rafforzare le nostre posizioni e difendere le nostre convinzioni, non vedo tutta questa differenza con il mondo animale. Nelle gerarchie di un gruppo o nello scontro tra gruppi diversi siamo sempre a competere e salvaguardare i nostri ruoli, in una perenne lotta con relativi conflitti di classe, ogni qualvolta ci troviamo difronte un avversario più forte di noi o inferiore a noi. Una sola cosa il mondo animale ha un vantaggio su di noi, che si auto regola da solo, senza che nessuno intervenga a dettare leggi supplettive, cosa che invece per noi è l'esatto contrario, probabilmente perché siamo troppo in competizione tra noi stessi e serveno regole ancor più restrittive, accompagnate dalla patina di civiltà per farcele digerire.