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giovedì, agosto 14, 2014

... è solo rabbia!

Al contrario di molte altre volte, inizio a scrivere questo post non sapendo ancora che titolo dare. Sono parecchi mesi che non scrivo di me, di quello che ho dentro; mi sono limitato a condividere alcuni degli eventi che ho avuto il piacere di vivere e passare insieme agli amici oltre a lasciare qualche piccola traccia dei miei pensieri, ma niente di veramente personale. Questo post, quindi in controtendenza alla norma sarà una delle tante mie fotografie in cui trasporrò gli stati d'animo in parole, sarà dunque normale non capire il senso logico e semantico di quanto scriverò.
Per quanto mi sia sforzato di conoscermi a fondo, come spesso ho sostenuto, sono ben lontano dall'avere coscienza di me stesso, sarò si e no all'inizio del mio percorso di autocoscienza, per questo ancora non ho capito perché da  mesi ormai sono insofferente verso tutto, sono pervaso da sentimenti altalenanti e contrastanti, che però temo derivino tutti da una unica forza motrice: la rabbia.
Seppure mi sia avvicinato a casa, abbia trovato un equilibrio ed una routine al pendolarismo "di lusso" che faccio tutti i giorni, e che tra breve ricomincerò, sono oltre 10 mesi che il senso di inquietudine e di insoddisfazione non mi abbandonano; sensazioni che reprimo costantemente settimana dopo settimana, accumulando tutto quello che è il mio vissuto di questi 20 mesi dal mio ritorno a casa.
Raccolgo la bile del lavoro e la reprimo, raccolgo il senso di solitudine nei viaggi quotidiani e la reprimo, raccolgo l'apatia di troppe sere passate senza stimoli e la reprimo, raccolgo l'indifferenza a quanto accade intorno a me e la reprimo, raccolgo la noia della routine personale e lavorativa e la reprimo. Giorno dopo giorno ho compresso tutto, sempre più in basso, sempre più schiacciato e sempre più compattato, e non ho ancora smesso di raccoglie e "sopprimere" tutto in qualche angolo remoto di me stesso.
Ora a distanza di mesi sento che non ci sta più tutto dentro, ogni sforzo profuso per trovare la soluzione all'equazione della mia esistenza si sta rivelando vano. Il risultato non compare, anzi, appaiono sempre e soltanto altre variabili che si aggiungono e complicano ed allungano i tempi per arrivare ad un risultato.
Al momento non mi interesserebbe neanche sapere se il risultato fosse giusto o meno, mi basterebbe giungere ad una conclusione, ma non accadrà a breve; inoltre temo anche che la rabbia che mi percorre tutte le nervature sia tale da offuscare la lucidità mentale, obbligandomi a controllarmi a non esplodere a non lasciar trapelare dalle mie parole e dal mio linguaggio fisico, tutta la bile, il veleno, il tormento e l'agitazione che mi porto appresso.
Sento l'istinto primordiale che spinge, scalcia e si agita per emergere , per spegnere la ragione e sfogarsi in tutto il suo essere scevro dalle regole sociali. Ho solo una enorme voglia di imprecare, insultare, odiare, spaccare, distruggere, sfidare, affrontare, gridare, urlare, correre a perdifiato, prevaricare, schiacciare, dominare, prendere avidamente ogni cosa, buttare ogni cosa, riempire sino a superare il colmo,  affogare, rovesciare, schiaffeggiare, bruciare... lasciarmi andare e non controllarmi più sino al raggiungimento dello sfinimento ed abbandonarmi ad un sonno eterno senza fine, senza ristoro, senza risveglio.

... è solo rabbia!

Non ho più parole, spero di non passare ai fatti ma di riuscire a passare oltre senza violentare me stesso.

sabato, dicembre 21, 2013

Quando Non Gira

Scena tratta dal film Modern Times - Charlie Chaplin
Arrivato da poco a casa di amici per la cena, non ho potuto fare a meno in questo caso di mettere giù le riflessioni della giornata. In attesa dell'arrivo degli altri ospiti, ho chiesto in prestito pc e collegamento internet per mettere giù i pensieri che affollano la testa in merito a queste ultime ore dove sin dalla mattina non è gira per niente bene. Ma andiamo con ordine. Sveglia alle 9.30 approfittando della giornata non lavorativa, ma grazie al solito miniuomo del piano di sopra la sveglia è stata anticipata da diversi rumori molesti riconducibili a grandi lavori di carpenteria e falegnameria fatti da un bambino di meno di 1 anno. Incredibile quanta sia la forza e l'energia di un piccolo essere nel momento in cui gli si lascia la totale libertà nell'utilizzo degli strumenti più svariati per percuoterli contro ogni cosa. E così mi ritrovo a dovermi alzare indispettito dal letto ed iniziare la giornata. Dopo una frugale e frettolosa colazione inizia il confronto con la mami per trovare la quadra delle varie commissioni da fare e così si ripresenta il caso delle parole e riflessioni a ruota libera che continuano per un ora e mezza senza venirne più di tanto a conclusione non trovando la giusta quadra della cose. Ed è così che alla fine mi vesto alla meno peggio per uscire e fare un paio delle confuse commissioni più o meno concordate. Una volta uscito mi dirigo al primo negozio dove, manco a dirlo, mi tocca attendere circa 40 minuti per non concludere niente visto la totale indecisione dei clienti che mi precedevano. Decido dunque di saltare questa incombenza e proseguire verso l'altra, ma ecco che anche qui mi ritrovo davanti un numero improbabile di clienti che dovrei attendere prima di essere servito... Non riesco a tagliarmi i capelli e preso dallo sconforto prendo baracca e burattini e me ne torno a casa. Pasto frettoloso a base di toast, perché la mami non aveva voglia di cucinare nulla e voleva togliersi lo sfizio. Colgo quindi l'occasione del pasto fac-simile del lavoro per non concedermi relax e terminato pranzo partire e riprovare a smaltire le faccende lasciate in sospeso qualche ora prima. Quindi approfittando dell'orario continuato vado dal parrucchiere per farmi fare un piccolo ritocco per le feste ed essere così in ordine... ed è così che per rimanere coerenti all'inizio di giornata la fortuna non mi assiste. Passo quasi subito visto che non c'erano altri che quelli già seduti alle poltrone di taglio. Purtroppo però non vengo servito dalla mia parrucchiera preferita in quanto giusto un paio di giorni prima è diventata mamma per la seconda volta, e così devo passare per le forbici del padre che nonostante la sua buona volontà non mi da retta ed al posto di un semplice ritocchino, mi tosa come una pecora, neanche fosse ferragosto con 35 gradi: taglio militare con cresta da moicano!!! Che fare... ci passo sopra tanto non si può rimediare e non posso far altro che aspettare il ritorno della mia parrucchiera di fiducia. Pelato e impomatato con il gel (per nascondere la cresta) riprendo il giro delle commissioni che non vanno certo meglio. Coda chilometrica alla cassa del supermercato con annessa pausa della cassiera che doveva fare la parziale chiusura di cassa e conteggio dei ticket che invadevano i cassettini. Armato quindi di santa pazienza attendo il mio turno per i 4 pezzi che avevo per poi trovarmi ancora rallentato dalla manca di linea per pagare con la carta di credito. Finalmente esco dal supermercato a mi avvio al pastificio per ordinare gli agnolotti per natale, e tanto per non smentire la splendida giornata miri trovo involontariamente a litigare con una signora per chi doveva essere servito per primo, non riuscendo a  farle capire che non devo acquistare nulla ma solo fare un'ordine, una prenotazione e che comunque era il mio turno. Sfinito dalle continue "sfighe" della giornata, decido di fare il "signore" e lasciare che la signora venga servita così che se ne vada felicemente contenta di averla spuntata. Finalmente riesco a giungere a casa scaricare l'auto della spesa, portare l'acqua in cantina.
Non restava che darsi una rinfrescata, cambiarsi e partire per raggiungere gli amici per la serata "pizza" in casa e passare una serata tranquilla, non fosse che per trovare parcheggio ho consumato quasi un quarto di serbatoio perché non si trovava un buco neanche a pagarlo. Finalmente la serata inizia e forse risana un po' la giornata storta e poco soddisfacente. Atmosfera tranquilla e gioiosa quasi preparativa al natale oltre che utile a fare un po' di "brain storming" per i preparativi per capodanno, momento oltretutto nel quale sto scrivendo si sta per chiudere il menu della serata di San Silvestro.

