Visualizzazione post con etichetta demoralizzante. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta demoralizzante. Mostra tutti i post

lunedì, febbraio 02, 2015

Che Dire...? Scomunicato!!

scollegato? scomunicato? disconnesso?
Più passa il tempo e meno trovo tempo. Fu una scommessa oltre che una delle tante sperimentazioni sul web quella di approdare su un blog, scelta che mi coinvolse ben oltre le mie aspettative; però col passare degli anni ed il cambiare delle piattaforme, molto di quell'entusiasmo è andato perdendosi.
Sono combattuto nella mie sensazioni e nelle mie necessità: mi manca venire qui a scrivere quel che mi passa per la testa, ma il poco tempo che mi rimane delle mie giornate tipo il più delle volte non mi invoglia a scrivere. Ma a ben pensarci la cosa potrebbe essere anche più complessa che non solo la mancanza di tempo. Nei momenti più disparati mi vengono in mente titoli e contenuti per dei post, spesso simpatici ed accattivanti, ma quando poi arrivo a casa, mi trovo svuotato e senza energie comunicative, come se il semplice fatto di aver pensato al titolo ed al contenuto del post equivale ad averlo scritto, tanto da non aver più voglia di cimentarmi a digitare sulla tastiera; sembra quasi che mi stia facendo il mio blog personalissimo in testa e non mi serva più venire qui a trascrivere i pensieri in parole di senso più o meno compiuto. Ma non è tutto, come ho scritto ultimamente, mi manca la volontà di "scambiare" di condividere e mettere in vetrina i mie pensieri; il senso di delusione che mi accompagna ultimamente dalla manca di relazioni "fisiche" tra le persone mi trascina nello sconforto e nell'ottusa convinzione che gli strumenti "social" allontanano le persone anziché avvicinarle; se un tempo internet accorciava le distanza, avvicinava le culture ed i pensieri, oggi internet con tutti i suoi strumenti allontana, tiene le persone a quel giusto distacco per  imperdire di approfondire il rapporto, mantiene quella diplomatica distanza per non farsi "leggere" dentro, evitando così il rischio di rivelare la propria intima natura con i suoi pregi ed i suoi difetti.

Quasi 2 anni fa abbisognavo di un telefonino e controtendenza me ne sono procurato uno che non era quello che tutti oggi hanno per le mani. Un semplice telefono con una videocamera di bassa qualità, nessuna uscita/ingresso usb, niente infrarossi, niente di niente: un telefono portatile come quelli degli anni '90. Ebbene senza uno straccio di applicativo che viaggi su internet sono quasi completamente fuori da ogni comunicazione di massa. La scelta fu ponderata: non volevo diventare uno schiavo di uno strumento. Ed ecco che 2 anni dopo vedo la maggior parte della genete che ad ogni occasione è a capo chino su questi marchingegni infernali a watsappare, a facebookkare, a twitteggiare, passando instancambilmente da una applicazione all'altra; io d'altro canto sono invece a testa alta a guardare tutti gli altri che a testa bassa pare si stiano guardando tutti i piedi; camminano a testa bassa, parlano al telefono mentre a testa bassa smanettano su queste virtuali tastiere qwerty a digitare millemila caratteri che riempiono internet di chissà quale saggezza popolare. Non riesco quasi più a vedere il volto delle persone, specie quello delle ragazze: sigh!

Che tristezza.

In quelle rare occasioni in cui riesco a scambiare due parole, mi accorgo che mentre io potrei abbondantemente superare i 140 caratteri il resto del mondo è fermo a 139. Non trovo più stimoli di conversazione che siano ritmati, continuativi e interettivi al punto giusto... mi si sta atrofizzando il cervello. Quindi che dire...? Mi domando se ha ancora senso venire qui a scrivere più di 139 caratteri, quando già al 50mo tutti smettono di leggere? Mi rammarico di avere un blog di oltre 100 post all'anno nella mia testa e non riuscire quasi a scriverne 1 al mese come nell'anno appena trascorso.

