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mercoledì, settembre 14, 2022

Come Non Detto

Strada provinciale 17
Parco Nazionale dell'Abruzzo
Lunedì 25 aprile del 2016, questa è la data dell’ultimo post che avevo pubblicato su questo mio blog. Ora torno qui a scrivere dopo tutto questo tempo, e… sì non è un errore. C’è stata una pausa di oltre 6 anni dall’ultima volta che ho pubblicato qualcosa di significativo su internet.

Ci sono stati dei labili tentativi, ma come avevo scritto non ero più ispirato, non avevo più stimoli interessanti che mi portassero a scrivere. Ora, invece, le cose sono un po’ cambiate. In questi anni di assenza ci sono stati diversi eventi che da un lato mi hanno tenuto lontano, e dall’altro, mi hanno riportano qui.

Nonostante abbia raggiunto una maggior serenità “logistica”, non dovendo più rincorrere il lavoro in giro per l’Italia, d’altro canto oggi a quasi 50 non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo. Non è che mi stia lamentando della mia vita, anzi ne sono soddisfatto, ma ancora non ho trovato quella condizione che mi faccia godere appieno della mia esistenza. La mancanza di una famiglia mia si fa sentire: una componente della vita di un uomo o di una donna che ha un suo peso e che dà un contributo all’esistenza di un individuo, ma con i tempi che viviamo oggi per inverso non è poi una mancanza così profonda e segnante, questo è quello che mi dico forse solo per darmi un po’ di sollievo. Qualcuno di voi che leggeranno queste parole si potrebbero risentire, ma non vogliatemene. Da uomo solo quale sono, qualche alibi mi sarà pur concesso. Se vi state domandando del perché di questo sproloquio, la risposta è nella seconda riga di questo paragrafo: “non ho ancora quella serenità “emotiva” che mi auspicavo”. Con l’età che mi ritrovo, ancora oggi divento irrequieto quando non sono in qualche modo ascoltato e compreso, ma non solo, mi intristisco anche un po’ più del dovuto quando ritengo di non ricevere il giusto rispetto.

Ma facciamo un po’ d’ordine. Questo blog nasce nel 2007 per due motivi: il primo, come forse ho già scritto in altre occasioni, per sperimentare uno dei tanti mezzi di condivisione e comunicazione che il mondo di internet metteva a disposizione in quegli anni, quando i social erano ancora troppo giovani per essere il fulcro della vita delle persone come lo sono distortamente oggi; il secondo motivo, quello più intimo e forse mai condiviso esplicitamente, è quello di trovare un modo per dare spazio alla mia comunicazione in modo unidirezionale, senza interruzioni, sovrapposizioni e contraddittori immediati. In quel periodo sentivo la forte necessità di avere uno spazio tutto mio in cui poter mettere a terra pensieri più o meno seri, più o meno trasparenti, senza che un ipotetico interlocutore potesse intervenire. Ed è così che nei 10 anni successivi questo mio diario digitale ha preso forma per poi arrivare a quel 25 aprile 2016 in cui tutto sembrava essersi esaurito o per meglio dire risolto. In quel periodo avevo raggiunto dei risultati, avevo ri-messo radici a casa mia e lasciato il vagabondare archiviando le valige in cantina. Ora però è tornato, non il vagabondo, quel “tormento” intimo, quello dell’anima che non si sente ascoltata. Ho nuovamente bisogno di creare uno spazio in cui lasciar scorrere i pensieri, metterli in fila o in qualunque altro modo, purché vengano espressi e lasciati liberi di non tornare più o, almeno, non affollino più la mia mente.

Anche ora vorrei scrivere ancora molte altre cose… ma come sempre ho cercato di fare non vi annoierò oltre con questo post, rimandandovi al prossimo in cui racconterò un po’ di questi 6 anni passati nel silenzio.

giovedì, agosto 14, 2014

... è solo rabbia!

Al contrario di molte altre volte, inizio a scrivere questo post non sapendo ancora che titolo dare. Sono parecchi mesi che non scrivo di me, di quello che ho dentro; mi sono limitato a condividere alcuni degli eventi che ho avuto il piacere di vivere e passare insieme agli amici oltre a lasciare qualche piccola traccia dei miei pensieri, ma niente di veramente personale. Questo post, quindi in controtendenza alla norma sarà una delle tante mie fotografie in cui trasporrò gli stati d'animo in parole, sarà dunque normale non capire il senso logico e semantico di quanto scriverò.
Per quanto mi sia sforzato di conoscermi a fondo, come spesso ho sostenuto, sono ben lontano dall'avere coscienza di me stesso, sarò si e no all'inizio del mio percorso di autocoscienza, per questo ancora non ho capito perché da  mesi ormai sono insofferente verso tutto, sono pervaso da sentimenti altalenanti e contrastanti, che però temo derivino tutti da una unica forza motrice: la rabbia.
Seppure mi sia avvicinato a casa, abbia trovato un equilibrio ed una routine al pendolarismo "di lusso" che faccio tutti i giorni, e che tra breve ricomincerò, sono oltre 10 mesi che il senso di inquietudine e di insoddisfazione non mi abbandonano; sensazioni che reprimo costantemente settimana dopo settimana, accumulando tutto quello che è il mio vissuto di questi 20 mesi dal mio ritorno a casa.
Raccolgo la bile del lavoro e la reprimo, raccolgo il senso di solitudine nei viaggi quotidiani e la reprimo, raccolgo l'apatia di troppe sere passate senza stimoli e la reprimo, raccolgo l'indifferenza a quanto accade intorno a me e la reprimo, raccolgo la noia della routine personale e lavorativa e la reprimo. Giorno dopo giorno ho compresso tutto, sempre più in basso, sempre più schiacciato e sempre più compattato, e non ho ancora smesso di raccoglie e "sopprimere" tutto in qualche angolo remoto di me stesso.
Ora a distanza di mesi sento che non ci sta più tutto dentro, ogni sforzo profuso per trovare la soluzione all'equazione della mia esistenza si sta rivelando vano. Il risultato non compare, anzi, appaiono sempre e soltanto altre variabili che si aggiungono e complicano ed allungano i tempi per arrivare ad un risultato.
Al momento non mi interesserebbe neanche sapere se il risultato fosse giusto o meno, mi basterebbe giungere ad una conclusione, ma non accadrà a breve; inoltre temo anche che la rabbia che mi percorre tutte le nervature sia tale da offuscare la lucidità mentale, obbligandomi a controllarmi a non esplodere a non lasciar trapelare dalle mie parole e dal mio linguaggio fisico, tutta la bile, il veleno, il tormento e l'agitazione che mi porto appresso.
Sento l'istinto primordiale che spinge, scalcia e si agita per emergere , per spegnere la ragione e sfogarsi in tutto il suo essere scevro dalle regole sociali. Ho solo una enorme voglia di imprecare, insultare, odiare, spaccare, distruggere, sfidare, affrontare, gridare, urlare, correre a perdifiato, prevaricare, schiacciare, dominare, prendere avidamente ogni cosa, buttare ogni cosa, riempire sino a superare il colmo,  affogare, rovesciare, schiaffeggiare, bruciare... lasciarmi andare e non controllarmi più sino al raggiungimento dello sfinimento ed abbandonarmi ad un sonno eterno senza fine, senza ristoro, senza risveglio.