In conclusione quando non gira non gira, il 70% della giornata è stata una vera schifezza al punto tale da farmi pensare di riconsiderare il mio "sistema di vita" per dargli un ordine e un senso un po' più coerente e "rotondo" giusto per sperare di non trovarmi a dover subire ogni sacrosanta volta giornata come queste, che ad essere sincero non è un caso isolato negli ultimi mesi. Devo riconsiderare e rimettermi in "disciplina"!!!

lunedì, agosto 19, 2013

Musicoterapia

Mio Murale - Spartito "Per Elisa"
Ebbe sì sono una persona che per lenire le proprie ferite emotive fa uso delle musica. Forse come tanti dovrei rivolgermi ad un terapeuta serio, ma... un po' non me lo posso permettere ed un po' non mi va di essere così arrendevole alle fatiche emotive e non che la vita ci pone davanti.
Così mi tengo le mie "anomalie" di normale persona e cerco di sopravvivere alla meno peggio come la maggior parte della gente. Ogni volta che ho una caduta di tensione nervosa, emotiva ed anche fisica mi barrico dietro gli auricolari e mi faccio una overdose di musica, quella che mi passa per la testa, quella che mi va di sentire, quella che mi fa star bene, che mi commuove, quella che mi esalta, quella che mi fa ridere, quella che esprime a parole o con la musica i miei stati d'animo; e così giù a nastro a far andare le note di tutte le canzoni che mi passano per la testa o che trovo sotto il click del mouse. Non mi faccio più crucci strani a ragionar su cosa è bene cosa è male, non mi preoccupo più di essere responsabile o irresponsabile, non mi premuro più di piacere a tutti o solo a me stesso. Vago per il tubo alla ricerca di ogni sorta di musicalità che mi svuoti e che mi riempa in continuazione, ogni genere di sonorità può essere quella giusta per elevarmi nei pensieri più positivi come infognarmi in quelli peggiori, ma non me ne curo. Anche in questo momento ho della musica nelle orecchie che non guida quanto sto scrivendo ma solamente ne crea la necessità di buttare giù delle parole non troppo pensate e pesate nella loro valenza ed essenza; un momento di scrittura analogica accompagnata da una colonna sonora variegata, eterogenea, che si insinua sotto la mia pelle, nella mia mente e purga e lenisce ogni piaga e ferita.
Forse alla fine quando rileggerò questo post mi apparirà per quello che è ovvero una vomitata delirante di parole senza troppo significato, neanche fossi sotto l'influsso di qualche droga pesante andata a male oltre che fuori mercato, ma non mi importa per nulla. Già in qualche post precedente avevo condiviso il fatto che ci sono una quantità di cosa che dovrei dire, scrivere e soprattutto condividere; ma sono talmente tante e talmente spregiudicate alcune che ho troppa vergogna a tirarle fuori, quindi compenso scrivendo mediocremente uno sproloquio di termini uno dietro l'altro nella speranza che la musica si porti via tutto e mi lascio pulito e lindo come un infante per riprendere mestamente la mia vita. Una vita di soli compromessi e sacrifici, forse solo perché mi sono convinto che quanto possa aver detto qualcuno un tempo da qualche parte parte potesse essere vero senza riflettere se quanto affermavano poteva essere un pensiero da me condiviso e sentito... mah... chissà.
Comunque sia resta il fatto che per stare meglio, non spendere troppi soldi da uno strizza cervelli, mi auto lenisco con tanta buona musica qualunque possa essa essere. Devo ritrovare tutta l'energia che un tempo possedevo, rigenerare la grinta che mi ha sempre contraddistinto e rimettermi in piedi per le sfide che verranno. Mi aspetterà un altro anno di preparazione, faticosa preparazione per essere pronto ad ulteriori sacrifici.

martedì, marzo 05, 2013

SMS (mai spedito)

Che dire? Ei fù un breve messaggio scritto sul un telefonino mai inviato, scritto in un momento malinconico e rimasto a decantare nella cartella delle bozze per una settimana circa. Marinato a dovere, non venne completato ne spedito, bensì eliminato senza pena e senza rimorsi. Ciò nonostante il pensiero intrinseco di quel sms è restato permanente nella mente e nell'animo continuando a maturare lentamente seppure in modo latente.
In effetti poche parole, per quanto scelte a dovere, mai sarebbero state in grado di spiegare, definire e  rendere al meglio il concetto che, vilmente forse, vi si nascondeva.
Sebbene il titolo del post possa paventare la possibilità di riproporre qui quanto era concentrato in quel messaggio, con buona probabilità così non sarà; a ben vedere sarebbe un momento significativo di "outing" ma non è assolutamente il caso che accada. Non che ci sia chissà ché da nascondere, ma è sicuro che non è il momento ne tanto meno il luogo adatto, che poi in realtà potrebbe anche andar bene, ma solo dopo aver condiviso personalmente e faccia a faccia quanto avrei voluto scrivere ed esprimere in quel momento. Ho comunque già imparato a mie spese che non è la cosa migliore condividere certi stati d'animo quando son preda della malinconia, specie se mista a solitudine. Non so se vi sia mai successo, ma a me capita spesso di iniziare a scrivere un post o un sms o una e-mail, e quasi al termine scoprirmi inopportuno obbligandomi così a non concludere e non spedire il contenuto per timore delle conseguenze. Troppo vulnerabile in quel momento potrei non essere in grado di sostenere la risposta o la reazione: già mi successe qualche anno fa, e non fu per niente piacevole.

L'animo umano è strano, ho la sensazione che a volte si corrompe facilmente alla goticità dei momenti di debolezza, indotta o intrinseca che possa essere, ed è in alcune di queste occasioni che si può scoprire la propria vulnerabilità nel suo senso più ampio: da un solo momento di cedimento si aprano gli scenari più svariati che esulano dal momento scatenante e ti lasciano un'impronta che a fatica scopare, sbiadisce solo un po', ti resta sempre un segno. Almeno su di me è così.

Forse un domani comparirà su questo blog un SMS XXL che raccoglierà i pensieri di quella sera e dei giorni che son seguiti, o forse no, per ora ho deciso che lascerò agli eventi futuri la decisione se concedere un nuovo momento di liberazione, per ora mi tengo queste sensazioni contrastanti e contraddittorie addosso aspettato che i tempi maturino e facciano fuoriuscire quanto ancora è nascosto dentro di me.

lunedì, ottobre 08, 2012

Sotto Assedio

Non so quanto potrò resistere!
Sono sotto assedio... il mio blog è sotto assedio.

Da quando ho tolto la verifica per i commenti, 30 agosto 2012, in poco meno di 1 mese e mezzo sono stato bombardato da oltre 190 commenti spam! Mi sembrava in effetti strano che ricevessi tutte quelle visite, e cercando di venirne a capo consultanto la sezione statistiche che offre questa piattaforma, ho avuto un sommario riscontro della provenienza e mi sono stupito da dove arrivassero la maggior parte delle visite. Sia poco prima della liberazione dei commenti che subito dopo la maggior parte dei contatti arrivavano dall'Asia, che continua tutt'ora a farla da padrona nelle mie statistiche, a cui si aggiunge una parte degli Stati Uniti e dall'Europa. Alcune origini di questi contatti le conosco in quanto potrebbero essere amici che per lavoro e/o formazione sono negli States, in Cina o in Germania, ma non credo proprio che siano loro a bombardarmi di commenti pubblicitari inutili, al limite della spazzatura proprio: come  prodotti di bellezza improbabili, oppure argomentazioni sull'età, la calvizia e disfunzioni erettili, o ancora tentativi di vendita di prodotti di para-farmacia senza ne arte ne parte, e via così...

Non dico di essermi pentito nell'aver liberato i commenti, ma ora sta diventanto pesante, noioso e soprattutto fastidioso; dover perdere diverso tempo nella e-mail a controllare tutte le notifiche di commento che ricevo per individuare quelle che non riguardano reali commenti e cancellarle. Dal 30 agosto ad oggi sono circa 40 giorni in cui il blog viene bombardato sui diversi post: i preferiti e  credo più facilmente sono recenti a cui nelle ultime 2 settimane sono stati colpiti anche i post più vecchi sparsi qua e là negli anni. Facendo dunque un rapido calcolo (con la calcolatrice ovviamente) 197 commenti spam equivalgono praticamente a 5 (ovvero 4,9 per la precisione) tentativi di inserimento di commenti spazzatura che ingenerano di conseguenza anche nella mia e-mail altrettante notifiche. Oltretutto più passano i giorni e più aumenta questo bombardamento, in un giorno sono riuscito a ricevere ben 18 notifiche tutte in una volta. Quantomeno per ora il filtro anti-spam di blogger funziona, evitando così di trovarmi i commenti pubblicati sul blog, ma trovandoli raccolti nell'apposita area "spam" nella sezione commenti, per poter essere scremati, qualora ce ne fosse l'esigenza che per il vero non c'è: è tutta immondizia!