Per ora, mi accontento di essere qui questa sera a "lamentarmi" del fatto che non più molto da dire: mi sento "scomunicato e disconesso".

giovedì, ottobre 04, 2012

Sgradevolmente Nauseato

Decisamente è un periodo alquanto sgradevole. Non riesco a togliermi di dosso tutta una serie di sensazioni, sentimenti, situazioni che rappresentano, se non tutto di certo la maggior parte del peggio della vita di una persona. Non credo che sia questione di karma, e nemmeno di sfiga cieca; semplicemente è un momento in cui si stanno accumulando tutte conseguenze di azioni precedenti che poi non sono nemmeno le mie.
Il tentativo si fa, cerco di stare a galla, quel tanto che basta per state al minimo sopra il livello  per poter respirare, ma come nelle sabbie mobili più ci si agita e ci si dimena più si affonda, e nel mio caso più mi sembra che le cose mi sovrastino. In questo momento sto così: annaspo per cercare di avere quel tanto d'aria che mi serve per sopravvivere, ma più mi agito e più mi sbraccio più l'aria viene meno. Vittimismo? Sinceramente non credo, non penso che il mondo ce l'abbia con me, ma certamente faccio fatica, tanta... troppa. Se poi considero che non sono l'unico in questa situazione, non riesco nemmeno a sentirmi meno sofferente per il mal comune, anzi mi sale quel senso sgradevole di nausea, costante e persistente alla bocca dello stomaco.

Non passa giorno che non ci sia qualche cosa che scurisce l'umore già precariamente grigio.

Tutto in questo momento fa brodo: una volta la famiglia, una volta il lavoro, una volta l'amicizia, c'è sempre qualcosa che che incrina la giornata e capita anche che si sommino uno con l'altro. Novità? Ovviamente non è cosa nuova, capita in continuazione ad un sacco di gente; non sono l'unico ed è proprio per questo che sale progressivamente questo senso sgradevole di nausea che mi accompagna ora dopo, giorno dopo giorno. Ed è così che l'entusiasmo si spegne, l'intraprendenza si perde per strada, e nonostante possano arrivare input più positivi questi non sono sufficienti a scalfire la corazza di ribrezzo che tutto il resto a creato. Come una spirale negativa non si riesce a trovare modo di risalire, ci sono solo giornate meno indecenti e meno nauseabonde, quindi la caduta rallenta... ma non si ferma. Impressionante come la consapevolezza di non essere l'unico non mi sia di conforto, anzi fa da catalizzatore ed aumenta l'obbrobrio che provo già in prima persona, alimentato anche dal malessere degli altri. Le ultime speranze si spengono lentamente, non riuscendo a vedere la fine della caduta o la tanto declamata "luce in fondo al tunnel", non c'è più aspettativa, nemmendo cercando di ambire ad una condizione migliore perché non la si trova più nemmeno tra chi ci sta vicino.

Insomma, che si può fare? A leggerla così l'alternativa è scontata: buttarsi da un ponte con la pietra in braccio, piuttosto che farsi travolgere da un treno o un tir, ma per la verità non è certo questo che risolve, anzi, ed oltretutto sarebbe pure da vigliacchi. Un vecchio detto recita che se non li puoi battere ti ci devi alleare, ma non sono così convinto che migliorerebbe la qualità della vita in questo momento, potrebbe essere solo un flebile palliativo e non una soluzione, e poi allearsi con chi che non si riesce neanche a capire chi sta meglio o peggio di noi stessi. Quindi... quindi mi sa che non resta che cercare un buon digestivo, il perfetto "stura lavandini" per cercare di mandar giù tutto questo schifo e cercare di riprendere da qualche parte, cercando di non rientrare in una spirale nauseabonda come quella che sto vivendo io in questo momento. Mi domando se ancora qualcuno c'è che vede il bicchiere mezzo pieno.

