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lunedì, settembre 15, 2014

Sono 10... ma Lui ancora c'é!

Se devo essere sincero ancora non riesco a crederci... oggi 15 settembre saranno 10 anni che è mancato mio padre. A me sembra solo ieri. Non vivo le stesse emozioni di 6 anni prima (Ricorrenze - 4 Anni).
Nel mio andirivieni tra Torino, Roma, Torino, Milano, Torino mi sembra sempre che solo qualche settimana fa sia mancato mio padre. Il tempo quel giorno si è fermato. Sono rimasto un uomo di 31 anni che ancora cerca la sua strada e nel farlo si affida ancor di più agli insegnamenti del padre. Non riesco a dare una spiegazione a questa cosa. In 10 anni sono successe un sacco di cose, ma è come se appartenessero ad una realtà diversa dalla mia, come se da un momento all'altro mi dovessi svegliare e ritrovarmi a luglio del 2004 e vedere mio padre in piena salute senza alcun problema. Possibile che si possa fare un viaggio onirico lungo 10 anni, in cui compaiono i capelli bianchi, in cui si fa a "botte" con la vita di tutti i giorni per sopravvivere, sputando veleno ad ogni criticità per poi risvegliarsi così e trovarsi in una vita oramai dimenticata?

Il tema è certamente ostico, quindi mi scuso se in alcuni pensieri divento illeggibile ed incomprensibile, ma veramente non c'è giorno in cui ho mio padre in mente in uno qualsiasi dei momenti che trascorro. Per spiegarvi meglio traggo spunto da un episodio di qualche settimana durante il viaggio di rientro da Milano a Torino in compagnia di Valter, compagni di viaggio quotidiano oramai, che seduto comodamente a fianco a me mi si mette a parlare di cibo, frutta, verdura, piatti, ecc. Così come nulla fosse non considerando per nulla la mia "pelle da leopardo" (di cui vi ho raccontato in un post precedente) così come se tutto fosse normale. A questo si aggiunga il fatto che mentre parlava di dove andava a prendere questo ortaggio piuttosto che quell'altro, per qualche istante io mi sono allontanato mentalmente ritrovandomi ad immaginare che in quel momento al mio fianco ci fosse mio padre che amava la campagna, la genuinità dei prodotti (proprio come Valter) e che fosse lui che mi diceva che sarebbe andato a Trötin a prendere fagiolini e melanzane, mentre sarebbe passato poi da Giuanin a prendere patate e carote, a da li a breve da Cesare per andare ad assaggiare il vino novello per poi decidere quante damigiane prendere... poi un cambio di tono della voce di Valter mi ha riportato alla realtà ed ai suoi commenti sulle bancarelle di Porta Palazzo.

Qualcuno mi sa dire se questo è normale o se sia un sogno e tornerò presto alla realtà e troverò mio padre in piena salute, o se sono impazzito?

Nonostante le emozioni contrastanti, passo la ricorrenza nel rispetto delle tradizioni ed a fine della giornata, faccio spallucce e torno alla solita routine, sapendo comunque che non mi serve un giorno ben preciso, perché essendo Ugo il figlio di Sergio, sono parte della sua essenza e vivo con i suoi preziosi insegnamenti, fiero che sia stato mio padre.

domenica, novembre 10, 2013

Regime di Austerity

Il sistema Italia è collassato, lo si vede ogni giorno nell'economia, nella politica, nella società.
Ognuno di noi guarda alla propria sopravvivenza senza badare più tanto agli altri. Le regole del buon senso e del senso comune paiono scomparse, tanto che tutti si sentono in diritto di avere ragione sempre e comunque, qualsiasi sia l'ambito, il contesto, il momento, il luogo e gli astanti con i quali si possano trovare a dover far da conto. A questo aggiungici la crisi ed ecco che il peggio di ognuno viene a galla per permettere a tutti di cercare quel minimo di sopravvivenza.

In più occasioni ho scritto di essere una persona fortunata, ed anche in questo periodo confuso e complesso non smetto di pensarlo. Ho un lavoro regolare, che molti altri non hanno, ho una famiglia su cui poter far conto, e non tutti potrebbero dire la medesima cosa. Quindi tutto sommato me la cavo bene, ciò non toglie che ci sono momenti più difficili ai quali dover far fronte, e per me sta per iniziarne uno abbastanza lungo.

Prima di proseguire a scrivere e condividere le ragioni che danno origine al titolo di questo post, ci tengo a dire (e proverò a scriverlo) che non mi sto lamentando perché devo iniziare a tirare "la cinghia", anzi proprio perché sono in una condizione di stabilità ritengo importante non sperperare le risorse economiche e di tempo in questioni, diciamo, accessorie. Insomma cerco di seguire la morale della formica e della cicala.

Quindi venendo al sodo, la questione è che per i prossimi 6 mesi, almeno, mi attendono delle spese accessorie (=leggi oltre alle spese fisse già onerose) di vario genere, talune di tipo personale legate alla salutate o al benessere in generale dicendo, tal'altre invece mi si rendono necessarie per una mia scelta perché ritenute rilevanti più altre. Mentre in passato ho moderato enormemente la spesa sul telefonino, oggi non posso non spendere per la sicurezza di guida dell'auto. Mentre in passato ho lesinato sugli acquisti di abbigliamento ed accessori vari, oggi non posso più attendere troppo nel cambiare gli occhiali da vista per garantirmi un benessere migliore ed evitare maggiori complicazioni in futuro. Mentre in passato mi sono negato qualche viaggio estivo per il mio piacere personale e culturale oggi non posso esimermi dal spendere per fare dei controlli per garantire la mia continuità di salute, specie a fronte di patologie che fino a 2 mesi erano a me sconosciute.
A queste si sommano quelle già precedentemente messe in conto ma significativamente importanti e necessarie parlando in termini economici: per risparmiare a volte occorre investire prima somme significative e qui stiamo parlando di abbonamenti annuali di vario genere. Insomma non che siano somme stratosferiche, ma proprio perché non voglio fare la fine della cicala ritengo opportuno sin da ora assoggettarmi autonomamente all'austerity per poter far fronte alle future spese con maggior serenità e tranquillità. Di conseguenza ogni uscita sarà ben calibrata e contenuta nella spesa, sfruttando appieno tutte le manleve economiche del caso di cui posso già disporre: meno cene fuori, meno birre da bere, meno colazioni al bar, meno sigarette (sperando di farcela), tariffe più basse possibili per i telefonini, meno di tutto insomma.