Ho provato a ricontrollare le impostazioni del mio blog, ma a parte il controllo captcha non vedo altri strumenti per eliminare o limitare questi attacchi. Stando così le cose credo mi restino solo 2 scelte:

  1. rimettere il controllo e autenticazione dei commenti
  2. oppure... più drastico modificare il nome del blog! 

Quest'ultima è davvero una scelta drastica, ma comincio a pensare che sia davvero l'unica. Peccato però che non abbia idea di che impatto possa avere un'azione di questo genere sui vari collegamenti come gli iscritti/collegati ed i link correlati, ecc. Mi spiacerebbe perdere quelle poche persone che si sono legate al blog e soprattutto non vorrei sembrare il solito irrequieto che cambia in continuazione e diventa più molesto che interessante da leggere, cavolo non è passato neanche un anno da quando ho strutturato e compattato tutti gli articoli scritti su questo blog...
Mi prenderò ancora qualche giorno di tempo per riflettere e documentarmi su come poter ridimensionare se non eliminare questo problema ed a tal proposito se avete un qualsiasi suggerimento più o meno sensato, sarà ben gradito.

giovedì, ottobre 04, 2012

Sgradevolmente Nauseato

Decisamente è un periodo alquanto sgradevole. Non riesco a togliermi di dosso tutta una serie di sensazioni, sentimenti, situazioni che rappresentano, se non tutto di certo la maggior parte del peggio della vita di una persona. Non credo che sia questione di karma, e nemmeno di sfiga cieca; semplicemente è un momento in cui si stanno accumulando tutte conseguenze di azioni precedenti che poi non sono nemmeno le mie.
Il tentativo si fa, cerco di stare a galla, quel tanto che basta per state al minimo sopra il livello  per poter respirare, ma come nelle sabbie mobili più ci si agita e ci si dimena più si affonda, e nel mio caso più mi sembra che le cose mi sovrastino. In questo momento sto così: annaspo per cercare di avere quel tanto d'aria che mi serve per sopravvivere, ma più mi agito e più mi sbraccio più l'aria viene meno. Vittimismo? Sinceramente non credo, non penso che il mondo ce l'abbia con me, ma certamente faccio fatica, tanta... troppa. Se poi considero che non sono l'unico in questa situazione, non riesco nemmeno a sentirmi meno sofferente per il mal comune, anzi mi sale quel senso sgradevole di nausea, costante e persistente alla bocca dello stomaco.

Non passa giorno che non ci sia qualche cosa che scurisce l'umore già precariamente grigio.

Tutto in questo momento fa brodo: una volta la famiglia, una volta il lavoro, una volta l'amicizia, c'è sempre qualcosa che che incrina la giornata e capita anche che si sommino uno con l'altro. Novità? Ovviamente non è cosa nuova, capita in continuazione ad un sacco di gente; non sono l'unico ed è proprio per questo che sale progressivamente questo senso sgradevole di nausea che mi accompagna ora dopo, giorno dopo giorno. Ed è così che l'entusiasmo si spegne, l'intraprendenza si perde per strada, e nonostante possano arrivare input più positivi questi non sono sufficienti a scalfire la corazza di ribrezzo che tutto il resto a creato. Come una spirale negativa non si riesce a trovare modo di risalire, ci sono solo giornate meno indecenti e meno nauseabonde, quindi la caduta rallenta... ma non si ferma. Impressionante come la consapevolezza di non essere l'unico non mi sia di conforto, anzi fa da catalizzatore ed aumenta l'obbrobrio che provo già in prima persona, alimentato anche dal malessere degli altri. Le ultime speranze si spengono lentamente, non riuscendo a vedere la fine della caduta o la tanto declamata "luce in fondo al tunnel", non c'è più aspettativa, nemmendo cercando di ambire ad una condizione migliore perché non la si trova più nemmeno tra chi ci sta vicino.

Insomma, che si può fare? A leggerla così l'alternativa è scontata: buttarsi da un ponte con la pietra in braccio, piuttosto che farsi travolgere da un treno o un tir, ma per la verità non è certo questo che risolve, anzi, ed oltretutto sarebbe pure da vigliacchi. Un vecchio detto recita che se non li puoi battere ti ci devi alleare, ma non sono così convinto che migliorerebbe la qualità della vita in questo momento, potrebbe essere solo un flebile palliativo e non una soluzione, e poi allearsi con chi che non si riesce neanche a capire chi sta meglio o peggio di noi stessi. Quindi... quindi mi sa che non resta che cercare un buon digestivo, il perfetto "stura lavandini" per cercare di mandar giù tutto questo schifo e cercare di riprendere da qualche parte, cercando di non rientrare in una spirale nauseabonda come quella che sto vivendo io in questo momento. Mi domando se ancora qualcuno c'è che vede il bicchiere mezzo pieno.

lunedì, settembre 17, 2012

Frustate Di Frustrazione

E' un periodo così! Non passa giorno che non vengo psicologicamente frustato. Ogni situazione si trasforma in un piccolo tormento, ogni parola pesa come non mai, ogni azione sembra portare solo conseguenze negative o poco gratificanti. Per dirla tutta non mi sento vittima, ma sono settimane che profondo energie con continuità e costanza, ma non ne vedo i frutti o per essere più preciso non ne vedo alcun effetto. Ogni intenzione di essere presente e reattivo si dissolve a fine giornata come neve al sole. Cerco di mettere ogni tassello al suo posto, di rendere meglio ogni volta il concetto degli scenari in cui ci si trova, ma ho sempre la sensazione di non riuscire nel mio intento, di essere sordamente ascoltato.
Non sono di quelli che all'occasione non fa mancare la tipica frase "te l'avevo detto!", ma dipanare le matasse giornaliere diviene difficile senza supporto e senza ascolto, quando poi si arriva al momento temuto che si presenta esattamente come le tue paure di avevano fatto parlare ed agire, non riesco a non pensare "l'avevo detto!". Così ogni giorno arriva la frustata che demolisce il mio umore. Mentre qualche mese fa era limitato in certi contesti e in certi ambienti e quindi tutto sommato sopportabili e gestibili, ora accade anche in altri, aumentando in questo modo la mia frustrazione. Per quanto mi sforzi di trovare il senso dei miei intenti, per quanto cerchi di mettermi in discussione, per quanto cerchi altri punti di vista non riesco a sollevare la testa ed ogni volta, per ogni contesto ricevo solo la frustata di indifferenza, di impossibilità ad essere preso in considerazione quel tanto che basta a poter aprire dei tavoli di confronto e nuovi dialoghi. Ogni giorno ricomincio da capo a ricomporre le tessere di un puzzle infinito che non termino mai, ma che ogni giorno si smonta completamente; non vedo mai una volta questo puzzle parzialmente intatto, si sfalda ogni sacrosanta volta che provo a rimetterlo insieme. Frustrante. Con questo non è che mi farò fermare, sono come uno stupido mulo, vado avanti o resto immobile per quanto la mia testa mi dirà di comportarmi in quel modo. Ma questo atteggiamento è faticoso proprio perché non produce risultati, perché non interessa a nessuno dove va questo mulo o perché se ne sta fermo.
Non è la prima volta che mi trovo in questa situazione, ma non ci faccio mai l'abitudine. Rispetto ad altri contesti conflittuali, questo in cui la sensazione di incompiuto è più persistente e la mancanza di tangibili risultati, mette sempre a dura prova l'autostima, non concede certezze di operare nel verso giusto o non aiuta al raggiungimento della consapevolezza di aver sbagliato e potersi correggere per il futuro. L'inconsistenza dell'operato giornaliero e quel barcollare senza meta in mezzo al nulla sfiniscono e frustrano lo spirito.
Diventa così sempre più faticoso alzarsi la mattina e iniziare una nuova giornata, solo la tenacia e la caparbietà di voler vivere una giornata diversa dalla precedente mi danno quel minimo di energia per incominciare... ma poi arrivano le frustate gratuite, superficiali, distanti dalla tua quotidianità che ti smontano, e come un mulo bastonato, resto lì a prenderle senza fiatare, immaginando una giornata successiva meno peggiore di quella odierna. Frustata dopo frustata mi sarei aspettato di averci fatto il callo e di sopravvivere meglio a questi momenti, ma questo callo non c'è, non si forma. Le frustate mi lacerano poco a poco e mi rendono solo più insensibile alla mia vita. Frustrato torno ogni sera a casa, senza aver visto o goduto di un risultato positivo, si salva solo la dignità dell'uomo che non può negarsi di averci provato e di non aver rinunciato, ma è magra consolazione in periodi come questo. E poi... e poi penso a quelli senza lavoro, a quelli malati seriamente, a quelli che stanno peggio di me e, non mi si risolleva il morale, mi rendo solo conto che nonostante sia un privilegiato, un fortunato, in fin dei conti sono solo un uomo.

domenica, settembre 09, 2012

Se Non Ti Riguarda...