... è solo rabbia!

Non ho più parole, spero di non passare ai fatti ma di riuscire a passare oltre senza violentare me stesso.

domenica, febbraio 10, 2013

Daiquiri Malinconico

Ho qualcosa dentro che vorrei buttar fuori, ma già non mi viene il titolo per questo post, quindi mi sembra che si dimostri complicato fin dall'inizio arrivare in fondo tutti i miei pensieri.
Già da ieri pomeriggio mi è salita una sorta di malinconia mista ad irrequietudine, che poi è andata crescendo sino a toccare il suo apice al termine del Daiquiri froozen al limone (unico coktail) che mi sono bevuto nel corso della serata; appena terminato di bere quel misto di 6/10 di rum bianco, 1/10 di zucchero liquido di canna e 3/10 di succo di lime sheckerato e frullato con ghiaccio, la tristezza e il senso di solitudine sono arrivati al loro apice grazie anche forse alla complicità della musica degli anni 90 di Ligabue che la sua Cover Band ufficiale stava suonando a più non posso.
Senza neanche riflette ho preso il telefonino e volevo mandare via non so quanti sms tutti insieme ma alla fine ne ho scritti due: il primo senza destinatario, in chi vomitavo tutta una serie di giudizi e giustificazioni per spiegare(mi) il motivo del mio stato emotivo del momento. Tale sms è ancora nel mio telefonino nella cartella delle bozze. L'altro sms invece aveva un destinatario ed era un messaggio breve composto da poche parole che descrivevano di nuovo il mio stato d'animo, ma in modo più conciso, dove al termine del quale c'era una domanda. Bene questa mattina questo secondo messaggio è stato prontamente cancellato per evitare di inviarlo inavvertitamente: troppa paura delle conseguenze. Paura, di un sms sì, perché nel pomeriggio e durante la sera uno scambio di rassicurazioni e di opinioni mi aveva reso vulnerabile alla mestizia che ha trovato il suo sfogo al fondo del bicchiere che conteneva il Daiquiri Froozen e quindi non volevo che l'ebrezza di quel momento vanificasse le rassicurazioni di qualche ora prima.
Insomma forse era già un po' che stavo covando qualcosa nel mio io interiore che ancora non si era espresso ma che ieri sera il mix alcoolico, i ricordi accesi dalle vecchie canzoni a me care di Ligabue e l'animo un poco sereno ha fatto si che in poche parole in due sms venisse tutto a galla. Quindi guai lasciar volare quelle parole dove non dovevano. Nelle ultime settimane mi sono caricato dell'onore di essere chiamato in causa per ascoltare e sostenere i malumori, le ansie ed i dispiaceri altrui e forse non ero riuscito a smaltire tale carico come pensavo. Io personalmente non riesco mai a condividere il nero di me stesso con gli altri, ormai sono troppo abituato a riversalo qui, un po' come in questo momento... Intanto ecco che il titolo ha preso forma Daiquiri Malinconico, che ci sta pure bene dal mio punto di vista considerato che era, è il mio cocktail preferito e che mi ha fatto trovare l'uscita da un momento di troppa introversione.
Oggi dopo qualche ora di sonno non mi alzato già con l'intenzione di cancellare almeno uno dei due sms scritti la sera prima e decidere cosa fare del secondo; intanto però la malinconia non se ne è completamente andata, mettendomi nella condizione di tornare su queste pagine a raccontare qualcosa senza dire molto però, come mio solito. Ho fatto la recensione del libro che mi era stato gentilmente prestato, sistemato qualche video nella lista preferiti di youtube ed infine scrivere questo post, tutto questo sempre con una colonna sonora che andava in sottofondo passando da Ligabue ai Queen. Domani deciderò del futuro del sm senza destinatario oggi ancora sopravvissuto. Intanto mi lascio cullare dalla mia malinconia.

giovedì, ottobre 04, 2012

Sgradevolmente Nauseato

Decisamente è un periodo alquanto sgradevole. Non riesco a togliermi di dosso tutta una serie di sensazioni, sentimenti, situazioni che rappresentano, se non tutto di certo la maggior parte del peggio della vita di una persona. Non credo che sia questione di karma, e nemmeno di sfiga cieca; semplicemente è un momento in cui si stanno accumulando tutte conseguenze di azioni precedenti che poi non sono nemmeno le mie.
Il tentativo si fa, cerco di stare a galla, quel tanto che basta per state al minimo sopra il livello  per poter respirare, ma come nelle sabbie mobili più ci si agita e ci si dimena più si affonda, e nel mio caso più mi sembra che le cose mi sovrastino. In questo momento sto così: annaspo per cercare di avere quel tanto d'aria che mi serve per sopravvivere, ma più mi agito e più mi sbraccio più l'aria viene meno. Vittimismo? Sinceramente non credo, non penso che il mondo ce l'abbia con me, ma certamente faccio fatica, tanta... troppa. Se poi considero che non sono l'unico in questa situazione, non riesco nemmeno a sentirmi meno sofferente per il mal comune, anzi mi sale quel senso sgradevole di nausea, costante e persistente alla bocca dello stomaco.