Come già spiegato nella premessa, mi ripeto, questo post non vuol essere uno sterile piagnisteo ma una condivisione del fatto che anche chi se la passa meglio è bene che abbia la coscienza di sapere distinguere dalla spese necessarie da quelle effimere e inutili, anche in rispetto a chi non può nemmeno fare questa scelta in quanto non può far fronte neanche alle necessità più significative come riuscire a comprare da mangiare.

domenica, settembre 09, 2012

Se Non Ti Riguarda...

Che dire... sono rimasto senza parole, o quasi... Per carità sono stato al telefono per oltre 20 minuti per darle sostegno, per cercare di dare un senso a certe emozioni e per affrontare quelle notizie, ma non è facile.
Da sempre mi ritrovo ad ascoltare le emozioni, i pensieri, le paure, le angosce e le ansie degli altri ed ogni volta cerco di trovare le parole giuste per tenere la conversazione nella giusta direzione e nella giusta prospettiva; non mi sento un prete o un profeta o un santone , non ho le risposte giuste, ma ci provo ad alleviare il peso che sento negli altri. Sarà la mia indole protettiva e di ottimista, anche se non si vede mai, con l'aggiunta di una buona dose di razionalità che mi permetto di analizzare con i miei interlocutori del momento le situazioni che mi raccontano. L'educazione che ho ricevuto mi permette anche un livello di riservatezza non indifferente, tale da potermi gestire anche nelle situazioni più impensate. A volte penso che sia facile per me fare, come dico spesso, il fratello maggiore, e comportarmi così da confidente e supporter: in fondo non riguarda me, non mi tocca in prima persona; posso essere più lucido ed oggettivo e non lasciarmi coinvolgere dalle passioni e dalle pulsioni emotive. Ma giornate come questa che stanno diventando un po' troppo frequenti, mi rendo conto che non è così come ho scritto. Mi riguarda, eccome se mi riguarda. Non serve andare a guardare lontano, e molto a vicino a me sono accadute cose di ogni tipo, e involontariamente le ho vissute quasi in prima persona. Sin dai tempi dell'oratorio ero quello che ascoltava le confidenze di amanti tormentati dai loro amori giovanili, delle gelosie, antipatie invidie tra amici e amiche; anche più avanti nelle scuole mi sono ritrovato a sentirmi fare confidenze sulla famiglia o su qualche parente, arrivando sino a oltre la maggiore età in cui ho amato, odiato e vissuto le storie mie e degli altri, ma non mancavano le occasioni in cui mi si veniva a raccontare, sfogare, gridare, piangere il dolore, la sofferenza e la paura che ognuno viveva. 

Oggi è accaduto di nuovo!

Avrei dovuto concentrarmi sul lavoro che mi ero portato a casa, ma ho dovuto prendere tutta la mia esperienza e sostenere chi mi ha chiamato e non di meno sostenere anche me stessp. Ed è così che non sono più riuscito a concentrarmi. E' un bel dire: "non ci pensare vedrai che le cose si sistemano", oppure "tanto noi non possiamo fare nulla se non essere presenti come e quando si riesce", o ancora "non lasciarti sopraffare dall'angoscia o dall'ansia o dalla paura che sia, cerca di di essere positivo"... Anche in questo caso non è toccato a me, ma non è andata per niente lontana. Sono mesi che rimbalzo da un'amicizia a un parente più o meno vicino, a qualcuno conosciuto da qualche mia amicizia per tornare vicino alla famiglia, come 8 anni fa, come 4 anni fa...

Ancora una volta di più cercherò di non dare per scontato che se qualcuno fa vita dissoluta e sempre improntata al divertimento, lo faccia perché è solo superficiale... potrebbe farlo per evadere da una vita meno gioiosa e cercare rifugio nel disimpegno. Già perché non tutti affrontano le brutte notizie e le brutte situazioni allo stesso modo. Per quanto mi riguarda oggi apparentemente ho tenuto botta, ma un dettaglio mi ha spaventato a morte e in pochi millesimi di secondo ho pensato le cose peggiori, ma dovevo stare calmo e dare sostegno alla controparte della telefonata. In parte mi ero già preparato, e mi auguro che molte situazioni si risolvano per il verso giusto, altrimenti dovrò iniziare nuovamente a cercare le vie giuste per raggiungere una delle mie destinazioni. E' facile parlare e dare l'impressione che le soluzioni sono a portata di mano o che sembra un gioco da ragazzi modificare il proprio carattere per far fronte agli imprevisti della vita, ma in realtà siamo bravi a dire e fare così solo perché non ci riguarda... ma a ben vedere ci riguarda sempre, siamo noi che non vogliamo credere che "il male" è sempre troppo vicino a noi... facciamo finta di niente, tanto non è a noi che tocca direttamente... e se così fosse invece? Sapremmo cosa fare e sapremmo ascoltare quello che ci dicono gli altri? Che effetto ci farebbe? Penseremmo a quel punto che parlano facile solo perché non li riguarda?

Io comincio a sentire il peso delle cavolate, la mia vita si sta inspessendo sempre di più e non di facezie, ma di responsabilità dirette e indirette: e pesano. Quindi perdonatemi se non sono stato troppo lineare in questo post, ma i pensieri, tutti, si sono affollati e non riuscivo più a trattenerli e tanto meno a dargli un ordine ben preciso. Son qui a scrivere e ancora sto pensando da che parte cominciare e come fare a trovare soluzione e sollievo per tutti... ma non ho questo potere: già è difficile sostenere se stessi, figuriamoci a sostenere tutti coloro a cui siamo affezionati. Eppure al prossimo sfogo, lo so già, rimetterò la camicia del fratello maggiore e cercherò le parole "salvagente" anche se per pochi istanti, mi auguro avranno quell'effetto. Ma ora non ne ho, quanto meno non ne ho per me e ne conosco anche il motivo: perché mi riguarda! Mi riguarda sempre!