Che dire... sono rimasto senza parole, o quasi... Per carità sono stato al telefono per oltre 20 minuti per darle sostegno, per cercare di dare un senso a certe emozioni e per affrontare quelle notizie, ma non è facile.
Da sempre mi ritrovo ad ascoltare le emozioni, i pensieri, le paure, le angosce e le ansie degli altri ed ogni volta cerco di trovare le parole giuste per tenere la conversazione nella giusta direzione e nella giusta prospettiva; non mi sento un prete o un profeta o un santone , non ho le risposte giuste, ma ci provo ad alleviare il peso che sento negli altri. Sarà la mia indole protettiva e di ottimista, anche se non si vede mai, con l'aggiunta di una buona dose di razionalità che mi permetto di analizzare con i miei interlocutori del momento le situazioni che mi raccontano. L'educazione che ho ricevuto mi permette anche un livello di riservatezza non indifferente, tale da potermi gestire anche nelle situazioni più impensate. A volte penso che sia facile per me fare, come dico spesso, il fratello maggiore, e comportarmi così da confidente e supporter: in fondo non riguarda me, non mi tocca in prima persona; posso essere più lucido ed oggettivo e non lasciarmi coinvolgere dalle passioni e dalle pulsioni emotive. Ma giornate come questa che stanno diventando un po' troppo frequenti, mi rendo conto che non è così come ho scritto. Mi riguarda, eccome se mi riguarda. Non serve andare a guardare lontano, e molto a vicino a me sono accadute cose di ogni tipo, e involontariamente le ho vissute quasi in prima persona. Sin dai tempi dell'oratorio ero quello che ascoltava le confidenze di amanti tormentati dai loro amori giovanili, delle gelosie, antipatie invidie tra amici e amiche; anche più avanti nelle scuole mi sono ritrovato a sentirmi fare confidenze sulla famiglia o su qualche parente, arrivando sino a oltre la maggiore età in cui ho amato, odiato e vissuto le storie mie e degli altri, ma non mancavano le occasioni in cui mi si veniva a raccontare, sfogare, gridare, piangere il dolore, la sofferenza e la paura che ognuno viveva. 

Oggi è accaduto di nuovo!

Avrei dovuto concentrarmi sul lavoro che mi ero portato a casa, ma ho dovuto prendere tutta la mia esperienza e sostenere chi mi ha chiamato e non di meno sostenere anche me stessp. Ed è così che non sono più riuscito a concentrarmi. E' un bel dire: "non ci pensare vedrai che le cose si sistemano", oppure "tanto noi non possiamo fare nulla se non essere presenti come e quando si riesce", o ancora "non lasciarti sopraffare dall'angoscia o dall'ansia o dalla paura che sia, cerca di di essere positivo"... Anche in questo caso non è toccato a me, ma non è andata per niente lontana. Sono mesi che rimbalzo da un'amicizia a un parente più o meno vicino, a qualcuno conosciuto da qualche mia amicizia per tornare vicino alla famiglia, come 8 anni fa, come 4 anni fa...

Ancora una volta di più cercherò di non dare per scontato che se qualcuno fa vita dissoluta e sempre improntata al divertimento, lo faccia perché è solo superficiale... potrebbe farlo per evadere da una vita meno gioiosa e cercare rifugio nel disimpegno. Già perché non tutti affrontano le brutte notizie e le brutte situazioni allo stesso modo. Per quanto mi riguarda oggi apparentemente ho tenuto botta, ma un dettaglio mi ha spaventato a morte e in pochi millesimi di secondo ho pensato le cose peggiori, ma dovevo stare calmo e dare sostegno alla controparte della telefonata. In parte mi ero già preparato, e mi auguro che molte situazioni si risolvano per il verso giusto, altrimenti dovrò iniziare nuovamente a cercare le vie giuste per raggiungere una delle mie destinazioni. E' facile parlare e dare l'impressione che le soluzioni sono a portata di mano o che sembra un gioco da ragazzi modificare il proprio carattere per far fronte agli imprevisti della vita, ma in realtà siamo bravi a dire e fare così solo perché non ci riguarda... ma a ben vedere ci riguarda sempre, siamo noi che non vogliamo credere che "il male" è sempre troppo vicino a noi... facciamo finta di niente, tanto non è a noi che tocca direttamente... e se così fosse invece? Sapremmo cosa fare e sapremmo ascoltare quello che ci dicono gli altri? Che effetto ci farebbe? Penseremmo a quel punto che parlano facile solo perché non li riguarda?

Io comincio a sentire il peso delle cavolate, la mia vita si sta inspessendo sempre di più e non di facezie, ma di responsabilità dirette e indirette: e pesano. Quindi perdonatemi se non sono stato troppo lineare in questo post, ma i pensieri, tutti, si sono affollati e non riuscivo più a trattenerli e tanto meno a dargli un ordine ben preciso. Son qui a scrivere e ancora sto pensando da che parte cominciare e come fare a trovare soluzione e sollievo per tutti... ma non ho questo potere: già è difficile sostenere se stessi, figuriamoci a sostenere tutti coloro a cui siamo affezionati. Eppure al prossimo sfogo, lo so già, rimetterò la camicia del fratello maggiore e cercherò le parole "salvagente" anche se per pochi istanti, mi auguro avranno quell'effetto. Ma ora non ne ho, quanto meno non ne ho per me e ne conosco anche il motivo: perché mi riguarda! Mi riguarda sempre!

giovedì, maggio 31, 2012

Non Mi Diverto Più

Oggi ho fatto una amara scoperta.

Giornata sconclusionata è vero, credevo che fosse come tante altre, ed invece con il passare delle ore uno strano malessere, inizialmente mentale e progressivamente anche fisico mi ha assalito e sovrastato. Poi... Come un fulmine a ciel sereno, una telefonata ha fatto svanire tutto, ahimé, per pochi minuti giusto la durata della chiacchierata via etere.

Catapultato momentaneamente in un mondo parellelo fatto di "frutta candita" in cui pecore, dolcetti al gusto di carote (non chiedete per favore) e gnomi magici sono riusciti a farmi dimenticare il malessere che si era accumulato. Tra disegni e dialoghi dell'assurdo che ricreavano volendo un atmosfera un po' bohemienne, mi sono sentito liberato da troppi macchiavellici pensieri che si sono affollati e accumulati nelle ultime 8 settimane.

Terminata però la telefonata il ritorno alla quotidianità è stata devastantemente incontenibile facendomi cadere nella consapevolezza, sino a quel momento negatami dal mio inconscio, del fatto che Non Mi Diverto Più!

Ora il malessere è persistente, ho la nausea, la testa pesante ed i pensieri sono frastornanti, piccoli errori che si sono sommati negli anni oggi culminano in uno stato di inquietudine, costante e greve.

Pazienza.

Forse ci saranno migliori che mi faranno ricredere
Ma sinceramente temo che non sarà così.