Non passa giorno che non ci sia qualche cosa che scurisce l'umore già precariamente grigio.

Tutto in questo momento fa brodo: una volta la famiglia, una volta il lavoro, una volta l'amicizia, c'è sempre qualcosa che che incrina la giornata e capita anche che si sommino uno con l'altro. Novità? Ovviamente non è cosa nuova, capita in continuazione ad un sacco di gente; non sono l'unico ed è proprio per questo che sale progressivamente questo senso sgradevole di nausea che mi accompagna ora dopo, giorno dopo giorno. Ed è così che l'entusiasmo si spegne, l'intraprendenza si perde per strada, e nonostante possano arrivare input più positivi questi non sono sufficienti a scalfire la corazza di ribrezzo che tutto il resto a creato. Come una spirale negativa non si riesce a trovare modo di risalire, ci sono solo giornate meno indecenti e meno nauseabonde, quindi la caduta rallenta... ma non si ferma. Impressionante come la consapevolezza di non essere l'unico non mi sia di conforto, anzi fa da catalizzatore ed aumenta l'obbrobrio che provo già in prima persona, alimentato anche dal malessere degli altri. Le ultime speranze si spengono lentamente, non riuscendo a vedere la fine della caduta o la tanto declamata "luce in fondo al tunnel", non c'è più aspettativa, nemmendo cercando di ambire ad una condizione migliore perché non la si trova più nemmeno tra chi ci sta vicino.

Insomma, che si può fare? A leggerla così l'alternativa è scontata: buttarsi da un ponte con la pietra in braccio, piuttosto che farsi travolgere da un treno o un tir, ma per la verità non è certo questo che risolve, anzi, ed oltretutto sarebbe pure da vigliacchi. Un vecchio detto recita che se non li puoi battere ti ci devi alleare, ma non sono così convinto che migliorerebbe la qualità della vita in questo momento, potrebbe essere solo un flebile palliativo e non una soluzione, e poi allearsi con chi che non si riesce neanche a capire chi sta meglio o peggio di noi stessi. Quindi... quindi mi sa che non resta che cercare un buon digestivo, il perfetto "stura lavandini" per cercare di mandar giù tutto questo schifo e cercare di riprendere da qualche parte, cercando di non rientrare in una spirale nauseabonda come quella che sto vivendo io in questo momento. Mi domando se ancora qualcuno c'è che vede il bicchiere mezzo pieno.

domenica, settembre 09, 2012

Se Non Ti Riguarda...

Che dire... sono rimasto senza parole, o quasi... Per carità sono stato al telefono per oltre 20 minuti per darle sostegno, per cercare di dare un senso a certe emozioni e per affrontare quelle notizie, ma non è facile.
Da sempre mi ritrovo ad ascoltare le emozioni, i pensieri, le paure, le angosce e le ansie degli altri ed ogni volta cerco di trovare le parole giuste per tenere la conversazione nella giusta direzione e nella giusta prospettiva; non mi sento un prete o un profeta o un santone , non ho le risposte giuste, ma ci provo ad alleviare il peso che sento negli altri. Sarà la mia indole protettiva e di ottimista, anche se non si vede mai, con l'aggiunta di una buona dose di razionalità che mi permetto di analizzare con i miei interlocutori del momento le situazioni che mi raccontano. L'educazione che ho ricevuto mi permette anche un livello di riservatezza non indifferente, tale da potermi gestire anche nelle situazioni più impensate. A volte penso che sia facile per me fare, come dico spesso, il fratello maggiore, e comportarmi così da confidente e supporter: in fondo non riguarda me, non mi tocca in prima persona; posso essere più lucido ed oggettivo e non lasciarmi coinvolgere dalle passioni e dalle pulsioni emotive. Ma giornate come questa che stanno diventando un po' troppo frequenti, mi rendo conto che non è così come ho scritto. Mi riguarda, eccome se mi riguarda. Non serve andare a guardare lontano, e molto a vicino a me sono accadute cose di ogni tipo, e involontariamente le ho vissute quasi in prima persona. Sin dai tempi dell'oratorio ero quello che ascoltava le confidenze di amanti tormentati dai loro amori giovanili, delle gelosie, antipatie invidie tra amici e amiche; anche più avanti nelle scuole mi sono ritrovato a sentirmi fare confidenze sulla famiglia o su qualche parente, arrivando sino a oltre la maggiore età in cui ho amato, odiato e vissuto le storie mie e degli altri, ma non mancavano le occasioni in cui mi si veniva a raccontare, sfogare, gridare, piangere il dolore, la sofferenza e la paura che ognuno viveva. 

Oggi è accaduto di nuovo!

Avrei dovuto concentrarmi sul lavoro che mi ero portato a casa, ma ho dovuto prendere tutta la mia esperienza e sostenere chi mi ha chiamato e non di meno sostenere anche me stessp. Ed è così che non sono più riuscito a concentrarmi. E' un bel dire: "non ci pensare vedrai che le cose si sistemano", oppure "tanto noi non possiamo fare nulla se non essere presenti come e quando si riesce", o ancora "non lasciarti sopraffare dall'angoscia o dall'ansia o dalla paura che sia, cerca di di essere positivo"... Anche in questo caso non è toccato a me, ma non è andata per niente lontana. Sono mesi che rimbalzo da un'amicizia a un parente più o meno vicino, a qualcuno conosciuto da qualche mia amicizia per tornare vicino alla famiglia, come 8 anni fa, come 4 anni fa...