lunedì, settembre 17, 2012

Frustate Di Frustrazione

E' un periodo così! Non passa giorno che non vengo psicologicamente frustato. Ogni situazione si trasforma in un piccolo tormento, ogni parola pesa come non mai, ogni azione sembra portare solo conseguenze negative o poco gratificanti. Per dirla tutta non mi sento vittima, ma sono settimane che profondo energie con continuità e costanza, ma non ne vedo i frutti o per essere più preciso non ne vedo alcun effetto. Ogni intenzione di essere presente e reattivo si dissolve a fine giornata come neve al sole. Cerco di mettere ogni tassello al suo posto, di rendere meglio ogni volta il concetto degli scenari in cui ci si trova, ma ho sempre la sensazione di non riuscire nel mio intento, di essere sordamente ascoltato.
Non sono di quelli che all'occasione non fa mancare la tipica frase "te l'avevo detto!", ma dipanare le matasse giornaliere diviene difficile senza supporto e senza ascolto, quando poi si arriva al momento temuto che si presenta esattamente come le tue paure di avevano fatto parlare ed agire, non riesco a non pensare "l'avevo detto!". Così ogni giorno arriva la frustata che demolisce il mio umore. Mentre qualche mese fa era limitato in certi contesti e in certi ambienti e quindi tutto sommato sopportabili e gestibili, ora accade anche in altri, aumentando in questo modo la mia frustrazione. Per quanto mi sforzi di trovare il senso dei miei intenti, per quanto cerchi di mettermi in discussione, per quanto cerchi altri punti di vista non riesco a sollevare la testa ed ogni volta, per ogni contesto ricevo solo la frustata di indifferenza, di impossibilità ad essere preso in considerazione quel tanto che basta a poter aprire dei tavoli di confronto e nuovi dialoghi. Ogni giorno ricomincio da capo a ricomporre le tessere di un puzzle infinito che non termino mai, ma che ogni giorno si smonta completamente; non vedo mai una volta questo puzzle parzialmente intatto, si sfalda ogni sacrosanta volta che provo a rimetterlo insieme. Frustrante. Con questo non è che mi farò fermare, sono come uno stupido mulo, vado avanti o resto immobile per quanto la mia testa mi dirà di comportarmi in quel modo. Ma questo atteggiamento è faticoso proprio perché non produce risultati, perché non interessa a nessuno dove va questo mulo o perché se ne sta fermo.
Non è la prima volta che mi trovo in questa situazione, ma non ci faccio mai l'abitudine. Rispetto ad altri contesti conflittuali, questo in cui la sensazione di incompiuto è più persistente e la mancanza di tangibili risultati, mette sempre a dura prova l'autostima, non concede certezze di operare nel verso giusto o non aiuta al raggiungimento della consapevolezza di aver sbagliato e potersi correggere per il futuro. L'inconsistenza dell'operato giornaliero e quel barcollare senza meta in mezzo al nulla sfiniscono e frustrano lo spirito.
Diventa così sempre più faticoso alzarsi la mattina e iniziare una nuova giornata, solo la tenacia e la caparbietà di voler vivere una giornata diversa dalla precedente mi danno quel minimo di energia per incominciare... ma poi arrivano le frustate gratuite, superficiali, distanti dalla tua quotidianità che ti smontano, e come un mulo bastonato, resto lì a prenderle senza fiatare, immaginando una giornata successiva meno peggiore di quella odierna. Frustata dopo frustata mi sarei aspettato di averci fatto il callo e di sopravvivere meglio a questi momenti, ma questo callo non c'è, non si forma. Le frustate mi lacerano poco a poco e mi rendono solo più insensibile alla mia vita. Frustrato torno ogni sera a casa, senza aver visto o goduto di un risultato positivo, si salva solo la dignità dell'uomo che non può negarsi di averci provato e di non aver rinunciato, ma è magra consolazione in periodi come questo. E poi... e poi penso a quelli senza lavoro, a quelli malati seriamente, a quelli che stanno peggio di me e, non mi si risolleva il morale, mi rendo solo conto che nonostante sia un privilegiato, un fortunato, in fin dei conti sono solo un uomo.

domenica, settembre 09, 2012

Se Non Ti Riguarda...