Intanto ripenso agli gnomi magici ed ai dolcetti alla carota

mercoledì, aprile 11, 2012

Speriamo Non Sia Così

Sono alcuni giorni che sono tormentato, e rispetto a qualche giorno fa, non c'è un motivo ben preciso. Non so bene a cosa sia dovuto, ma quando sono pervaso da questo tipo di sensazioni non marca bene. Aleggiano troppi pensieri oscuri, come dei flash di vita futura che non prospettano nulla di buono. Un solo pensiero mi gironzola per la capoccia vuota: "saranno tempi duri" e non solo limitatamente al lavoro, anche nella vita di tutti i giorni comincia a diventar pesante l'aria; le spese aumentano, gli imprevisti si accastatano uni sugli altri, stravolgimenti lavorativi (e ringrazio di averne uno!!) che ti lasciano nel limbo per giorni se non settimane. Un nervosismo di base serpeggia nelle mie giornate, anche perché partecipando, seppur indirettamente, alla vita di altri, è palpabile l'umore grigio e mesto che si condivide e si vive da un po' di tempo a questa parte. Alcuni cercano di trovare modo di impegnare le proprie giornate, chi con attività di formazione, chi di educazione fisica, chi scomparendo nelle letture preferite, chi nella musica suonata od ascoltata, chi sul non tanto più fantastico mondo virtuale di internet; ciononostante al ritorno alla realtà le cose non sono cambiate, anzi è ancor più forte il senso di frustrazione per la netta differenza tra le realtà ricercate e quelle vissute.
Spesso l'ho detto, ed ancora lo ripeto, mi sento una persona fortunata, ma la mia empatia sta arrivando agli sgoccioli. Mentre un tempo mi rasserenava la miglior vita deglia altri, vedendola come un possibile traguardo da raggiungere, ora mi rendo conto che forse non era tutto così bello e affascinante come poteva sembrare. Le brutte notizie si susseguono, e nemmeno nei giorni di festa i media ci danno tregua. Fuggire, evadere, svicolare diviene sempre più complicato: spegni la TV per non sentire brutte notizie, e l'amico ti racconta della disgrazia propria o di qualcuno vicino; accendi la radio per sentire un po' di musica per dimenticare per qualche momento lo schifo della giornata, e passa la notizia/commento di qualcuno su nuove tasse o di qualche incidente; vai in palestra per sfogare la tensione e cercare di svuotare la mente e senza volere senti negli spogliatoio dire di qualcuno che nenache 50enne è passato a miglior esistenza. Esci di casa e gente litiga per la fila, discute per l'ultimo pezzo di pizza o chissa che altro.
Le sensazioni non sono per niente buone (che per caso già l'ho detto??), e per di più ci si sente impotenti anche nelle piccole cose, viene a mancare la fantasia per sollevare il malumore di qualcuno, o ancor peggio ci si prova ma gli scarsi risultati demoralizzano ancor di più. Al momento sto attendendo solo che passino i prossimi 13 giorni, così da poter scappare al 14mo e prendere il cammino di casa, augurandomi che le potenziali tappe lungo il viaggio si rivelino migliori delle sensazioni di queati giorni. Ma per ora, quel pensiero resta, me lo devo tenere, come sempre piangere dentro, per non farsi vedere deboli, fare buon viso a cattivo gioco per non dare adito a strane supposizioni. Questa aria grigiomesta speriamo non duri troppo.
Siamo in pieno aprile, il mio mese, e quest'anno non mi sta dando nessuna soddisfazione!
Che dire non resta che sperare che non sia così come me sento addosso, come un vestito troppo corto e stretto, scomodo e fastidioso... già speriamo non sia così.

domenica, aprile 01, 2012

Corpo Nero


Senza luminosità assorbo luce
Con infinitesimo spiraglio
Non restituisco nulla
Ingurgito brillantezza
Non vivo, immobile resto
Maggiori sono gli stimoli
Ancor più resto indifferente
Di energia mi alimento
Sono sì quello: il Corpo Nero
Dunque non stimolarmi
Perché non ti darò nulla
Nella teoria esisto
Ma nella realtà sono ben diverso
Non stuzzicarmi
Potrei stupirti e bruciarti
Insomma in quanto Nero
Lasciami stare
Potresti farti male.
Nero sono e Nero resto
Non chiedermi di essere altro
Corpo Nero io sono.

sabato, marzo 31, 2012

Nera Anima

Come la pece più nera oggi la mia anima si è lordata del peggio con cui potessi corrompere me stesso. Nonostante tutti gli sforzi nulla è valso a qualcosa per nettare quanto di più nero alberga dentro di me. Inutile mettere, rimettere, cambiare, scambiare maschere per nascondere quello che in realtà compone il me medesimo che non amo ma che sono. Come un fiume in piena non mi sono frenato contro nulla e contro niente, solo l'assenza del soggetto che avevo nelle mire ha evitato il peggio che non avrei scansato e che solo parzialmente completerò nel prossimo futuro. Niente più regole, niente più educazione spirituale, nulla più da meditare, zero scrupoli, solo tanta formalità e falsa cordialità che ha radici nelle mie origini. Falsità, ruffianeria, sarcasmo e tanta bile saranno le componenti della mia quotidianità che senza indugio mangerò digerirò e vomiterò ogni infame istante. Orgoglioso della mia verminosa anima, striscerò attraverso i meandri più oscuri e lerci che potrò trovare, trovando forse così conforto nella moltitudine di inetti che mi attornieranno e con i quali finalmente potrò scontrarmi senza inibizioni e freni del senso comune della decenza, liberando tutta la mia ignobile e indecorosa indole. Fiumi di parole ho vomitato per quasi quaranta minuti senza freno, senza ritegno senza rimorso dando libertà ad oscenità ed empietà delle peggiori acclamando e lodando le peggiori caratteristiche della vergognosa, meschina, vigliacca umanità. Ne sono parte integrante, ho tolto la tonaca da falso santo per dimostrarmi quello che sono a tutti gli effetti: un meschino inetto omuncolo, peccato solo non aver potuto menare le mani e concentrare così le mie ire funeste sulle peggio torture fisiche che potessero venirmi in mente. Nera anima sono, ero e sarò, non è mai bastato il raziocinio per tenere a bada la violenta mia indole, rimpiango i giorni in cui mi concedevo al prurito delle mani, ma forse tra pochi giorni potrei oltrepassare nuovi limiti e lordare le mie mani delle peggiori azioni verso qualcuno, la galera a questo punto non mi spaventa, vigliacco come sono potrei nascondermi alla vita ingabbiato in qualche prigione a confrontarmi e subire la peggior specie umana come me. Vomito pensieri lordi di indecenza e pregni di disumana volgarità, non mi contengo non mi trattengo, rabbiosamente odio la mia razza, gli inetti, gli ignoranti ed i gretti di spirito. Nero come il carbone, nero come la pece, nero e puzzolente come il bitume sono, ero e resterò per il resto della mia miserabile esistenza.
Che questa sera nessuno osi guardarmi, potrebbe trovarsi travolto da un quintale e più di furibonda rabbia e dalla pura violenza, la mia mente oscura cerca solo sollievo nella distruzione, demolizione, nell'annientamento di quanto sia in contrasto con il mio schifoso umore.
Non reggo più la costante ipocrisia di me stesso.
Lunedì prossimo svolterò e regredirò, tornerò nella mia oscura enigmatica introversione, senza più proferire parole non necessarie, lascerò il mondo a se stesso, evitando di esserne minimamente coinvolto, che ognuno salvi la propria di anima, che io ho già abbastanza da fare per rendere ancora più lercia la mia. E coloro che riterrò indegni della mia attenzione non avranno più modo di ascoltare la mia voce se non quelle poche asciutte emissioni vocali utili solo a evitare ulteriore confronto e dialogo. Non ho più interesse allo status quo dei molti, mi dedicherò al puro egoismo ed egocentrismo... che il mondo si fotta! Non mi merito nient'altro che la compagnia di me stesso, del resto dell'umanità non so più che farmene. Di viaggiare nell'animo umano ne ho abbastanza, direi anche troppo: troppo schifato, troppo inorridito, troppo deluso, troppo nauseato; di lerciume ne ho già a sufficienza per mio conto e di quello degli altri non ne voglio più. Mi sono già destreggiato a sufficienza nelle feci e negli escrementi altrui, credo sia giusto cominciare a spanderne di mio in giro. Da vigliacco rifuggo la realtà, evito la lotta ed il confronto, viscido scivolo sotto i piedi di tutti per diventare zerbino e restare così a galleggiare e prima o poi affogare nel torbido, offuscato me stesso. Non statemi a tritare i cosiddetti, lasciatemi in pace e proseguite per il vostro cammino che io andrò per la mia strada senza sentire la vostra mancanza. Mondo fottiti.