Ancora una volta di più cercherò di non dare per scontato che se qualcuno fa vita dissoluta e sempre improntata al divertimento, lo faccia perché è solo superficiale... potrebbe farlo per evadere da una vita meno gioiosa e cercare rifugio nel disimpegno. Già perché non tutti affrontano le brutte notizie e le brutte situazioni allo stesso modo. Per quanto mi riguarda oggi apparentemente ho tenuto botta, ma un dettaglio mi ha spaventato a morte e in pochi millesimi di secondo ho pensato le cose peggiori, ma dovevo stare calmo e dare sostegno alla controparte della telefonata. In parte mi ero già preparato, e mi auguro che molte situazioni si risolvano per il verso giusto, altrimenti dovrò iniziare nuovamente a cercare le vie giuste per raggiungere una delle mie destinazioni. E' facile parlare e dare l'impressione che le soluzioni sono a portata di mano o che sembra un gioco da ragazzi modificare il proprio carattere per far fronte agli imprevisti della vita, ma in realtà siamo bravi a dire e fare così solo perché non ci riguarda... ma a ben vedere ci riguarda sempre, siamo noi che non vogliamo credere che "il male" è sempre troppo vicino a noi... facciamo finta di niente, tanto non è a noi che tocca direttamente... e se così fosse invece? Sapremmo cosa fare e sapremmo ascoltare quello che ci dicono gli altri? Che effetto ci farebbe? Penseremmo a quel punto che parlano facile solo perché non li riguarda?

Io comincio a sentire il peso delle cavolate, la mia vita si sta inspessendo sempre di più e non di facezie, ma di responsabilità dirette e indirette: e pesano. Quindi perdonatemi se non sono stato troppo lineare in questo post, ma i pensieri, tutti, si sono affollati e non riuscivo più a trattenerli e tanto meno a dargli un ordine ben preciso. Son qui a scrivere e ancora sto pensando da che parte cominciare e come fare a trovare soluzione e sollievo per tutti... ma non ho questo potere: già è difficile sostenere se stessi, figuriamoci a sostenere tutti coloro a cui siamo affezionati. Eppure al prossimo sfogo, lo so già, rimetterò la camicia del fratello maggiore e cercherò le parole "salvagente" anche se per pochi istanti, mi auguro avranno quell'effetto. Ma ora non ne ho, quanto meno non ne ho per me e ne conosco anche il motivo: perché mi riguarda! Mi riguarda sempre!

martedì, luglio 03, 2012

Senza Un Domani

Non riuscirò mai a fare pace con quell'entità, con il fato, il destino o qualunque nome possa avere!
Ci sono paesi, piuttosto che zone geografiche particolari nelle quali si intrecciano fili invisibili ma tanto taglienti da togliere le speranze ad anime troppo giovani, togliere loro il domani. Non venitemi a dire che alcuni di loro se la sono cercata, non venitemi a dire che sono i migliori che se ne vanno, non c'è niente da dire. Quello che fa strano e che spesso sono tutti concentrati in pochi luoghi, od almeno così mi sembra, non sia mai che il senso della realtà sia così limitato, quando invece accade così troppo spesso ovunque.
Non accetterò mai che ragazze come Giuliana, Sonia, Sara o ragazzi come Riccardo, Stefano, Igor, Alessandro, Daniele e tutti gli altri di cui ora mi sfuggono i nomi, non abbiano avuto occasione di avere un domani. Una seconda possibilità dovevano poterla avere, ed invece niente. Restiamo noi, che si spera non ci si scordi i loro nomi od i loro volti perché altrimenti sarebbe ancor più triste, perché starebbe a significare che non hanno lasciato nulla; invece non è così, qualcosa lasciano sempre e se sembra di no è colpa nostra che non siamo stati capaci di vedere ed ascoltare quello che avevano da dire.
Mi capita da solo, o sull'impulso di notizie stronze  della perdita di qualche giovane vita che mi ritornano tutti in mente, almeno i loro volti (non me ne vogliano se non rammento tutti i loro nomi), ma sono lì ognuno nel suo miglior giorno di un tempo che non c'è più. Chi per fatalità, chi perché ha superato impropriamente dei limiti, chi senza un vero perché... sono lì nella mie mente ed alcuni di loro anche nel mio cuore.

Siamo diventati troppo longevi, e non abbiamo più la pietà di lasciare il giusto spazio ai giovani, siamo diventati egoisti e non lasciamo più alla gioventù di essere tale, permettendo loro di essere più grandi di quanto non siano e concedendo troppo quando non hanno le forze per camminare da soli in questo mondo enorme e troppo complicato ormai. Leggere in un sms della prematura scomparsa di 3 ragazzi, mi ha fatto sentire insignificante.Il futuro erano loro.
Ora tocca a noi che siamo restati fare anche la parte di quelli che non ci sono più.

"Fanculo anche all'inevitabile!!!"

giovedì, maggio 31, 2012

Non Mi Diverto Più

Oggi ho fatto una amara scoperta.

Giornata sconclusionata è vero, credevo che fosse come tante altre, ed invece con il passare delle ore uno strano malessere, inizialmente mentale e progressivamente anche fisico mi ha assalito e sovrastato. Poi... Come un fulmine a ciel sereno, una telefonata ha fatto svanire tutto, ahimé, per pochi minuti giusto la durata della chiacchierata via etere.

Catapultato momentaneamente in un mondo parellelo fatto di "frutta candita" in cui pecore, dolcetti al gusto di carote (non chiedete per favore) e gnomi magici sono riusciti a farmi dimenticare il malessere che si era accumulato. Tra disegni e dialoghi dell'assurdo che ricreavano volendo un atmosfera un po' bohemienne, mi sono sentito liberato da troppi macchiavellici pensieri che si sono affollati e accumulati nelle ultime 8 settimane.

Terminata però la telefonata il ritorno alla quotidianità è stata devastantemente incontenibile facendomi cadere nella consapevolezza, sino a quel momento negatami dal mio inconscio, del fatto che Non Mi Diverto Più!