Che dire... sono rimasto senza parole, o quasi... Per carità sono stato al telefono per oltre 20 minuti per darle sostegno, per cercare di dare un senso a certe emozioni e per affrontare quelle notizie, ma non è facile.
Da sempre mi ritrovo ad ascoltare le emozioni, i pensieri, le paure, le angosce e le ansie degli altri ed ogni volta cerco di trovare le parole giuste per tenere la conversazione nella giusta direzione e nella giusta prospettiva; non mi sento un prete o un profeta o un santone , non ho le risposte giuste, ma ci provo ad alleviare il peso che sento negli altri. Sarà la mia indole protettiva e di ottimista, anche se non si vede mai, con l'aggiunta di una buona dose di razionalità che mi permetto di analizzare con i miei interlocutori del momento le situazioni che mi raccontano. L'educazione che ho ricevuto mi permette anche un livello di riservatezza non indifferente, tale da potermi gestire anche nelle situazioni più impensate. A volte penso che sia facile per me fare, come dico spesso, il fratello maggiore, e comportarmi così da confidente e supporter: in fondo non riguarda me, non mi tocca in prima persona; posso essere più lucido ed oggettivo e non lasciarmi coinvolgere dalle passioni e dalle pulsioni emotive. Ma giornate come questa che stanno diventando un po' troppo frequenti, mi rendo conto che non è così come ho scritto. Mi riguarda, eccome se mi riguarda. Non serve andare a guardare lontano, e molto a vicino a me sono accadute cose di ogni tipo, e involontariamente le ho vissute quasi in prima persona. Sin dai tempi dell'oratorio ero quello che ascoltava le confidenze di amanti tormentati dai loro amori giovanili, delle gelosie, antipatie invidie tra amici e amiche; anche più avanti nelle scuole mi sono ritrovato a sentirmi fare confidenze sulla famiglia o su qualche parente, arrivando sino a oltre la maggiore età in cui ho amato, odiato e vissuto le storie mie e degli altri, ma non mancavano le occasioni in cui mi si veniva a raccontare, sfogare, gridare, piangere il dolore, la sofferenza e la paura che ognuno viveva. 

Oggi è accaduto di nuovo!

Avrei dovuto concentrarmi sul lavoro che mi ero portato a casa, ma ho dovuto prendere tutta la mia esperienza e sostenere chi mi ha chiamato e non di meno sostenere anche me stessp. Ed è così che non sono più riuscito a concentrarmi. E' un bel dire: "non ci pensare vedrai che le cose si sistemano", oppure "tanto noi non possiamo fare nulla se non essere presenti come e quando si riesce", o ancora "non lasciarti sopraffare dall'angoscia o dall'ansia o dalla paura che sia, cerca di di essere positivo"... Anche in questo caso non è toccato a me, ma non è andata per niente lontana. Sono mesi che rimbalzo da un'amicizia a un parente più o meno vicino, a qualcuno conosciuto da qualche mia amicizia per tornare vicino alla famiglia, come 8 anni fa, come 4 anni fa...

Ancora una volta di più cercherò di non dare per scontato che se qualcuno fa vita dissoluta e sempre improntata al divertimento, lo faccia perché è solo superficiale... potrebbe farlo per evadere da una vita meno gioiosa e cercare rifugio nel disimpegno. Già perché non tutti affrontano le brutte notizie e le brutte situazioni allo stesso modo. Per quanto mi riguarda oggi apparentemente ho tenuto botta, ma un dettaglio mi ha spaventato a morte e in pochi millesimi di secondo ho pensato le cose peggiori, ma dovevo stare calmo e dare sostegno alla controparte della telefonata. In parte mi ero già preparato, e mi auguro che molte situazioni si risolvano per il verso giusto, altrimenti dovrò iniziare nuovamente a cercare le vie giuste per raggiungere una delle mie destinazioni. E' facile parlare e dare l'impressione che le soluzioni sono a portata di mano o che sembra un gioco da ragazzi modificare il proprio carattere per far fronte agli imprevisti della vita, ma in realtà siamo bravi a dire e fare così solo perché non ci riguarda... ma a ben vedere ci riguarda sempre, siamo noi che non vogliamo credere che "il male" è sempre troppo vicino a noi... facciamo finta di niente, tanto non è a noi che tocca direttamente... e se così fosse invece? Sapremmo cosa fare e sapremmo ascoltare quello che ci dicono gli altri? Che effetto ci farebbe? Penseremmo a quel punto che parlano facile solo perché non li riguarda?