sabato, marzo 31, 2012

Nera Anima

Come la pece più nera oggi la mia anima si è lordata del peggio con cui potessi corrompere me stesso. Nonostante tutti gli sforzi nulla è valso a qualcosa per nettare quanto di più nero alberga dentro di me. Inutile mettere, rimettere, cambiare, scambiare maschere per nascondere quello che in realtà compone il me medesimo che non amo ma che sono. Come un fiume in piena non mi sono frenato contro nulla e contro niente, solo l'assenza del soggetto che avevo nelle mire ha evitato il peggio che non avrei scansato e che solo parzialmente completerò nel prossimo futuro. Niente più regole, niente più educazione spirituale, nulla più da meditare, zero scrupoli, solo tanta formalità e falsa cordialità che ha radici nelle mie origini. Falsità, ruffianeria, sarcasmo e tanta bile saranno le componenti della mia quotidianità che senza indugio mangerò digerirò e vomiterò ogni infame istante. Orgoglioso della mia verminosa anima, striscerò attraverso i meandri più oscuri e lerci che potrò trovare, trovando forse così conforto nella moltitudine di inetti che mi attornieranno e con i quali finalmente potrò scontrarmi senza inibizioni e freni del senso comune della decenza, liberando tutta la mia ignobile e indecorosa indole. Fiumi di parole ho vomitato per quasi quaranta minuti senza freno, senza ritegno senza rimorso dando libertà ad oscenità ed empietà delle peggiori acclamando e lodando le peggiori caratteristiche della vergognosa, meschina, vigliacca umanità. Ne sono parte integrante, ho tolto la tonaca da falso santo per dimostrarmi quello che sono a tutti gli effetti: un meschino inetto omuncolo, peccato solo non aver potuto menare le mani e concentrare così le mie ire funeste sulle peggio torture fisiche che potessero venirmi in mente. Nera anima sono, ero e sarò, non è mai bastato il raziocinio per tenere a bada la violenta mia indole, rimpiango i giorni in cui mi concedevo al prurito delle mani, ma forse tra pochi giorni potrei oltrepassare nuovi limiti e lordare le mie mani delle peggiori azioni verso qualcuno, la galera a questo punto non mi spaventa, vigliacco come sono potrei nascondermi alla vita ingabbiato in qualche prigione a confrontarmi e subire la peggior specie umana come me. Vomito pensieri lordi di indecenza e pregni di disumana volgarità, non mi contengo non mi trattengo, rabbiosamente odio la mia razza, gli inetti, gli ignoranti ed i gretti di spirito. Nero come il carbone, nero come la pece, nero e puzzolente come il bitume sono, ero e resterò per il resto della mia miserabile esistenza.
Che questa sera nessuno osi guardarmi, potrebbe trovarsi travolto da un quintale e più di furibonda rabbia e dalla pura violenza, la mia mente oscura cerca solo sollievo nella distruzione, demolizione, nell'annientamento di quanto sia in contrasto con il mio schifoso umore.
Non reggo più la costante ipocrisia di me stesso.
Lunedì prossimo svolterò e regredirò, tornerò nella mia oscura enigmatica introversione, senza più proferire parole non necessarie, lascerò il mondo a se stesso, evitando di esserne minimamente coinvolto, che ognuno salvi la propria di anima, che io ho già abbastanza da fare per rendere ancora più lercia la mia. E coloro che riterrò indegni della mia attenzione non avranno più modo di ascoltare la mia voce se non quelle poche asciutte emissioni vocali utili solo a evitare ulteriore confronto e dialogo. Non ho più interesse allo status quo dei molti, mi dedicherò al puro egoismo ed egocentrismo... che il mondo si fotta! Non mi merito nient'altro che la compagnia di me stesso, del resto dell'umanità non so più che farmene. Di viaggiare nell'animo umano ne ho abbastanza, direi anche troppo: troppo schifato, troppo inorridito, troppo deluso, troppo nauseato; di lerciume ne ho già a sufficienza per mio conto e di quello degli altri non ne voglio più. Mi sono già destreggiato a sufficienza nelle feci e negli escrementi altrui, credo sia giusto cominciare a spanderne di mio in giro. Da vigliacco rifuggo la realtà, evito la lotta ed il confronto, viscido scivolo sotto i piedi di tutti per diventare zerbino e restare così a galleggiare e prima o poi affogare nel torbido, offuscato me stesso. Non statemi a tritare i cosiddetti, lasciatemi in pace e proseguite per il vostro cammino che io andrò per la mia strada senza sentire la vostra mancanza. Mondo fottiti.


martedì, aprile 26, 2011

Maledetta Linea di Confine

Sono di nuovo incazzato con il "destino" (sempre che esista). Sono attanagliato da un senso di disagio e non possono trattenerdi da scrivere qui dopo aver ricevuto una brutta notizia.


Una giovane ragazza è venuta a mancare a causa di un incidente d'auto: forse per una fatalità, o per mancanza di cautela o di prontezza... ma non importa il motivo, resta il fatto che domani Sonia M. non ci sarà. Per me era una collega di lavoro che conoscevo poco, ma era una figlia, una fidanzata, un'amica e altro ancora; con i suoi 30 anni o poco più aveva ancora molto da dare e da godere nella vita. Una giovane vita che non potrà più essere esuberante e sorridente nella sua presenza e che certamente mancherà a molti, ai suoi affetti più cari e più vicini.
Sono eventi che ti fanno capire che forse non viviamo abbastanza per goderci ogni giorno come si dovrebbe, ed io mi arrabbio ancora una volta perché una giovane ragazza che era parte delle mie giornate non c'è più, e non è la prima che devo lasciare nel mio cammino... troppo giovane, troppo poco tempo le è stato concesso. In poche ore sono molte le persone che hanno espresso il dolore per la sua perdita... dunque era ben voluta, dunque non mi capacito perché non ci debba più essere. Sarò retorico e banale, non so, ma ciò non toglie che mi sento un po' in colpa per essere soppravvisuto a qualcuno più giovane di me per non dire quasi coetaneo. Riccardo, Stefano Daniele, Igor, Alessandro, Giuliana sono alcuni di coloro che non ho più con me anche solo per un ciao o un sorriso, e questo mi fa incazzare. La linea di confine non si conosce e per questo dovremmo onorare ogni giorno. Ciao Sonia, è stato un piacere incrociare il tuo cammino seppur per un tempo breve e "stressato".


Perdonate lo sfogo, ma proprio non riesco a non incazzarmi per queste cose, troppo imprevedibili e troppo inattese.

lunedì, maggio 17, 2010

Una, Due... Ecco le Scelte sono fatte!