Ora il malessere è persistente, ho la nausea, la testa pesante ed i pensieri sono frastornanti, piccoli errori che si sono sommati negli anni oggi culminano in uno stato di inquietudine, costante e greve.

Pazienza.

Forse ci saranno migliori che mi faranno ricredere
Ma sinceramente temo che non sarà così.

Intanto ripenso agli gnomi magici ed ai dolcetti alla carota

venerdì, febbraio 03, 2012

La Spugnetta... Dov'è?

Mi serve la spugnetta... 
Qualcuno l'ha vista? Ehi?!! Avete visto la mia spugnetta?
Speravo che passasse presto, ed invece sembra una spirale negativa, interminabile, senza fine. Non riesco a capacitarmi come possa essere. Più passano i giorni e più peggiora la situazione; non riesco a stare dietro a questo buco di casa, non riesco a passare in tintoria a ritirare 4 pezzi che avevo portato da lavorare, non riesco nemmeno ad andare l'ultima mezz'ora di visite disponibili dal dottore per prendere atto degli esami del sangue; a fatica sono riuscito a trovare un'ora di tempo per andare a rinnovare la patente prima che mi scadesse. Sono sempre assorbito da mille pensieri che si raggruppano come nubi scure nella mia testa ma a cui non riesco dare un senso, un significato. Le settimane si susseguono e meno sono confortato di come va il mondo e la mia vita. 
Mi serve la spugnetta... l'avete vista??
Tanti, troppi i segnali negativi, per ora ancora uno stipendio ce l'ho, ma tra qualche mese? Sto in salute (forse) ma per quanto ancora, visto che in un niente ti ritrovi con una qualche malattia strana che ti mangia alla sfinimento emotivo, nervoso e fisico, come accade a troppi che mi stanno intorno. Due anni fa avevo dei propositi ed un progetto, ma sta svanendo tutto, in questa mutevolezza delle cose, della vita sembra che non si riesca ad avere un progetto, perorarlo, inseguirlo, figuriamoci raggiungerlo...
Che per caso la spugnetta l'ho lasciata a Torino?
In questi ultimi giorni sono tormento, preoccupato e malinconico. Vorrei avere qualcosa di veramente mio, avere qualcuno accanto, ma come fare se non ho fiato ed occhi per arrivare a fine giornata. Mi dicono esci fai qualcosa divertiti, distraiti, ma come fare quando ti bastano a mala pena i soldi per arrivare a fine mese (beato me! c'è chi non ne ha proprio), come fare quando non fai in tempo a terminare la cena che crolli sulla sedia con gli occhi che si chiudono dalla disperazione della giornata passata.
Niente nèh? Non è a Torino la spugnetta, davvero non sapete dov'è?
Vorrei sdraiarmi da qualche parte chiudere gli occhi, lasciare che i pensieri scivolino via, uno a uno e che andassero per la loro strada e starmene così all'infinito senza "nubi" in testa e stare immobile in eterno senza tempo, senza preoccupazioni, senza crucci, senza niente... come un sonno perenne. Ma non si può fare non sarebbe dignitoso ne rispetto verso chi sta peggio, in fondo mi serve solo sta benedetta spugnetta. Che poi è così che andrà a finire, appena la trovo, tutto diventa più limpido, pulito e palese; con un bel colpo di spugna mi toglierei questi piccoli macigni di dosso, farei un po' di pulizia nella testa, inizierei a vedere la fine del tunnel con in fondo la luce che schiarirebbe il tutto diradando le nuvole.
Ma non è che la spugnetta è al suo posto mentre io la cerco in ogni dove?
Ancora un giorno e poi posso spegnere tutto, chiudere gli occhi, stendermi sul letto e non alzarmi per 2 giorni e dimenticare il mondo, e forse a quel punto troverei 'sta benedetta spugnetta e darei una bella pulita a tutto quanto.
Comunque se trovate la spugnetta prima di me fatemelo sapere, grazie!
Ed intanto torno all'antico e quando sono al limite mi faccio un paio di bicchieri di quella bianca con il ghiaccio e prendo fiato almeno per quei 10 minuti.
Dai su ridatemi la spugnetta... ne ho bisogno!

martedì, aprile 26, 2011

Maledetta Linea di Confine

Sono di nuovo incazzato con il "destino" (sempre che esista). Sono attanagliato da un senso di disagio e non possono trattenerdi da scrivere qui dopo aver ricevuto una brutta notizia.


Una giovane ragazza è venuta a mancare a causa di un incidente d'auto: forse per una fatalità, o per mancanza di cautela o di prontezza... ma non importa il motivo, resta il fatto che domani Sonia M. non ci sarà. Per me era una collega di lavoro che conoscevo poco, ma era una figlia, una fidanzata, un'amica e altro ancora; con i suoi 30 anni o poco più aveva ancora molto da dare e da godere nella vita. Una giovane vita che non potrà più essere esuberante e sorridente nella sua presenza e che certamente mancherà a molti, ai suoi affetti più cari e più vicini.
Sono eventi che ti fanno capire che forse non viviamo abbastanza per goderci ogni giorno come si dovrebbe, ed io mi arrabbio ancora una volta perché una giovane ragazza che era parte delle mie giornate non c'è più, e non è la prima che devo lasciare nel mio cammino... troppo giovane, troppo poco tempo le è stato concesso. In poche ore sono molte le persone che hanno espresso il dolore per la sua perdita... dunque era ben voluta, dunque non mi capacito perché non ci debba più essere. Sarò retorico e banale, non so, ma ciò non toglie che mi sento un po' in colpa per essere soppravvisuto a qualcuno più giovane di me per non dire quasi coetaneo. Riccardo, Stefano Daniele, Igor, Alessandro, Giuliana sono alcuni di coloro che non ho più con me anche solo per un ciao o un sorriso, e questo mi fa incazzare. La linea di confine non si conosce e per questo dovremmo onorare ogni giorno. Ciao Sonia, è stato un piacere incrociare il tuo cammino seppur per un tempo breve e "stressato".