Io comincio a sentire il peso delle cavolate, la mia vita si sta inspessendo sempre di più e non di facezie, ma di responsabilità dirette e indirette: e pesano. Quindi perdonatemi se non sono stato troppo lineare in questo post, ma i pensieri, tutti, si sono affollati e non riuscivo più a trattenerli e tanto meno a dargli un ordine ben preciso. Son qui a scrivere e ancora sto pensando da che parte cominciare e come fare a trovare soluzione e sollievo per tutti... ma non ho questo potere: già è difficile sostenere se stessi, figuriamoci a sostenere tutti coloro a cui siamo affezionati. Eppure al prossimo sfogo, lo so già, rimetterò la camicia del fratello maggiore e cercherò le parole "salvagente" anche se per pochi istanti, mi auguro avranno quell'effetto. Ma ora non ne ho, quanto meno non ne ho per me e ne conosco anche il motivo: perché mi riguarda! Mi riguarda sempre!

martedì, giugno 12, 2012

Non è Solo Questo

Giornata alquanto impegnativa quella di oggi. Sveglia alla solita ora, arrivo mattiniero al lavoro, lentamente riprese le quotidiane attività che mi competono. Le energie sembrano a zero, come pervaso da un senso di svogliatezza, ma non è questo... non è solo questo. Anche le le persone che mi circondano sono allo stremo, ognuno per i propri motivi. L'atmosfera è particolarmente pesante da sostenere. Mancano forse gli stimoli? Non lo so. Non è solo questo. Poi iniziano ad arrivare segnali, tutti orientati nella stessa medesima direzione. Si concretizza un senso di sgomento, un senso di impotenza, un senso di frustrazione. Non è successo niente di particolare, ma le reazioni di chi torna dalla casa madre, una discussione la sera prima che ha lasciato un senso di inconcludenza o di incompiuto forse sarebbe meglio dire. Un riunione dell'ultimo minuto che apre molti quesiti ma che non lascia vedere risposte risolutive almeno nell'immediatezza. Qualche telefonata che ti porta a spalancare le porticine piccole degli armadi personali, che nascondono forse troppi scheletri o quanto meno troppo grandi. Nella giornata ci sono anche momenti di confronto o come mi verrebbe da chiamarli "sconfronto" che danno l'idea del comune sconforto. Poi la giornata lavorativa termina, e me ne torno a casa con quella sensazione di aver dimenticato qualcosa o di non aver fatto tutto.
Compro il pane e resto qualche minuto in attesa per pagare in attesa che la cassiera ci possa dare retta e una persona mi passa anche avanti, ma non me ne preoccupo. La testa vaga sfocatamente su pensieri lontani. Al rientro, altra telefonata anche questa strana, stanca, svogliata nei contenuti, mentre distrattamente guardo una partita di calcio degli europei. La telefonata finisce dopo 50 minuti su per giù. Ed è lì che mi assale quel senso di consapevolezza. Prende corpo quanto discutevo al telefono. Stacco la TV attivo la connessione ad internet e vengo qui a scrivere come ogni volta che troppi pensieri si addensano nella mia testa. Non ho ancora scelto il titolo quando sono a questo punto della scrittura, perché non è a fuoco il vero tema di queste righe. In coscienza lo so ma ancora non lo voglio scrivere, ancora lo sto definendo nei dettagli... si perché non è solo questo. Non voglia di contare quante volte l'ho già ripetuto, ma è tutto qui in queste quattro parole: "non è solo questo"