Di scelte è fatta la vita, non sempre facili ed in alcune casi son pure dolorose. "Che novità!?!!" penserete voi che leggete. In effetti non è che abbia detto chissà che, ma in due giorni ho preso due decisioni, una più riflessiva l'altra, quella di oggi, decisamente più istintiva e credo che in entrambi i casi non tornerò indietro. Occasioni me ne sono date e ne ho date in 7 mesi per correggere il tiro, concedere il beneficio del dubbio e attendere tempi più maturi prima di fare le scelte del caso. Nonostante la pazienza e la volontà di compredere in questi ultimi due giorni ho esaurito quella che io chiamo "disponibilità verso gli altri". Non si tratta di diventare egoisti tutto d'un tratto, semplicemente si tratta di coltivare il mio tempo a discapito di quello degli altri; le conseguenze sono e saranno certamente rilevanti , almeno dal mio punto di vista, ma è pur vero che arrivati alle condizioni attuali direi che posso prendermi questo lusso e ridimensionare l'altruismo verso quelle persone che fagocitano senza ritegno il tempo, la disponibilità e il rispetto altrui credendo di essere i più "furbi".
Nelle ultime settimane, mi stavo ponendo questo scrupulo, in modo sempre più pressante e angosciante per certi versi, ma gli eventi delle ultime 36 ore han fatto sì che raggiungessi anticipatamente il punto di non ritorno sulle scelte da fare.
Per cultura ed esperienze mi sono sempre messo a disposizione del gruppo (ovviamente nel limite delle mie capacità), svalutando quelle che erano le mie esigenze, ora non ne ho proprio più voglia non ho più le energie per farlo; non che stia male o che sia stanco, in fondo nella "gestione della quotidianità"  per tante che possano essere le problematiche certamente non mancano le soluzioni da adottare, tempestive o meno che possano essere, ma risolvere a favore di altri mettendo in secondo piano quelle che possono essere invece le mie di necessità non è più gratificante farlo. I benefici non arrivano più, fino a quando nel grupppo il risultato era utile a tutte le persone costituenti l'insieme, lo sforzo valeva la pena. Con il cambiare delle posizioni, col il trascorrere delle stagioni, non si sotanno più producendo risultati di alcun genere... anzi no uno si è prodotto e molto evidente: la disgregazione. Mi infastidisce essere inserito in un contesto collettivo che possa essere lavorativo o meno, e non godere dei vantaggi comuni, specie se vedo che il mio contributo ( per lo più a mio sfavore) non viene messo a frutto per grande o piccolo che possa essere; allo stesso modo non sopporto dare disponibilità e capacità ad altri e vedere di essere preso in giro come un ragazzino ancora nell'età della pubertà.
Forse non sarà troppo comprensibile quanto sto scrivendo, essendo in preda ad un delirio di coscienza, ma da oggi varranno le seguenti regole primare, seppur soggette a eccezioni all'occasione:




  • prima di dire si, valutare quanto tempo/risorse richiede e cosa può produrre per me

  • prima di fare o dire mi assicurerò che non sia a discapito sempre solo del sottoscritto

  • quando talune azioni saranno chiare ed tangibili per il gruppo queste avrà la debita attenzione

  • azioni di disturbo e provocazione rivolte a stimolare la riflessione saranno completamente abbandonate

  • le attenzioni date oggi a salvaguardare il contributo altrui, saranno ridimensionate, e chi deve pagare paghi


Non sono un salvatore della patria, ne tanto meno un super uomo (o super lavoratore) quindi ne consegue che posso anche fermarmi al mio limite come tutti. Sul lavoro sarò l'omino grigio e bigio come da qualche tempo vado dicendo, e pensare che ero sul punto di mettermi a 90 per persone che non se lo meritavano, sono bastate 8 ore di lavoro e una certa serie di eventi ivi condensati; più introverso tornerò invece nella vita personale almeno rapportato a una certa categoria di persone, concedendomi solo nel momento che ci sia volontà da ambo le parti di concedersi e scoprirsi tra pregi e difetti senza millantamenti e falsità.
E proprio mentre sto scrivendo metto a fuoco anche un piacevole considerazione: che pur portandomi in questa nuova dimensione, non comprometto alcunché perché sino a quando porterò avanti la mia esistenza col piacere di fare o non fare delle cose, non avrò nulla da rimproverarmi.
Ma per tornare al titolo di questo post condivido con voi quali sono state le 2 scelte in queastione:  la scelta "uno" è quella di non abbassarmi a costruire rapporti basati sullo scambio, è stato un misero tentativo anche perché lo scambio non è stato onesto; la scelta "due" è smettere di farmi carico (pe quello che mi compete) delle rogne di lavoro causate da sciagurate dis"organizzazioni" aziendali e produrre invece il massimo sforzo per divertirmi nel lavoro che mi piace (quando ultimamente stavo di nuovo odiandolo). Sette mesi sono abbastanza per concedere il beneficio del dubbio e occasioni per corregere il tiro, ora basta! Con queste ultime due decisioni direi che il processo di alienazione/inserimento in questo nuovo contesto pontino possa ritenersi concluso, potendomi finalmente concentrare su molte altri ambiti ben più stimolanti e certamente forieri di soddisfazioni se coltivati a dovere.


mr.zugo


P.S. oltretutto oggi è il 17 numero a me assai caro, quindi non possono essere che scelte opportune!