mercoledì, marzo 14, 2012

Sbiadito Passato

E' un periodo particolare. Lo scenario economico e sociale è come in uno stato di caos tale per cui diventa sempre più complicato vivere la quotidianità. Il timore di restare senza lavoro, il dover fare i conti ogni momento per essere certi di arrivare a fine mese, dare conto all'humus sociale nel quale siamo inseriti per qual si voglia motiviazione. Non passa giorno che nel guardarmi intorno vedo un formicolante movimento, oserei dire oramai ripartito 50-50 tra realtà e virtualità telematica, in cui ognuno di noi e assorbito, per non dire fagocitato, in una quotidianità distorta in cui tutti noi non facciamo che proferire lamentele più o meno accese, più o meno convinte, più o meno ragionevoli. Un costante borbottio compensato di tanto in tanto da facezie di poca gratificazione nell'estenuante ricerca di un benessere che si sta dimenticando.
Ogni nuovo uso e costume viene preso a giustificazione per le azioni, che sempre più egoistiche, intraprendiamo per soppravvivere alla giornata. Ogni pretesto di evasione o di scarico di responsabilità viene colto immantinente per non dover troppo riflettere sulle implicazioni dirette e indirette. Non nego che ci siano situazioni tali per cui diventa  impossibile non lamentarsi o trovarsi in disagio, ma è pur vero che rispetto a 15/20 anni fa sta venendo a mancare il senso accomunamento, di partecipazione e condivisione, oltre coscienza della realtà storica che stiamo vivendo. Saranno forse ricordi sbiaditi del passato, distorti, che ho della mia vita, ma sono quasi certo che quando avevo 19 anni la vita era più vita. Le persone ancora tenevano rapporti "umani" gli uni a contatto con gli altri, c'era il piacere di stare insieme anche solo per condividere situazioni scomode comuni, oltre che quelle più gioviali; c'era la ricerca di comunanza per vivere meglio concedendosi lo scambio e l'unione di esperienze gratificanti non solo nello stomaco ma anche nello spirito.
Oggi mi pare che ognuno di noi se ne stia per proprio conto limitandosi al contatto e convivenza con gli altri solo per comune tornaconto, o per non sentirsi estromessi da occasioni che sembrano irripetibili, ma che il più delle volte vengono reiterate per mancanza di fantasia o di indipendenza di pensiero. 
Insomma se tornassi indietro con l'esperienza di oggi credo che godrei ancor di più dei vantaggi di quell'epoca; daccordo sembra un discorso legato forse ai maggiori soldi ed alla maggior stabilità, ma per il vero quello che non c'era all'epoca era la sconsiderata grettezza odierna delle persone, che hanno la mente, lo spirito rivolti solo a trovare modo di essere i più furbi anche a discapito degli altri.
E' altrsì vero che ci sono piccole sacche sociali ed economiche in cui, come paradisi antichi e perduti, si riesce a trovare quel sano equilibrio della vita quotidiana, peccato solo che siano sempre meno e sempre più ridimensionate. Non mi resta che accontentarmi e suggere della ricerca di questi piccoli paradisi. E scusate lo sfogo.

mercoledì, febbraio 15, 2012

Fase Calante - Il Canto delle Sirene

Questo è uno di quei periodi in cui capita di non trovare un senso alle cose, uno di quei momenti in cui non si riesce a trovare la motivazione per proseguire, dove mancano gli stimoli che ti fanno scendere dal letto la mattina per andare verso una meta che abbia un significato o che dia soddisfazione il solo perseguirla.
Spesso si sono presentati periodi come questo ed il più delle volte hanno portato a svolte più o meno importanti, indirizzando verso scelte anche rilevanti alle quali poi non ci si può nascondere e bisogna prendersene la responsabilità. C'è stato un tempo in cui queste svolte mi davano l'impressione della fuga, ma negli ultimi tre anni credo di aver maturato invece la consapevolezza che non era scappare da qualcosa o qualcuno a gambe levate. Nella mia indole peculiarmente razionale, sono state ponderate tutte le variabili di cui potevo disporre arrivando ad una conclusione determinando una scelta.
Più passa il tempo e più mi rendo conto che sono una persona che ha bisogno di stimoli, sfide e motivazioni per affrontare ogni giorno. Non è importante da quale parte arrivi l'incipit, da altri o da me stesso, basta che ci siano i presupposti per perseguire un obbiettivo e raggiungere un traguardo; potrebbe sembrare che mi stia riferendo al lavoro, ma non è così, è una condizione a trecentosessanta gradi, partendo dalla sfera personale, attraversando quella sociale sconfinando sino nel lavoro.
Soffro di iperattività da obbiettivi! Non riesco a restare immobile nella stessa condizione per troppo tempo, soprattutto quando questa sfiorisce nella stabilità e immobilità di se stessa. Mi ritrovo costantemente nella situazione di dover aver obbiettivi che se non mi sono posti, me li pongo da solo per non soffrire di apatia e noia. Così è stato da quando mi si è concessa l'indipendenza delle mie scelte, dove questo non significa voler eccellere in qualcosa o sovrastare qualcuno, ma solo non dover ammettere di non aver più nulla da imparare, non aver più margini di miglioramento, non poter aver modo di vivere ed assorbire nuove esperienze.
Questa fase calante dunque mi porta a cedere alle tentazioni e alzare nuovamente lo sguardo verso nuovi orizzonti, alla ricerca di qualche chimera se non di un miraggio nuovo da inseguire, fosse solo per non sentire la grevità dell'immobilità. Negli ultimi ventotto mesi le energie erano rivolte verso un'opportunità concessami e che ho voluto cogliere anche per sanare una situazione negativa; ora però pian piano sta sfumando l'interesse e poche sono le porte ancora da aprire per concludere questo progetto in cui mi sono addentrato; ancor peggio i segnali non sono confortanti, i percorsi al momento sono tutti vicoli ciechi, quindi sento la necessità di rialzare gli interessi, e come qualche anno fa ora è più forte l'aspetto personale e sociale, accantonato dispettosamente per incapacità di assuefarmi ad un contesto poco gradito. Inconsciamente lo sguardo si è già portato verso nuovi interessi e obbiettivi andando a discapito di quel poco che resta dello scenario attuale. Ma lo so... è così, seppur con un giudizio opinale, ritengo di dover andare oltre e senza rammarico lasciare quanto costruito in questi ultimi mesi. Forse solo una sferzata improvvisa e inebriante potrebbe distrarmi dalle nuove sirene che sento cantare... 
Ma anche no!
In fondo qui dove mi trovo ora non sento ne rispetto e senso di appartenenza, tanto vale riprendere il vagabondare per nuove mete.

venerdì, febbraio 03, 2012

La Spugnetta... Dov'è?

Mi serve la spugnetta... 
Qualcuno l'ha vista? Ehi?!! Avete visto la mia spugnetta?
Speravo che passasse presto, ed invece sembra una spirale negativa, interminabile, senza fine. Non riesco a capacitarmi come possa essere. Più passano i giorni e più peggiora la situazione; non riesco a stare dietro a questo buco di casa, non riesco a passare in tintoria a ritirare 4 pezzi che avevo portato da lavorare, non riesco nemmeno ad andare l'ultima mezz'ora di visite disponibili dal dottore per prendere atto degli esami del sangue; a fatica sono riuscito a trovare un'ora di tempo per andare a rinnovare la patente prima che mi scadesse. Sono sempre assorbito da mille pensieri che si raggruppano come nubi scure nella mia testa ma a cui non riesco dare un senso, un significato. Le settimane si susseguono e meno sono confortato di come va il mondo e la mia vita. 
Mi serve la spugnetta... l'avete vista??
Tanti, troppi i segnali negativi, per ora ancora uno stipendio ce l'ho, ma tra qualche mese? Sto in salute (forse) ma per quanto ancora, visto che in un niente ti ritrovi con una qualche malattia strana che ti mangia alla sfinimento emotivo, nervoso e fisico, come accade a troppi che mi stanno intorno. Due anni fa avevo dei propositi ed un progetto, ma sta svanendo tutto, in questa mutevolezza delle cose, della vita sembra che non si riesca ad avere un progetto, perorarlo, inseguirlo, figuriamoci raggiungerlo...
Che per caso la spugnetta l'ho lasciata a Torino?
In questi ultimi giorni sono tormento, preoccupato e malinconico. Vorrei avere qualcosa di veramente mio, avere qualcuno accanto, ma come fare se non ho fiato ed occhi per arrivare a fine giornata. Mi dicono esci fai qualcosa divertiti, distraiti, ma come fare quando ti bastano a mala pena i soldi per arrivare a fine mese (beato me! c'è chi non ne ha proprio), come fare quando non fai in tempo a terminare la cena che crolli sulla sedia con gli occhi che si chiudono dalla disperazione della giornata passata.
Niente nèh? Non è a Torino la spugnetta, davvero non sapete dov'è?
Vorrei sdraiarmi da qualche parte chiudere gli occhi, lasciare che i pensieri scivolino via, uno a uno e che andassero per la loro strada e starmene così all'infinito senza "nubi" in testa e stare immobile in eterno senza tempo, senza preoccupazioni, senza crucci, senza niente... come un sonno perenne. Ma non si può fare non sarebbe dignitoso ne rispetto verso chi sta peggio, in fondo mi serve solo sta benedetta spugnetta. Che poi è così che andrà a finire, appena la trovo, tutto diventa più limpido, pulito e palese; con un bel colpo di spugna mi toglierei questi piccoli macigni di dosso, farei un po' di pulizia nella testa, inizierei a vedere la fine del tunnel con in fondo la luce che schiarirebbe il tutto diradando le nuvole.
Ma non è che la spugnetta è al suo posto mentre io la cerco in ogni dove?
Ancora un giorno e poi posso spegnere tutto, chiudere gli occhi, stendermi sul letto e non alzarmi per 2 giorni e dimenticare il mondo, e forse a quel punto troverei 'sta benedetta spugnetta e darei una bella pulita a tutto quanto.
Comunque se trovate la spugnetta prima di me fatemelo sapere, grazie!
Ed intanto torno all'antico e quando sono al limite mi faccio un paio di bicchieri di quella bianca con il ghiaccio e prendo fiato almeno per quei 10 minuti.
Dai su ridatemi la spugnetta... ne ho bisogno!

martedì, gennaio 17, 2012

Sogno: Un Buffo Futuro

Era da parecchio tempo che non accadeva, si forse c'erano stati degli accenni, dei tentavi che non si sono completati, ma questa sera finalmente un altro sogno ad occhi aperti, sempre guidando l'auto nel buio della provinciale viaggiando spedito (forse troppo) e come al solito mentre sono solo mentre ritorno a casa, fa addirittura specie che accada sempre in questo tipo frangente...