La nostra quotidianità è l'insieme di molte cose, problemi lavorativi, economici, personali, sociali, storici, politici, ed ho la netta sensazione che anche se non vogliamo ammetterlo siamo tutti vittime della stessa condizione. Siamo preoccupati e non poco. L'incertezza del futuro, l'incapacità di tornare alle nostre vite di prima, la necessaria presa di responsabilità diretta o indiretta ci attanaglia. Ci preoccupa e spaventa di non essere noi i fautori del nostro futuro perché altri hanno il potere di decidere per noi, o così vogliono farci credere. Sento il senso di impotenza verso "angherie" che ci schiacciano e contro le quali non abbiamo armi e difese. Ma non voglio credere che sia così. Non è solo questo. Io ammetto di avere paura per il mio futuro, ammetto che mi sento imprigionato in una strana ed eterea gabbia che mi soffoca e dalla quale non riesco ad uscire. Poi però mi fermo un istante.
Il panico non è mai stato mio amico, quindi lo allontano. Faccio un respiro e con la mente vado a cercare nel mio passato, negli insegnamenti ricevuti in gioventù, a ricordare i ricordi dei vecchi, a ritrovare quella banale quotidianità di un tempo. Mi ritrovo con la mente a vedere il me stesso di 20 anni fa vestito con gli abiti corti di mio fratello maggiore, ad andare in giro a piedi o con una bicicletta scassata di 3 mano. A vedere mio padre che fa i conti di casa per capire se potremo permetterci le ferie o meno, o comprare un nuovo televisore con il telecomando o restare con quello a pulsanti e manopole. Vedo mia madre che lava a mano per non spendere troppo con la lavatrice che consuma troppa corrente. Vedo mio fratello che guida la sua 500 di 4 mano nonostante siano già 10 anni che  ha la patente. Mi ricordo che con meno facevamo di più. Si sta di più con la gente con poco, si stava tutti a darsi una mano, si stava tutti a contare le lire per arrivare a fine mese. Ricordo che il lusso era per altri non per noi. Ricordo che nonostante tutto, c'era dignità, rispetto e solidarietà. Prima c'erano le persone, gli affetti, le questioni importanti della vita erano la salute e qualità della vita. Oggi non è più così. Ci siamo forse smarriti? Ci siamo imborghesiti inconsapevolmente? Certo che oggi siamo terrorizzati di quanto ci si pone davanti tutti i giorni e siamo tutti struzzi: nascondiamo la testa, distogliamo lo sguardo perché non vogliamo comprendere che non sia più borghesi. Io sono sempre stato spiantato e lo resterò per tutta la vita: me ne vanto. Avrò sempre gli abiti corti, vecchi e di qualcun altro, ma non mi importa. Voglio tornare ad avere coscienza di me stesso, della mia dignità di essere umano, di ricordare che non sono il solo. Parecchie volte l'ho scritto e anche questa volta mi ripeterò. Sono un fortunato e di questo sono grato. Nonostante periodi meno buoni, non voglio dimenticare che sono non ho motivo di lamentarmi. Voglio ritrovare equilibri antichi da condividere con chi ha la medesima comunione di intenti, e lo so che non siamo pochi.
Non è solo questo, è che la vita è faticosa, ogni giorno le responsabilità e le difficoltà ci mettono alla prova, non sono da evitare, da svicolare o ingannare, sono da prendere ed affrontare, giorno per giorno, perché questa è la vita. Senza sarebbe tutto troppo noioso e non potremmo avere modo i risollevare la testa, che è la cosa che ci riempie, che ci fa sentire vivi e ci fa sentire noi stessi. Non solo io, molti si ritrovano con questo senso di impotenza, frustrazione e sconforto, per questo sarà più facile ritrovarsi e giorno giorno dopo giorno disegnare una mondo che ci piace di più, in ogni aspetto.
Non è il lavoro a nobilitare l'uomo,  affrontare la vita che ci rende nobili e signori!