martedì, ottobre 20, 2009

Parentesi Delirante

Questo post doveva esservci ieri, ma non c sono riuscito, inoltre non è attinente al mio trasferimento, quanto meno non direttamente collegato agli eventi diretti che sto vivendo con un certo dissenso; è più che altro uno dei miei soliti post in cui do voce a quei pensieri che disordinati nella mi testa si muovono per ingenerare ancor più caos a quello già presente. Ma prima di procedere al mio solito esercizio, avviso colei che sempre cerca il senso nei miei post e suggerisco di non farlo, troppo complesso troppo contorto e troppe cose sconosciute per coglierne le sfumature più o meno nascoste, leggi e attendi il prossimo meno introspettivo.
In questi ultimi giorni mi sono messo a cofronto con non pochi aspetti personali, sia interiori sia rivolti verso le persone con cui mi relazioni in un modo o nell'altro, ed in alcuni casi mi ci sono ritrovato, in altri invece mi sono dovuto scontrare con delle piccole ma dure realtà, e un paio di queste mi hanno anche ferito. L'amicizia è davvero difficile da trovare, ottenere e donare! Mentre in questo caso sono io ad arrivare come novizio in un contesto sociale (comprendente geografia, mansioni lavorative e di soggiorno) e quindi teoricamente in difficoltà, in passato io ero uno di quelli che si rendeva disponibile per agevolare l'arrivo degli altri. Al contrario della mi seppur misera ospitalità, ma che quanto meno non faceva sentir troppo soli, nel mio caso mi ritrovo solo a me stesso, fatta una eccezzione che è stata una conferma... Ed oltre a questo si complicano anche tutta una serire di considerazioni che nei rapporti tra le persone si vanno modificando e affievolendo, ingigantendo e tracollando. Nonostante i tempi si siano dilatati e le occasioni per sentirsi e frequentarsi siano diminuiti, ci sono rapporti che restano invariati e rapporti che mutano radicalmente. Chi sta attorno a me ha delle percezioni, chi sta con me perché ha voluto condividere seppur in minima parte qualcosa ha delle certezze. Chi sembrava vicino, anche maliziosamente troppo per taluni, ora è distante nonosante ci siano a malapena 9 metri di separazione, chi sembrava distaccato oggi è ancor più accogliente. Le locuste non mancano e si sono confermate tali come in passato. Gli opportunismi non sono cessati, bensì aumentati. La superficialità regna sovrana, come anche una diffusa e veltata maleducazione. Dal canto mio ho cercato di comportarmi a dovere, con rispetto, onestà e dignità: non è bastato, i pesci in faccia sono arrivati comunque; le serpi si sono già mosse, le rivalse attuate: ma io sono diverso. In questo passaggio peccherò di presunzione e saccenza, sappiale: ma non me ne frega niente di tutto quello che mi sta attorno, sono convinto di essere un uomo per bene, onesto e schietto e tanto mi basta per deridere coloro che cercano e cercheranno di dimostrare con parole o azioni il contrario, non sono più un ingenuo, non ho più aspettative che altri possono rovinare, ragione per la quale me ne sbatto di cosa le persone possano pensare di me, o cosa pensino di controllare della vita del sottoscritto, o cosa credano di sapere dalla loro libera interpretazione delle parole che posso aver detto. Me ne sbatto e proseguo per la mia strada, assumendomi le mie responsabilità. Per il resto chi rifuta il mio affetto, solo per principio, chi rifiuta la mia professionalità per invidia, chi ama sfruttare gli ingenui, ecc. possono proseguire per la loro strada senza problemi, non amo la vendetta ne tanto meno la rivalsa. In tre anni di vita solitaria ho imparato ad apprezzare la dignità, il rispetto per me e per tutti, ma soprattutto ho imparato a selezionare finemente.
Non so bene cosa potrà dare la lettura di queste mie parole scritte senza troppi filtri ne con un filo logico ben preciso, ma serviva a me per chiarire alcuni aspetti che nei prossimi giorni dovrò affrontare e che voglio far andare nel migliore dei modi per tutte le parti concorrenti. Basta lottare, basta istigare, basta tramare, voglio solo vivere sereno e trovare la mia dimensione di uomo, che ormai sono stanco di fare lo zingaro.
 



mr.zugo

domenica, ottobre 11, 2009

-1 & Giorno Zero

Eccomi qui, nella mia stanza d'albergo a poche ore dall'inizio della mia nuova avventura lavorativa che sta iniziando come un odiessea vera e propria. Dal dubbio iniziale instillatomi prima di partire, di quale sarebbe stata la mia sede lavorativa, scopro un'ora prima di partire che sarò gitano a tutti gli effetti. Inizio domani ore 08.30 presso la sede di assunzione per poi avere distaccamento presso la sede di Roma per almeno 3 mesi, giorno più, giorno meno. Cominciano le danze dunque!
Comuqnue sia, dopo un'altra risata per questa lieta novella, finsico di preparare le valige ed alle ore 16.12 sono in auto in partenza verso la mia destinazione; alle ore 17.34 passo lo svincolo di genova verso livorno in perfetto orario, procendendo verso la mia destinazione, ma haimè mi sovviene gran fame e dunque scelgo di fare una prima fermata per liberarmi dal languore. Solitamente faccio solo due fermate in questo viaggio verso la capitale, ma questa volta ne faccio ben 3, perchè voglio fare un viaggio tranquillo e sereno, per cui mi fermo ancora alle 19.45  prima di imboccare l'aurelia e ultimo stop alle 22.30 circa per l'ultimo caffè prima della tappa finale, nella quale mi trovo e da dove sto scrivendo, in fretta e male per evitare che la batteria del mio portatilino catorcioso, mi abbandoni sul più bello, ma certo è che qui h più segnale UMTS che a casa mia! Dunque sono arrivato a destinazione al giorno zero... tra qualche ore inizia tutto questo nuovo viaggio, ma faccio davvero fatica a non pensare a quello che qualche ora e fa e l'altra notte ho provato dentro di me; era da tempo che alcune esternazioni non si presentavano, era da tempo che non mi esprimevo in modo palese, ed invece tutto questo è tornato, tutto insieme, travolgente e avvolgente. E non smetterò di ringraziare chi mi ci ha fatto arrivare pur passando da Piacenza, e spero di non disattendere le aspettative di chi mi vuole già accasare in queste nuove lande, e spero di farmi perdonare da chi poeticamente condivide i suoi pensieri anche con me, o di continuare a stupirmi di come posso essere visto (omone piccolo). Il tempo è trascorso, ma non lo voglio concedere all'oblio, oggi sarà una giornata campale, da come io inizierò io proseguirò, è questa volta voglio... si voglio e non vorrei, voglio iniziare amando, voi che mi leggette, voi che di me scrivete, voi che commenterete... voglio amare la vita perché così mi è stato insegnato in questa parentesi torinese  in mezzo alle mie vite romane! Il destino o un dio non so chi ma questo ha voluto per me, è ne farò tesoro, perché solo io so quanto mi è stato donato, le parole non basterebbero, dovrei abbracciare tutti con tutta la gioia di cui un mondo possa essere fatto. Non è un addio, è solo un arrivederci, per una volta ho deciso di scegliere il mondo che mi piace e me lo voglio tenere! Ed ora prima che la batteria mi molli sul più bello buona notte!