"Un giorno lontano, in un luogo non specificato catapultato in una diversa realtà. Molti colori corpi piccini con sopra i capoccioni (mi sembra quasi di essere in un manga giapponese). L'atmosfera è scherzosa, ironica, allegra ma il contesto è serio seppur piacevole. Lei di fronte a me come una bella bambola animata con i suoi occhioni sgranati e brillanti con sotto un enorme sorriso; io di fronte a lei sereno e sorridente con lo sguardo sognante. Le mani uno nell'altra ed un movimento ne lento ne veloce come una danza del girotondo, mentre intorno il panorama è mutevole passando attraverso mille e nessun luogo, sempre ricco di colori ma dai contorni non definiti... la sensazione è quella di benessere, eterno e incontenibile, guardando attraverso quegli occhi grandi lucenti in cui si aprono paesaggio montani innevati, o spiagge morbide e calde da cui guardare nell'orizzonte di oceani sconfinati blu cobalto su cui risplende il sole... di sottofondo una dolce musica malinconica ma confortante che riscalda senza tristezza. Lei guarda me ed io guardo lei, la musica suona senza fine un motivo sempre uguale e mutevole allo stesso tempo come una colonna sonora. Il tempo che immobile scorre negli anni senza mai dar tempo di invecchiare, perché in quegli occhi tutto e fermo e cangiate allo stesso tempo. la dolce danza è interminabile, inebria ma non ubriaca, riempie senza nulla se non con i sogni di lei e di lui che si srotolano negli occhi una dell'altro... dissolvenza"  
[buffo scenario]

Il viaggio è terminato ed anche il sogno purtroppo, troppo corto... peccato nonostante fosse buffo mi piaceva parecchio. Così ora sono qui a scrivere di questo sogno ad occhi aperti di un futuro che mi piacerebbe vivere nonostante infantile e utopico (ma forse neanche troppo) scaturito dal connubio di un divertente sms letto troppo tardi e della muscia di sottofondo che passava alla radio (Adele in "Turnign Tables"). Ed infatti per ricreare un po' lo scenario ora mi sto ascoltando alcune canzoni della stessa artista approfittando dell'effetto "musa ispiratrice" per scrivere questo post.

Mi mancavano questi momenti sognanti ad occhi aperti, mi mancava poter scrivere qualche post uno di seguito all'altro. Forse è giunto il momento di far pace con il cervello e con me stesso.

domenica, settembre 11, 2011

Magia delle 7

Stavo per andarmene a letto, quando per chiudere la serata mi sono ascoltato una canzone per ultima e mi sono ritrovato qui a scrivere. Non so se per voi sia lo stesso, ma credo proprio di sì, ma a me capita che ci sono alcune canzioni che hanno un effetto devastante. Nonostante con sole 7 note di base e lo sviluppo di tutte le loro varianti, le innumerevoli combinazioni che possono produrre solo alcuni motivi musicali, uniti ad alcuni escusioni vocali che taluni cantanti hanno danno come effetto una specie di assuefazione e permeazione tale che non ci si scolla più di dosso. Che sia un motivo lento piuttosto che uno più energico, solo musicale o cantato diventano nostri a tutti gli effetti divenendo un elemento significativo della nostra energia, della nostra emotività, della nostra spiritualità, insomma creano una sorta di seconda pelle con cui ci muoviamo nel mondo. Non sto a fare un elenco perché ci passarei la notte, come ognuno di voi. Tolte le pietre miliari, che possono essere una 10 su per giù per ognuno di noi, l'elenco a ben vedere si allungherebbe tanto quanto sono i nostri anni di ascolto di musica.
Per me senza musica è quasi impossibile stare, potessi l'ascoltere anche sul lavoro ma ovviamente non è appropiato, almeno per il mio ambiente, ma per il resto della giornata ogni occasione è buona per accendere la radio o far andare un CD, come a comporre una colonna sonora del film della mia vita. Di base sarebbe molto una colonna sonora molto eneregica e dinamica, preferendo rock e discomusic anni 70 e 80. Ora che ci penso il periodo migliore della mia vita era proprio legato al maggio periodo di ascolto della musica che mi caricava per gli eventi della giornata, sull'autobus prima di andare a lezione, sul treno prima degli allenamenti o in auto prima della partia... Entrato nell'età delle responsabilità lavorative le occasioni sono diminuite parecchio, e la qualità della mia mia vita forse un po' peggiorata per questo, ma ho anche scoperto che seppure per solo 10 minuti dopo il lavoro la discomusic è un toccasana: fa dimenticare lo stress del lavoro e le fatiche della giornata caricando di adrenalina e dopamina il corpo e la mente. Sono solo 7 note con cui artisti producono sonorità e musicalità che vanno a scavare dentro di noi a toccare quelle corde che vibrano all'ascolto e che riverberano anche dopo, se solo iniziamo a intonare il motivo, l'effetto è lo stesso il nostro stato emotivo ed energetico cambia. Che poi è particolare come l'effetto sia in tutti i sensi, io ho parlato per me quindi in proiezione di energia e dinamincità, ma conosco persone che portano conse canzoni e musiche che amplificano l'effetto sentimentale talune volte in benessere perché evoca momenti piacevole, talaltre meno perché richiamano momenti meno giosi, ciononostante ci stanno dentro, ci rivestono come un guanto e difficilmente ce li possiamo togliere di dosso, ma credo che nemmeno vorremmo toglierci tali sensazioni date dalla magia di 7 note che si rincorrono si accavallano, si sovrappongono e si sfugogno tra loro. La mia vita è una colonna sonora, ogni musica richiama e prepara ad un evento, amplifica le emozioni di un sentimento antico o nuovo, detta i tempi delle mie esperienze passate.
Ve lo consiglio quando una giornata sembra insormontabile ed ha tolto tutte le energie, appena ne avete modo prendete il primo prodotto tecnologico che possa riprodurre musica e ascoltatevi la canzone che sapete vi prende e vi solleva da terra tanta è l'energia che vi trasmette, vi garantisco che ascoltata al giusto volume, il nero della giornata, mano a mano che scorre la muscia, scompare sino a diventare nullo riconcedendoci qul tanto che basta di umanità, restituendo quel respiro meno gravoso utile a finire decorasemente la giornata. Io lo sto facendo da qualche settimana ascoltando discomusic 70/80/90 e devo riconoscere che mi aiuta, quanto meno non mi addormento più sul piatto appena terminata la cena.


Si lo so sono banalità, ma non è nelle piccolo cose che si trova più facilmente soddisfazione?

mr.zugo

martedì, agosto 02, 2011

Evidenza Dei Fatti

Il mercato del lavoro è allo sfascio, molte città, le cui realtà economiche non hanno saputo essere lungimiranti e parsimoniose al tempo in cui occorreva, sono stagnanti se non in remissione come opportunità e tenuta dei posti di lavoro, ed una di queste temo fortemente sia Torino. Se pensavo ancora una volta di riuscire a tornare nella mia città, questa volta mi devo arrendere all'evidenza dei fatti: non è più possibile.
Posso solo sperare un domani, remoto domani (non prima di 36 mesi), di chiedere un trasferimento ma che difficilmente mi concederanno. Le oppotunità di lavoro si assottigliano (se come penso prima di 18 mesi non ci sarà un rinvigoimento delle opportunità), e non a caso altre persone a me care stanno considerando un cambio radicale di piazza per la ricerca di lavoro. Attualmente, senza ipocrisia, ho un posto di lavoro che molti sognano, per tanto non posso pensare di fare la solita testa di capitone e mollare tutto, solo perché voglio tornare a casa. Sarebbe una scelta irresponsabile e indignitosa, oltre che irrispettosa verso coloro che fanno fatica a trovare lavoro. Non sarebbe bello dire "me ne fotto e mollo tutto" solo per un capriccio personale.
E poi devo anche essere onesto con me stesso, la scusa di essere ancora da solo perché mi definisco zingaro ed apolide, non regge più; sento la mancanza di una compagna di viaggio (forse l'avevo scritto anche un paio di anni fa) e se non metto radici da qualche parte sarà ben difficile che possa pensare di farmi avanti con qualcuna, sereno e consapevole di non fuggire da lì a qualche mese per chissà quale colpo di testa lavorativo.