Perdonate lo sfogo, ma proprio non riesco a non incazzarmi per queste cose, troppo imprevedibili e troppo inattese.

sabato, gennaio 30, 2010

Perso, smarrito, disperso, disperato...

E' accaduto di nuovo. Si di nuovo incosciamente sono cambiato a causa dei miei timori, delle paure e della antica tristezza che mi porto dentro. Dopo neanche tre mesi dal cambiamento di lavoro e di città mi ritrovo a lasciar spazio a quella parte di me che diventa eremita, che si isola nei suoi pensieri, nelle preoccupazioni, al punto tale da diventarne silenziosamente schiavo. Più passano i giorni e più i pensieri si fanno cupi, grigi e tristemente solitari.

NPur essendo abituati ai cambiamenti, al viaggiare per dovere più che per piacere, ogni volta che la trasformazione è di una certa rilevanza, il mio carattere cambia e diviene aggressivo; non che sia cattivo di natura ma certamente non sono un coraggioso, quindi nei grandi cambiamenti e nell'assumere delle responsabilità mi sento disperato, disperso a migliaia di Kilometri da casa, vagando nella quotidianità sperso nei pesnieri troppo contorti e dietrologici. Insomma come già in passato mi sento perso in una realtà troppo grande da affrontare da solo e con i soli inutili mezzi che ho. Per questo esce l'aggressività di cui nemmeno mi accorgo, per autodifendermi, per istinto di sopravvivenza al senso si smarrimento che mi accompagna oramai da 2 mesi. Io credo di essere sempre la stessa persona ed invece sono condizionato dalla mie paure e mi relaziono con troppa severità verso gli altri, non ammetto intrusioni nella mia sfera privata per timore di essere poi vulnerabile, non concedo nulla a nessuno per non dovermi rammaricare della scelta sbagliata, non do fiducia per paura che si approfitti della mia ingenuità e delle mie paure.

Conosco questo personaggio e già in passato ne ero fuggito, ma ora per altra vie per altre scelte, per altre, forse illusorie, necessità l'ho malauguratamente ritrovato. L'impegno, il tentativo c'è stato di tenerlo alla lontana cercando di percorrere vie diverse ma non è stato così purtroppo, mi sono illuso di poterlo evitare per sempre ed invece più rapidamente di quanto mi potessi immaginare, ritrovo il peggio di me. L'unica cosa che mi consola in questo momento è di esserne almeno consapevole sin da subito, ed avere il tempo di mettermi al tavolo e poter mettere a confronto quello che sono attualmente con quello che potrei essere e trovare una linea di condotta per far emergere l'uomo migliore nonostante le paure, i difetti e l'ottusità che in certe occasioni si fa vedere in tutto e per tutto. Ho sempre odiato questo mio modo di reagire perché nel timore della solitudine ancor di più rimango solo, allontanando anche quelle poche persone che vogliono restarmi accanto, dando corpo e consistenza alle mie paure.

Ieri sera mentre rincasavo, avevo voglia di piangere sino allo svenimento, addormentarmi e non svegliarmi più: vivere nei sogni o negli incubi a seconda di quello che possa meritarmi per come ho vissuto sino ad oggi; la sfiducia era massima verso me stesso, verso il mondo, i pensieri più oscuri e vigliacchi affollavano la mia mente. Il fatto di non avere i mezzi che vorrei mi rende un debole davanti alla vita. Come un naufrago ora non posso che cercare di trovare la forza di ritrovare una rotta che mi conduca a lidi più accoglienti.

Questa mattina, forse il sole, forse un mondo di sogni non ricordati, forse paure ancor più ataviche di sopravvivenza umana, mi hanno fatto ritrovare quel po' di energie che superavano l'apatia e l'indolenza che mi pervadeva la sera prima.

Forse starò impazzendo, forse è tutto un sogno/incubo, forse è la realtà e basta! Non lo so resta il fatto che mi sento perso a tratti disperato, ma non posso far altro che lavorare sull'unico angolo di universo su cui posso agire, ovvero me stesso... forse quando sarà la mia ora comprenderò il senso di tutto anche di questi miei pensieri e stati d'umore, ma sino ad allora devo solo cercare di migliorarmi nonostante sia una impresa non facile...

mr.zugo

giovedì, novembre 12, 2009

Per Chi Suona la Campana?