mr.zugo

lunedì, agosto 17, 2009

Delirium

Sono state settimane di apatia, atrofia ho fatto il giro di boa ed ora comincia un altro tempo, il tempo dell'attesa in movimento... Piuttosto che stare completamente immobile, ho deciso di rieducarmi a tutta una serie di movimenti mentali e fisici tali per cui alla lunga spero di rientrare in certi equilibri che ormai sono stati troppo sbilanciati verso la totale immobilità. Una immobilità stranamente lacerante, stridente, dolorosa, astiosa, noiosa, invadente, lasciva, compromettente, affaticante, suadente, tentatrice. Il fondo di tutta questa immobilità, come già altre volte, è stato raggiunto e come in ognuna di queste occasioni è immancabilmente identico a se stesso: un luogo freddo, asciutto, afono, eterno, finito, urtante, irritante. La soluzione una sola, sempre uguale come in tutte le volte in cui ci si ritrova in questo preciso punto; fermarsi completamente nel corpo, nella mente, allargare gli occhi dello spirito ed ascoltare il suono di un eco lontano che riecheggia come un radiofaro, punto di riferimento come le torri luminose sui promontori. Un passo dopo l'altro a seguire strani suoni, atavici e familiari ma pur sempre indefiniti e calamitanti la nostra coscienza tormenta e in burrasca. Non c'è una meta definita, ma un risultato alla fine ci sarà, incomprensibile, insoddisfacente, inappropriato ma sempre un risultato. Tra le tante domande che mi sono state poste una sola, anche in forma diverse ma dello stesso principio, mi rende sempre perplesso nella risposta che le do...
Non è importante la domanda e forse neanche la risposta, ma lo stato d'animo in cui mi mette e nel limbo a cui porta la mia anima, dolente, sofferente, apatica, antipatica, distante, sfatta, sfranta, risollevata, ricostruita, curata, distesa e calpestata; le parole escono e non si fermano, un delirio mentale che non ha ragiona di essere ma che è... Nello scorrere del tempo e nell'ascoltare suoni lontani, con la massima incoerenza, vengo etichettato come personaggio sereno e saggio, ma al contempo tacciato di essere solo apparenza e tormentato nel mio intimo: parlo da saccente e supponente perché sono debole e infimo, insomma sono tutto e niente, yin e yang... vuoi vedere che davvero sono in un giusto equilibrio che sto destabilizzando per chissà quale ricerca di un santo graal che non esiste e nemmeno salva l'anima e non da la conoscenza eterna. Delirium in un giorno qualsiasi di un agosto caldo ed umido ma pur sempre un giorno in più vissuto e portato quasi a termine nell'attesa del giorno che verrà domani, di quel domani che tutti vorremmo avere controllo e certezza per starcene più sereni, ma che invece non sarà così; un domani che arriverà al termine di una notte trascorsa come le altre o poco diversamente.
Leggi, filosofie, religioni, meditazioni, aspettative, sogni non fanno che da scadenziario per la nostra vita senza che noi ne prendiamo atto con cosceinza ma che digeriamo controvolgia per non sentirci troppo esclusi, a meno di non ribellarci completamente ed aggiungere un nuovo mattone per la costruzione di una torre di babele moderna che poi ci crollerà addosso... le parole si infilano una dietro l'altro senza un senso apparente , ma il turbinio di pensieri dentro le nostre teste sono così, parole in fila a cui noi cerchiamo di dare un senso prima che ci soffochino e ci impediscano di vivere questa vita.
Sarà il principio del delirio di onnipotenza? Non lo so e non lo voglio sapere, almeno non ora, non qui.


giovedì, giugno 25, 2009

Interrottamente…

… inizio un pensiero che non concludo, distratto da quello che dentro mi divora
non riesco più a sentire come prima, qualcosa si è spezzato.

 

Empiricamente…

… sopravvivo a me stesso senza curarmi di dove va il mondo;
troppo concentrato a non fare disastri. 

Inappellabile…

… una sentenza inappellabile: fuori giri, fuori tono, fuori luogo, fuori dal mondo,
fuori come un balcone, fuori dalla realtà, fuori da me stesso:
semplicemente fuori. 

mercoledì, giugno 17, 2009

Reiteratamente

Mi sbagliavo, decisamente mi sbagliavo... ho sempre pensato che nella vita prima o poi ci si trova ad un punto in cui si deve crescere, passare dallo stato di eterno ragazzo ad adulto responsabile, ma che fosse uno solo o quanto meno un periodo che arriva per ognuno in momenti diversi. Ed invece? Ed invece mi sbagliavo come non mai, ho sottovalutato la vita e l'esperienza che ho fatto in questi miei 36 anni, illudendomi di aver già incontrato il mio momento, il mio punto di non ritorno passando dalla leggerezza di vivere alle responsabilità della vita; in realtà sto scoprendo o meglio realizzando che quello che ho attraversato è stato solo uno dei primi passi verso la mia maturazione verso l'uomo responsabile che dovrò diventare. Anche nelle sciocchezze più piccole che ho dovuto affrontare oggi stanno tornando a boomerang talune in bene talatre in male, obbligandomi in certi momenti a raggiungere un nuovo livello di consapevolezza o meno di quello che sono: di che uomo sono e di quale ragazzo resto. Mi fa tristezza questa cosa, speravo di aver avuto modo di stabilizzare la mia esistenza in modo tale da goderla al meglio con i nuovi equilibri che avevo trovato, ora al contrario di questo pensiero, rivelatosi solo una vana speranza, sono di nuovo di fronte a una situazione a cui devo far fronte rimettendomi nuovamente in gioco e dovendo fare dei sacrifici che avrei voluto evitare con tutto il cuore, ma che ahimé invece dovrò affrontare a testa alta, con il petto in fuori per non farmi schiacciare da tutta una serie di scelte e sciagurate azioni di altri che mi stanno portando ad un livello dimenticato da 10 anni oramai, ovvero da quando ho iniziato a lavorare: rabbiosamente dovrò fare scelte ciniche, fredde ed impopolari per certi versi, mettendo a rischio anche dei rapporti umani che mi sono costati impegno coltivare, e rinnovare o iniziare, ma cosa altro posso fare? Il ragazzo spensierato da tempo l'ho lasciato nel suo mondo, ora non posso chiedergli di sostituirsi a me e scegliere al mio posto per fuggire quello che reiteratamente mi si riproporrà nella vita. Ma quello che più  mi appesantisce e che come al solito mi ritrovo diciamo solo e non poter avere nessuno a cui confidare o da cui avere un confronto onestamente schietto e disinteressato se non al mio benessere... ma non posso piangere miserie (come dico sempre io agli altri) questa condizione me la sono ricamata da solo, come tutte le volte, non volendo espormi mai al punto di avere dei legami più profondi, ma gestendo tutto a livelli più profondi ma tali da avere qualcuno al mio finaco. Sempre troppo moderato e sempre troppo diffidente.Ora non mi resta altro che rimboccarmi le maniche e cominciare di nuovo dal gradino più basso, e rimettermi all'opera per nobilitarmi al meglio, visto che questo primo tentativo è andato fallito, peregrinamente fallito, miserrimamente fallito... Quando smetterò di reiterare gli stessi errori, mascherandoli solo da geografie ed attori diversi... quando smetterò?