L'evidenza dei fatti è che devo mettere la testa a posto e iniziare una nuova vita, vera e diversa da quella del ragazzo sempre in fuga; devo ricalibrare esigenze e doveri da qualche parte nel mondo. Un mezza intenzione già ce l'ho, impegnativa economicamente e moralmente, ma sta maturando con una certa velocità e consistenza, per cui la trasmutazione da gitano a stanziale sta avvenendo in un modo o nell'altro.

Saranno i 40 che si avvicinano e il senso della solitudine aumentando ma comincio a sentir voglia di pantofole!

[aiuto no... vi prego non fatemi diventare un pantofolaio... aiuto]


mr.zugo

lunedì, luglio 25, 2011

Mi Perplimo

E' da qualche settimana che manco su queste pagine. A parte una connessione UMTS con chiavetta della compagnia telefonica "arancione" che mi da parecchi problemi, è un momento in cui avrei molte cose da scrivere: del lavoro, di gatti che mi assediano pacificamente a casa, delle aspettative di una casa a vivibilità migliore e molto altro ancora, ma è un dato di fatto che non riesco a mettermi davanti al PC a mettermi a scrivere. Ho ri-passato i soliti stati d'animo di chi vive da solo cavalcando strane euforie per poi fasi sommergere dal lievi depressioni. Una cosa però si è consolidata nella mia mente: comincio ad essere allergico ad internet. Ho provato a fare un elenco di quante registrazioni ho al momento sulla rete e di quante ne ho già cancellate: mi sono spaventato; non fosse per una moderata memoria e le liste scritte da qualche parte con tanto di pasword ci si perde in tutte queste "vite" moltiplicate sulla rete web. Dalla banca all'assicurazione dell'auto, dalla carta di credito alle prepagate telefoniche,d alle mailinglist private alle newsletter professionali, dai blog ai socialnetwork.


Più ci penso più l'idiosincrasia sale e sto attuando a spizzichi e bocconi una lenta pulizia sulla rete, riducendo al minimo ed essenziale. Poco fa ho fatto richiesta al supporto tecnico di questa piattaforma di cancellare il terzo account che avevo (il secondo era già stato soppresso qualche me se fa), e giusto 2 giorni fa è scaduto il domino sul quale avevo il mio sito amatoriale con cui ogni tanto giocavo. Tenetevi dunque pronti a ricevere qualche messaggio da qualche parte in cui vi do' nuovi ed ultimi recapiti del mondo web, sto invecchiando e non riesco più a stare su troppo e diverse piattaforme, duplicando e reinventando "stati", "fotoalbum", gruppi di amicizie, ecc. Ero arrivato al punto di sopendere e/o chiudere anche questo blog, ma mi è venuto il magone, per cui si è salvato. Seppur non scriva più con una certa frequenza qui ci sono gli ultimi 4 anni di pensieri e parole della mia vita, sarebbe un peccato dare un colpo di spugna così.
Non sto ad annoiarvi con altri pensieri più o meno sensati, concludo dicendovi che mi perplimo di come odiernamente i mezzi che ci consentono ci portano a stare a testa china o diretta ad un monitor piuttosto che tenere la testa alta e vedere chi o coa abbiamo di fronte.

Bene dopo questo piccolo delirio, mi riassento sino alla prossima occasione in tornerà una vena scrittoria più o meno lucida.

mr.zugo

venerdì, maggio 13, 2011

Una Notte Con A.

Una sera come tante... di ritorno a casa dopo una serata con gli amici, ma prima di rincasare ancora una birra per pensare agli errori degli ultimi giorni. Mi fermo al solito vecchio pub, oltretutto è tanto tempo che non ci andavo. All'OldAmerica istantanee ebbre di gioventù hanno riempito le serate con gli amici ormai dispersi chissà dove. Sono le 03.00 del mattino e mi siedo stancamente al bancone, da solo è inutile prendere un tavolo e sarebbe oltretutto anche triste. Saluto Vice, sempre al suo posto insieme agli altri soci del pub, sempre pronti ad accoglierti come uno di casa anche se non ti vedono da anni. Claudio mi guarda e chiede sorridendo "porrones?" io alzo gli occhi e lo guardo e gli rispondo "massì vada per un porrones, ma piccolo, da solo un litrò non ce la posso fare" e lui risponde "ok la solita media chiara allora". Dopo anni ancora si ricorda la serata dei porrones stillati da sopra i tavoli con noi seduti a terra a bere, che storia malta quella sera.
Ed è in quel momento che la ragazza che era a fianco a me mi guarda sorridendo e mi dice "ti sei dato alla pazza gioia?" io le rispondo "anni fa... ora sono più morigerato e con altri interessi, il porrones lo lascio agli sbarbatelli". E da lì inizia una piacevole chiacchierata di tutto un po' con lei che a dir la verità un po' stona in quel posto, troppo bella e troppo fine, ma in fin dei conti si viene da Vice proprio perché trovi ogni genere di personaggio ed è uno di noi, uno di casa comunque. Ad un certo punto ci rendiamo conto che possiamo anche proseguire la chiacchierata altrove, e tra una parola e l'altra, una battuta qua è là, anche a doppio senso, si finisce a casa sua. Manco ci siamo presentati, sta di fatto che la confidenza che si era creata al pub diventa intimità e si finisce con il ritrovarsi avvinghiati sul letto, prima con i vestiti e le bocche unite, e poi senza vestiti raccolti in libere effusioni ed entusiasti del tempo che condividiamo uniti, a contatto l'uno con l'altra. Le ore passano e non mancano le idee per non annoiarci tra risa sommesse, gemiti, coccole e gesti più o meno proibiti e lussuriosi. Lei è calda e fresca allo stesso tempo, non si stacca mai da me, come a cercare vita nel contatto tra la nostra pelle, le nostre labbra, ed io estasiato mi lascio riempiere del suo odore e dal suo calore, restituendo me stesso allo stesso modo. Ad un certo punto mi chiede di essere chiamata per nome "chiamami A." ed io non mi nego alla richiesta salutandola, presentandomi a mia volta.
Le ore passano e siamo ormai oltre l'alba e si è dormito poco; ad un certo punto sussurando lei mi chiede di andare via. Perplesso cerco spiegazioni con lo sguardo ma i suoi occhi si fanno tristi sino a quando dalle sua labbra escono queste parole "dovevo lavorare questa notte, ma non mi andavano i soliti clienti, volevo un uomo per me, per la me stessa che ero". Per un attimo fatico a comprendere le sue parole, poi forse penso di capire: l'accarezzo dolcemente e la bacio sulla guacia e le sussurro alcune parole all'orecchio dolcemente. La bacio nuovamente. Lei lentamente si ritrae, io mi alzo dal letto e mi rivesto senza fretta, quando sono pronto mi sporgo su di lei sul letto e le tiro le lenzuola sulle spalle, la ringrazio e la saluto. Lei contraccambia ma non si volta, mi avvio e quando sono sulla porta della camera sento la sua voce sensuale che dice: "grazie per aver amato A." Sorrido e surrando rispondo "grazie di esserti fatta amare" e mi chiudo la porta alle spalle.
Quando sono in strada è giorno fatto e suona la sveglia delle 09.45 della domenica mattina, un suono che parte da lontano, cerco il telefono che non è in tasca... eppure sento la sveglia, dov'è il telefono? In casa di lei?...
Apro gli occhi la sveglia del telefono suona, suona da sopra il davanzale di casa, sono a casa mia.
E' stato un sogno.
Già solo un sogno.
Però ho una strana sensazione, ancora intorpidito dal sonno, è come se sentissi ancora il profumo di A. sulla mia pelle... peccato che era solo un sogno, un sogno di una bellissima notte mai vissuta.


mr.zugo