Ora torno agli europei, i pensieri sono meno densi e posso ritornare alla routine per finire questa giornata e iniziare quella di domani che affronterò meglio di oggi o di ieri.

martedì, maggio 29, 2012

Negazione dell'Ovvio

Non accetto
Inapplicabile l'utopia

Non condivido
Incontrovertibile la posizione

Non ammetto
Insindacabile la ritrosia

Non tollero
Iniqua la differenza

Non digerisco
Inscindibile l'unità del tutto

Non comprendo
Imprescindibile il concetto

Non vedo
Inguardabile la tracotanza

Non odo
Inascoltabile l'arroganza

Non parlo
Incomprensibile lo sproloquio

Non agisco
Inoperosa l'allucinazione

Pencolo senza meta e senza missione
Frenetico affanno travolge la calma dell'io

venerdì, maggio 11, 2012

Quando il Gioco si fa Duro...

Dovrei andare a dormire per recuperare un po' di energie non tanto fisiche quanto mentali, ciò nonostante apro la cartella degli mp3 e seleziono un po' di canzoni e mi lascio trasportare dall'istinto ed attivo la connessione internet, apro il browser e vengo qui a scrivere. Appena è partita la musica la mente torna a qualche riga condivisa con una amica e penso che per motivi diversi e con valenze e importanze diverse ognuno di noi si trova in diverse occasioni di fronte a delle situazioni che ci mettono in difficoltà, oppure in crisi o quanto meno ci si ritrova con tante domande, poca serenità ed in alcuni casi senza ci sente anche prevaricati da qualcuno, qualcosa. Gli stati d'animo sono mesti, grevi! Tutto sembra girare contro la nostra felicità e la nostra serenità emotiva, spirituale e mentale. Io sto forse terminando uno dei momenti più complessi per quanto posso ricordare, di certo non il peggiore, ma c'è una buona dose di complicazioni. Per lo più sono economiche accompagnate anche da la mancanza di autostima lavorativa. Da poco più di un mese mi si stanno sommando spese impreviste che stanno intaccando la mia capacità economica di sopravvivenza, eppure sono mesi che limito le spese superflue e non necessarie eppure non è bastato. Sia chiaro non è il solito discorso lamentevole sul fatto che tutto costa di più o che il governo ci sta opprimendo, ormai sono totalmente immune a questo (o se volete rassegnato), mi preoccupa il fatto che questa fase calante non stia terminando e nonostante la massima attenzione che metto nel gestire le spese, non riesco a stare a galla. Tutto questo mi preoccupa e mi toglie serenità. Anche sul lavoro non trovo i giusti equilibri, per diverse questioni sono stato collocato in un contesto che mi fa stare nello stesso modo in cui stare se indossasi gli abiti sbagliati; le mie nuove mansioni sono in fondo le stesse che ho svolto qualche anno prima. Tali mansioni mi avevano talmente saturato e "nauseato" che mi avevano portato a trovare nuovi stimoli e nuove ambiti, che seppur trovati ora sono andati persi. Oltretutto vivo tutto questo ritorno al passato in modo sofferente e demoralizzante, pensando una volta di più che si tratti di una punizione. Mi sento reietto! Ed anche qui la preoccupazione è alta e sono profondamente demoralizzato. A tutto questo si somma che troppe persone che ruotano nella mia sfera personale, che fanno parte delle mia vita, anche loro stanno attraversa disagi simili e in alcuni casi anche più più onerosi dei miei. Tutto ciò mi spaventa!
Insomma è uno di quei periodi in cui nulla gira per il verso giusto, mentre un tempo trovavo forza per reagire dal "benessere" che vedevo negli altri, un po' come fosse un traguardo da raggiungere trovandolo nelle esistenze altrui, ora diventa sempre più difficile. Qui potrebbe partire la pantomima filosofica sull'esistenza triste dell'uomo, ma questa sera non mi va per niente. Ascolto le musiche che mi energizzano per racimolare le ultime risorse in fondo a me stesso per rielaborare e trasformare questa fase negativa in un momento di svolta. Fa parte della mia indole e del mio carattere: se arrivo al fondo, ci sto qualche tempo a macerare, per poi iniziare il processo di decantazione e lasciare sedimentare il peggio e trattenere solo il meglio con cui ricominciare, come si fa con il vino. Un'operazione che richiede pazienza, dove lasciare da parte la fretta consapevoli che il risultato finale darà la maggior soddisfazione. Dunque mi trovo qui a scrivere per iniziare questo primo passo verso la degustazione di una vita migliore. Il momento è congiunturale, la pecunia, la soddisfazione lavorativa, la rivalsa emotiva e spirituale si stanno fondendo ancor più di prima facendomi guardare il sedimento che si sta depositando, permettendomi di sorridere per quanto resterà di meglio.

Non ci sto a farmi prevaricare dagli eventi, non voglio vestire la povertà perché non è conseguente a qualche mia negligenza, non voglio sentirmi reietto perché in passato mi hanno fatto perdere l'amore per "l'arte della stampa", ne tanto meno voglio restare tristemente solo. Se devo dare fondo ad altre energie non mi tiro indietro è uno degli insegnamenti che ho ricevuto quando mi dissero "se vuoi migliorare, fallo quando sei stanco, da riposato è troppo facile fare bene!" come a voler dire rimboccati le maniche e non piangerti addosso. Occorre mettere i propri valori in campo quando le cose sono più difficili e mettersi in discussione sempre una volta di più per oltrepassare quei valichi che sembrano insormontabili. Banale e insignificante inorgoglirsi quando si fanno risultati quando tutto è facile.
Quindi parafrasando un fantastico film: "Quando il gioco si fa duro... i duri cominciano a giocare!"