martedì, maggio 12, 2009

Quando Le Parole Sono Finite

Le parole sono proprio finite, basta cambiare abitudini, luoghi e mezzi di interscambio che tutto si zittisce portando anche ad una lettura diversa, sia come collocazione che di genere… Girovagando qua e là mi sono reso conto che, molte volte, proprio per non soccombere a questo silenzio urtante ci si ingegna a riempire spazi con le peggio cose, scapicollandosi a trovare dei giochi più o meno lunghi per riempire le pagine dei blog o dei profili… o ancor meglio (per gli altri non per me) linkare video e canzoni senza neanche scriverci a volte delle frasi di accompagnamento. E questo accade anche al di fuori della comunicazione scritta, anche verbalmente sono pochi i momenti in cui ci si trova nel silenzio, qualcuno piuttosto trova qualche cavolata da dire che ascoltare il muto vuoto. Le parole sono finite e il silenzio avanza, nonostante ora sia sgradevole, credo che tornerò alle mie più lontane origini a godermi e compiacermi dei silenzi di cui posso essere capace, sepppur consapevole delle conseguenze che comporteranno, forse non piacevolissime, ma è sicuro che il risultato finale ne vale la pena. Potrei ancora scrive altro per confutare, disquire su quanto ho espresso nelle poche righe precedenti, ma in realtà non ho più voglia ne motivo di dedicarci del tempo, in fondo che io scriva o meno non è poi così rilevante, non cambierà molto il resto del mondo, ed in fondo non mi interessa più, proprio per niente, avrei voluto ritrovarmi e stupirmi ancora come un bambino alle cose più semplici, ma ormai non me lo posso più permettere vada come vada il resto della mia vita, se già non ero una persona così solare ed espansiva, ancor meno potrò esserlo con il proseguire del mio cammino, il che non mi fa tristezza ne ilarità, ne mi soddisfa ne mi lascia incompiuto, assente alle emozioni da troppo tempo non posso  che proseguire silenziosamente il mio percorso nella speranza di divenire un'ombra atona e intangibile e passare attraverso il resto del mondo senza lasciare nessuna traccia di me. 
Le parole sono finite,
e il silenzio avanza,
ma il risultato è garantito:
svanisco e passo oltre.
 


mercoledì, maggio 06, 2009

Prevaricazioni

Oggi ho pubblicato un post, che ora ritengo più opportuno togliere prima di incappare in qualche altra traversia involontaria per semplice superficialità e disattenzione. Troppe se ne sentono per colpa di internet  e ancor di più per improprio utilizzo degli strumenti aziendali. Chiedo scusa a coloro che hanno letto e magari intendevano commentare, ma per evitare che occhi indiscreti e troppo vicini ai "padroni" possano mettermi in difficoltà se non in imbarazzo per un semplice sfogo, preferisco censurarmi sui dettagli dell'accaduto. D'altronde ho poco da lamentarmi rispetto a molti altri che versano in condizioni peggiori delle mie e con maggiori responsabilità verso altri, mentre io fortunatamente devo rispondere solo a me stesso.
Ciò non toglie che nonostante sia il primo ad essere consapevole delle libertà e delle giustificazioni che adottano i datori di lavoro, divento comunque furibondo quando non c'è onesta ne intellettuale ne rispetto per i propri subalterni. Io sono anche stato un prevaricatore ma giusto il tempo di ottenere la debita attenzione e rispetto a forza, per poi chiarire e motivare le mie prevaricazioni scusandomi per l'eccesso usato, ma quanto meno dopo, con il giusto tempo mi sono anche guadagnato il rispetto indiscriminato e sincero dalle stesse persone che prima invece mi sottovalutavano. Con le scusanti disponibili coi tempi correnti, troppo spesso le istituzioni del lavoro abusano della loro posizione per avvantaggiarsi a discapito di coloro che gli consentono di stare sul mercato e nell'economia, dimenticando il rispetto dovuto e la correttezza nella gestione dei rapporti con i lavoratori che in primo luogo sono persone e non oggetti. Ci stanno i rimproveri, i cazziatoni, azioni correttive severe e dure ma vanno elargite con coscenza e nel pieno delle condizioni di rapporto tra persone. Io oggi ho subito una piccola ingiustizia, nel meritarmi una lavata di capo mi sono ritrovato invece punito e sanzionato come un disobbidiente per natura, è sincerametne non ho gradito ne i toni ne i modi, seppur giusti e dovuti, non sono stati per niente conformi al rispetto delle professionalità accusate. Dunque atraendomi nuovamente mando giù il boccone amaro della prevaricazione ma di certo, non mi farò mettere i piedi in testa, perché mai è successo se non per il tempo di trovare la miglior difesa e giusta restituzione della prevaricazione per la semplice legge del taglione, perché alcuni a volte se le meritano senza appello.
Chiedo scusa nuovamente per l'inconveniente, ed il cambiamento di contenuti di questo psot!

 

sabato, aprile 25, 2009

Avere Passione

Negli ultimi tempi ho potuto raschiare il fondo del mio interiore, e per una volta sono arrivato ad una conclusione che mi rattrista ma mi soddisfa. Era già da inizio anno e forse ancor prima che ero irrequieto, nervoso, irascibile, spazientito da tutto, ma solo con gli ultimi giorni sono riuscito ad affondare le mani e lo sguardo in tutto quello da cui stavo scappano e ignorando. Merito di questa presa di coscienza è stato anche uno scambio durevole di opinioni e osservazioni con una persona, attraverso la quale ho potuto riprendere contatto con quello che realmente sono. Ora se vi aspettate di leggere una delle mie tante autoanalisi vi state sbagliando. Quello di cui voglio scrivere è l'argomento del titolo, ovvero "Avere Passione".
Ho realizzato che sino a 3 anni fa, ero pieno di passione per tutto quello che facevo, ma proprio tutto: ci mettevo tutto me stesso, impegno, volontà, anima, cuore, sangue, tutto quello che potevo metterci ce lo mettevo, peccato però che poi alcuni eventi hanno fatto si che tutta questa mia energia andasse a spegnersi affievolendo la luce della mia personalità. Nel lavoro che svolgevo prima dell'attuale era tutto adrenalico, entusiasmante, per carità non era il lavoro più bello del mondo e non ero strapagato, anzi per me era un continuo lamentarmi, arrabbiarmi, discutere, ma chissà com'è mi piaceva e ci mettevo tutte le mie energie! La passione per il mondo della carta stampa, dei prodotti editoriali da realizzare, i progetti in cui ero coinvolto mi davano vitalità, mi permettevano di esprimere il meglio di me stesso una passione inesauribile mi portava a scolgere il mio lavoro e a tenere rapporti con le persone sempre vitali e mai banali. Ancor prima anche all'università era la medesima cosa, attraverso la passione per lo studio e le occasioni che mi si sono proposte, ho potuto dare libero sfogo alla mia personalità, nel bene e nel male, per carità non sono perfetto, ma resta il fatto che ero trasparente, me stesso. E se nadiamo ancora qualche anno prima, anche la pallacanestro è stato il mio unico vero amore, ci soffro ancora oggi, ma in fondo preferisco soffrire che non aver goduto di quella smisurata passione, dove non esistono altro che il confronto, lo scontro, la libertà di correre e saltare e mettere una stupida palla dentro un cerchio posto a 3 metri e 5 cm da terra, ma anche senza fiato, senza ossigeno nel cervello continuavo imperterretiro se non mi toglievano dal campo... Le sansazioni nel dare tutto me stesso attraverso la passione è stata una delle esperienze più grandi che possa mai aver fatto, ogni volta dopo l'impegno profuso in una delle cose in cui ci ho messo passione, la pace era tale da poter compensare ogni cosa: fatica, incazzature, delusioni, sconfitte, vittore, soddisfazioni erano un'unica cosa, gli avversari erano amici con cui andare a bere una birra come con gli amici, i compagni di università persone di famiglia, i colleghi ed i lavori completati persone con le quali potersi dare le pacche sulle spalle per gli obiettivi raggiunti o con cui riprendere a progettare e costruire. Avere passione in sostanza è forse l'unica che mi fa sentire bene, a volte non basta qualcuno potrebbe anche obbiettare, ma non me ne frega un bel niente, senza la passione non posso ritenrmi una persona degna di considerazione, da me stesso, non dagli altri.
La passione mi rigenera, mi ricarica e nonostante le sconfitte e le delusioni mi fa rialzare e ripartire, e forse non è era necessario cambiare direzione, svoltare angoli o riprendere chissà quali presuntuose autoanalisi del mio troppo smisurato ego, magari mi sarà sufficiente appassionarmi di nuovo nel fare le cose.