Da ragazzino sognavo il giorno in cui sarei diventato adulto! Oggi sogno il giorno della mia vecchiaia e conseguente recessione a decerebrato. Le aspettative sono state disattese: nonostante abbia oramai 36 anni, ancora mi sento dire cosa devo fare e come lo devo fare; ancora accade che sia messo a confronto con l'esperienza e la maturità altrui, anche quando forse non c'è. Qualche giorno fa ero assolutamente stanco fisicamente e mentalmente al punto da lamentarmi di come venivo trattato, poi a forza di lamentarmi mi sono stufato della mia stessa lamentela e dopo un pacato confronto con una persona che rispetto, mi sono ritrovato a dire questa presuntuosissima frase: "... non mi sottovalutate! Non sapete chi avete difronte e con chi avete a che fare." e mentre lo dicevo i miei occhi erano fissi, imperturbabili, ero solido e in equilibrio. La fine è giunta. Torno nella "fossa dei più furbi" e pertanto io torno ad essere "maligno, falso, opportunista e instabile" quanto meno agli occhi dei più, l'ennesimo personaggio che attraversa la mia vita mi stava insegnando a stare al mondo e dirmi come dovevo regolarmi in un determinato contesto sia lavorativo sia personale, e questo accadeva dopo che le persone ignorantemente hanno abusato delle mia fiducia e che si sono arrogati il diritto di vivere la mia vita per me e scegliere al posto mio, cambiare le condizioni senza confrontarsi e senza condividerlo con me. Di dignità occorrerebbe parlare, ma anche di educazione e di onestà intellettuale, ma sapete cosa vi dico? Oramai sono totalmente disilluso e stanco di adoperarmi per dare anche il mio contributo... che non ne ho più voglia, ne di raccontare, ne di discutere, ne di condividere niente con nessuno. Ho solo voglia di tornare ragazzino decerebrato che non sa nulla del mondo e da ribelle ascoltare quello che gli altri sanno meglio, fanno meglio, vivono meglio di me, ma poi fare come dico io. Ascoltare tutti, dare ragione a tutti, ma poi vilmente, egoisticamente, meschinamente fare a modo mio. Invidio l'età delle non responsabilità e l'età in cui si viene emarginati perché troppo "rincoglioniti" per saper come va il mondo di oggi.
Qualche settimana fa ho scritto di persone da cui mi è dispiaciuto allontanarmi, cosa che confermo tutt'ora ma con una postilla: mi scuso fin da ora se non sarò più presente come prima ma ora non ho più energie per continuare a rendermi disponibile ad oltranza e venire tacciato di incapace di affrontare i casi della mia vita; se verrò cercato saranno tutti accolti a braccia aperte sempre senza giudizio e senza rancore, ma non riesco più ad essere me stesso, voglio fuggire nella menzogna, farmi forza della falsità e vivere da opportunista. Ad essere il bravo ragazzo non ci si guadagna niente, anzi! Visto che tutti si nascondono dietro qualcosa, perché non posso farlo anche io? Ognuno ha problemi più grandi incofessati, perché non io? Gli altri sono sempre i migliori in tutto ed i più cazzuti sul lavoro, perché non io?
In conclusione posso essere quello che voglio o quello che vogliono gli altri. Qui sono sempre stato mestesso, al punto da rendere palese quanto sono contorto e oscuro nei miei pensieri (e poco fa mi sono anche "sputtanato"a vita) ora possa anche smettere di scrivere qui. Devo impegnare le mie energie ad essere quello che tutti si aspettano che io sia, visto che io non so o non posso capire e non sono all'altezza dei "giochi" degli altri.
 


mr.zugo vi saluta

martedì, ottobre 20, 2009

Parentesi Delirante

Questo post doveva esservci ieri, ma non c sono riuscito, inoltre non è attinente al mio trasferimento, quanto meno non direttamente collegato agli eventi diretti che sto vivendo con un certo dissenso; è più che altro uno dei miei soliti post in cui do voce a quei pensieri che disordinati nella mi testa si muovono per ingenerare ancor più caos a quello già presente. Ma prima di procedere al mio solito esercizio, avviso colei che sempre cerca il senso nei miei post e suggerisco di non farlo, troppo complesso troppo contorto e troppe cose sconosciute per coglierne le sfumature più o meno nascoste, leggi e attendi il prossimo meno introspettivo.
In questi ultimi giorni mi sono messo a cofronto con non pochi aspetti personali, sia interiori sia rivolti verso le persone con cui mi relazioni in un modo o nell'altro, ed in alcuni casi mi ci sono ritrovato, in altri invece mi sono dovuto scontrare con delle piccole ma dure realtà, e un paio di queste mi hanno anche ferito. L'amicizia è davvero difficile da trovare, ottenere e donare! Mentre in questo caso sono io ad arrivare come novizio in un contesto sociale (comprendente geografia, mansioni lavorative e di soggiorno) e quindi teoricamente in difficoltà, in passato io ero uno di quelli che si rendeva disponibile per agevolare l'arrivo degli altri. Al contrario della mi seppur misera ospitalità, ma che quanto meno non faceva sentir troppo soli, nel mio caso mi ritrovo solo a me stesso, fatta una eccezzione che è stata una conferma... Ed oltre a questo si complicano anche tutta una serire di considerazioni che nei rapporti tra le persone si vanno modificando e affievolendo, ingigantendo e tracollando. Nonostante i tempi si siano dilatati e le occasioni per sentirsi e frequentarsi siano diminuiti, ci sono rapporti che restano invariati e rapporti che mutano radicalmente. Chi sta attorno a me ha delle percezioni, chi sta con me perché ha voluto condividere seppur in minima parte qualcosa ha delle certezze. Chi sembrava vicino, anche maliziosamente troppo per taluni, ora è distante nonosante ci siano a malapena 9 metri di separazione, chi sembrava distaccato oggi è ancor più accogliente. Le locuste non mancano e si sono confermate tali come in passato. Gli opportunismi non sono cessati, bensì aumentati. La superficialità regna sovrana, come anche una diffusa e veltata maleducazione. Dal canto mio ho cercato di comportarmi a dovere, con rispetto, onestà e dignità: non è bastato, i pesci in faccia sono arrivati comunque; le serpi si sono già mosse, le rivalse attuate: ma io sono diverso. In questo passaggio peccherò di presunzione e saccenza, sappiale: ma non me ne frega niente di tutto quello che mi sta attorno, sono convinto di essere un uomo per bene, onesto e schietto e tanto mi basta per deridere coloro che cercano e cercheranno di dimostrare con parole o azioni il contrario, non sono più un ingenuo, non ho più aspettative che altri possono rovinare, ragione per la quale me ne sbatto di cosa le persone possano pensare di me, o cosa pensino di controllare della vita del sottoscritto, o cosa credano di sapere dalla loro libera interpretazione delle parole che posso aver detto. Me ne sbatto e proseguo per la mia strada, assumendomi le mie responsabilità. Per il resto chi rifuta il mio affetto, solo per principio, chi rifiuta la mia professionalità per invidia, chi ama sfruttare gli ingenui, ecc. possono proseguire per la loro strada senza problemi, non amo la vendetta ne tanto meno la rivalsa. In tre anni di vita solitaria ho imparato ad apprezzare la dignità, il rispetto per me e per tutti, ma soprattutto ho imparato a selezionare finemente.
Non so bene cosa potrà dare la lettura di queste mie parole scritte senza troppi filtri ne con un filo logico ben preciso, ma serviva a me per chiarire alcuni aspetti che nei prossimi giorni dovrò affrontare e che voglio far andare nel migliore dei modi per tutte le parti concorrenti. Basta lottare, basta istigare, basta tramare, voglio solo vivere sereno e trovare la mia dimensione di uomo, che ormai sono stanco di fare lo zingaro.
 