domenica, aprile 19, 2009

La Bambina - Cosa Fare...

Ecco uno di quei casi in cui non si mai come comportarsi, almeno io pur prendendo delle decisioni resto sempre col dubbio se la scelta fatta è quella più giusta o meno...
Accade che venerdì sera uscendo dal lavoro insieme ad un collega, mentre stiamo finendo un discorso prima di salutarci, mi accorgo della presenza di una piccola creatura che vaga da sola sul marciapiede, portandosi sulla schiena uno zaino che pareva più pesante della stessa bambina che lo portava. Forse non più di 4 anni vestita anche benino, capelli lunghi sulle spalle occhiali anche troppo grandi per il suo faccino. Nel rallentare il passo passando accanto a me ed al mio collega ci fa un mezzo sorriso, più con gli occhietti scuri che non con la bocca e poi riprende la sua passeggiata, sola camminando a balzelli per via dello zaino pesante; si comporta in egual modo anche con una coppia di vecchietti che era poco più avanti; io ed il mio collega ci guardiamo un po' sorpresi che codesta creatura stia vagando da sola sul marciapiede di via Pianezza... Intanto passa sulla strada un camper al quanto vecchio e maltenuto con due persone un po' ambigue sopra, che rallentando osservano la piccola sul marciapiede e iniziano un manovra per tornare in dietro, giusto nella direzione in cui si stava dirigendo la bambina; il mio collega, padre di famiglia mi dice di seguirla e vedere che cosa accade e non me lo faccio certo ripetere, intanto la bambina sta quasi per arrivare all'angolo e scomparire alla mia vista, dove tra l'altro c'è anche un donna ferma ad aspettare...Per il momento non voglio dirvi la conclusione di questo evento, perché vorrei sapere da voi che mi leggete: cosa avreste fatto? Tenendo in considerazione questi elementi  la bimba di 4 anni che vagava da sola, la zona non propriamente delle migliori dopo le 19.00 di sera (ora in cui stava accadendo il tutto), la donna all'angolo, il camper ambiguo...

venerdì, aprile 10, 2009

Presunzione e Pregiudizio

E' ormai assodato, l'esperienza porta alla presunzione ed al pregiudizio… troppo tempo ho trascorso sulla rete di internet, muovendomi tra i vari social network, community, messaggerie, ecc. ecc. ed ormai non riesco più ad essere sgombro da preconcetti e supposizioni, ho già in testa come andrà a finire,  o riconoscendo chi mi ritrovo dall'altra parte solo leggendo poche righe che può aver scritto. Non mi preoccupo di scendere a fondo perché presuntuosamente so già che stanno recitando una parte e quale parte addirittura; sono convinto di capire chi scrive sinceramente, o chi scrive recitando una parte di cui ha piacere interpretare il personaggio, oppure so già chi sostiene di dire la verità di vivere una vita complessa ma che io riconosco invece come semplice auto-negazione dell'io che il mio interlocutore fa su se stesso… A leggere probabilmente non si capirà molto di quello che ho in testa, so solo che grazie ad alcuni eventi degli ultimi giorni sono tornato temporaneamente ad abbracciare il mio lato oscuro, spingendomi verso zone non troppo limpide e naturali ma più perverse e ammicanti… ed infine? A conclusione di questi ultimi e tumultuosi giorni mi ritrovo nel buio sul balcone ieri sera a occhi chiusi in piedi in posizione perfettamente eretta, ad ascoltare i suoni della notte che si portava verso Morfeo per superare una notte nel sonno più dolce. La testa si svuota mi vedo come un ologramma tridimensionale difronte alla mia presunzione e al mio pregiudizio verso certi soggetti con cui mi sono rapportato, mi rendo conto della superbia che mi colma l'animo verso di loro comprendendo anche che in questo modo sono io ad essere fuori tema, fuori percorso… che sto andando in una direzione tutta mia che sicuramente non è quella giusta, non importano  flebili tentativi di raddrizzare la rotta, di modificare l'atteggiamento mentale, di ricominciare nuove socializzazioni con uno spirito diverso, ormai sono marchiato, presuntuoso e pieno delle mie vane convinzioni che non cambiano ne ora ne mai il mondo: non posso contrastare la totalità della gente che va verso il futuro mentre io cerco di tornare al passato in una dimensione più "ignorante e meno multimediale". Uso degli strumenti che alla fine mi accecano e non mi permettono di esprimermi per quello che sono realmente e mi frustro per tutto questo, mi incapponisco e reitero gli errori e non modifico le mie convinzioni. Non so quanto posso durare continuando in questo modo, posso scegliere fermarmi o proseguire ed attendere di vedere l'inevitabile fine che mi attende.Vorrei che fossero maggiori i momenti in cui raggiungo la lucidità che fortunosamente mi ha colto ieri sul balcone, dopo stavo bene, avevo ragione di me  intimamente e di me nel mondo; come fare a raggiungere quella saggezza che permette di proseguire un cammino incuranti del modo in cui andrà a concludersi?