mr.zugo

giovedì, settembre 03, 2009

Demoralizzato... Furibondo

Oggi va così, e non solo oggi... questi ultimi 2 mesi devo ammettere faticosi, e non certo per la parte fisica o lavorativa, ma solo ed esclusivamente mentale e morale. E temo che sarà solo l'inizio le cose paiono davvero immobili. Quello che più mi spiace e che i pensieri più oscuri prendono sempre più spazio rispetto ai pensieri positivi, anche se cerco di sforzarmi ad essere positivo, attivo e propositivo... La tenuta mentale e morale nonostante lunghi periodi di allenamento questa volta sono stati messi a dura prova dalla sudditanza delle decisioni altrui, decisioni insindacabili e inderogabili. Mi sono concesso ancora un po' di tempo, poi purtroppo non avrò più scelta, me ne resterà solamente una: lasciare libera la "Bestia". Questa ultima risorsa non sarà di quelle piacevoli, solitamente accade che gli "sfraceli" sono assicurati e dolorosi. Come nel post di FataMatta e di abacublog probabilmente questo è il periodo di un ciclo basso in cui prendere coscienza e attenzione su di se nei tempi e nei modi che non possono essere controllati ma solo seguiti e fatti propri. Sono certo che ad ogni modo l'andamento cambierà, quando sarà il giusto tempo e con le giuste persone, incasellando eventi e scelte che pur nascendo dalla liberazione della "Bestia" per me saranno solo una spinta positiva in avanti per un altro piccolo passo di crescita. Per questa volta mi concederò il lusso dell'egoismo e non solo, in fondo come un tempo sopravvive il più forte, spero solo di riuscire a non ferire persone che mi sono vicine, perché la Bestia è cieca, colpisce frontalmente e con cognizione di sorta, non ha freni morali, etici e non si preoccupa delle conseguenze: lotta solo per raggiungere la sua quiete, con ogni mezzo. Tremo alle parole che sto scrivendo ma oramai...

 

sabato, luglio 04, 2009

lunedì, giugno 29, 2009

giovedì, giugno 25, 2009

Sublimato…

… da me stesso, su me stesso: alienato nel mio presuntuoso pensiero.
Dovrò uscire da questa spirale subliminale che mi tira giù,
prima di trovarmi soffocato.

 

Empiricamente…

… sopravvivo a me stesso senza curarmi di dove va il mondo;
troppo concentrato a non fare disastri. 

Troppi Pensieri…

… ho la testa che mi scoppia! Ma uno solo ora mi addolora, l'aver
assopito un amore, averlo messo in un cassetto perché non potevo più
soddisfare quell'enorme passione. Sono stato un vile egoista.
 

mercoledì, giugno 17, 2009

Reiteratamente

Mi sbagliavo, decisamente mi sbagliavo... ho sempre pensato che nella vita prima o poi ci si trova ad un punto in cui si deve crescere, passare dallo stato di eterno ragazzo ad adulto responsabile, ma che fosse uno solo o quanto meno un periodo che arriva per ognuno in momenti diversi. Ed invece? Ed invece mi sbagliavo come non mai, ho sottovalutato la vita e l'esperienza che ho fatto in questi miei 36 anni, illudendomi di aver già incontrato il mio momento, il mio punto di non ritorno passando dalla leggerezza di vivere alle responsabilità della vita; in realtà sto scoprendo o meglio realizzando che quello che ho attraversato è stato solo uno dei primi passi verso la mia maturazione verso l'uomo responsabile che dovrò diventare. Anche nelle sciocchezze più piccole che ho dovuto affrontare oggi stanno tornando a boomerang talune in bene talatre in male, obbligandomi in certi momenti a raggiungere un nuovo livello di consapevolezza o meno di quello che sono: di che uomo sono e di quale ragazzo resto. Mi fa tristezza questa cosa, speravo di aver avuto modo di stabilizzare la mia esistenza in modo tale da goderla al meglio con i nuovi equilibri che avevo trovato, ora al contrario di questo pensiero, rivelatosi solo una vana speranza, sono di nuovo di fronte a una situazione a cui devo far fronte rimettendomi nuovamente in gioco e dovendo fare dei sacrifici che avrei voluto evitare con tutto il cuore, ma che ahimé invece dovrò affrontare a testa alta, con il petto in fuori per non farmi schiacciare da tutta una serie di scelte e sciagurate azioni di altri che mi stanno portando ad un livello dimenticato da 10 anni oramai, ovvero da quando ho iniziato a lavorare: rabbiosamente dovrò fare scelte ciniche, fredde ed impopolari per certi versi, mettendo a rischio anche dei rapporti umani che mi sono costati impegno coltivare, e rinnovare o iniziare, ma cosa altro posso fare? Il ragazzo spensierato da tempo l'ho lasciato nel suo mondo, ora non posso chiedergli di sostituirsi a me e scegliere al mio posto per fuggire quello che reiteratamente mi si riproporrà nella vita. Ma quello che più  mi appesantisce e che come al solito mi ritrovo diciamo solo e non poter avere nessuno a cui confidare o da cui avere un confronto onestamente schietto e disinteressato se non al mio benessere... ma non posso piangere miserie (come dico sempre io agli altri) questa condizione me la sono ricamata da solo, come tutte le volte, non volendo espormi mai al punto di avere dei legami più profondi, ma gestendo tutto a livelli più profondi ma tali da avere qualcuno al mio finaco. Sempre troppo moderato e sempre troppo diffidente.Ora non mi resta altro che rimboccarmi le maniche e cominciare di nuovo dal gradino più basso, e rimettermi all'opera per nobilitarmi al meglio, visto che questo primo tentativo è andato fallito, peregrinamente fallito, miserrimamente fallito... Quando smetterò di reiterare gli stessi errori, mascherandoli solo da geografie ed attori diversi... quando smetterò?